Franciacorta-Expo. Successo e numeri che tornano poco

Sono diversi mesi che non scrivo più delle strategiche scelte consortili di matrice zanelliana, fatte di poche materie ma interconnesse tra loro in un’unica e sola parola: fashion. Forse è proprio questo termine ormai di uso comune quanto “location” ad avermi frantumato e così mi sono semplicemente stancato di sottolineare cose ormai palesi ai più.

Ora però l’argomento è Expo ed esimermi è impossibile. Un progetto che sarebbe interessante capire se davvero è stato un successo come sostiene entusiasta Zanella sulla stampa, oppure un investimento troppo oneroso con un ritorno lungo quanto incerto come sostengono altri o un vero e proprio buco nell’acqua.

punto di domanda

Pensando alle intenzioni iniziali, a quando si parlava che “ogni brindisi ufficiale a Expo sarà fatto con il Franciacorta (per 420mila euro)” e leggendo che ogni capo di stato ha brindato con Ferrari che ha investito meno (per 400mq di spazio e non 60mq + area esterna) e saputo comunicare davvero (leggi qui), già qualcosa non torna. Se poi si riflette che la Franciacorta ha investito quanto il Trentino tutto, viene da riflettere ancora di più. Certo la visibilità di un fiume di persone che hanno visto “Franciacorta”, certo che la comunicazione ha tempi lunghi.. ma siamo sicuri che sia stato davvero  un successo -come sostiene il presidente- l’aver coinvolto lo 0,67% del pubblico pagante di una manifestazione? Certo è che sulla stampa, i titoli sono mutati notevolmente passando da “Il franciacorta alla conquista del mondo” a “Il consorzio Franciacorta brinda: saldo attivo”. Tra le righe pare si sia passati da figata assoluta a comunque non è andata male.

Bertrand Russel in “Lo scettico appassionato” scrive “via via che la logica si perfeziona, diminuisce il numero delle cose che si possono dimostrare”.

I numeri li snocciola per noi Mario Falcetti in un’interessante analisi che mette decisamente in difficoltà le dichiarazioni consortili.

mario falcetti

Ho sempre ritenuto che i numeri racchiudessero in sé un che di oggettivo, in realtà mi rendo conto che non è propriamente cosi, anzi si prestano a interpretazioni di comodo.

Fatico a definire quello di Expo un brindisi di successo perché, se mi sbaglio chiedo venia, non è propriamente così.

Si parla di 21.000 bottiglie aperte nei 184 giorni di EXPO, ossia 114 bottiglie al giorno [per la cronaca un winebar di medie dimensioni – poniamo 100 mq – in un centro abitato di media dimensione – diciamo 15-20.000 abitanti, gestito da 3/4 persone ne – ovviamente non solo di Franciacorta – stappa mediamente 30-35]!!!!

Già un bilancio in negativo rispetto ai lanci del primo mese in cui si faceva riferimento a circa 200 bottiglie al giorno. Che sarebbero state comunque poche rispetto al budget investito. Ma tant’é!

Il budget? Nel budget previsionale 2015 diramato in occasione dell’assemblea generale dei soci del 6 maggio 2015 si legge

TOTALE USCITE EXPO 1.530.000€ che corrispondono a:

– a oltre 8.300 € al giorno

– a circa 73 € per bottiglia stappata.

Ciò aggiungendo che probabilmente la cifra a consuntivo verrà rivista in incremento o quantomeno confermata.

Che una quota cospicua delle bottiglie stappate lo sono state grazie all’attività delle singole cantine intervenute sul sito espositivo.

Tutto ciò senza che si sia mai parlato di Franciacorta, tranne che nelle comunicazioni del consorzio, in occasione di appuntamenti importanti e ufficiali di Expo, contrariamente a quanto ha saputo fare Ferrari.

Inoltre aggiungo che a un certo punto della stagione (settembre) erano esauriti i bollini identificativi da porre sulle bottiglie. Era forse esaurito anche il budget? E quindi chi, pur con qualche perplessità, ha contribuito con la propria azienda a sostenere l’iniziativa ha dovuto rinunciare a darne evidenza sul proprio prodotto perché…..mancava il bollino. Esaurito!

E questo lo chiamano successo?

Personalmente ritengo che si sarebbe potuto fare di più ad un costo inferiore. Ma questa è la mia modesta opinione.

A ciascuno le proprie deduzioni.

un caro saluto con la Franciacorta nel cuore, prima che nel bicchiere!

Mario Falcetti

 

 

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5 thoughts on “Franciacorta-Expo. Successo e numeri che tornano poco

  1. Perché pubblicarlo qua?
    poi salta fuori che siccome è scritto su questo blog sono le “solite polemiche di Giovanni”
    Ragazzi, qui delle teste devono volare.
    Avete usato un milione e mezzo. Scusate u-n-m-i-l-i-o-n-e-e-m-e-z-z-o-d-i-e-u-r-o male.
    21 mila bottiglie, 21 milioni di visitatori. La matematica non è un’opinione.
    Pensavate di essere nel giusto, non lo siete stati.
    Chi sbaglia paga.
    Fossi un produttore pretenderei delle scuse e delle dimissioni e un po’ di umana vergogna nell’espormi a ribaltare la frittata.
    I soldi, ormai, quelli sono andati.
    Nel frattempo, è fallita un’altra cantina, e stavolta NON venitemi a dire che il vino era di terza scelta e il produttore “il solito furbetto”.

