What is this ? part two. Gli americani non lo sanno. Glielo vogliamo (davvero) spiegare così?

Quando Giovanni mi ha chiesto di scrivere qui, dopo il primo momento di entusiasmo, ne sono seguiti altri di dubbi. E ho detto no(..ecco,appunto). Di cosa scrivere? Di vino in casa di chi lo fa? Ansia! Di birre in casa di chi fa vino?Interesserà  a qualcuno? Insomma, si fa presto a dire “qui puoi scrivere di quel che ti pare“.  Una lista “menate” infinita. Il fatto è che ho la pessima abitudine  di farmi coinvolgere nelle cose che mi interessano. Così, eccomi qui.

E il debutto (cosi sembrerebbe) e’ avvenuto prima del previsto.
Leggo un post di Giovanni, che  commenta le scelte di comunicazione adottate dal Consorzio di Tutela Franciacorta, per la promozione negli States (non stiamo parlando della sagra della porchetta..). Apro il link, scorro velocemente le –scarne- pagine del blog (che blog non e’ dato che non si puo’ interagire con chi scrive) e leggo i contenuti. Immediatamente penso alle chiacchiere fatte in questi ultimi mesi con un’ amica di Boston, Anna Encarnacao (che ringrazio, ancora una volta). Ora vive a Mantova ma guarda caso, gestiva due noti ristoranti della East coast, con lo chef italiano Andrea Benatti (rispettivamente l’Opera a Ke West e Benatti a Cambrige-Boston). Abbiamo spesso discusso su come le informazioni riguardanti “l’industria del vino” arrivino negli Stati Uniti .Cosa non si sa “la fuori” e cosa si vorrebbe sapere, quali sono le informazioni realmente utili e soprattutto come diffonderle. Non ho saputo resistere e l’ho coinvolta.usa flag

Queste le sue riflessioni dopo aver letto il blog :
Ci sarebbe molto da dire al riguardo, ad ogni modo… da americana che ha condiviso con un modenese  la gestione di due prestigiosi ristoranti (che acquistavano esclusivamente vini italiani) definiti da Zagat “straordinari” (Zagat è una famosa guida enogastronomica), che si occupava della selezione dei vini  (incontrando i distributori, assaggiando e scegliendo cosa acquistare) e che ha spesso frequentato ottimi ristoranti in tutto il nord est degli States: nessuno mi ha mai proposto e non ho mai sentito parlare di Franciacorta da alcun venditore. Nonostante fossi desiderosa di conoscere vini come questi, dato  il mio impegno volto a promuovere cantine italiane di qualità, pagando (senza fiatare) per il prezzo richiesto. Non voglio annoiarvi (potrei continuare a lungo) e non voglio mancare di rispetto a nessuno, ma bisogna ammettere che c’è molto di più sulla Franciacorta  che si sarebbe potuto scrivere su questo blog. Aggiungo che gli americani sono disposti a riconoscere il valore (e sono soliti farlo) di  un “buon pezzo di  storia” (e non storielle) e di romanticismo in una bottiglia di vino.

E per storia intendo in primo luogo: dove si produce esattamente questo vino ?da chi, da quanto tempo e perché viene prodotto in questo modo? Potremmo sintetizzare il concetto cosi: raccontami la tua Storia. Insomma possiamo pagare, abbiamo una mente aperta, abbiamo il “mondo” sul nostre tavole in ogni momento. Ma non abbiamo la vostra cultura enogastronomica . Ora che vivo in Italia e ho scoperto cos’è la Franciacorta, ho capito che non si è promossa come  dovrebbe. A mio modesto parere questo blog non aggiunge  alcun valore al  territorio e i suoi prodotti.

Anna Encarnacao”

Le considerazioni di Anna sono chiare, non serve aggiungere altro. Anche perché non sono americana, non gestivo un ristorante e non ho una laurea in marketing e comunicazione. Mi chiedo solo una cosa (anzi un paio). Perché non prendere in considerare le proposte di chi magari ha punti di vista un pò più “ampi“, dal momento che l’ambizione è quella di raggiungere il mercato degli USA? Perchè non rivalutare il modo in cui queste informazioni vengono condivise attraverso uno strumento potente come internet, assicurandosi che le risorse siano utilizzate più efficacemente? E’ davvero questo il miglior biglietto da visita che si può utilizzare?

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