Roncadizza Lumaghera, Valcamonica nel piatto.

Un compleanno è sempre una buona scusa per uscire a cena (perché, servono scuse?).

Non ero mai stata all’agriturismo Roncadizza Lumaghera e in verità non so perché. Il nome mi era familiare, ma accidenti a me, non mi ero mai informata. L’ho fatto poche ore prima di andarci, ed ho scoperto che non solo è un allevamento di lumache (come si capisce dal nome): è un agriturismo vero, come sarebbe pure imposto dalle leggi, ma visto che siamo in Italia quando trovo un posto che fa le cose a puntino mi sorprendo sempre.

Il cascinale illuminato ci accoglie nel buio di una serata piovosa, immerso nella campagna appena fuori l’abitato di Darfo. Il silenzio è interrotto solo dai versi degli animale da cortile, subito provo una sensazione di serenità e calore familiare.

La sala è ricavata in una vecchia cantina, con le  travi di legno al soffitto e le volte in pietra, le sedie di paglia e la tovaglia con i colori della terra. Ci accoglie Dario, il gestore poco più che trentenne. Beviamo vino sfuso camuno, prodotto a Ono San Pietro. Acidità tipica della valle, niente legno. Beverino, a fine pasto finiamo 5 litri in 8 persone. 🙂

Il gruppo di amici riuniti per festeggiare è di quelli giusti: curiosi di scoprire i vecchi ed i nuovi sapori. Iniziamo con i salumi, produzione dell’agriturismo. Salame coppa e pancetta. Tipicamente camuni, senza troppo aglio, stagionati in cantina.

Una profumatissima focaccia di segale dell’agriturismo (coltivata vicino al fiume Oglio, con la quale l’amico Nicola Zanella produce la sua birra american rye), tortino patate e pesto con formaggella nostrana, pane fatto in casa con trota allevata a Borno (1000 mt slm) e il pezzo forte degli antipasti: La Lumaghera. Essendo l’agriturismo nato come allevamento biologico di lumache, cioè dall’uovo all’adulto in grandi orti, ci vengono servite in una terrina di coccio, adagiate su un letto di polenta e gratinate con un po’ di formaggio nostrano…. non mi piacciono i gastropodi, ho problemi legati alla loro natura viscida, ma ci hanno pensato i miei amici 🙂 !

Tra gli antipasti e i primi siamo usciti sul portico per prendere una boccata d’aria (fumare) e abbiamo socializzato con le lumache sopravvissute alla nostra cena, che si avventurano curiose nel giardino.

I primi arrivano i tavola in calde terrine di ceramica, pasta fatta in casa; di segale con ragù di lepre, all’uovo con le verdure dell’orto. Piatti e terrine spazzolati.

Avremmo anche raggiunto uno stato di benessere gusto-culinario sufficiente, ma l’elevata qualità di quello che ci è stato servito finora ci impone di assaggiare anche i secondi: arrotolato freddo di coniglio con julienne di finocchi, formaggio nostrano fuso e polenta alla camuna (salciccia e porcini). La signora Assunta, cuoca e mamma del gestore, sa valorizzare gli splendidi ingredienti a sua disposizione nella riscoperta delle ricette classiche e nella ricerca del gusto.

Infine i dolci, un trionfo di lamponi coltivati a 200 mt da dove li stiamo gustando: chi al naturale, chi con uno splendido gelato alla crema, chi su una crostata con crema pasticcera. La pasta frolla era tra le migliori mai assaggiate, burrosa e friabile.

Abbiamo concluso con grappe aromatizzate, liquori casalinghi e la certezza di aver trovato un’autentica cucina camuna a km zero da tenere in agenda, tra i preferiti.

L’agriturismo è anche ospitalità e fattoria didattica. Tutte le informazioni sul sito.

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