Monsanto lascia il Venezuela: la vittoria del popolo (o no?)

Così recita il titolo di un articolo apparso in rete questa mattina. Monsanto, leader mondiale nelle biotecnologie agricole e brevetti sui sementi (quella del DDT e dell’agente arancio) pare avesse proposto all’Assemblea Nazionale del Venezuela l’approvazione di una legge chiamataLegge Monsanto. La proposta era volta ad aumentare la produzione di mais, attraverso l’utilizzo di mais trangenico, “un mais che produce tumori e gravi problemi epato-renali oltre a distruggere il suolo”. Nonostante le forti pressioni politiche e mediatiche in forze a Monsanto, la proposta è stata abrogata grazie all’interessamento di movimenti sociali e contadini. Sarà quindi presentata una nuova proposta di legge volta a proibire il consumo (non è chiaro se anche la produzione) di alimenti OGM.
Questa la notizia.

fonte web

E io penso a quante parole (e azioni) siano state spese in questi anni sul tema. Penso che le notizie, la ricerca, le informazioni a cui la maggior parte di noi può accedere siano spesso inesatte, parziali e incerte. Qualche tempo fa lessi il Veleno nel Piatto (ne parlai qui), uno dei molti libri denuncia che giornalisti e attivisti hanno scritto in questi anni sui meccanismi sociopolitici ed economici che muovono i fili di della mastodontica macchina chiamata “agroindustria”.

In questo lungo report (l’impressione è quella di sfogliare le pagine di un dossier), Monsanto è tra le protagoniste in uno scenario dove multinazionali del cibo, industrie farmaceutiche, organismi di controllo, mezzi di informazione e interi stati, “sembrano” muoversi all’unisono intonando “profitto” a gran voce.

Tutto chiaro. Sono degli assassini. Ma..

Poi lessi le dichiarazioni dell’ambientalista inglese Mark Lynas giornalista del Guardian, autore di un libro “La specie di Dio:salvare il pianeta nell’era degli umani” e di due libri sul global warming, ora attivista pentito nella battaglia contro gli OGM. Il post (che vi invito a leggere), riporta il testo tradotto di un suo intervento nel quale spiega le ragioni che lo hanno portato a cambiare così radicalmente idea sugli OGM.

Sfida tutti Mark dopo aver sfatato molti falsi credo. Poi conclude: ” il rischio oggi non è se qualcuno verrà danneggiato da alimenti geneticamente modificati, ma quanti milioni saranno danneggiati dal non avere cibo a sufficienza perché una minoranza rumorosa di persone nei paesi ricchi vuole che i suoi pasti siano ciò che essa considera naturale” poi aggiunge “stiamo arrivando ad un punto di crisi e per il bene sia della popolazione che del pianeta, ora è il momento per voi di togliervi di mezzo e lasciare il resto di noi a continuare a sfamare il mondo in modo sostenibile.

pane-002
Le mani di Carlo Fiorani e i grani antichi della Soc. Agr. Raffetta

Lascio a voi le considerazioni. Personalmente continuo a chiedermi se ci sarà un momento in cui potremmo dire, senza ombra di dubbio, di avere accesso a quella verità necessaria per poter compiere scelte davvero consapevoli. Arriverà?
Nel mentre continuo a cercare..

Annunci

4 thoughts on “Monsanto lascia il Venezuela: la vittoria del popolo (o no?)

