Franciacorta: gli accordi per i prezzi dell’uva vanno rispettati senza discutere!

E ci risiamo, come ogni anno, con il brivido dell’uva in eccesso, di quella invenduta, dei suoi prezzi al ribasso e di quel fastidioso vociare che un territorio come questo, davvero non merita. Perché devo avere quella sgradevole sensazione, anche quest’anno, di sentirmi preso a pacche sul culo da Ru Paul?

I fatti sono sostanzialmente questi; lo scorso anno il Consorzio insieme alle associazioni di categoria ha stipulato un accordo sulla base del quale il prezzo delle uve sarebbe aumentato sensibilmente anno dopo anno a fronte dell’ennesimo calo –imposto- nella produzione per ettaro, ma pare che qualcuno non voglia rispettare i patti.grapes, chardonnay, Franciacorta

Bisogna sempre ricordare che pochi anni prima si era concesso di piantare ben oltre l’effettiva domanda. Innescata la bella concorrenza sull’uva e dopo aver visto il suo prezzo perdere quota in una manciata di vendemmie, ci si è messa pure la crisi che ha costretto  qualcuno (costretti e disperati ma con la Porsche) a svendere il vino contribuendo all’impoverimento complessivo della zona. Questa la Franciacorta, questo il modello italiano più in voga.

La cosa che fa davvero rabbrividire è osservare come qualcuno voglia continuare in quest’operazione suicidio e come non abbia compreso che il valore di un bene sia dipeso dalle buone politiche che concorrono alla sua creazione e non al guadagno personale del produttore. La politica dei numeri a tutti i costi ha perso e non si può non capirlo signori!

Ve la faccio breve, qualcuno (non il Consorzio) ha offerto il 30% in meno, per l’uva, rispetto allo scorso anno e il primo tavolo di trattativa è saltato. Da una parte i produttori con le associazioni di categoria e dall’altra i compratori, fino quando un sindacalista di poco conto è saltato sul carro sbagliato imbracciando una bandiera sbagliata, dando manforte ai compratori. A questo punto il Consorzio non può non prendere posizione prima del prossimo incontro tra le parti.

Al prezzo offerto non conviene coltivare uva per i contadini e l’operazione non è utile nemmeno per chi crede in questo territorio perché si troverà costantemente tra i piedi i “furbetti del quartierino” che predicheranno di natura, salute e qualità ma che venderanno bottiglie a cinque euro e targate Franciacorta. Concorrenza al prosecco? Battaglia persa.

L’unico modo per far comprendere l’importanza del valore di un bene comune (comune vuol dire di tutti, come il territorio riportato in etichetta) a chi non lo capisce, è quello di impedirgli di perpetuare la sua politica fallimentare che rischia di trascinare nel baratro tutti e l’uva sopra i due euro il chilo (per cominciare), sarebbe un bel deterrente.

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13 thoughts on “Franciacorta: gli accordi per i prezzi dell’uva vanno rispettati senza discutere!

  1. Buongiorno.
    Nel merito , il prezzo delle uve deve essere deciso dai produttori e non da chi acquista , deve essere anche coerente con la qualità delle uve in vigna e non ha tavolino .
    Dunque possiamo iniziare accordandoci su un parametro qualitativo di riferimento (acidità e zuccheri ) e oscillare il prezzo in basso o in alto rispetto a quel parametro .
    Sviluppiamo un progetto concreto su queste linee di comportamento.
    Carlo .

    1. Carlo,
      sarebbe meraviglioso se in Italia a decidere i prezzi delle materie prime fosse chi le produce. Se riuscissimo a risolvere questo problema allora si, potremmo sviluppare un progetto anche nella direzione che indichi tu ma fino ad allora..

  2. Giovanni , se pensi che nulla si possa cambiare , di cosa stiamo discutendo ?
    In Francia , I produttori fanno i produttori e a commercializzare non ci pensano , i cambiamenti arrivano se qualcuno li vuole .
    Forza dunque , il prezzo deve essere un punto fermo e il suo controllo deve appartenere a tutti i produttori .

