A gennaio 2016 i Vedutisti veneziani a Brescia

Ricevo e pubblico il comunicato stampa diffuso dopo la conferenza di presentazione, svoltasi lo scorso venerdì, della nuova mostra che verrà allestita a Palazzo Martinengo dal prossimo gennaio. La mostra Il Cibo nell’Arte, della quale ho scritto qui e che si è chiusa a giugno, ha riscosso un enorme successo, spero che anche per questa accada lo stesso. L’auspicio è che, anche grazie a questa iniziativa, Brescia si confermi meta del turismo culturale che si merita (detto da una bresciana so che forse non ha lo stesso peso ma ci credo davvero 🙂 ).

Palazzo Martinengo a Brescia conferma e rafforza la propria presenza all’interno del panorama artistico italiano con una nuova esposizione dedicata agli incanti di Venezia, la città che nei secoli ha affascinato generazioni di artisti.

Non si è ancora spenta la eco del successo della mostra “Il cibo nell’Arte dal Seicento a Warhol” con oltre 40.000 visitatori, che l’Associazione Amici di Palazzo Martinengo è già al lavoro per organizzare il nuovo evento, in programma dal 23 gennaio al 12 giugno 2016, dal titolo “Lo splendore di Venezia. Canaletto, Bellotto, Guardi e i vedutisti dell’Ottocento”, che celebrerà la città italiana che più di ogni altra è stata, ed è ancora oggi, un mito intramontabile nell’immaginario collettivo.

L’iniziativa, curata da Davide Dotti, col patrocinio della Provincia di Brescia, presenterà oltre cento capolavori di Canaletto, Bellotto, Guardi e dei più importanti vedutisti del XVIII e XIX secolo, provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane e internazionali.

Per la prima volta, l’analisi del filone iconografico passato alla storia col nome di ‘Vedutismo’, non si esaurirà con l’esperienza di Francesco Guardi, ma proseguirà anche lungo i decenni del XIX secolo.

1 Canaletto

Le vedute ideate dai pittori, popolate da macchiette in costumi d’epoca e dai personaggi della Commedia dell’Arte, diventano spesso cornici alle famose feste veneziane del Redentore, della Regata Storica, della Sensa e del Carnevale animato dalle tradizionali maschere.

Il percorso espositivo, ordinato cronologicamente, sarà inaugurato dalle suggestioni dell’olandese Gaspar Van Wittel e da quelle del friulano Luca Carlevarijs che apriranno la strada allo straordinario talento di Canaletto, cui sarà dedicata la seconda sezione. Qui, le sue vedute dialogheranno con quelle del padre Bernardo Canal e del nipote Bernardo Bellotto.

A seguire, saranno proposti i lavori dei maggiori autori del secondo e terzo quarto del Settecento, in cui agli italiani Michele Marieschi, Francesco Albotto, Antonio Gnoli, Jacopo Fabris, saranno affiancati lo svedese Johan Richter e l’inglese William James.

La seducente bellezza della Venezia di Canaletto diventa un luogo vago e remoto nelle opere che Francesco Guardi realizzò nella seconda metà del XVIII secolo. La lunga parabola artistica del maestro, testimoniata in rassegna attraverso una decina di opere, si condensa nell’espressione pittorica di una città quasi fantomatica, vista in dissolvenza tra bagliori luminosi e indistinti aloni di colore che preludono alla pittura moderna.

3 Guardi

Il friulano Giuseppe Bernardino Bison, nato a Palmanova nel 1762 e morto a Milano nel 1844, interpretando in maniera originale secondo i canoni estetici della nuova sensibilità romantica la tradizione del Grand Siècle – di Canaletto e di Guardi in primis – assunse il ruolo di traghettatore del Vedutismo dal XVIII al XIX secolo. La figura di Bison, di cui saranno presentati diversi lavori inediti frutto di recenti ritrovamenti in collezioni private, verrà messa a confronto con quella di altri importanti artisti della prima metà dell’Ottocento quali Vincenzo Chilone, Giovanni Migliara, Giuseppe Borsato, Francesco Moja e Giuseppe Canella che, inventando inedite angolature, atmosfere e contesti, rinnovarono l’immagine della Serenissima attualizzandola e arricchendola di dettagli che esprimono lo spirito del loro tempo.

Nell’ultima sezione, dopo due sale dedicate rispettivamente ai membri della famiglia Grubacs e a Ippolito Caffi, s’incontreranno i dipinti realizzati nella seconda metà del XIX secolo da Luigi Querena, Francesco Zanin, Guglielmo Ciardi, Pietro Fragiacomo e altri ancora che perpetuarono il fascino intramontabile di Venezia fino ai confini dell’epoca moderna. Sarà presentata anche una rarissima Venezia di grandi dimensioni del maestro bresciano Angelo Inganni, risalente al 1839, che immortala Piazza San Marco animata da spigliate macchiette in costumi d’epoca.

6 Querena

Non mancherà, all’interno del percorso espositivo, una sezione, dal titolo Venezia nello specchio di rame, nella quale si potrà ammirare una serie di raffinate incisioni di Canaletto, Michele Marieschi, Antonio Visentini, Antonio Sandi e Giambattista Brustolon, specialisti della tecnica dell’acquaforte e del bulino che, grazie alla tiratura in più esemplari, ha contribuito a diffondere l’immagine della Serenissima in tutta Europa.

A conclusione, Venezia teatro della vita proporrà dipinti con scene di vita quotidiana ambientate in campi e campielli, tra le calli e i canali della città.

Sulla scorta degli oltre 20.000 studenti che hanno visitato la mostra Il Cibo nell’Arte, anche per Lo splendore di Venezia, l’Associazione Amici di Palazzo Martinengo proporrà per le scuole una ricca offerta didattica rivolta a tutte le classi di ogni ordine e grado, che consta di 7 laboratori e 6 percorsi tematici condotti da operatori specializzati.

LO SPLENDORE DI VENEZIA
Canaletto, Bellotto, Guardi e i vedutisti dell’Ottocento
Brescia, Palazzo Martinengo (via dei Musei 30)
23 gennaio – 12 giugno 2016

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