Senza parole

La fotografia è stata scattata la scorsa settimana da Carlo Gola che ringrazio.

Non aggiungo altro.

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44 thoughts on “Senza parole

      1. Giovanni,
        e Infatti concordo…trovavo curioso che non comparisse per NESSUNA delle bottiglie esposte..sarà una coincidenza che la fascetta sia posta sul retro rispetto all’etichetta ..oppure no? 😉

  1. Buonasera, è già qualche tempo che si assiste a questo fenomeno di “abbassamento forzato”dei prezzi sul Franciacorta, certamente frutto di una precisa strategia visto che sicuramente lo scopo non è vendere per guadagnare, onestamente non capisco a cosa mirino questi produttori.
    Ne avevo già parlato con Patrizia di produttori che offrivano Franciacorta brut a 2,50 euro alla bottiglia., penso che solo il vetro costi di più
    Maresa

  2. Propongo un associazione Di produttori
    Franciacortini Che siano coerenti sul Vero valore del Franciacorta docg,con a capo propio tu Giovanni.
    Non bisogna uscire con questi prezzi , tutti I consumatori si sentiranno presi in giro!!!!!!!!
    Promuoviamo il nostro Franciacorta avvisando la clientela con articoli Di giornale ,
    Giovanni arcari puo ‘ essere il nostro scrittore!
    Franciacorta e’ sinonimo Di qualita’ e la qua qualita’ha il suo giusto valore !!!!!!!!giovanni chiamami in azienda vedi il mio número su il mio sito grazie riccardo Fratus

    1. Usti (esclamazione bresciana) Riccardo,
      non mettermi a capo di niente, ti prego! 🙂
      Mi metto comunque a disposizione per scrivere tutto quello che volete (che vogliamo), però più che “un’associazione” cercherei di divulgare un messaggio etico insieme a tutte le aziende che intendono sottoscriverlo.

      1. in effetti nn è proprio così….
        in svizzera il consorzio che gestisce l’Amigne, un bianco loro di montagna, nei pressi di Vetrox, impone un prezzo minimo di vendita
        se vuoi chiamarlo Amigne, nn puoi uscire sotto quel prezzo
        e funziona

  3. e se invece fossero spumanti non franciacorta (la fascetta potrebbe esser dietro, ma potrebbe anche non esserci) con sboccature dopo 12 mesi di lieviti? E se fossero mezzine 🙂

    come mi piace questo gioco!

  4. @rino: bisogna capire se in Svizzera è una legge oppure se si tratta di una regola che si sono imposti i produttori stessi all’unanimità. Sarebbe curioso saperlo.
    In Italia -nel libero mercato- dubito si possa applicare una legge in merito al “prezzo minimo” anche se sarebbe auspicabile, visto che vendere un franciacorta (come in questo) significa sottostare a regole ferree che non dovrebbero riguardare solo la sfera tecnica ma anche e soprattutto quella etica, perché il territorio è di tutti.

    1. OK ,SE VUOI PUOI STILARE QUESTO MESSAGGIO ETICO ,POI CI PENSERO’ IO A PORTARLO A CHI DI DOVERE PER CERCARE DI FARLO RISPETTARE ……………

      ALLA PEGGIORE VADO PER CANTINA E LO FACCIO FIRMARE IO ,POI PERO’ TRAMITE IL NOSTRO BEN AMATO CONSORZIO PER LA TUTELA DEL FRANCIACORTA ,SCRIVIAMO UN BEL ARTICOLO PRIMA DELLE FESTE NATALIZIE .

  5. Riporto la notizia come mi è stata inviata questa mattina da un collega produttore (sempre di piccolissime dimensioni come il sottoscritto): “Matteo, cose ne pensi dello sblocco delle riservie vendemmiali firmato ieri dalla regione Lombardia ed approvate (pare in gran segreto) dal solo CDA del Consorzio? Si parla di 4400hl che possono essere subito impiegati per nuove basi”. La notizia, se confermata (ripeto, io la riporto così come mi è arrivata), da l’idea dell’ennessimo tentativo da parte del Consorzio di mettere da parte di produttori che ragionano con il cuore (che per il 100% sono i piccoli produttori che non vogliono sottostare a subdoli giochi di economie di scala e ricatti da parte della GDO) a favore dei colossi che devono produrre per poi, spesso, svendere il prodotto. Ma non si era fatto di tutto per porre un freno alla produzione in Franciacorta? Mi impediscono di piantare, di produrre da piante giovani e poi sbloccano le riserve vendemmiali… Io aspetto la conferma della notizia: nel frattempo penso, penso, penso…

