Le degustazioni alla cieca? Inutili e fuorvianti?

Prologo agile:

Ennesimo post di Intravino sui vini naturali (e fanno bene, visto che l’argomento tira e loro non sono indifferenti agli accessi). La discussione degenera nei contenuti ma senza che io m’incazzi. Espongo qua e là come la penso e poi arriva Luigi Fracchia.

Tra noi uno screzio tempo fa, degenerato in ogni senso, poi rientrato e adesso ogni volta che si discute in rete pare la guerra fredda, come lui ha sottolineato una volta.

Niente Reagan e Gorbaciov, poiché non porto rancore e credo nemmeno lui, ma certamente a volte sembriamo grotteschi nella totale mancanza di sentimento, o meglio, nella capacità di non palesarne come in questo passaggio, dove io rispondo alla domanda che Sara Porro pone in chiusura di post e poi interviene Luigi:

Al suo ultimo commento avrei risposto d’istinto con una bordata al vetriolo, ma stavolta è prevalsa la calma.

“Le degustazioni alla cieca sono inutili o quantomeno fuorvianti perché escludono la componente territorial narrativa”. Cosa?!

Ritengo che le degustazioni alla cieca rappresentino l’unico strumento valido per valutare un vino, scevri da preconcetti, convenienze, etichette e racconti che precedono l’assaggio e sono le uniche che preservano dal conflitto d’interessi del quale ogni anno si possono sospettare alcune guide.

Addirittura renderei obbligatorio, per chi dichiara di degustare alla cieca per poi riportare giudizi in guida, due webcam che riprendono le degustazioni: una “dietro le quinte”, dove le bottiglie vengono incappucciate e numerate dopo un’estrazione in tempo reale e verificata da qualcuno super partes e una che riprende i degustatori mentre assaggiano e attribuiscono i punteggi.

Una volta dichiarata chiusa la sessione di degustazione, dovranno mostrare le schede sulle quali a ogni numero hanno attribuito un punteggio e a quel punto (solo a quel punto), sarà svelata a tutti (sempre via cam) la corrispondenza tra numero e nome del vino. Questo per evitare che dopo una cieca si aggiustino i giudizi a piacimento e per convenienze varie.

Un dvd che sarà venduto con la guida rappresenterà la garanzia di trasparenza del lavoro svolto.

Con tutto il rispetto, “la componente territorial narrativa” fino ad oggi per me sconosciuta come fondamentale elemento per valutare un vino, la considero fuorviante ai vini della valutazione di un vino, a meno che non si decida, come fanno in Slow Wine, di valutare l’operato dell’azienda a prescindere dal vino e anche in questo caso metterei sempre dei paletti al racconto.

Ritenete fondamentale conoscere la storia di un’azienda, per valutare il suo vino in centesimi, ventesimi o banane?

A me pare una follia tirata per i capelli.

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49 risposte a "Le degustazioni alla cieca? Inutili e fuorvianti?"

  1. La degustazione alla cieca è uno dei modi secondo me più corretti per dare un giudizio ad un vino.. è la qualità che occorre valutare!
    Devo anche aggiungere che in questo tipo di degustazioni si hanno anche delle splendide sorprese, vini che provengono da aziende giovani, da territori che hanno tanto da raccontare ma che non sono ancora abbastanza conosciuti.
    E allora via libera alle degustazioni alla cieca, liberi da preconcetti e valutiamo il vino per come è veramente e non dall’etichetta..
    Anna

  2. Io seguo spesso Luigi Fracchia e ritengo scriva cose molto interessanti, che mi fanno trovare quasi sempre in accordo con lui.
    Stavolta però credo che le degustazioni alla cieca siano utli, se non altro perchè eliminano quella aspettativa positiva o negativa che si ha anche solo vedendo il nome sulla bottiglia.
    Mi sembrano più pulite

  3. Premesso che una delle parti migliori del tuo (bel) post e’ “senza che io m’incazzi” 😀

    Hai fatto bene a dare risalto a questo interessante scambio di opinioni. Pure io, come te, trovo che la cieca sia essenziale, io cerco di farne il maggior numero possibile. E pure io sono molto colpito dall’affermazione di Luigi, che è una persona che stimo, quando dice che nella cieca vincono “i più precisi e tecnici”. Perché credo che sia la verità. E’ una roba che deve far riflettere. Da quel che vedo, credo che Luigi abbia un approccio più SlowWine-style, come dici.
    Sui vini naturali su Intra torniamo non tanto e non solo per l’audience, ma perché il tema è uno di quelli attuali e centrali nel dibattito eno contemporaneo. Quel post indica un punto di vista originale. Non siamo noi che facciamo audience, è l’audience che è lì.

