Spazio alle idee, soprattutto quando sono buone (e divertenti)! BID DIFFERENT

Serata piacevole sotto i Colli di Mompiano tra chiacchiere, un tuffo in piscina e una fantastica cena casalinga preparata da un’amica appassionata di cucina, tanto che partecipa ai corsi che organizza Da Vittorio a Brusaporto. Prelibatezze, aria fresca e poi è arrivato Stefano con una T-shirt che ha rapito la mia attenzione. Chi mi conosce è ben conscio che io indosso quasi esclusivamente magliette e questa l’ho trovata bellissima.

Ha iniziato a raccontare com’è nata l’idea e come sia stata sviluppata, oltre al fatto che abbia deciso di farne la sua attività primaria. Gli ho chiesto di “vuotare il sacco” e di poter pubblicare il suo racconto. 

Chissà che a qualcuno possano piacere le idee di Stefano e magari ad altri, stimolare un’idea nuova per fare impresa.

Di seguito lo scritto di Stefano Guerrini.

G. A. 

Per quanto un oggetto possa apparire insignificante,

dentro di sé potrebbe contenere risorse inaspettate:

non tutti i tesori stanno dentro ad uno scrigno.

Per scoprire un tesoro dentro ad un bidone è necessario saper guardare il mondo con occhi nuovi, al di fuori dei cliché, dei pregiudizi, delle etichette.

Questo significa BID DIFFERENT!

Non è importante ciò che hai davanti agli occhi,

ma gli occhi con cui guardi ciò che hai davanti a te!

Questa è la filosofia che lega tutte le esperienze che stanno dentro al nostro bidone!

Questa è una Bid1 Experience!

BID1 fa proprio questo: raccoglie storie raccontate da persone che scrivono su Facebook (Bid1 Experience) e da queste nascono le nostre linee di t-shirt.

www.bid1.it

GANDHI

Credo nella forza del raccontare.

Non ho idea di quando questa cosa sia iniziata. Tanto che mi viene da pensare sia così da sempre.

Quando devo spiegare qualcosa di importante, cerco una storia.

Un giorno mia figlia mi mostra, sul suo diario, il simbolo della pace.

Mi chiede che cosa significhi.

Per un momento, mi sfiora l’idea di raccontarle le origini, di questo simbolo. Di come un disegnatore abbia messo insieme le due lettere iniziali del suo credo: il Disarmo Nucleare, e ne abbia fuso i due simboli.

Poi, però, mi ricordo della forza del raccontare.

E, allora, decido di narrarle la storia di qualcuno che quella parola, PACE, l’ha fatta diventare vita.

Penso a Gandhi.

Alla sua, di storia.

Cerco qualche pagina in rete, tra i milioni che lo narrano.

Viene alla luce quella che, mi pare, è una bella biografia. Stampo qualche foglio.

Inizio a leggere alla bambina. Non mi sembra interessata. Tanto meno affascinata.

Per forza, mi dico. Tutta colpa della TV, e di quei libretti stupidi, metà parole e metà figure. Non sanno più concentrarsi, questi bambini. S’è perso il gusto per la lettura, meglio, per la profondità.

Questo, penso. E che il mondo, di questo passo, non potrà che diventare un posto più triste.

E mentre lo penso, mia figlia prende la foto di Gandhi, quella che stava sulla prima pagina stampata e, con il pennarello rosso, il suo preferito, ripassa il contorno degli occhiali tondi sul viso del Mahatma.

Non è più simpatico, questo nonnetto, così?”, mi dice.

La guardo, e capisco la lezione.

È la storia di un uomo, che aspetta. Non di un’idea.

Metto da parte la biografia, e le racconto di come quel nonnetto, quello con gli occhiali rossi, sapesse parlare di pace, ma soprattutto vivesse una vita comune. Le interessa, adesso, quella vita fatta di piccole cose. E, man mano racconto, la affascina. Perché di questo ha bisogno un bambino. Non di una biografia fatta di grandi eventi, ma di quella quotidianità che trasforma un’idea in piccoli, umili gesti.

Sono, in questo, saggi più di noi, i bambini.

Nei giorni successivi, ci siamo divertiti insieme a disegnare occhiali rossi. Il primo è stato il Dalai Lama, perché una cosa, a mia figlia, l’ho voluta raccontare: che ancora oggi c’è qualcuno che fa della non violenza un modo di affrontare anche le prove più dure, anche la sofferenza dell’esilio. Anche, quando serve, il sacrificio di un popolo.

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