Data di sboccatura obbligatoria per i Franciacorta? Ne parl-iamo/ate?

La butto lì in due righe, come si potrebbe buttare una pelle di daino su un vetro: e se fosse la Franciacorta, il primo territorio a rendere obbligatorio l’utilizzo della data di sboccatura in etichetta?

In fondo mi pare una cosa che in molti hanno già adottato e che altri valutano di adottare quanto prima. Apprezzata e condivisa anche da Angelo Peretti (primo sostenitore della causa per l’utilizzo del tappo Stelvin) che riprende sul suo Internet Gourmet il mio precedente post, credo sia giunto il momento di esprimere la speranza, perché nel prossimo consiglio del Consorzio Franciacorta, si possa prendere seriamente in considerazione questa proposta che potrebbe nuovamente far segnare il passo a questo territorio.

 

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30 thoughts on “Data di sboccatura obbligatoria per i Franciacorta? Ne parl-iamo/ate?

  1. Sai come la penso… Ben venga tutto ciò che può aiutare il consumatore a fare scelte sempre più mirate e a rendere la nostra DOCG sempre più UNICA nel panorama vitivinicolo italiano. Sicuramente sarebbe un ulteriore passo avanti per i nostri vini!

  2. E’ l’idea dell’obbligo che non mi convince. Credo invece sia un bell’atto di responsabilità mettere in etichetta quella data. Ma siamo in Italia…
    mauro remondino (myslowburninglife.blogspot.com)

    1. Purtroppo siamo in Italia e pensare di lasciare all’autogoverno una cosa così importante, è impensabile. Molte aziende si assumono da tempo la responsabilità di indicarla, ma se fosse l’intero territorio franciacortino a regolamentarne l’uso, comunicando ai consumatori la valenza di quel dato, sarebbe un modo per far accrescere la cultura del “metodo classico” che nel nostro paese risulta ancora acerba.

      1. Tutto ciò che serve ad arricchire la miserrima cultura enoica italiana ( del metodo classico in particolare) è utile e ben accetta.
        Spero, ma non credo, che il consorzio dia finalmente un segnale forte, ogni tanto oltre che al marketing bisognerebbe dedicarsi alla qualità del prodotto..

  3. Personalmente la vedo come una cosa assolutamente conveniente, e credo la si debba interpretare con due chiavi di lettura:
    1-il consumatore neofita-poco esperto-fresco di corso di degustazione, il quale, avendone sentito parlare in tv, da amici o appunto durante una serata di avvicinamento al vino, lo vede come un consiglio per gli acquisti, per gestire i temi di attesa prima del consumo.
    2-il consumatore esperto-smaliziato-geriatra, che vuole arrivare a comprendere la quintessenza del vino, e magari lo fa tramite ripetuti assaggi in diverse fasi dell’evoluzione, anche nell’ambito della ristorazione vedo molto positivamente l’indicazione delal sboccatura sulle carte dei vini, o quantomento menzionata dal personale in servizio, in modo che possa essere un ulteriore argomento di vendita.

    Personalmente sono molto felice quando posso assaggiare un franciacorta con 3-4 anni di sboccatura, anche solo per la curiosità, ci hanno sempre insegnato che nella stragrande maggiornaza dei casi un prdotto rifermentato in bottiglia non ha la capacità di evolvere in positivo dopo la sboccatura, ma in verità, soprattutto negli ultimissimi anni, mi è capitato di provare una enorme quantità di Franciacorta con 3-6-10 anni di sbocccatura, di prodotti dai quali ce lo si poteva aspettare e altri per i quali mai l’avrei immaginato, per cui credo fortemente che entrare nellottica di una sboccatura chiara e comprensibile per tutti non sia altro che un vantaggio, proprio perché la tecnica, l’inesperianza, le uve di base non ancora all’altezza perchè da vigne troppo giovani dei decenni passati portavano sul mercato dei prodotti poco stabili, ma oggi non è più così.

      1. Sembra poco opportuno che lo scriva io, produttore di vini e spumanti ma non di Franciacorta docg.
        Però se questa obbligatorietà (o almeno se una caldissima raccomandazione subito accolta dall’intera Franciacorta) in seno ad una zona e ad un Consorzio di tutela così importanti per la bollicine italiane potesse servire da esempio all’intero comparto produttivo del Metodo Classico italiano, inmodo da creare una sorta di “spirito globale di emulazione”, perchè non farlo?
        Ogni indicazione che contribuisca a creare informazione trasparente ed a confortare il consumatore e l’appassionato in termini di conoscenza del prodotto e fiducia nel produttore mi pare sia da incoraggiare.
        Peraltro è evidente quanto, all’interno der cerchio più o meno ristretto di appassionati, già oggi la data di sboccatura riportata in etichetta o retroetichetta sia considerata un nota di serietà e professionalità da ascrivere al produttore.