  4. Incredibilmente sono d’accordo con Giò.
    Ossia sono in sintonia con la degustazione cieca come aspetto tecnico (e lì deve essere relegato, perchè non offre al consumatore parametri e strumenti orientativi) per la verifica della qualità media dei vini, eventuali caratteri organolettici comuni, difetti, insomma un processo di verifica professionale, sono meno convinto che in una degustazione coperta si possano assegnare punteggi in maniera oggettiva (a prescindere dal fatto che stilare classifiche dei vini è un’esercizio di alta pornografia) per il fatto che verrà premiato il migliore della batteria e se i vini sono divisi in più batterie diventa difficile confrontarli e paragonarli.
    In realtà il mio pensiero sulle degustazioni alla cieca attinge agli scritti di Scruton il quale stigmatizza queste operazioni, in particolare quelle completamente deterritorializzate, in cui si degusta per vitigno o un blend (ad es taglio bordolese) senza sapere la provenienza del singolo campione.
    Ecco, questi casi sono emblematici della riduzione del vino a merce/bevanda e la valutazione è interamente ceduta ai sensi, al gusto come se il gusto non fosse una componente culturale, narrativa e soggettiva ma uno strumento oggettivo e parascientifico.
    Il gusto se non inquadrato nel complesso milieu culturale, antropologico in cui vive il degustatore è un concetto vuoto senza significato alcuno, peggio ancora se non si sà neppure la provenienza dei campioni, in questo caso diventa un equilibrismo.
    Valutare un vino alla cieca diventa un atto tecnico che spoglia completamente il prodotto delle valenze culturali, geografiche, umane, tecniche e lo scaraventa nel mondo dei prodotti indistinti ed equipollenti.
    Mi chiedevo, leggendo l’intervento di Anna: sappiamo cos’è la qualità? oppure asserire come fosse uno slogan che è la qualità che bisogna valutare, ci fa piombare nuovamente nel mondo scivoloso ed infido delle parole vuote che prima vanno riempite di concetti condivisi e poi, con cautela utilizzate.
    Naturalmente ci sono infinite sfumature di grigio nel mio discoso come in quello di Giò che non riescono ad uscire dai bits, una chiacchierata de visu risolverebbe molte false incomprensioni.

    1. Organizzo al più presto una degustazione cieca, nella quale proverò a dimostrare quanta sia la differenza tra degustare a carte coperte o meno.
      Perché valutare un vino alla cieca, significa valutare il prodotto e nulla più.
      Il territorio sarà la Franciacorta, così la componente territoriale già la sappiamo. Entro la prox settimana ti comunico una data e chi invitiamo…

      1. Durante la fase dell’assaggio e del giudizio di un vino le componenti che influiscono sono numerose e non sto qui a ripeterle tutte, fatto è, ed esempio , che se durante un assaggio hai la persona di fronte a te che storce la bocca, già hai subito una pesante influenza, figuriamoci se prima dell’assaggio uno “il vino te lo racconta” e ti dice da chi è prodotto. In linea generale per valutare un vino ritengo debbano esserci tre condizioni fondamentali : l’utilizzo di un metodo che tenda a rendere il più oggettivo e condiviso il giudizio, la conoscenza della denominazione , o in assenza della zona d’origine/vitigno, oltre ovviamente all’annata . Detto questo l’ assaggio va fatto alla cieca . La conoscenza di questi parametri è essenziale , in quanto il giudizio è sempre da parametrizzare rispetto a “un campione”.
        Finito il tutto si scoprono le etichette; utilizzando questo criterio spesso e volentieri si hanno delle sorprese, ma è proprio questo il bello.