  6. Relativamente a quanto scritto ieri, ho ricevuto comunicazione ufficiale dall’Ufficio Tecnico del Consorzio che mi ha confermato l’operazione sopra descritta, ma fatta esclusivamente in via del tutto eccezionale vista la scarsità di prodotto che molte aziende si sono trovate in cantina dopo la vendemmia balorda di quest’anno.
    Ecco spiegato il motivo. Anche se, sinceramente, io ho accettato positivamente questa vendemmia 2012 alquanto stitica. Almeno molte aziende con grossi stock in cantina avrebbero finalmente avuto modo di far uscire prodotto…

  7. Vendere sottocosto i prodotti è reato (soprattutto se effettuato in modo duraturo nel tempo), il problema è che, ricadendo nella disciplina della concorrenza sleale e non in quella di tutela del consumatore, solo un’altra azienda può denunciare il fatto all’autorità; dovrebbe esserci quindi un’altra canitna della Franciacorta che si faccia carico della denuncia.

  8. Imporre un prezzo minimo significa fare “cartello”. E’ una pratica odiosa che fanno le compagnie petrolifere, le assicurazioni, le banche….. non vorrete che lo si faccia anche nel vino, vero?
    A mio modo di vedere quelle bottiglie sono stock di magazzino svenduti per liberarsi di quella merce perchè si rischia che resti invenduta e per far spazio in cantina: quando arriva in cantina una nuova annata lo spazio serve e se non ce l’hai a volte conviene svendere piuttosto che affittare un altro capannone. E siccome non c’è più quel tale che sembrava ripulisse le cantine……

      1. Ci vogliono le prove.
        E poi tecnicamente quello è il contrario: non sono i piccoli produttori di uva a decidere il prezzo della propria uva, ma le grandi aziende. Si può anche decidere di venderla a qualcun altro l’uva, magari a chi vuol fare qualità.
        Certo in quel caso l’uva deve essere di qualità, altrimenti il giochino crolla: nessuno è disposto a pagare caro scarsa qualità. Ma il prezzo di un kg d’uva (circa una bottiglia di vino) di qualità quanto incide sul prezzo finale di una bottiglia di franciacorta di qualità?

  9. @chiaro: “ci vogliono le prove” de che? Non lo sai che in Italia i prezzi delle materie prime (uva) non sono decisi da chi coltiva ma da chi acquista? Lo sai che in Francia è il contrario?
    Forse ti sfugge anche che sono in tre ad acquistare e in sessanta a vendere uva.. e poi: a chi la vendi la tua “uva di qualità” al doppio del valore imposto dal mercato? A Batman??
    Prima di capire quanto possa incidere il prezzo dell’uva su una bottiglia (in quanto le variabili che concorrono sono molteplici), chiediti quanto non incide sulla vita di chi coltiva uva, sempre in relazione alla Francia.

    1. a me sembra di scrivere in italiano: se gli unici tre compratori decidono di non pagare più di X al quintale non fanno cartello.
      Se 60 venditori decidono che l’uva costa un determinato prezzo Y fanno cartello.
      Non puoi obbligare qualcuno a comprare uva se ritengono che il prezzo non sia congruo. Lo so anche io che i 3 che acquistano sono degli emeriti…., ma formalmente hanno ragione loro.
      Poi voglio capire: c’è qualcuno che obbliga altri a coltivare uva? Se si produce un bene che non ha mercato a determinati prezzi perchè lamentarsi?
      Quello che succede in Francia non c’entra niente.

      1. “se gli unici tre compratori decidono di non pagare più di X al quintale non fanno cartello.
        Se 60 venditori decidono che l’uva costa un determinato prezzo Y fanno cartello.” Questo l’hai deciso tu o c’è un fondamento?
        Poi, non si vuole obbligare “a comprare uva” ma a comprarla a un prezzo sul quale chi coltiva possa guadagnarci il giusto e nello stesso modo si eviterebbe a qualcuno di poter svendere il vino a prezzi che danneggiano tutto il sistema.
        Altro discorso va fatto in merito al “bene che non ha mercato”, però chiedendosi il perché. Un bene si svaluta quando la sua offerta è superiore alla domanda e qui il danno è certamente imputabile al non aver bloccato gli impianti. In questo modo si è permesso a qualcuno di produrre vini per guadagnarci 20 centesimi a bottiglia.
        La Francia c’entra sempre, perché un modello agricolo funzionante va guardato dalla base che nel caso francese è gestita e regolamentata da chi coltiva e non da chi compra. Chiediti perché non si trova champagne a 4 euro fatto dal ricco di turno che si è comprato l’azienda agricola.