    1. Teroldego,
      ti rispondo anche se la tua mail è la stessa di Carlo che ha scritto prima di te..
      Nessuno più di me vuole che le cose cambino ma servono uomini convinti quanto incorruttibili, ovvero la rarità.
      In Francia i contadini non s’inculano a vicenda per pochi spicci in Italia invece si, perché siamo ignoranti e incapaci di comprendere il valore di un bene comune e la sua tutela.
      ps: non dirmi mai più “se pensi che nulla si possa cambiare” perché vengo a cercarti 😉

    2. In Francia esistono un sacco di produttori che l’uva la comprano. Certo non comprano a caso, ma solo in base a certe caratteristiche che l’uva deve avere. Faccio un nome ad esempio per tutti: Puzelat produce da uve di proprietà e poi con un nome diverso produce con uve acquistate da contadini della sua zona. Spesso i secondi vini superano i primi.

      Tornando alla Franciacorta io non riesco a capire di cosa si stia parlando: se domanda e offerta non si incontrano forse bisognerebbe concludere che una determinata materia prima non serva a nessuno a determinate condizioni. Il resto è romanticismo, bello bellissimo, ma poco a contatto con le esigenze del mercato.

      1. Chiaro, si sta parlando di quelle politiche che concorrono a determinare il prezzo dell’uva.
        Il problema è che coloro che a tutti i costi hanno voluto incrementare il vigneto Franciacorta, sono gli stessi che oggi offrono un prezzo ridicolo per acquistare l’uva.
        La loro politica di avere un’offerta che fosse superiore alla domanda si è compiuta grazie anche a quelli che hanno deciso di piantare, gente che si è fatta ingolosire con caramelle di terza scelta. Ha vinto chi deve comprare uva, lo stesso che può permettersi di svendere il vino.
        In Francia il prezzo rimane pressoché stabile (dal 2007 al 2012 si sono mossi di poco) ma è la quantità a variare in base al mercato e non il valore dell’uva e questo perché il prezzo lo fanno principalmente quelli che coltivano e non chi compra.

      2. Giovanni, il prezzo dell’uva non deve farlo nessuno se non la domanda e l’offerta. Imporre un prezzo minimo credo sia illegale: si chiama cartello.
        Se poi il prezzo che si spunta è inferiore al costo di produzione allora bisogna concludere che coltivare uva atta a divenire franciacorta per venderla è un’attività non redditizia e quindi forse è meglio fare altra attività. Il resto non conta.

      3. Chiaro, ne abbiamo già discusso in precedenti post di “cartello” e cose del genere. Stabilire una forbice di prezzi -da un minimo a un massimo- non è illegale ma è la regola ed è cosa corretta perché in quel 20% di differenza si dovrebbe trattare in base alla qualità dell’uva. Si dovrebbe.
        Domanda e offerta sono pur sempre essere umani. Qui il problema è che domanda vuole fottersi violentemente madame offerta e questo perché l’ha messa all’angolo esercitando il potere d’acquisto come un’arma per gestire a piacimento le politiche che regolano il mercato, in questo caso, dell’uva. Questo non è un problema esclusivamente franciacortino ma direi piuttosto, tipicamente italiano.

  3. Buongiorno.
    Premetto che non mi interessano i duelli verbali ,lavoro da 9 anni per il sistema Franciacorta , non sono un integralista , prendo in forte considerazione le opinioni altrui , non voglio cambiare le persone ma preferisco un cambiamento delle idee .
    Dunque si partiva dal timore del prezzo troppo basso delle uve in franciacorta , cosa si può fare per evitare in parte o completamente di farsi schiacciare alla contemporaneità del momento…guardare lontano , essere in grado di dire di no e costruire un processo utile sia a chi produce sia al consumatore .
    Buon lavoro .

  4. A tutti i coltivatori della Franciacorta era da sapere che cadevamo nel burrone grazie al menefreghismo di tutti i coltivatori e produttori della zona e sopratutto alle nostre associazioni che hanno permesso di piantare vitigni a gente che non centrava nulla con questo settore

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