TheChef Philippe Léveillé

Tra i noti Chef del nostro bresciano, di certo Philippe Léveillé del Miramonti L’Altro è tra i più mediatici del momento. Dall’inizio di ottobre infatti, insieme a Davide Oldani, è uno dei due insindacabili giudici del programma The Chef (seconda edizione) che va in onda su La5.

Certamente questo post non è dettato dal debutto televisivo dello Chef nostrano (ebbene sì, anche se francese lo si considera di casa), ne siamo tutti orgogliosi, sì, ma lo siamo di più per la sua cucina che per altro.

Nella cucina di Philippe si fondono cultura francese ed italiana, tradizione e creatività, maestria e semplicità.

Il risultato sono piatti molto piacevoli, ricchi di sapore, che non lasciano il tempo a troppe elucubrazioni mentali. Niente domande o disquisizioni pseudofilosofiche da gastrofissati come si è soliti fare, troppo spesso lo ammetto, negli ultimi tempi. Dietro a ciascun piatto ci sono prove, “giochi” di accostamenti, studio di consistenze etc, ovvio, stiamo parlando di uno chef (o cuoco, come ho sentito definirsi lo stesso Philippe) meritatamente stellato, ma la cosa importante diventa (o forse torna ad essere?) il contenuto del piatto che hai di fronte, certo bello da vedere, ma soprattutto BUONO, succulento, da assaporare in ogni singolo boccone.

Alla fine non dovrebbe essere questa la finalità, il risultato da ottenere? Mi pare che talvolta questo venga scordato.

D’istinto la mano afferra la forchetta e non l’iPhone. Si crea il boccone perfetto, alla Fadda ;-), e si commenta con un…”mmmmmmmmmm”.

Ecco i piatti assaggiati.

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Una piccola coccotte con salsa allo zafferano e riso soffiato come entrèe, una interpretazione del più classico dei risotti.

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Cappuccino di scampi con fave e piselli, emulsione di zenzero ed erba cipollina. Una delle cose più buone che abbia mai assaggiato, una simpatica tazza colma di una crema naturalmente dolce di fave e piselli con morbidi scampi e il tocco piccante dello zenzero. Cucchiaio e mini croissant salato alla mano per assaporarla.

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Intermezzo (non ordinato ma certo molto apprezzato) con un piatto che probabilmente nonn avrei mai ordinato. Lumache di vigna al Franciacorta, in crema di acetosella, scalogno e dragoncello, servite con una polenta cremosa, fatta con farina macinata molto fine. Otiime. Io non amo le lumache per la loro consistenza, spesso gommosa, queste invece erano morbide e veramente gustose.

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Confit di astice all’olio extravergine con salsa di asparagi e asparagi croccanti. Un piatto creato da accostamenti riusciti, ingredienti che si distinguono all’occhio ma anche in bocca grazie a sapori molto chiari e netti seppur delicati.

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Filetto di San Pietro, cous cous mediterraneo e bouillabaisse liquida. Un ottimo secondo, leggero e molto profumato. La semplicità del filetto, morbido e carnoso, arricchita dal sapore della zuppa di pesce liquida e rinfrescata dal profumo di menta con la quale è stato aromatizzato il cous cous.

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Lo Chef, anche se in Italia da molti anni, resta sempre francese e quindi non potevano mancare i formaggi, proposti su due enormi carrelli (vere e proprie piattaforme). Per gli amanti di stagionati, erborinati & C. (ahimè non la sottoscritta) uno spettacolo quasi commovente.

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Ed ecco Philippe che dopo cena ci narra, divertito e soddisfatto, dell’esperienza televisiva e delle prossime avventure all’estero che ha davanti.

 

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