  5. Sono contento che anche tu noti il mio miglioramento! 😀

    Ritengo che valutare un’azienda, l’uomo che la guida -e in che modo- sia fondamentale, ma non per definire il prodotto vino. Credo sia meglio non sapere nulla se il compito che mi sono dato è quello di valutare il risultato, cioè quello che contiene la bottiglia.
    Nessuna critica a Intra, o almeno non per il chiodo che decide di battere, ci mancherebbe.. 🙂 e il post è pure bello, però converrai con me che nel confuso, per certi versi strampalato, equivoco e mettici quello che vuoi, mondo del vino naturale, c’è un bel rumore perché ci sono tanti contrasti e non si riesce mai a fare chiarezza.
    Non sono d’accordo con te sull’audience: avete fatto un prodotto che piace, la gente lo apprezza e torna e in questo siete stati bravissimi e nessuno può dire il contrario.
    Non è che i compratori di vino stanno sempre attorno alla stessa cantina, se la stessa smette di fare vini buoni… no? 🙂
    E ancora auguri!

  6. E’ pur vero, che le degustazioni alla cieca, offrono strumenti di “comprendonio” a quella parte del mondo del vino, che approfondisce per questioni lavorative (le aziende o le enoteche per una scelta saggia) o per far chiccheria con gli amici fidati. Il resto dei bevitori, quelli della famosa equazione Pajardi :-), se ne sbattono altamente. Inoltre da un buon Sommelier, mi aspetto un gran servizio e una proposta vino emozionante, che indovini il Nero D’Avola di Marabino alla cieca, mi importa poco. W quindi Mauro Mattei 🙂

      1. Marabino mi ha riservato la peggiore accoglienza della mia vita, malgrado fossero stati avvertiti da giorni della mia visita, tutti i vini degustati provenivano da bottiglie aperte da giorni nel frigo della mensa, l’archimede non mi è stato fatto degustare l’ho dovuto comprare per assaggiarlo (non l’ho mai aperto, anzi se vuoi Massimo te lo regalo), ecco da industriali miliardari (non proprio dei contadini) costruttori di piattaforme petrolifere mi sarei aspettato un minimo in più di generosità.
        Per cui Marabino al di là delle qualità dei vini è stata cancellata dalla mia personalissima guida interiore. Neanche alla cieca li voglio assaggiare.

    1. Simone, mica si fanno per vedere se uno indovina che con quale vitigno è fatto un vino.
      In passato mi sono servite per conoscere vini di piccoli produttori fino allora per me sconosciuti perché gettavo il capo solo nelle cose che conoscevo e che a carte scoperte ritenevo inarrivabili.
      Ho conosciuto Rinaldi, Giacosa, Lisini, Mascarello(tutti e due)… La cieca toglie preconcetti e certezze, portando il degustatore alla scoperta di cose stupefacenti che ti permettono di apprezzare l’uomo e la sua arte rivolta alla terra.

      1. Mi trovo in accordo con te, tuttavia distinguerei la crescita professionale con i numeri da circo. Io metto sempre alla cieca i vini che promuovo con i concorrenti, però le garette da ragazzini non mi interessano. Quoto fortissimamente il rapporto Degustazione cieca – scoperta del terroir; non ho ancora capioto che razza di meccanismi mentale/degustativi scattano, però è più facile

      2. Potrei così definirli. Quando il degustare e capire, diviene altro nell’ambito della scommessa. Deviando così quello che dovrebbe essere il buon fine di ogni consumatore, ovvero bere con piacevolezza, senza particolari sovrastrutture.

      3. Anche io ho trovato le, purtroppo troppo poche, degustazioni cieche utilissime da questo punto di vista. Sarà anche l’inesperienza ma percepisco sempre il rischio della soggezione al gran nome. Togliendo questo elemento il giudizio diventa più libero e si scoprono delle gran bottiglie anche dove non te le aspetteresti mai.

        Riprendendo il tuo post però, ed è più una domanda che una affermazione, se concordo al 100% senza riserve che non conoscere l’etichetta è un indubboio vantaggio per la libertà di giudizio che ne deriva vale lo stesso per il territorio? Per capirci, la serata raccontata da Jacopo avrebbe avuto lo stesso valore non sapendo nulla di quelle bottiglie, nemmeno che venivano dalla stessa zona? Nel corso di degustazioni professionali forse non conta, ma se lo scopo è il confronto e la scoperta…

  7. Quando l’ideologia prevale sulla ragion pratica questo è quello che succede.
    Come diceva quello? Non è importante che il gatto sia biodinamico o convenzionale…
    Luk

  8. Leggo nei commenti che a parlare di “cieca” si intende sempre una degustazione di quelle numerose, con tanti vini. Comunque una di quelle didattiche o professionali. Non è sempre così: io ed i miei amici siamo abituati a presentarci (quasi) sempre con una bottiglia coperta (a casa e quando possibile al bar o al ristorante). Ecco quindi l’assaggio diventare un momento di confronto, un’occasione per affinare i propri sensi e stuzzicare la curiosità altrui. Sono momenti a cui non rinuncerei per nulla al mondo.