  4. Se posso, partecipo a questa discussione con una lettura diversa, da assoluto ignorante.
    La data di sboccatura per l’uomo della strada è un’informazione assolutamente non significativa, in quanto non la comprende. Non sa cosa è la sboccatura ed in che modo questa influenza il vino che sta bevendo.
    Ed è proprio per questo che sostengo la proposta dell’amico Giovanni, perché il fatto di trovarsela in etichetta porterebbe, probabilmente, alcune persone ad interessarsene e questo contribuirebbe alla crescita della cultura del vino. E la crescita della cultura (in tutti i campi) è sempre una cosa positiva.

    1. Certo che puoi e ti ringrazio pure, perché chi meglio di te conosce il valore della comunicazione che in questo caso sarebbe obbligata e indispensabile?!
      Il senso di questa presa di posizione nasce proprio dalla volontà di comunicarla per far accrescere la cultura in merito a questo metodo di produzione del vino. Un chiave di lettura priva di equivoci e assolutamente intelligente. speriamo…

  5. Ben venga la sboccatura obbligatoria, e sarebbe molto bello se la decisione partisse dalla Franciacorta, per dare un impulso positivo ad un momento che riterrei di crescita.
    Si, ci sono dei produttori che già lo fanno, ma non tutte , o meglio una minoranza, che per propria scelta aziendale decidono di avere quella trasparenza nei confronti del consumatore, ponendosi sicuramente in una posizione qualitativamente più alta rispetto agli altri. Si, mi piacerebbe che le aziende produttrici di metodo classico decidessero di portare avanti tale scelta, la vedo come una svolta che può solo far bene ad un’Italia che è sempre troppo divisa. La sboccatura indicata nella carta dei vini inoltre è sempre molto apprezzata, in quanto si è in grado di gestire al meglio la scelta sul prodotto. Un passo in avanti che andrebbe fatto, e perchè no dalla Franciacorta.

  6. concordo sull’opportunità della presenza della data di sboccatura, però a condizione che vi sia anche la data di inizio di presa di spuma.
    Insomma ditemi anche quanti quarti d’ora ce lo lasciate sui lieviti questo benedetto vino.

    1. Chiaro, noto con grande dispiacere che siamo proprio all’ABC del vino, nel tuo caso specifico. I corsi sulla presa di spuma li abbiamo già fatti, evidentemente eri preso con una serie di “degustazioni elite” che ti hanno permesso di conoscere tutto quello che sostieni. 😉

      1. magari fossi all’ABC!!
        Io sono ancora all’esame d’ammissione, è che non trovo da nessuna parte, nemmeno nella grande rete, qualcuno che mi dia un po’ di lezioni per aiutarmi a superare questo ingresso che porta nel paradiso dei conoscitori delle cose enoiche…. certo che perder tempo con me non conviene mai.

  7. @chiaro, leggendo le “verità” -spesso diffamatorie- che rilasci nei vari blog, ti garantisco che non emerge la tua volontà di metterti in discussione, bensì spiccano sentenze prive di fondamento come la tua velata accusa che i franciacorta rimangano “dei quarti d’ora” sui lieviti.
    Esprimi quello che vuoi basandoti o sui tuoi gusti personali, oppure su quello che conosci e che puoi effettivamente dimostrare ma non porti come il custode delle verità assolute che di fatto, non custodisci.
    Non puoi odiare qualcosa che non ti piace, fino a dire cose infamanti e irrispettose, perché appari come un frustrato da prestazione, uno con l’uccello piccolo, uno che disprezza ciò che non ha e non sa e non rendi certamente giustizia al mondo del vino, oltre a non sortire effetti utili per niente e nessuno.
    Parti da questa riflessione e vedrai che forse, la smetteranno di considerarti come “la piccola fiammiferaia stupida” e cominceranno a investire del tempo anche con te.

  8. se posso dire la mia a chiaro, io penso che si entri con gli anni a conoscere veramente un prodotto una zona, ed entrare veramente.. forse qualcuno non lo sarà mai,un conoscitore, ma di sicuro non lo troverai in rete, ma solo con la tua passione se esiste davvero in questo campo. passione fatta di grande ricerca personale,
    grazie.

    1. Se posso fare l’avvocato del diavolo, spezzo una lancia a favore del chiaro. pochi hanno la sua conoscenza del franciacorta inteso come vino e come territorio… Ammetto che magari si è un po’ troppo critici con suddetta zona ma ogni tanto la colpa è della stessa franciacorta e di alcune sue discutibili scelte.

      1. Filippo, competenza e conoscenza non si dimostrano con commenti diffamatori su qual si voglia blog. Hai una prova concreta che il franciacorta rimanga dei quarti d’ora sui lieviti invece dei 18 mesi come per legge? Dichiaralo, porta le prove di quello che dici e assumiti le responsabilità legali di quello che sostieni. Oppure mostra quello che sai e che conosci e mettilo a disposizione del territorio, se ci tieni. Nella vita ci si mette in discussione anche così.
        Sono sempre il primo a criticare le scelte dei consorzi (Franciacorta in primis) ma lo faccio con le prove in mano, altrimenti cerco di stare zitto. E’ così che si tutela un territorio, creando sinergie e non sparando a zero su tutto, soprattutto quando si è palesemente fuori luogo e privi di elementi di confutabilità.

