Pasticceria Bigne d’Oro: istituzioni salvate (e pure i miei picchi glicemici)

Pensate a qualcosa di familiare, qualcosa che è sempre stato lì nonostante le mode, i gusti che cambiano, la concorrenza. Qualcosa che ha scandito il tempo in tutte le occasioni di festa condivise con gli affetti dai 3 ai 30 (eccetera) anni. Aggiungete dolcezze, consistenze e profumi altrettanto familiari ma capaci di scatenare ogni volta l’ovazione, ed ecco una sintesi verosimile di cosa rappresenti questa pasticceria per la sottoscritta e per molti che come me sono cresciuti a pane e “bignolata di Lugli”.

10725089_736262929774228_702779306_nQuelle cose rassicuranti che ti hanno, e continuano a coccolarti. Ci sei affezionato. Insomma, sono intoccabili. Ricordo la sensazione di smarrimento (vero terrore) quando lessi che il sig. Mario Lugli, storico proprietario e pasticcere del Bignè d’Oro, avrebbe chiuso l’attività.

Evidentemente l’esigenza di godersi il tempo fuori da quelle quattro mura era diventata impelletene dopo una vita spesa in laboratorio. Come biasimarlo. Si, ma noi? Chi ci avrebbe pensato ai suoi clienti? Chi avrebbe confortato e fatto godere ancora i nostri palati con i dolci della tradizione mantovana. Dove l’avrei mai potuta assaggiare un’altra Bignolata così? O un Anello del Monaco, un’ Elvezia? Non lo so e non voglio nemmeno pensarci perché fortunatamente c’è chi ha deciso di raccogliere questa eredità.

“bellissima! Funziona ancora?”..”Certo!”..”E se si rompe un pezzo? Immagino non ne producano più così” ..”Non si deve rompere…”

Pesantuccia, aggiungo. Perchè non è che puoi arrivare è stravolgere le cose. È un pezzetto di storia quello che stai brandendo. Devi aver chiaro il concetto di rispetto per ciò che è stato e deve continuare ad essere. Devi saper dosare con intelligenza la tua sacrosanta voglia di aggiungere anche la tua voce alla storica coralità dolciaria del civico 62 in Corso Vittorio Emanuele.

tra i miei dolci da credenza preferiti: Torta russa (o Greca, come vi pare)

Certo tutto sarebbe più semplice se magari fossi mantovano doc, o chessò, lavorassi nella ristorazione e pasticceria da che hai memoria con un bagaglio di esperienze e competenze non certo da ‘pettinatore di bambole’ (bagaglio is another new splendida cornice, lo so, ma valigia pare brutto). E dove li trovi due così? Fortuna che a volte l’ago nel pagliaio è luminoso. Stefano Ghidetti ed Elisa “the cake’s queen” Vecchia, ovvero i due tizi qui sotto, hanno già preso possesso di impastatrici e sac à poche, riuscendo a ridipingere la stessa espressione inebetita dal godimento di chi sceglie di impennare la glicemia con ciò che personalmente ho sempre associato alla tradizione dolciaria mantovana.

Annuntio vobis gaudium magnum! Nulla è perduto. Manco i miei chili..
In bocca al lupo ragazzi.

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Samuele, al centro, supervisiona.
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