    Luigi scrive che “valutare un vino alla cieca diventa un atto tecnico che spoglia completamente il prodotto delle valenze culturali, geografiche, umane, tecniche e lo scaraventa nel mondo dei prodotti indistinti ed equipollenti”. Non solo non sono d’accordo ma anzi credo che sia proprio la degustazione cieca che permette di scoprire e di individuare come tali valenze siano in grado di esprimersi nel bicchiere.

    Faccio un esempio: recentemente ho assaggiato alcuni Chianti Classico di Castelnuovo Berardenga alla cieca ed è stato fantastico riconoscere a bicchiere coperto la straordinaria espressività de “Le Trame” di Giovanna Morganti e paragonarla, per dire, all’immobilismo del vino proveniente dalla vigna accanto, quella di San Felice. A bicchiere coperto abbiamo ipotizzato come certe pratiche (la coltivazione ad alberello, ma anche alcune scelte in cantina) portino ad un determinato risultato. Chiaramente il bello viene anche dopo, nel momento in cui i vini vengono scoperti e si ha la possibilità di contestualizzare le considerazioni precedenti. E trovare conferme o meno.

    1. Jacopo,
      come ho detto nel mio intervento, ci sono molte gradazioni di grigio, quindi non pretendo di aver ragione o di aver individuato il “sistema” per le degustazioni.
      Per cui non posso che darti ragione nello specifico del tuo esempio.
      Avete degustato alla cieca vini di un territorio piccolo (che peraltro tu conosci già molto bene), per cui erano note già molte indicazioni pedologiche e di alcuni produttori (comunque non scelti a caso ma già selezionati al pettine fine) conoscevi già i vini (credo, almeno per il Le Trame) per cui la vostra è stata una esplorazione sensoriale di livello superiore, laddove i sensi erano già inseriti in una narrazione praticamente completa in attesa di conferme o novità.
      Prova ad immaginare cosa avresti percepito durante la degu se tu fossi stato completamente all’oscuro delle premesse.
      Sono comunque degustazioni altamente specialistiche se non professionali e mi chiedo comunque che ricaduta possano avere sul consumatore.
      La bellezza di questo periodo storico è proprio il relativismo culturale e la possibilità di coesistenza di tesi anche contrapposte tutte con porzioni di verità o di consensi.

      1. Luigi, se tutto è relativo allora ti dico che le mie uve sfidano la forza di gravità e si autovendemmiano.
        Però, solo quando non c’è nessuno a guardarle. 😉
        Non mi convinci. Cmq proveremo la cosa molto presto…

  9. Su questo ho una mia idea ben precisa, tanto da aderire con entusiasmo al progetto http://www.winemining.org di Luca Missori. Credo fermamente che il primo approccio selettivo con un vino debba essere rigorosamente alla cieca. Successivamente, partendo dal giudizio puro e libero da qualsiasi influenza, ci sarà tutto il tempo per approfondire e comprendere ciò che più ci interessa a livello produttivo

  10. È bello leggere questi post che poi sfociano in discussioni. Ogni volta l’effetto che mi fa è lo stesso che provo a sentir parlare del sesso degli angeli: la noia 🙂
    Il vino, così come tante altre cose legate al gusto, non ha un verso giusto dal quale approcciarlo ne è possibile comprenderlo. Quando sono davanti ad un Mirò è inutile che mi raccontino chi era, che vita ha fatto, quali tecniche usava, che mi facciano notare la pennellata… è importante solo l’emozione che mi lascia dentro.
    Come definire un vino “tecnicamente perfetto”? Non si può e nessuno può arrogarsi il diritto di farlo. Ne AIS ne altri enti o organizzazioni. Al massimo dobbiamo preoccuparci che sia “sano”, rispettoso dell’ambiente etc.
    Tutte ‘ste balle sul come ci si approccia al vino andrebbero buttate al macero perché sono quelle che distraggono e allontanano le persone e ne inficiano il godimento, l’apprezzamento e uccidono le sensazioni (quelle vere).
    Questo approccio al vino fa si che le manifestazioni non siano noiose ma addirittura mortifere, datate, vuote.
    Cieca o non cieca è l’approccio alla degustazione che va riformato anzi rivoluzionato.

