L’anteprima della mostra Il Cibo nell’Arte a Brescia per Expo 2015

Essì che di arte ne ho studiata tanta, ma mai, soprattutto negli anni universitari, mi ero interrogata sul ruolo del cibo in essa nonostante avessi una passione morbosa per artisti quali il Caravaggio che di nature morte e soggetti legati al tema ne ha dipinti parecchi.

Bene, dopo l’anteprima della mostra Il Cibo nell’Arte, esposizione perfettamente inserita nei temi Expo2015 e che aprirà al pubblico sabato 24 gennaio, posso affermare che effettivamente il legame tra le arti figurative e la tradizione enogastronomica è stato, ed è tuttora, forte.

La mostra merita assolutamente una visita e non solo da parte degli appassionati di arte. Oltre a tecnica e stili si possono attingere innumerevoli informazioni circa l’alimentazione, abitudini e gusti dell’epoca, anzi, delle epoche, essendo l’arco temporale indagato, di oltre quattro secoli, dal XVI secolo ai giorni nostri.

Il curatore della mostra, Davide Dotti, e il comitato scientifico hanno studiato un percorso iconografico e cronologico molto efficace per mostrare questo intreccio che, sala per sala, affronta  “un menu artistico diviso in dieci portate“.

L’allegoria dei cinque sensi. Cibo e vino per inebriare e godere, da toccare, spezzare, guardare e assaporare. Tra le tele della prima sala spicca uno dei più famosi dipinti di Vincenzo Campi, artista cremonese del ‘500, I Mangiatori di ricotta, affiancato dal Mangiatore di fagioli, tela che anticipa di quasi dieci anni il celebre quadro con lo stesso soggetto (Mangiafagioli) di Annibale Carracci.

Mangiatori di Ricotta Vincenzo Campi

Mercati dispense e cucine, il tema della seconda sala. Il “viaggio del cibo” raffigurato prima nei mercati cittadini e poi negli ambienti più “veri” della casa. Tra le tele cito uno splendido quadro di Evaristo Baschenis, Massaia con rami. In bella mostra, davanti alla donna, intenta a pulire lo schidione e con lo sguardo rivolto al pubblico, pentole di rame brillante, “che schioccano” e che sembrano uscire dalla tela.

Massaia con rami Baschenis

Con La frutta inizia l’excursus dedicato all’iconografia del cibo. Nella sala si trova La fruttiera di pesche, opera di Ambrogio Figino databile 1591-94 (grazie ad una iscrizione sul retro). Il dipinto è la vera prima natura morta dell’arte italiana, scalzando dal podio 🙂 l’amato Caravaggio la cui Canestra di frutta, convenzionalmente sancisce la nascita del genere pittorico.

E’ proprio in questa sala che si comincia a notare un aspetto importante che poi si ritrova lungo tutto il percorso: gli artisti raffigurano i cibi delle loro terre di origine. Ruoppolo, artista napoletano, raffigura i cedri della costiera, più avanti un altro pittore napoletano dipinge il casatiello, Ceruti raffigura ciò che poveramente mangia quotidianamente.

Tra le tante opere cito l’Allegoria dell’Autunno, in chiave arcimboldesca, di Antonio Rasio, le composizioni di frutta di Stanchi, la rara natura morta con frutta secca di un pittore napoletano e la frutta del Maltese, posata, naturalmente, su un tappeto che lui raffigura, alla perfezione e iper realisticamente.

Una chicca della mostra è il Custode dell’Orto, una delle uniche tre statue arcimboldesche conosciute al mondo. E’ realizzata a tutto tondo, in pietra comune. La foto certo non ne rende l’imponenza, essendo alta oltre i due metri.

statua arcimboldesca

Dalla frutta alla verdura e anche qui cito un paio delle opere più importanti.

Le verdure “ballerine”, una delle rarissime pitture morte dove non è presente la frutta, opera del pittore emiliano detto Lo Sportarolo e questo Cesto di zucche, opera attribuita a Caravaggio fino a qualche decina di anni fa, ora esposta come di un pittore caravaggesco, Questo quadro, come tutti i pezzi esposti, è stato studiato anche dall’Università di Scienze Gastronomiche alla quale il curatore ha chiesto di fornire il maggior numero possibile di informazioni scientifiche e curiosità gastronomiche desumibili dall’opera. In questo caso sono state individuate le varietà dell’ortaggio e la provenienza dell’opera, essendo queste varietà tipiche del centro-sud italia. La tecnica è splendida, lo studio della composizione rende “i soggetti” vivi.

solo zucche

Seguono gli ambienti dedicati ai Pesci e crostacei, Selvaggina da pelo e da penna, Carne salumi e formaggi. 

Anche in questi spazi, leggendo le opere, si ritrova il cibo di ciascun territorio e si capiscono le abitudini alimentari.

Le canocchie del mercante di pesce della laguna veneziana, i pesci essiccati di una cucina povera dipinti da Giacomo Nani oppure il semplice e povero pasto del Ceruti.

salame ceruti

Vorrei, ma non posso, descrivervi e mostrarvi le immagini di moltre altre opere ma vi tedierei oltre e vi rovinerei la scoperta in prima persona della mostra.

Faccio quindi un salto avanti e passeggiando nella sala dedicata a Dolci vino e liquori, arrivo alle Tavole imbandite, dove ovviamente si ammira l’opera più famosa, e sinora più contemporanea, l’Ultima cena di Andy Warhol.

Ci siamo, eccoci arrivati alla sezione cibo nell’arte del XX secolo. Nell’ultima sala le opere di Manzoni, De Pisis,  Magritte, Lichtenstein, Fontana, Guttuso. Bellissimi i quadri iperiperiper realistici di Ventrone, lo stesso Dotti ha chiesto una lente di ingrandimento per verificare non fossero fotografie.

uova

Chiude idealmente la visita la Piramide alimentare, installazione appositamente realizzata per l’occasione dall’artista Paola Nizzoli.

IL CIBO NELL’ARTE – Dal 24 gennaio al 14 giugno 2015

BRESCIA
LUOGO: Palazzo Martinengo
CURATORI: Davide Dotti
COSTO DEL BIGLIETTO: € 10 intero, € 8 ridotto, scuole € 5
SITO UFFICIALE: http://www.mostraciboarte.it/

 

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