  9. dove starebbe scritto che io dichiaro che il Franciacorta sta sui lieviti alcuni quarti d’ora? Perchè se la frase “…ditemi anche quanti quarti d’ora…” tu la interpereti in quel modo allora a me sicuramente manca l’ABC del vino, ma a qualcuno evidentemente manca l’ABC e basta.
    Aspetto anche di sapere dove in altri blog diffamo, giusto per ravvedermi.

    PS: oggi sono stato invitato da piccola azienda franciacortina ad assaggiare il loro pas operé: molto particolare, non credo possa piacere ad un pubblico vasto, ma io l’ho gradito molto. L’azienda in questione si chiama Ca’ del Vent, e per mio personalissimo gusto, insieme al buon Gigi Balestra, è sicuramente l’aria fresca di cui ha bisogna la Franciacorta.
    Se trovo ci sia qualcosa di buono in Franciacorta lo dico senza remore, purtroppo non così spesso mi capita.

    1. Per ordine:
      Sta scritto sette commenti sopra. Spiegami in cosa mi manca l’ABC e soprattutto come andrebbe interpretata la tua frase. Spiegalo chiaramente.
      Vuoi che vada a cercare nel forum del gambero, o ti bastano alcuni commenti su uno dei blog di Ziliani? Sono contento che apprezzi sia i vini di Fasoli che quelli di Balestra, ma ciò non toglie che qualche cazzatona tu l’abbia sparata, che qualche merda l’abbia pestata, altrimenti non si spiegherebbe quello che a breve -qualcuno- vuole scagliarti contro. In ogni modo potrai sostenere e dimostrare le tue tesi: personalmente discuto ciò che non mi viene dimostrato perché il resto scade nel bieco pettegolezzo che non mi piace affatto.

      1. Quel mio intervento non voleva per niente essere canzonatorio.
        Quando dico che mi piacerebbe sapere anche quanti quarti d’ora stanno sui lieviti i vini di Franciacorta intendo dire che voglio sapere con precisione la durata della presa di spuma. Se ho usato come riferimento il quarto d’ora è soltanto per ambire ad una precisione il più possibile maggiore perchè spesso si sente dire “lo lasciamo 30/36 mesi sui lieviti”. Ma cavolo, 30 o 36?
        Io voglio sapere se i mesi sono 30 o 36 e magari anche se sono 35 e due settimane e tre giorni…..

        Mi sembrava di esser stato chiaro, da qui il rimandarti in dietro l’ABC.

  10. Non volevo difendere questa ” sparata” sui quarti d’ora sui lieviti ma la sua conoscenza dei vini e del territorio..
    Concordo con il tuo ragionamento critico, ovviamente.

    1. Non discuto la conoscenza dei vini e del territorio da parte del Chiaro… dove posso trovare segni indelebili del suo passaggio in terra franciacortina(sembro ironico ma non lo sono affatto)?

      1. Ma quali segni indelebili vuoi trovare? Io non ambisco a tanto, faccio onestamente il mio lavoro che con la Franciacorta ha pochissimo da spartire punto e stop.

  11. Chiaro, non voglio trovare proprio niente. Filippo ha sostenuto che in pochi conoscono la Franciacorta e il franciacorta come li conosci tu e ho pensato subito di essermi perso qualche puntata, allora ho chiesto -a lui- dove avessi potuto trovare corrispondenza alle sue parole, le stesse che tu onestamente smentisci, dicendo che con la Franciacorta hai pochissimo da spartire.
    Mi sarebbe spiaciuto sapere di averti attento conoscitore, ma inutilizzato dal territorio.

    Permanenza sui lieviti: il franciacorta ne deve fare almeno 18 di mesi, 24 per Saten idem per Rosé. I millesimati almeno 30. Se consideri che il tiraggio viene effettuato da marzo a maggio (circa), con la data di sboccatura riportata in etichetta puoi facilmente fare due conti.
    Sarebbe certamente importante indicare anche la data del tiraggio(e noi ci stiamo già attrezzando per modificare l’etichetta e fare spazio anche per quella dicitura) ma ritengo decisamente meno influente qualche mese in più o in meno sui lieviti, a dispetto della data di sboccatura dove un periodo di sei mesi può certamente fare la differenza.
    Spero di essermi chiarito.

    1. chiariti.
      Un saluto a Pippuz, però smettila di millantare mie conoscenze del territorio che poi qualcuno ci crede. Ci si sente di la.
      E buon vinitaly (o fiere parallele) a tutti.

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