    1. Roberto, un certo modo di degustare sta alla base della democrazia alla quale i produttori di vino si affidano quando mandano i vini, per esempio, a una guida.
      Sperano che il loro vino sia valutato per quello che è come gli altri, in un confronto che possa servire anche da spunto per migliorarsi. Chi degusta non deve essere coinvolto emozionalmente dall’etichetta, che magari potrebbe essere quella di un suo caro amico. Nessuno sta dicendo che un consumatore deve fare questo ogni volta che acquista un vino, perché se così fosse non mi romperei le palle a fare etichette. 🙂
      Quando guardi un Mirò usi gli occhi, non credo tu ti metta a leccare la tela, però sai chi è l’autore, quanto vale una sua opera e quanto sia apprezzato nel mondo.
      E’ difficile trovare qualcuno che radicalmente ti dica “Mirò mi fa cagare è meglio Picasso”. L’unico che potrebbe esprimere un giudizio simile è chi non sa di avere davanti le opere di due grandi e allora ragiona solo per emozioni.
      Il vino ti emoziona al gusto e all’olfatto e non ha bisogno d’altro, o meglio, non hai bisogno di conoscere nient’altro per valutarlo all’interno di un contesto territoriale.
      La prima volta che scoprii l’esistenza di un Barbaresco più buono di quello di Gaja, avevo vent’anni. In una cieca diedi un voto stellare a un vino e avevo detto al mio vicino “oh, non può che essere Gaja” e lui annui. Era Giacosa.
      E chi ha parlato di “vino tecnicamente perfetto”?
      Per il sesso degli angeli devi cambiare frequentazioni. 😉
      Spiegaci come, secondo te, dovrebbe essere rivoluzionato l’approccio alla degustazione..

  11. Giovanni, io sono uno di quelli che dice: Mirò mi fa cagare (nel caso specifico in effetti non mi fa cagare ma è capitato con altri artisti) e non mi interessa se la critica e gli esperti lo incensano. Io sono uno di quelli che non si informa prima di andare a vedere una mostra, lo faccio dopo.
    Relativamente al discorso vini, davvero credi che un giudicare un vino sugli attuali canoni sia dare un giudizio oggettivo che serva (al limite) al produttore? Perdonami ma io me la rido 🙂 e alla grande. Chi si è formato nelle varie chiese della degustazione è tutto tranne che oggettivo! La sua cultura e quella di chi gliela insegna sono viziate e sporche di pregiudizi. Le guide sono quelle che hanno fatto abbattere intere foreste per fabbricare barrique! Che prima erano per i vini perfetti e ora iniziano ad inneggiare al vini (cosidetti) naturali e ti insegnano che la puzza di “bagni di autogrill con profumo di fiori” (cit. Sara Porro) è una figata… prima il vino doveva essere grasso, morbido, rotondo e adesso già ci dicono che deve essere aggressivo, acerbo, tagliente perché fa più terroir
    Il mondo del vino fa il paio con quello della moda, tutto e solo tendenza! ed è ora di sradicare questo malo modo di raccontare e parlare del vino perché non serve a nessuno.

    1. Sì, ma Giovanni ti ha chiesto di spiegarci come, secondo te, dovrebbe essere rivoluzionato l’approccio alla degustazione, e già che ci siamo , aggiungo io, anche cosa dobbiamo fare per accertarsi che il vino sia “sano e “rispettoso dell’ambiente”, e quali chiese della degustazione hai frequentato per esserti fatto un giudizio così negativo. Grazie.

    2. Roberto, voglio sapere quale artista ti fa cagare e naturalmente il perché. Anche io dico sempre di non essere uno che si lascia influenzare da nulla, ma non sono certo che sia sempre così a prescindere dalla mia volontà e quindi ti credo poco.
      In merito al vino: sono il più fervente sostenitore che l’oggettività nel vino non esiste, soprattutto a livello di guide.
      Si parla di edonismo puro e di soggettive ma spesso autorevoli opinioni, utili solo se siamo certi che il degustatore si affidi alla bottiglia coperta. Quindi non possono esserci “sporchi pregiudizi” verso chi/cosa non conosce. Giusto?
      Dov’è che ho scritto “oggettivo”? Provo a sfogliare il blog…
      Le guide hanno fatto abbattere foreste a produttori la cui identità era radicata come una rapa sull’asfalto. Quelli veri o non l’hanno mollata o non l’hanno mai usata.

