“Come mi riesce difficile vedere ciò che è davanti ai miei occhi”

Curiosa e volubile, avida e golosa: la vista. Sul podio nella”top five” dei sistemi sensoriali, è stata a lungo considerata dal mondo occidentale il canale percettivo più importante per la comprensione del mondo.  La sua capacità di tracciare schemi e mappe e di cogliere lo spazio in “un colpo d’occhio”, l’ha resa l’organo di senso più stimolato nella schizofrenica e psichedelica società in cui viviamo. E se l’overdose costante da stimolazioni visive è propria del nostro tempo (ah, instagram!), l’escalation di questo sistema sensoriale ha radici ben più profonde. È il senso dell’Homo Sapiens (o già dell’Erectus), del mammifero “ottico”. Non sarà che da quando quando abbiamo smesso di muoverci carponi ci siamo scordati di avere un naso? 😉

Tutti concordi sul fatto che anche “l’occhio voglia la sua parte”, la vista rappresenta uno strumento importantissimo nella valutazione del mondo. E giusto per restare in tema “foodie frendly”, ci basti pensare a come e quanto ci è utile l’occhio nella valutazione di un alimento. rowfair2012L’aspetto del cibo può fornirci importanti informazioni sullo stato di salubrità e conservazione, sulle tecnologie produttive (o l’artigianalità). Il sistema visivo può metterci quindi al riparo dal compiere esperienze per nulla piacevoli. Ma è tutto oro quel che riluce? E che mi dite della faccenda dell’abito del monaco? Perchè chiariamoci, un conto è guardare le geometrie d’innesto a vite di una lampadina (eh?!), un altro osservare qualcosa che poi finirà nel nostro stomaco (all’eccezione “fachiro” non avevo pensato, in effetti).

Questo sistema sensoriale è davvero così importante? Quale il suo funzionamento e quali i suoi vizi?

Semplificando, potremmo paragonare gli occhi a macchine fotografiche. Come una macchina fotografica infatti, il sistema visivo mette a fuoco sulla retina (la pellicola sensibile) le immagini rimpicciolite ed invertite del mondo esterno. Ma la similitudine si interrompe qui, perché il processo della visione è tutt’altro che passivo e non si limita alla sola riproduzione dell’immagine. Basti pensare alla capacità di trasformare gli stimoli bidimensionali in oggetti tridimensionali. O alla capacità dell’occhio di focalizzarsi su alcuni aspetti rispetto ad altri in base a ciò che è richiesto in quel momento, mettendoli  in “luce” o in secondo piano a seconda delle esigenze. Per citare il grande studioso della visione Richard Gregory “..ci vengono fornite degli oggetti, piccole immagini invertite negli occhi e noi vediamo oggetti solidi ben distinti l’uno dall’altro e separati dallo sfondo. Dalla distribuzione delle attività sulla retina noi percepiamo il mondo degli oggetti e questo non è niente di meno di un miracolo”.

Se quindi è possibile affermare di vedere  “ciò che ci è necessario vedere”, è altrettanto vero che spesso la vista percepisce e pregusta “ciò che non sempre è”. Si lascia ammaliare e genera aspettative che non di rado sono smentite da olfatto e gusto durante l’assaggio. I “sensorialisti” dell’osannato mondo food&beverage -ovvero chi si occupa di neuroscienze, assaggio e statistica- hanno compiuto numerosi test analizzando ad esempio l’influenza esercitata dal colore nel processo di elaborazione degli stimoli visivi, in relazione ad olfatto e gusto (sinestesie docet).

coffeeI risultati? Giusto per fare alcuni esempi: lo sapevate che  🙂 all’aumentare dei riflessi violacei in un vino aumenta anche la percezione dei sentori fruttati? E che all’aumentare dell’intensità del colore marrone nella crema di un espresso, aumenta il livello d’amaro percepito? E che cambiando il colore di alcune sostanze note (uno sciroppo alla fragola verde, o uno alla menta rosso ad esempio), la percezione degli aromi risulta difficoltosa? Ma senza voler entrare troppo nel dettaglio, ci basti pensare all’aspetto invitante e scenografico di alcuni piatti che una volta assaggiati palesano aromi, sapori e consistenze meno accattivanti di come si era “immaginato”.

non in questo il caso 😉

Nell’impossibilità di controllare questi meccanismi, sarebbe utile ogni tanto scordarsi di avere due occhi e ricordarsi che il vero imperatore dei sensi è l’olfatto. Ma di questo parlerò prossimamente.

In questo mondo è importante non aver l’aria di ciò che si è“. [André Gide]

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