  1. Cara Stefania, dici che il post è provocatorio, allora eccomi a… bastonarti di cattiveria!
    No dai, solo qualche precisazione: Monsanto, come altre tipo Syngenta o Pioneer, sono detentrici di molti brevetti, e fra qua questi le sementi classiche e ogm, alcuni prodotti fitosanitari a base di microrganismi, e tante molecole di sintesi per altri prodotti. A parte queste ultime, solo le prime sono considerate “biotecnologie”, anche se di solito la parola evoca subito solo gli ogm.
    Per fortuna abbiamo fatto passi da gigante nell’uso della “chimica” in agricoltura, e in Italia tra l’altro siamo anche tra i più bravi! Si può migliorare ancora? Penso di sì… e lo spero.
    Riguardo gli ogm, non abbiamo certezze scientifiche che siano cancerogeni, mutageni o che – insomma – facciano male… a noi (o agli altri animali).
    Per ora è stato bloccato un nuovo mais dall’UE, per mancanza di alcune valutazioni ambientali: chili e chili di carta, migliaia di pagine. Però rimangono ancora molti dubbi.
    Quello, per me, principale, riguarda gli effetti sulle altre piante: il polline cammina molto (gli allergici possono ben testimoniarlo) e cosa succede quando un campo di mais ogm sta in mezzo alla Pianura Padana? Cosa succede se quella mutazione genetica che è stata indotta “ci scappa” – molto probabile che prima o poi venga superata la barriera difensiva per cui molti ogm sono stati creati? Insomma, rimango molto perplesso riguardo la capacità dell’uomo di manipolare tanta complessità, e lo sono ancora meno riguardo la capacità di queste piante di “sfamare il mondo”: su che base, poi? La questione si farebbe lunga, e qui non è il luogo adatto per intavolare certi discorsi di agricoltura…

  2. Grazie Andrea per il mapazzone! 😀
    battute a parte, le tue precisazioni mettono in luce l’intento del post. Ovvero la miriade di informazioni imprecise e fuorivianti cui la maggior parte di noi può accedere (non tutti ci chiamiamo Bressanini..)
    Monsanto non è certo la sola ad occuparsi di biotecnologie, fitosanitari (quelli che chiamavamo pesticidi, basta cambiare nome alle cose per farle sembrare innocue) e prodotti di sintesi.
    Il libro che cito in questo post è tra le letture più angoscianti che mi sia capitato di leggere ultimamente e non parla solo di questa multinazionale.
    Poi ti ritrovi a leggere pareri diametralmente opposti e ti rendi conto che non ti basterebbe una laurea in biotecnologie per capire dove stia la verità.
    Al di là degli OGM, con la politica del “non ci sono prove certe” sono stati immessi sul mercato tutta una serie di prodotti (pensa a quanto sta facendo discutere la questione aspartame e formaldeide ad esempio) la cui pericolosità, di fatto, la stiamo testando noi. Insomma, la fola della “dose giornaliera accettabile” mi è sempre sembrata un grosso tubello di vasellina.
    E se questa è la politica che regolamenta la sperimentazione e l’utilizzo di ciò che poi finisce sui nostri piatti..
    Insomma, sò confusa.

    1. …è che pesticidi è una traduzione alla buona di “pesticides”, e vuol dire «ciò che uccide le “pests”». Prodotti fitosanitari invece include anche fitormoni o induttori di resistenza, che tecnicamente non uccidono nessun parassita. Quindi anche tu sei salva! 😉 😀
      No, non basta nemmeno la laurea per capire se il tubello è di vasellina o di una qualche cremina di cachi destrutturati: però ti aiuta a capire come si fa una modificazione genetica, ti aiuta a capire che tante biotecnologie le usiamo da tempo senza problemi, e ti insegna a porti le giuste domande.
      La confusione è tanta, e purtroppo penso che la pressione e la strumentalizzazione di chi è pro e chi li combatte non fa bene a nessuno, men che meno ai ricercatori che su queste cose lavorano per una vita.
      Sui danni fatti in passato per troppa leggerezza o non conoscenza, purtroppo non ci possiamo far molto, ma almeno imparare a non ripetere gli errori, quello sì!

      1. Conosco l’origine semantica, fa cmq sorridere a come basti cambiare un nome ad una cosa perchè questa incuta meno paura (io ho sviluppato una certa resistenza, chi m’ammazza!)
        La confusione è tantissima e spesso sono contrastanti anche le opinioni della comunità scientifica di cui parli.
        In un mondo ideale non ti dovrebbe servire una laurea in materia per farti un’idea di cosa sia verosimile o meno.
        E io mi incazzo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...