Valpolicella, Valentina Cubi e la sua scelta bio

Poco tempo fa una persona mi fece notare l’importanza di avere un passatempo “diverso” per staccare dal lavoro. Questa osservazione mi ha fatto riflettere. Mumble mumble. Rapida analisi della mia vita. Il lavoro è vino, il tempo libero è vino, le amicizie… sempre, e chissà perché, nascono, crescono e vivono tra bottiglie, cantine e vigne. Conclusione: io questa cosa dello “staccare” non ce l’ho proprio e fortunatamente non ne sento il bisogno. Cosa posso avere di meglio? La mia passione è il mio lavoro e viceversa.

La breve riflessione cade a fagiolo per il post di oggi, ‘stranamente’ a tema enoico. Protagonista Valentina Cubi di Fumane in Valpolicella, che – e a questo punto non so se per lavoro o per svago – ho visitato qualche week end fa durante due giorni di full immersion in ‘Valpo’. Unico obiettivo: divertimento e piccole aziende che si distinguono per filosofia, impatto e qualità. Una di queste è Valentina Cubi.

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Valentina Cubi è il nome della cantina e della proprietaria nonché moglie di Giancarlo Vason che ho avuto di l’onore di conoscere e dal quale sono stata letteralmente presa a giornalate sulla testa per aver risposto in modo errato ad una domanda. Di certo uno di quei personaggi che ti rimangono impressi, burbero ed ostile di primo acchito, divertente e di bontà d’animo subito dopo. Come una scolaretta in piedi davanti alla cattedra ho ascoltato la lezione di Vason, di certo una delle persone di riferimento della prestigiosa zona, imprenditore nel settore enologico a livello internazionale. L’azienda, associata alla Fivi, nonostante abbia una sede con una potenziale capacità produttiva ben maggiore, produce annualmente dalle 30 alle 40.000 bottiglie, divise principalmente nelle diverse tipologie tipiche: Valpolicella Classico, Valpolicella Superiore, Amarone e Recioto.

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Essendo la volontà aziendale quella di esprimere al meglio il territorio, quasi tutti gli ettari di proprietà, circa 13, sono piantumati con le varietà autoctone destinate alla produzione di questi vini. Corvina, anima della produzione, e a seguire Corvinone, Rondinella, Negrara e Molinara. Solo una piccola parte dei terreni sono coltivati con Merlot, Sirah e Sangiovese ma, non essendo varietà tradizionali, vengono destinate alla produzione di un vino diverso, il QB, un Igt Rosso delle Venezie.

L’impostazione odierna della cantina è abbastanza recente. Sebbene la storia della famiglia sia sempre stata legata alla coltivazione delle vigne e alla produzione del vino, quest’ultimo veniva venduto sfuso senza una propria identità. È Valentina Cubi, al termine della sua carriera come insegnante, a manifestare la volontà di impostare l’azienda in modo diverso conscia di possedere vigneti nei più importanti cru della denominazione. Inizia con lei, e con il supporto della famiglia e dell’enologo Alessandro Filippi, questa nuova avventura incentrata sin da subito sulla conduzione in biologico delle vigne. Le prime sperimentazioni risalgono al 2007, in un appezzamento alle porte di Verona, la prima bottiglia della nuova azienda vede la luce nel 2010.

Per Valentina la scelta bio è stata presa come ulteriore attenzione al territorio ma, ahilei, meno al portafogli – ammette la proprietaria – essendo un approccio impegnativo e, nel periodo attuale, poco conveniente dal punto di vista economico. Fugaci riflessioni che di certo non sconvolgono l’approccio organico convinto e deciso dell’azienda.

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Come la maggior parte delle aziende che producono questi famosi vini, anche Valentina Cubi destina gran parte della produzione (Amarone e Valpolicella soprattutto) al mercato estero. Un mercato ancora troppo ancorato a stereotipi e tendenze sensoriali difficili da scardinare. Alcolicità elevate, colore carico e sentori di legno sono tutt’ora caratteristiche imprescindibili per il ‘grande vino’ e comunicare qualcosa di diverso, anche se più rappresentativo di territorio e vitigni, è paradossalmente più complicato. Il Valpolicella Classico infatti, nella storia, è sempre stato un vino quotidiano, con gradazioni alcoliche non elevate come è in questo caso l’Iperìco Vendemmia 2014, fresco e fruttato da abbinare ai formaggi ma anche al pesce.

Un’altra tipologia da rivalutare per la Signora Valentina è di certo il Ripasso, considerato erroneamente da molti un vino tecnico. Rimane un vino della tradizione, anzi, “molti senza dichiararlo facevano il “passasu’”, dice Valentina, “è meno alcolico, più facile e meno costoso, che c’è di male?”.

Il loro Ripasso, l’Arusnatico Vendemmia 2013, è, di certo, il vino aziendale con il miglior rapporto qualità prezzo. E’ prodotto con Corvina, Rondinella e Molinara, uve provenienti dai più importanti vigneti di proprietà, situati in zone collinari, il Monte Tenda, il Monte Crosetta e il Rasso. Dopo la fermentazione alcolica in tini di acciaio a tronco di cono, il vino nuovo viene unito, come tipologia vuole, alle bucce, per una macerazione della durata di circa quindici di giorni. Il vino rifermenta e si arricchisce di estratti. Un affinamento in tonneaux di secondo passaggio e una piccola percentuale in barrique di primo, oltre ad un ulteriore periodo in bottiglia, fondamentale per l’equilibrio, regalano un vino morbido, complesso ed intenso.

Gli altri vini assaggiati? Amarone e Recioto ovvio, i loro, rispettivamente Morar e Meliloto, realizzati con il tradizionale appassimento delle uve che a me affascina sempre molto.

IMG_3673Valentina Cubi appassisce sempre, tutti gli anni, il massimo consentito dal Consorzio, quasi il 50% delle uve raccolte, che servono poi per produrre queste tipologie.

La stanza dell’appassimento, a temperatura, ventilazione ed umidità controllate, ospita per oltre un mese queste piccole e basse cassette dove, non sovrapposti, i grappoli si asciugano, concentrando gli zuccheri, lentamente.

Una delle domande che ho rivolto a Valentina è stata in merito ai nomi dati ai vini… non essendo veneta il significato non era per me immediato e mi ha incuriosito. Anche in questo caso un omaggio alla storia e al territorio, Arusnatico come l’antica popolazione che viveva in Valpolicella, Morar come gli alberi di gelso in dialetto, Iltabarro come il tradizionale cappotto nero che veniva utilizzato in campagna e così via.

Una bella visita, interessanti scoperte e come sempre accade in cantina, splendidi incontri.

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