  12. Oggettivo l’ho scritto io 🙂 e infatti ti ho posto una domanda. Se quello della guida deve servire dovrà avere una sua oggettività se no fatico a capire come possa un produttore decidere a quale guida dare retta 😉
    Vuoi il nome di un artista che non mi piace? Pomodoro per esempio ma ce ne sono anche altri, chessò Fontana, Helmut Newton. Non mi piacciono perché non mi comunicano nulla e non mi lasciano nulla. Inoltre io non dico di non avere pregiudizi, lungi da me! Ne ho eccome, anche tanti. Ho scritto “mi informo dopo e non prima di andare alla mostra” sono quindi due cose diverse.

    Il problema della degustazione non è (per me) il coperto o lo scoperto. Quello certo toglie “preconcetti” a chi lo assaggia ma un vino non è tecnico. non è frutto surmaturo, crosta di pane, fieno tagliato, questo è solo il mero aspetto sensoriale ma non può fermarsi qui.
    Inoltre che senso ha degustare un vino senza abbinamento? Un grande vino è tale in abbinamento a qualsiasi piatto? e cosa fa un vino un “grande vino”? Un esperto (spesso spocchioso) che ne apprezza i profumi e i sapori?

    Le guide poi dovrebbero sparire per come sono fatte. La guida deve essere un elenco telefonico, una carta dei vini, senza giudicare il vino perché questo porta alla costruzione dei pregiudizi in acquisto e in assaggio. Hanno portato alla costruzione del vino in cantina per essere messi in guida, a fare vini concentrati e strutturatissimi per piacere ai palati viziati dei degustatori seriali.

    Come deve essere una degustazione? Non lo so, mica ho la verità in tasca io 🙂 ma sono per certo come NON deve essere e la strada per scoprire come sarà è tutta da percorrere.
    Io ho intenzione di percorrerla perché lo status quo non mi piace. Alcune delle cose scritte hanno senso: Jacopo fa una buona cosa quando mette sul tavolo degli amici le bottiglie coperte perché così si affinano i sensi (basta che non ci si limiti a gusto e olfatto) e non si viene condizionati dal sapere che si sta bevendo un bordeaux o un brunello uno sfurzat o il tavernello. Meno senso ha quando le bottiglia sono in fila a centinaia e ci si limita a sciacquarsi la bocca e sputare. Questo proprio non ha senso.

    1. Mi ha ingannato quel “credi davvero…”. Per un attimo ho creduto di aver scritto “oggettivo”, per come hai costruito la domanda…
      E qui siamo al punto: il problema è che nessun produttore deve dar retta alle guide!
      può essere però importante avere il parere soggettivo di uno che degusta 3mila vini all’anno da vent’anni, o no? Non vuol dire verità assoluta ma confronto.
      Non è che devo cambiare la mia filosofia aziendale perché il tipo della guida -che magari di lavoro fa il fornaio- mi dice che sarebbe meglio aggiungere 3 grammi di zucchero. Questo lo faccio solo se credo di non essere capace di fare il mio lavoro.
      Non vorrei tu facessi confusione: la tecnica del vino non sono frutta surmatura, crosta di pane, ecc. Queste sono alcune possibili caratteristiche organolettiche di un vino.

      “Inoltre che senso ha degustare un vino senza abbinamento?” qui stai scherzando vero?

    2. Roberto , ti faccio gli auguri per il percorso che intendi intraprendere. Desidero solo farti presente che il sapere cosa stai bevendo non è affatto un condizionamento, ma costituisce normalmente l’ambito entro il quale tu devi giudicare il vino. E’ poco serio giudicare un Barolo, un Bordeaux , un Brunello, un Borgogna o un Lambrusco con gli stessi riferimenti ad es. di colore, intensità corpo etc etc., o allo stesso modo degustare alla cieca un Franciacorta, uno Champagne, un Prosecco o un Moscato d’Asti, e dare dei giudizi che non tengano conto della tipologia di provenienza. In effetti anche Jacopo ha ben specificato che la degustazione alla cieca l’ha fatta con Chianti di Castelnuovo Berardenga. Per quanto riguarda le guide sono completamente d’accordo.

