Caro Signor Moretti

Caro Signor Moretti,

ho deciso di scriverle queste poche righe dopo un’attenta riflessione. Non le nascondo di averla pensata parecchio negli ultimi mesi, tra le mie alterne fasi d’umore e qualche acciacco di stagione e di non averla sempre trattata, nei miei pensieri, con la dovuta pacatezza. Ma finché si pensa, è tutto lecito.

Ho cercato di ricostruire la sua attività d’imprenditore per quello che si legge e per tutto ciò che di concreto si possa osservare a occhio nudo.

Non ho ancora fatto mio “L’importanza di chiamarsi Vittorio” ma mi riprometto di farlo presto e, semmai dovessimo andare d’accordo, anche di farmi autografare la copia.

Da sempre osservo con stima gli imprenditori che come lei hanno saputo farsi da soli, che non si sono persi in fronzoli con i primi guadagni e che hanno sempre reinvestito gli utili per crescere e consolidarsi. Ammiro la grinta che nasce da un senso di rivalsa nei confronti del mondo e che diventa successo. Quelli conviti delle proprie idee fino al punto da risultare arroganti e eccessivamente assolutistici. Quelli che scendono a pochi compromessi. Mi piacciono gli imprenditori che comprendono che la storia si fa con la cultura e ho la certezza che lei questo l’abbia fatto suo, perché è questo che si legge di lei e che si chiacchiera. Infatti un giorno ho trovato questa splendida presentazione alla sua biografia dove prendo questo stralcio “Lo spirito che anima le iniziative imprenditoriali di Moretti, in Franciacorta come in Toscana, è sempre legato alla ricerca del contatto con il territorio e con i suoi valori storico-culturali, la sua anima, unito alla passione per il bello, tradotta in opere di grande valore architettonico ed estetico.”.

Chi non l’amerebbe dopo una premessa del genere? Lei ha frequentato e lavorato con personaggi del calibro di Mario Botta, Ducasse, Marchesi e Toscani e tutti, nelle rispettive professioni, mostri sacri della più alta espressione di bellezza tangibile. Con loro ha realizzato opere che hanno portato ricchezza e storicità a territori che non lo erano ancora, guardando ai modelli francesi che di sovente cita. Produce uno dei vini più rappresentativi della Franciacorta, lo stesso che ha stimolato il mutamento culturale produttivo dei viticoltori.

Partendo appunto dai modelli francesi che l’hanno ispirata nel progetto territoriale che ha messo in atto e finora realizzato, mi potrebbe dire dove ha visto i centri commerciali? Reims?

Mi spieghi, la prego come la sua anima possa considerare un centro commerciale “ricerca del contatto con il territorio e con i suoi valori storico culturali” se poi me lo fa pure sopra una vasca romana? Come può un centro commerciale essere integrato in un sistema agricolo che si fonda sul concetto di territorio e natura?

“Il grande valore estetico”, insieme alle domande che le ho posto, mi preoccupa moltissimo in quanto vedo un fianco scoperto, soprattutto nel momento in cui si richiede pure una consultazione popolare e dopo che l’attuale amministrazione di Erbusco è salita al governo palesando la volontà di voler realizzare questo progetto. Questo concorre ad aumentare esponenzialmente i miei dubbi in merito a quanto dichiara sull’utilità, sostenibilità e altri accenti. Mi pare di vedere un leone ferito che tenta un’operazione disperata per non perdere la stima di un branco spaesato. Vedo un’operazione che mette in pericolo anche i suoi interessi nel vino oltre a quelli di un intero sistema economico agricolo che deve ancora consolidarsi e acquisire valore. Pare vengano meno lungimiranza e capacità di comprendere l’attuale stato delle cose. In questo progetto è totalmente assente l’anima sopra descritta e latita l’aspetto culturale che dovrebbe essere la molla propositiva di tutta l’azione.

Vede Moretti, oggi più che mai c’è la necessità di cambiare le cose con cultura e lungimiranza e non riesco davvero a comprendere come mai un uomo come lei sia disposto a rimangiarsi quanto di buono ha detto e quanto di bello ha fatto, per costruire un centro commerciale davanti a un altro centro commerciale (che ha sempre costruito lei) alla porta d’accesso principale della Franciacorta.

Perché invece non valorizza quello che c’è lasciando un altro segno tangibile del suo passaggio terreno? Le butto un’idea: faccia della vigna e tiri fuori quella vasca romana, poi doni quel vigneto al comune cosicché ne possa ottenere una rendita permanente negli anni da reinvestire in servizi utili per la comunità che lei indica. In un colpo solo insegnerebbe a un’amministrazione che non è possibile spendere per opere pubbliche senza poi avere il denaro per conservarle (incidendo per sempre sulla cultura amministrativa di un territorio) e  renderebbe la Franciacorta un posto migliore, investendo decisamente meno.

