Corbon: essere Viticoltore in Champagne

Bella, interessante e profondamente didattica la degustazione che si è tenuta lo scorso mercoledì presso l’Osteria Ricerca Vini di Milano. Un incontro con un piccolo produttore di Avise che ha iniziato a mettere in bottiglia il suo vino nel ’68.

Monsieur Corbon è certamente un ottimo rappresentate di quella ruralità francese che tanto mi piace. Al tavolo me lo sono trovato di fronte e così ho potuto dare sfogo a tutta la mia curiosità, con l’indispensabile contributo di Franco Ziliani e del suo francese impeccabile.

Prima di arrivare ai vini, voglio raccontarvi qualcosa sull’azienda e conseguentemente quelle che sono le mie riflessioni in merito.

Corbon possiede sei ettari Gran Cru ad Avize. Dal 2006 è affiancato dalla figlia Agnès, la quale ha deciso di dare una scossa alla vendita delle loro 10mila bottiglie creando anche un blog aziendale. A questo punto, mentre il naso correva sui primi due vini “Absolument Brut” e “Brut d’Autrefois” ho cercato di fare i conti in tasca ai Corbon -con il loro permesso- per capire meglio in cosa si differenziano le “modalità d’azione” (e perché)tra un produttore italiano e uno d’oltralpe.

L’economia dell’azienda Corbon è fortemente orientata alla vendita dell’uva che nella vendemmia scorsa, ha raggiunto un valore di sei euro il chilo. Poniamo una resa per ettaro di 100ql(come se fossimo in Franciacorta), moltiplichiamo per 4,5ha e per il suo prezzo e il risultato è palese.

Con una parte del guadagno derivante dalla vendita dell’uva ha mantenuto la sua famiglia, mentre un’altra parte ha deciso di investirla nella sua passione di fare vino, che è ben insita nella sua cultura e che gli riesce davvero bene. Questo modello non rappresenta alla perfezione il sogno di ogni appassionato di vino? Beh, il mio di certo!

Pensiamo se dovessimo fare lo stesso in Italia, magari in Franciacorta dove ai viticoltori fortunati il 2010 gli ha visto riconosciuto la bellezza di un euro per ogni chilo d’uva, per la medesima resa per ettaro. Pensate se in Francia i prezzi delle uve dovessero deciderli chi le compra, invece di chi le produce. Credete che le multinazionali che governano alcuni dei marchi più conosciuti al mondo, continuerebbero ad acquistare uva a sei euro il chilo?

Questa enorme differenza dei prezzi –tra Francia e Italia- per quelli che ancora credono che la Champagne sia stata creata da Dio dopo Adamo, Eva e le caramelle “Morositas”, è facilmente riassumibile con: “lo champagne è più buono”, ma personalmente non credo sia l’unica riflessione possibile.

Il prezzo di un prodotto non si limita a determinare esclusivamente il valore del prodotto stesso e nel caso del vino, maggior valore della materia prima(uva) significa prezzo sostenuto del prodotto finito (vino) che riflette la sua quotazione sul valore del lavoro contadino, sulla valutazione dei suoli e sul prestigio di un territorio.

Quale pirla sarebbe disposto a vendersi un ettaro di vigneto ad Avise, perché l’immobiliare di “ ‘sta Cippa” vuole costruirci una straordinaria corte in stile simil-barocco? Quale amministrazione comunale si mostrerebbe così stupida da offrire una concessione edilizia che tolga spazio, bellezza e prestigio a quei paesaggi rurali?

Quale amministrazione sarebbe disposta a mettersi contro una classe contadina, così economicamente e politicamente forte?

Ecco come hanno fatto i francesi a costruirsi i loro territori vitivinicoli e soprattutto come continuano a salvaguardarli. Questo è il modo di agire che mi aspetto da chi produce vino in Italia e da chi non ha ancora capito che senza il Territorio, non si possono produrre grandi vini.

Tornando ai Corbon, che conoscono benissimo il valore del loro Territorio e l’importanza dell’attività contadina che svolgono, bisogna dire che producono dei vini che rappresentano tutta la loro passione.

I primi due “Absolument Brut” e “Brut d’Autrefois” sono due vini di “concetto”: cuvée di diverse annate con una composizione varietale di 60% chardonnay, 25% pinot nero e 15% pinot mounier e almeno 30 mesi sui lieviti il primo; 80% chardonnay, 20% pinot nero e settanta mesi sui lieti per il secondo. La data di sboccatura non è riportata in etichetta (e io credo sia sempre più necessaria per poter valutare il vino)ma Claude Corbon dichiara siano stati sboccati a ottobre. Perfetto in ogni sua nota l’ Absolument, anche se l’ho trovato eccessivamente maturo e troppo complesso, rispetto al mio modo d’interpretare un vino “d’ entrée”. Profondo e carnoso il “Brut d’Autrefois”, che fonde perfettamente la volontà dell’uomo con la potenzialità delle sue terre. Una maturità precisa, un naso molto aperto con note ossidative che lasciano trapelare lo spessore delle basi utilizzate per comporre la cuvèe.