      1. Posso quindi dire che un Barolo lo si giudica dal colore? Dalla tonalità di granato? se ha la frutta giusta a naso? Per me non ha nessun senso. I colori, l’intensità etc etc non possono essere metro di giudizio per un vino. Sono caratteristiche che il vino assume in funzione della tipologia di uva utilizzata per farlo ma non devono essere il metro per giudicarlo.
        Se trovo un Lambrusco che ha un colore “diverso dal solito” ma è fantastico ed emozionante devo comunque dire che non va bene perché non rientra nei canoni? Se ha meno corpo “del solito” non posso apprezzarlo?

      2. Il colore ha una sua importanza in quanto può essere indice ad es. di come sta invecchiando il vino, della sua evoluzione, ma anche ad es. “se ce la stanno raccontando giusta”, secondo te come sono nati i primi dubbi sul fatto che qualcuno nel Brunello ci metteva il Cabernet ? ma comunque ha un peso limitato rispetto ad altri fattori quali ad es. la finezza, l’armonia e persistenza. Qui si sta parlando di giudicare un vino, e mi sembra che Giovanni si riferisse a giudizi quantificati in ventesimi, centesimi o simili, non si sta parlando di apprezzare o meno un prodotto perchè a te o a me piace, basandosi su un criterio di emozione e fantasticità un pò troppo relativo. Se a te piace un Barolo dolce e frizzante, nessuno ha niente da obiettare e sarà pure fantastico, ma se un consumatore si compra un Barolo, basandosi sulla tua valutazione, pensando di acquistare un vino secco, austero, giustamente tannico da abbinare a un brasato o altro magari non è d’accordo., o no.

  13. Ti rispondo prima all’ultima domanda: no, non sto scherzando 🙂 visto che il vino si beve a tavola. Assaggiare il vino per il vino per me ha poco senso, difficilmente mi berrò una bottiglia senza accompagnarla.

    alla domanda “può essere però importante avere il parere soggettivo di uno che degusta 3mila vini all’anno da vent’anni, o no?” rispondo no, non è per nulla importante visto che difficilmente il tizio in questione si berrà mai 20-50-100 mila bottiglie. Più facilmente l’unica sarà quella assaggiata per dare il giudizio al vino e metterlo sulla guida. Quindi chissenefrega di quello che pensa.
    Inoltre che senso ha dar retta ad UN parere SOGGETIVO? Si rischia di fare del vino che piace ad UNO e magari con gusti distanti da molti altri. Meglio i produttori che fanno il vino a gusto proprio e poi vanno in cerca delle affinità elettive tra i miliardi di consumatori possibili.

    Relativamente alla tecnica del vino lo so bene che non sono le caratteristiche organolettiche che comunque assumono una rilevanza maggiore di altri aspetti più tecnici perché sono quelle che vengono percepite anche dai meno eletti 😉

  14. Roberto, nella vita io e te facciamo cose diverse, diversissime.
    A questo punto non so più come risponderti perché siamo su due pianeti completamente diversi (non sto a dire quale sia meglio, ci mancherebbe) e questo si evince dalle prime righe: tu il vino lo bevi solo a pasto e non ha senso berlo in altro modo.

    Poi non capisco: che c’entra se uno si beve 2 o 100mila bottiglie? e ancora meno (ma ti ho già risposto sopra) il confronto non ti serve per il fare il vino che piace al degustatore della guida.. ma che hai capito? ma da dove le estrapoli queste cose?
    Ti prego, che ci metto così tanto a mantenere una certa calma… 😉

  15. Non capisco perché ti addebiti le mie opinioni… io lo dico e non tu 😉
    Io penso che a dar retta alle guide si fanno i vini che piacciono alle guide e non dico nulla che non sia successo e che da sempre succede. Può essere che io abito su un pianeta diverso. Perché sul mio pianeta è capitato che le guide elogiassero i vini barricati e moltissimi produttori si son messi a fare vini barricati; poi dissero che dovevano aver struttura perché a loro così piacevano e tutti giù a fare vini marmellata con almeno 14 gradi alcolici. E la storia continua. Le guide devono solo servire ad accendere il fuoco nel camino.