  10. tutto quello che è scritto è vero, però attenzione,
    ATTENZIONE il prezzo di un prodotto sullo scaffale non sempre è legato al prezzo a cui la gdo acquista, non mi dilungherò a spiegare come funzionano le macrocategorie all’interno dei supermercati.
    UN FRANCIACORTA HA SICURAMENTE APPEAL, può essere che venga utilizzato come prodotto Spia per l’acquisto di altri all’interno del market in oggetto.
    Seconda considerazione, sappiamo che l’azienda in fotografia vende a quel prezzo, ma non sappiamo nessun prezzo di vendita alla gdo di tutte le altre.

  11. il cartello lo può fare chi vende. Stop.
    Se produco bulloni e al prezzo che li propongo non me li compra nessuno ho due possibilità: abbasso il prezzo o chiudo. Se il prezzo al quale riesco a venderli non è sufficiente a coprire le spese di produzione e tirar fuopri uno stipendio allora la mia impresa fallisce.
    Adesso dimmi perchè chi fa uva dovrebbe avere il diritto di avere un prezzo politico (perchè è di questo che parli tu) e chi fa bulloni dovrebbe attaccarsi.

    1. “il cartello lo può fare chi vende.” continua a essere una tua idea molto lontana dalla realtà. Pensa a chi produce grano duro: le uniche due aziende che comprano si mettono d’accordo per non pagare il grano più di 7 euro (è un esempio) al quintale. Altrimenti lo importano dalla Cina a 6. Secondo te chi lo produce può fare cartello per venderlo a 8?
      Se domattina hai voglia di produrre bulloni puoi farlo senza grossi problemi, se invece vuoi fare l’agricoltore devi essere consapevole che entrerai in un sistema che si basa su regole ferree e fragilissimi equilibri. Non è che se tu hai un campo a Montalcino domattina puoi piantare Sangiovese. L’agricoltura è molto diversa dall’industria.

      1. Cartello lo fa chi ha l’esclusività di un prodotto.
        Se il prezzo del mio grano (deciso con altri miei concorrenti) lo trovi alto e te lo vai a comprare in Cina, allora il mio sembra un cartello ma è una mossa commerciale fallimentare proprio perchè evidentemente di grano se ne può trovare da altre parti.
        Nel caso delle uve atte a divenire Franciacorta, volgio vedereti ad andare a comprarle in Cina. Non puoi, devi per forza chiedere tra un “ristretto” gruppo di venditori. Se questi si metton d’accordo fanno cartello. C’è anche da dire che per provare che vi sia un cartello ce ne vuole.
        Se poi l’uva diventa introvabile alle cifre richieste dai 3 potenziali compratori allora bisogna vedere cosa succede: si chiama “domanda e offerta” ed è una legge che regola l’economia mondiale, non solo quella della Franciacorta: se quei 3 non comprano vuol dire che quell’uva è fuori mercato. Punto. Stop. Fine.
        Ripeto: romanticamente sto con te tutta la vita su questo argomento, ma in economia con il lato romantico sai cosa ci puoi fare?
        Ciao.

  12. attenzione, da un punto di vista romantico ti do ragione tutta la vita, se poi penso ai vini che fanno quei tre che cercano uva da comprare…. ma le cose stanno diversamente anche se a me e a te non piacciono.

    1. il prezzo del grano sale: chi lo fa salire? chi compra? Il mondo all’incontrario!
      E in ogni caso questo filmato non c’azzeca niente, qui si parla di speculazione, non di cartello.
      L’offerta di grano avviene tramite innumerevoli operatori e la domanda idem.
      L’uva per fare Franciacorta è prodotta da un numero ristretto di vignaioli e la domanda è fatta da 3 aziende.

      1. Tutto ok, chiaro…tutto ok! ;-)) prova a vedere in quanti sono a comprare grano in Italia. Togliti una curiosità. Ti ho detto di ridurre la cosa ai minimi termini. esempio;
        Borsa=Camera di commercio che stabilisce il valore dell’uva in base a X motivi. Mai sentito?

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