Poi pensi alla sua anima e al benessere che ne ricaverebbe.

Giovanni Arcari

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4 thoughts on “Caro Signor Moretti

  1. Gentile Signor Arcari,
    proprio nella prima parte della sua lettera aperta – in cui elogia il mio impegno e la mia attività ben oltre i miei reali meriti – sta la risposta alle domande che lei successivamente si pone e mi pone.
    Del resto io amo questo territorio, dove vivo con la mia famiglia, e mai mi sognerei in qualche modo di danneggiarlo. Credo di averlo dimostrato, e Lei stesso me ne dà atto, contribuendo a farlo conoscere e a valorizzarlo.
    Ma, per riuscire a dare valore ad un territorio, occorre essere un po’ visionari. Senza visione, infatti, una cava abbandonata non sarebbe mai diventata il golf di Francicorta, né una vecchia fornace diroccata la cantina Contadi Castaldi. E, sempre senza questa visione, la Franciacorta come idea di territorio non sarebbe mai nata.
    Guardi con serenità e obiettività questo stesso progetto, che non vuole essere la creazione di un altro centro commerciale, ma l’ampliamento di quello che già esiste: interamente sotterraneo, con una riqualificazione della superficie del poggio attraverso un’area agricola coltivata a vigneto, una pista ciclabile e verde pubblico attrezzato, usufruibile da tutti. Pensi: ha mai avuto modo di vedere un progetto analogo realizzato? Dietro c’è una visione che coniuga innovazione e rispetto dell’ambiente.
    E Le assicuro che, se non a Reims, in molte altre parti della Francia – giusto per restare all’esempio da Lei citato – ci sono splendidi centri commerciali molto belli ed integrati nel territorio. Del resto, ciò che conta è come si realizza un centro commerciale.
    Una opposizione “tout court” a questa tipologia di distribuzione, oggi, non ha letteralmente senso, anche perché non si sovrappone ma si integra con il commercio di vicinato che si trova nei nostri piccoli centri: un commercio, quest’ultimo, che deve puntare su tipicità, qualità e specializzazione, così come il centro commerciale deve invece puntare su gamma, assortimento e firme più internazionali. È in questo mix che si crea il benessere anche economico di un territorio e la sua capacità di proposta. Per altro non solo un imprenditore deve saper guardare all’evoluzione del mercato, ma lo deve fare anche un territorio nel suo insieme, per non essere penalizzato rispetto ad altre aree, che diventano maggiormente attrattive.
    Quanto ai reperti romani, non si preoccupi: sono in un lotto estraneo al progetto. Ma, rispetto alla loro attuale situazione, stretti come sono tra il poggio e il distributore, trarrebbero beneficio dal trovarsi vicino ad un’area finalmente riqualificata. E, chi mi conosce, sa bene che non mi tirerei certo indietro rispetto ad un progetto che li valorizzasse.

    Vittorio Moretti

  2. “…non solo un imprenditore deve saper guardare all’evoluzione del mercato, ma lo deve fare anche un territorio nel suo insieme, per non essere penalizzato rispetto ad altre aree, che diventano maggiormente attrattive.”

    Questo è il nocciolo, l’ampliamento delle Porte Franche è la risposta del Sig. Moretti alla realizzazione a Brescia del nuovo centro commerciale adiacente all’Ikea…finchè tali centri commerciali possono essere costruiti praticamente con l’assenso dell’amministrazione comunale e poco più la nostra provincia vedrà sempre più centri commerciali…per tali opere deve esserci una organo al di sopra dei comuni (Regione?) che possa valutare effettivamente quali siano gli impatti non solo in quel comune ma anche nelle zone limitrofe, sia per economia, territorio e usi locali ed alla fine avvallare o meno la realizzazione…ognuno di noi ha la propria opinione rispettabile in merito ai centri commerciali ma quello che serve è la competenza per non fare errori.

    Sono convinto che Lei abbia nel cuore la Franciacorta e da parte mia che sono orgoglioso di vivere in Franciacorta spero che da Presidente del Consorzio Franciacorta possa impegnarsi in egual maniera per valorizzare oltre al vino anche il territorio con opere differenti da questi grandi “supermercati”.

  3. Credo tu abbia detto tutto ciò che era da dire, con grande sensibilità, intelligenza e quell’ironia che supportata dalla cultura che ti contraddistingue fa nascere, sui visi di chi ti legge, il sorriso sornione di un gatto che ha messo nell’angolo un topo.
    Bravo Signor Arcari, credo tu sia portavoce di tanti uomini e donne che voce non riescono ad avere.
    Un grazie profondo.
    Stefania

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