    Relativamente al bere 2 o 100.00 bottiglie: tener conto del parere di chi beve vino solo per farci su due righe su una guida non dovrebbe contare perché non è lui alla fine il vino lo compra.

    BYW io il vino lo bevo anche non a pasto ma di fatto il vino viene acquistato per stare sulla tavola, non dimentichiamolo.

    1. Cioè… non è che me le addebito, è che tu le poni con tono quasi accusatorio, come se scaturissero da cose che io sostengo. Tutto qui. 😉
      Roberto, ascoltami ti prego: non si deve dar retta a nessuna guida per produrre vino. Un produttore che fa un vino su consiglio dell’ipermontato degustatore della guida X di turno, è un coglione.
      E credimi, non tutti i guidaioli si permettono di dare consigli su come fare il vino. Da me non è mai venuto nemmeno uno.
      Però tra i guidaioli ci sono degustatori validi, dei quali mi interessa conoscere il loro giudizio perché a me piace confrontarmi con tutti, anche con chi compra il vino solo per mandar giù i bucatini della Sora Lella. E non mi interessa sapere cosa ne pensa del legno che ho usato, del profumo di fragola o della crosta di pane, mi interessa sapere se gli è piaciuto o meno e magari in cosa nello specifico.
      BYW che è?
      Il vino è parte integrante della tavola, è una portata della cena alla stessa stregua di un piatto. Non è un centrotavola.

  16. Quello è un refuso, sarebbe BTW by the way
    “Il vino è parte integrante della tavola, è una portata della cena alla stessa stregua di un piatto. Non è un centrotavola.” su questo siamo più che d’accordo. Oltre a essere d’accordo che non si deve fare di tutta l’erba un fascio. Esistono degustato ri che sanno andare oltre i tecnicismi, questo è indubbio. Ma vero è che di come dici tu “produttori coglioni” ce n’è tantissimi, così come ce ne sono stati in passato 🙂

    P.S.: il mio è un tono interrogativo non accusativo 🙂

  17. @ Giovanni Palazzi: grazie per la Lectio Magistralis 😉 so bene di che si parla e non sono scevro da per tipo di conoscenze tecniche pur non avendole approfondite (non sono sommelier).
    Ti do ragione in parte ma va da se che troppo spesso il giudizio di un vino si ferma a quei ventesimi (o centesimi). Un vino da 94 centesimi è un vino buonissimo? O forse solo aderente a certi canoni? E come definisci la “finezza”? Chi l’ha catalogata? è misurabile in maniera scientifica? Perché un conto è il colore o la brillantezza che possono dare indicazione dello stato di salute del vino altro sono misure aleatorie quali finezza, persistenza e armonia. E come questi metri si sposano con paradigmi differenti? Per esempio i vini torbidi? Un Brunello giocato sulle durezze non va bene perché non è armonico? e non è armonico in relazione a che parametri? Esiste un Brunello standard?
    Io posso dire che un metro è un metro perché esiste, per convenzione, il metro di riferimento e lo stesso vale per il chilo e il litro. Ma c’è LA finezza? c’è LA armonia? Se si, dove li conservano? 😉

  18. Sono un grosso consumatore di stagnola e sarebbe bello cominciare una serie di bevute a tema (“sangiovese” come tema è sufficiente, “chianti di radda” diventa troppo specifico, per far le pulci a chi ha fatto la bevuta base berardenga) non con lo scopo di vedere chi ce l’ha più lungo, ma con l’obiettivo di scoprire quante sfaccettature può avere un vitigno a seconda della sua provenienza o di come viene trattato, o di come può esser interpretata una denominazione.
    La cieca può servire anche a capire i gusti di altre persone per parametrizzarsi sul giudizio altrui, ho un amico che se mi dice che a lui un vino, pur senza difetti, non è piaciuto son quasi certo che a me piacerà, per cui se da una prima serata si da un seguito io sarei ancora più contento.

    Da come ho scritto, caro il mio Arcari, mi sembra chiaro che io voglia esserci alla bevuta (degustazione è roba da guidaioli) che vuoi mettere in piedi.

  19. Scusa Giovanni..se ho capito bene il mio vino verrebbe apprezzato di più se la “racconto” meglio?Insomma vado a fare un corso di teatro ? fammi sapere perchè ci tengo a far risaltare la componente territorial narrativa.av salùt ciao GP

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