A seguire un vino d’annata, uno di quelli che prediligo, Chardonnay 2002. Solo acciaio e cemento, per una scelta -quella di Corbon- di lasciare esprimere le peculiarità del suo vigneto di Avize.

Peccato per la sboccatura che contava solo quindici giorni e che non mi ha permesso di apprezzarne al meglio gli aspetti olfattivi, ma alla bocca è stato impossibile negarne la grandezza. Il mio preferito! Armonico, rotondo e pieno con 8gr/l di zucchero, annientati dal sale e da un’acidità precisa e tagliente. Asciutto e infinito, un vino che ho dovuto necessariamente trissare, perché un semplice bis sarebbe morto inutilmente di solitudine.

In chiusura una degustazione “orizzontale” di vini della vendemmia 2004 di vigneti diversi sia per zona, sia per età delle vigne. Un bel gioco privo di maschere, che ha visto sia nelle Jeune vigne di Verneuil che quelle di Avize, esprimersi in vini verticali e dalle spalle strette. Altro discorso invece per le Vieille di Avize il più estremo di tutti per pienezza, sapidità e persistenza, con una piacevole accennata nota di lemongrass.

Ah, Corbon non ha ancora messo in commercio né la vendemmia 1996, né la 2001… Come dire: “quando un mestiere ha valore si tramuta in arte, l’arte diventa cultura e la cultura territorio”. Il valore dell’agricoltura.

 

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12 thoughts on “Corbon: essere Viticoltore in Champagne

  1. Iniziare a fare delle zonazioni di stampo qualitativo dei terreni franciacortini sarebbe un buon punto di partenza per poter sperare di strappare dei prezzi di vendita migliori. Così come in Francia un gran cru strappa dei prezzi decisamente migliori rispetto a un village, allo stesso modo in Franciacorta un terreno vocato dovrebbe dare uve in grado di farsi pagare ben più di uve provenienti da un vigneto posto praticamente nella piazzola di sosta della A4

    Per il resto concordo con la stima e l’ammirazione per Corbon. Lui e Fallet-prevostat sono le indiscusse e indiscutibili punte di diamante di Avize.

    P.S. non so se Dio ha creato le morositas ma di certo ha creato la protagonista dello spot morositas anni 80

  2. Si ma averla e non usarla è peggio che non avercela per niente.. Dovremmo imparare molto dai cugini francesi e dalla loro classificazione dei cru..la franciacorta si presta a una classificazione simile a quella francese, perché non la applica anche da noi? Per non ledere gli interessi di qualcuno? Per ottusità?
    Perché non si può anche da noi dire :”questa vigna è un gran cru, questa è un deuxieme cru e quest’altra è una zozzeria da espiantare”??

    Certo che se non riusciamo a farla a montalcino on langa

    1. Per adottarla sarebbe necessario che il valore delle uve “peggiori” sia parificato al prezzo massimo pagato nell’ultima vendemmia -questo solo all’inizio ovviamente- e da lì a salire per i terreni migliori.
      Servirebbe un pool di esperti superpartes e il problema sarebbe proprio il superpartes.
      Personalmente la firmerei domattina una tale iniziativa, ma dal momento che creerebbe fastidiosi pruriti a chi orchestra magistralmente gli attuali “equilibri”, mi vien da pensare che siamo lontani da una possibile attuazione.
      Qui è difficile far passare il concetto che il territorio sia un prezioso bene comune. Prevale sempre l’interesse personale, anche quando per pochi euro si creano danni irreparabili al territorio.

  3. Salve a tutti. Corbon è certamente un produttore di grande classe e affidabilità nel tempo. Lo stile dei suoi vini in alcuni casi è quasi “Austero”, e devo dire che la nostra clientela ho risposto molto bene alla distribuzione di questo prodotto, di nicchia, ma di assoluta qualità.
    Chi deisderasse info sui prodotti, può rivolgersi alla Heres (info@heres.it) la quale vi fornirà tutti i dettagli.
    Grazie
    Lorenzo

  4. Giovanni a leggere i prezzi dell’uva in Francia e lì da voi mi viene quasi da tirare bestemmie e prendere a calci certi funzionari di cantine sociali locali..detto questo, mi ha molto incuriosito questo Champagne,proverò a trovare qualche bottiglia..Ciao Gian Paolo

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