  2. Arrotondiamo
    150.000 visitatori su 22.000.000 di visitatori complessivi = 0,68%
    150.000 su 184 giorni = 815 visitatori medi al giorno
    815 visitatori / 10 ore (piu’ o meno l’orario di apertura escludendo le prime ore della mattina) = 81,5 visitatori ora
    81,5 / 60 min = 1,36 persone. Un bicchiere al minuto.

    All’expo ci sono stato 5 volte, mai visto folle al padiglioncino Franciacorta, saro’ stato sfortunato.

  3. permettetemi un commento al post di francesco beghi.
    le mie considerazioni prendono avvio dal comunicato emesso e diramato dal consorzio alla chiusura di expo. tuttavia il senso di quanto scritto non cambierebbe se le bottiglie stappate fossero 26.000 anziché 21.000, e il senso sarebbe identico anche a 30-35.000 pezzi, ritenuti da me una “boa” nei miei calcoli in corso d’opera…
    infatti, se c’é una cosa che ho appreso nel periodo in cui mi sono dedicato alla ricerca è il metodo. un metodo per il quale è indispensabile distinguere i fatti (risultato) dalle opinioni (considerazioni). i dati esposti e i rapporti derivati sono incontrovertibili. i commenti per quanto dissimili non possono non tener conto della relazione costi/benefici.
    francesco nel tuo pezzo fai riferimento alle citazioni su vinitaly. non credo che le due manifestazioni siano confrontabili anche se i numeri generali, grosso modo, possono avvicinarsi (investimento complessivo e bottiglie utilizzate).
    vinitaly genera contatti, filtrati, B2B e B2C, dove conosci il tuo interlocutore e cogli le sue impressioni davanti ad un vino, aggiorni le tue informazioni aul mercato e ne esci con rinnovati elementi per aggiornare o correggere il modo di “lavorare il mercato”.
    expo, invece, è stato un grande parco tematico temporaneo, dove il visitatore non era alla ricerca di contenuti ma era incuriosito di vivere e condividere questa esposizione universale. la metà dei visitatori sono lombardi e molti hanno visitato expo più volte. non sono un gufo, ne’ amo la dietrologia (non dirò mai, come da più parti ho sentito dire: “non ce la faremo” ed “era facile prevederlo”), ho aderito a expo, per nelle perplessità dovute alla nebulosità delle informazioni inziali a fronte di una richiesta economica considerevole, convinto che si trattasse di una grande opportunità per il nostro paese. ciò non toglie che si potesse gestire meglio dando, tra l’altro, maggiori “garanzie” e significato al concetto di OFFICIAL SPARKLING WINE SPONSOR. questo non è stato fatto e di questo chi di dovere dovrà dare, mi auguro, delle spiegazioni ai soci.
    infine, una osservazione leggera. ma davvero qulcuno può pensare che chi ha degustato la cucina cambogiana la farà propria nel dopo expo? non credo come sono convinto che il franciacorta ad expo lo ha degustato chi già lo conosceva e continuerà a berlo anche in seguito. visibilità? contatti? aspettiamo nuovi dati. di certo ad oggi conosciamo, a grandi linee, il costo e le bottiglie stappate.
    buon Franciacorta a tutti!

    1. Buongiorno Mario. Come avrai visto, nel mio pezzo mi sono limitato a fare un reportage, ovvero a riportare quanto comunicato da Salvioni e Zanella a voce ai soci presenti (il comunicato stampa non l’ho neppure letto). Di mio ho messo ben poco; quello che ci tenevo a sottolineare era più che altro ciò che percepivo al momento da osservatore esterno, ossia un clima generale di soddisfazione e di coesione, con produttori che ti invitano ad assaggiare insieme Franciacorta di altri produttori. Cose che sembrano normali ma che, ti assicuro, altrove non lo sono affatto.
      So bene che in realtà non è proprio così, che le voci fuori dal coro ci sono eccome, che il bilancio sull’operazione Expo va visto sotto molti altri aspetti, che non sono tutte rose e fiori, infatti non era certo un pezzo di approfondimento.

      Ti posso però dire due cose. Nel prosieguo della serata, Zanella mi ha detto che a Vinitaly gli affari B2B e B2C non si fanno più come un tempo. Non è certo il primo produttore che me lo dice. Ne conosco tanti che a Vinitaly non ci vanno più, preferendo fiere più specializzate come FIVI, Vinnatur, Fornovo eccetera. E’ noto che il Consorzio già da tempo ha preso in considerazione l’ipotesi di non partecipare più a Vinitaly.
      In secondo luogo, una considerazione personale che contraddice in parte la tua conclusione. Ho parlato anche con chi al wine bar ha fatto servizio. Non credo che ci sia andato solo chi conosce e beve già Franciacorta. Credo invece che qualcuno – qui bisogna vedere quanti, e dove – potrebbe da questa esperienza essere indotto a scegliere Franciacorta in enoteca o al ristorante. Difficile, se non impossibile, quantificare, perlomeno adesso che Expo ha appena chiuso.

      Cordialità

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