Slow Food spiega alla politica cosa si deve fare. Capiranno?

Ho ricevuto solo oggi il comunicato stampa congiunto delle cinque condotte Slow Food della provincia di Brescia e domani, in una conferenza stampa rivolta ai candidati e ai cittadini, spiegheranno per l’ennesima volta cosa si deve fare per la vita delle persone e per il territorio. Purtroppo non riuscirò a essere presente ma spero davvero che chiunque abbia la possibilità non si perda questa occasione.

G.A.

appunti per le politiche alimentari

In vista delle prossime elezioni politiche e amministrative, Slow Food Italia presenta le proprie proposte perchè temi di vitale importanza come salvaguardia del territorio, difesa della legalità, Pac, Ogm, biodiversità non rimangano fuori dall’agenda politica. Non un’agenda, non un programma elettorale, non un sostegno a questo o a quel partito, ma una serie di idee, di evidenze per riaccendere l’attenzione su temi che rischiano di restare fuori dal dibattito elettorale. «Sono questi i problemi con cui ci confrontiamo tutti i giorni e di cui, a nostro avviso, è necessario discutere», spiega Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia. «Quando parliamo di politiche alimentari intendiamo misure e azioni condivise che coinvolgano ambiente, agricoltura, educazione, salute, giustizia e beni culturali, senza confini tra le diverse discipline».slow_food_logo_schwarz

Un unico fil rouge, dunque, lega quelle che per l’Associazione sono oggi vere e proprie scelte di campo:

la salvaguardia del territorio e il recupero dei suoli agricoli abbandonati, fermando la cementificazione e riducendo così anche i rischi idrogeologici che minacciano il nostro Paese; il che significa anche rivedere i criteri di pianificazione urbanistica;

la difesa della legalità nei sistemi di produzione del cibo, lottando contro il caporalato, l’ingerenza della criminalità organizzata e le contraffazioni;

– il sostegno a una Politica Agricola Comune (PAC) più attenta alla sostenibilità ambientale, che fornisca aiuti concreti ai giovani agricoltori e disponga di finanziamenti per la ricerca e l’innovazione;

– Il no definitivo alla possibilità di coltivazioni geneticamente modificate in Italia, liberando tutta la filiera dalla presenza di Ogm, che sostengono un modello economico e produttivo antitetico al made in Italy;

la tutela delle risorse idriche del nostro Paese, realizzando davvero una gestione pubblica e partecipativa dell’acqua, come stabilito dal referendum del 2011;

– l’adozione di precise scelte strategiche e formative che facilitino l’accesso delle nuove generazioni alla terra, rendendo l’attività agricola redditizia e attrattiva e semplificandone le norme fiscali;

la protezione della biodiversità, regolamentando la commercializzazione e gli scambi delle sementi tradizionali e proteggendo la proprietà intellettuale delle comunità contadine che le hanno sviluppate.

Quella di Slow Food Italia è dunque una campagna elettorale al contrario, come racconta ancora Burdese: «Siamo noi elettori che dobbiamo farci ascoltare dai candidati, non viceversa.

Le cinque condotte bresciane di Slow Food in conferenza stampa venerdì 8 febbraio 2013 alle ore 15,00 nell’Aula Magna dell’Istituto Agrario Pastori, presentano ai candidati e ai cittadini il documento, nazionale e regionale, “Appunti per le politiche alimentari”.

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