Pezzi di mondo e porzioni di crosta terrestre: e se in Valtènesi il vino nascesse davvero dalla terra?

di Paolo Pasini

L’importanza del territorio per la nascita del vino oggi pare un concetto perfino banale, ma la sua profonda attualità è ancor più vera quando applicata a un vitigno tanto antico e radicato in quel pezzo di terra da essere considerato vitigno autoctono.

Quello specifico vitigno, con le sue particolarissime manifestazioni, alligna come meglio non saprebbe fare solo in una sua specifica parte di crosta terrestre, grande come un’intera regione oppure piccola come un’area fatta di pochi paesi, una sorta di piastrella magica che sale dal centro della terra per dedicarsi alla sua pianta ideale o alle sue poche varietà preferite.

Concetti illuminati che ho perlopiù riportato dalla lettura di un lavoro di Roberto Cipresso, noto winemaker internazionale.

La Valtènesi allora, terra di colline moreniche variegate, argilloso-calcaree e ricche di scheletro, potrebbe essere la piastrella ideale del Groppello, oggi accompagnato dalle varietà che da secoli gli stanno vicine in vigna.

Varietà diffusa da più di 700 anni in un’area decisamente maggiore di quella coperta dalla piccola Doc gardesana neonata, fin dal Millecinquecento è diventata propria dell’area bresciana dal Garda e oggi è rimasta quasi unicamente nel suo orto preferito, una piccola porzione di crosta terrestre di poche centinaia di ettari.

I produttori di Valtènesi ed il loro Consorzio ci credono e hanno ottenuto dal Ministero il riconoscimento della Doc Valtènesi, portando alla loro tesi la peculiarità territoriale, la lunga tradizione, la rarità del vitigno autoctono Groppello e la volontà di sperimentazione proprio sullo specifico vitigno, al fine di ottenerne la profonda comprensione per arrivare alla sua espressione ideale.

Ma le piastrelle esclusive son tali anche perchè fatte di esposizioni, di posizioni, di fattori di variabilità, di piccoli habitat, quindi di orti diversi da altri orti ed il Valtènesi sarà un rosso elegante e setoso o appena più minerale e speziato o perfino più caldo e consistente ed in altri orti ancora sarà Valtènesi Chiaretto, il vino rosa figlio di una precisa vocazione delle sue colline che scendono verso il lago, codificata in Valtènesi nel 1896.

E’ proprio con il Valtènesi Chiaretto che la nuova denominazione si presenta al pubblico ed al mercato.

Lo fa il 14 Febbraio, data in qualche modo dedicata all’amore o agli innamorati e che si collega allo stesso amore tra il Senatore veneziano Molmenti e la nobildonna gardesana Brunati, grazie al quale quest’ultimo alla fine dell’Ottocento si stabilì a Moniga, impostando la viticoltura di ricerca e qualità in Valtènesi, codificando e sperimentando la produzione del primo Chiaretto.

Poche ore di contatto tra il mosto e le bucce delle uve rosse di territorio e poi il rito della svinatura notturna.

In quel preciso istante il Chiaretto fa proprie la freschezza ed il temperamento degli acini di Groppello, che determinano il suo carattere.

Oggi i produttori di Valtènesi si prefiggono di continuare la secolare tradizione presentando il Valtènesi Chiaretto 2011, il vino rosa che intende racchiudere in sé la forza di tutta la terra che lo produce e la gentilezza della vinificazione in rosa.

E per la prima volta nella sua storia lo fa portando il nome del suo magico pezzo di mondo.

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3 thoughts on “Pezzi di mondo e porzioni di crosta terrestre: e se in Valtènesi il vino nascesse davvero dalla terra?

  1. Amo il Chiaretto, lo identifico con la Valtenesi, un po’ meno con il Groppello, anche perchè, al di là del marketing, bisognerebbe dire chiaramente al consumatore che nel disciplinare è concesso un min del 50% di questo vitigno e che quindi l’associazione Groppello- Chiaretto non è poi così automatica. Un saluto.

  2. E’ di grande conforto ed incoraggiamento questa identificazione spontanea tra Valtènesi e Chiaretto.
    Per quanto riguarda il vitigno o i vitigni che lo compongono è innegabile che la “fotografia” del vigneto Valtènesi in globale veda oggi una presenza del Groppello di poco superiore al 50% (ecco la fedeltà del disciplinare) ma è altrettanto vero che la vocazione del Groppello alla vinificazione in rosa, specialmente in alcuni appezzamenti, lo faccia diventare spesso un protagonista assoluto nella composizione del Chiaretto, avvicinandolo a quel 70% che presto vorremmo avere tutti nel nostro Valtènesi Chiaretto e -un po’ più in là- anche nel Valtènesi, inteso quest’ultimo come rosso a base principale di Groppello, che verrà presentato non prima del Settembre 2012.
    Ora però è il momento del Chiaretto, che sta per arrivare.
    Paolo Pasini

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