From Verona to NY il ritorno, a casa.

Qualche tempo fa scrissi QUI dell’avventura risicola di Davide Mantovani. In sintesi, di un progetto formativo che lo avrebbe visto raccontare la risicoltura veronese ai bambini Newyorkesi. Gli chiesi di tenermi aggiornata sul proseguo del progetto e in questi mesi la corrispondenza non è mancata.

Vi sembra il titolo sia velatamente ironico? Lo è. Provate a sorbirvi 3 mesi in immagini tipo queste senza rosicare nemmeno un pochetto. È la minima sindacale per quanto mi riguarda.

Torno seria (con i limiti del mio essere, ben inteso). Davide è rientrato da poco in Italia accompagnato da Nick Storrs, manager dell’Urban Farm in quel del Randall’s Park, e dalla moglie Elise. Ospiti della riseria Melotti, hanno avuto modo di visitare l’azienda e i territori a vocazione risicola che dominano la bassa Padana. Nello spazio di una cena Nick mi ha parlato del suo lavoro, di come sia strutturata l’attività della Urban Farm, di chi la sovvenzioni, di come sia percepita. La fondazione è sostenuta dalle donazioni di generosi benefattori (società, enti privati,..) che pare addirittura “gareggino” nell’elargire fondi “because it’s cool!”. I progetti formativi sono gratuiti, quanto prodotto è consumato in loco oppure relagato ad associazioni umanitarie. Nulla viene vendito. Questi fondi consentono a Nick di concretizzare progetti formativi come quello che ha coinvolto Davide, di gestire l’attività annuale dell’Urban Farm, di fare agricoltura “organic, “but without certification ‘couse it’s too expensive“, di spiegare ai bambini cosa voglia dire stagionalità “most of the time we talk about this“, in sostanza di aumentare la loro consapevolezza in merito a ciò che quotidianemente finisce nel loro piatto. Se non è figo questo..

Davide e Nick
Davide e Nick all’urban farm

La riflessione su come stiano le cose a casa nostra è d’obbligo: cosa sanno di cibo i nostri figli? Quale educazione alimentare (e quindi ambientale) ricevono? Vedo bimbi di 5 anni usare tablet e smartphone meglio della sottoscritta (non ci vuole molto in effetti), ma se gli chiedi da dove arrivi il latte che stanno bevendo ti rispondo con convizione che la Lola glielo fa trovare nei distributori automatici. Odorono aromi di frutta e te li descrivono come caramelle, amano più il surrogato del vero cioccolato. Potrei tediarvi con mille altri esempi. Fosse per me educazione alimentare e ambientale sarebbero alla stessa stregua di italiano nei programmi ministeriali, ma non si può nemmeno delegare tutto alla scuola (grasse risate). Eh, no.

Ciò detto, allegerisce lo spirito poter parlare di storie come questa. Gli esempi virtuosi e i progetti concreti sono ovunque. Nonostante i mille nonostante.

 

 

 

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