La fabbrica della salute, la fabbrica della morte.

Ho partecipato all’assemblea pubblica per il no amianto a Gianico.

La cosa che mi è restata più impressa è che la tecnologia su cui sarà basato questo impianto è stata testata solo in laboratorio. In merito alla tossicità, le prime otto prove hanno dato “risultati parziali”, la nona “buoni”. Puntiamo su queste probabilità per bruciare 78.000 tonnellate all’anno  di amianto (con possibilità di aumento)  per i prossimi vent’anni?

Prima di tutto i rischi per la salute. Dobbiamo informarci sulle conseguenze che potremo avere sulle nostre esistenze, quelle dei nostri figli e dei nostri nipoti. Iniziare a parlare di mesotelioma. Cercare cos’è successo e cosa ancora sta succedendo a Casale Monferrato.

Tutto il resto viene dopo: il trasporto, le strade inadeguate, lo stoccaggio, gli imballaggi, la zona morfologicamente inadeguata a sopportare l’impianto, il voler cancellare gli investimenti in chiave turistica con un camino che, fino a prova contraria, può emettere fibre d’amianto.

La fabbrica della salute è lo slogan pubblicitario delle terme di Boario, che negli ultimi anni hanno goduto di investimenti da parte di un imprenditore camuno sicuramente legato al territorio, che crede nello sviluppo turistico e  così facendo ha creato posti di lavoro, che per mia personale stima superano i 30 promessi dalla fabbrica della morte. Distanza tra le terme e il sito industriale: 3 virgola 5 km.

Giovedì in regione si terrà la prima conferenza di servizio con oggetto la richiesta di valutazione di impatto ambientale di Scabi spa per la costruzione di questo impianto. Gli assessori di pd, lega e Idv si sono espressi contrari, alcuni sindaci camuni, CGIL e CISL e il comitato NO AMIANTO saranno presenti giovedì al Pirellone, per portare il dissenso del territorio anche attraverso le firme raccolte (e che si continua a raccogliere). Questa è solo la prima tappa di un lungo iter che potrebbe durare parecchi mesi. NON DEVE CALARE L’ATTENZIONE SU QUESTO ARGOMENTO, per non arrivare a lamentarci a giochi fatti senza esserci mai interessati della questione.

L’amianto va smaltito. Ma finché non avremo una tecnologia INNOCUA per farlo, preferisco venga stoccato in discarica e conservato. Non sarà la Valle Camonica, né – mi auguro –  nessun altro territorio e nessun’altra popolazione,  a fare da cavia su larga scala per tecnologie ancora chiuse in un laboratorio.

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One thought on “La fabbrica della salute, la fabbrica della morte.

  1. Che l’ennesimo scempio del territorio non sia utile per la Valle, pensavo fosse chiaro a tutti invece mi sbaglio.
    Quando si parla di territorio e turismo si tirano sempre in ballo esperienze come trentino, la valtellina, la valle d’aosta, ma il problema è che lo si fa senza prendere in considerazione un fattore, loro hanno una forte identità territoriale, quello che manca a noi.
    “La fabbrica della salute è lo slogan pubblicitario delle terme di Boario, che negli ultimi anni hanno goduto di investimenti da parte di un imprenditore camuno sicuramente legato al territorio, che crede nello sviluppo turistico e così facendo ha creato posti di lavoro, che per mia personale stima superano i 30 promessi dalla fabbrica della morte.”
    L’imprenditore di cui parli gli investimenti li ha sistematicamente ridotti così come le persone impiegate, ha venduto recentemente una parte del parco al comune di Darfo mantenendo le attività produttive e per una cifra spropositata rispetto al suo effettivo valore (8 milioni di euro), non ha mai cercato colloquio con albergatori o altri addetti ai lavori ritenendoli solo dei concorrenti.
    Il problema è proprio questo, finchè continueremo a farci governare da persone che cavalcano l’onda per prendere voti (si vedano lega e la sig.ra Rizzi ad es.) e poi fanno gli affari alle nostre spalle non andremo da nessuna parte.
    L’unica arma di cui disponiamo è l’amore per il territorio e il fatto di viverlo e contribuire a farlo conoscere come fai tu.
    Mi appello quindi a tutti i camuni perchè smettano di sputare nel piatto del territorio e comincino a creare una rete che consenta ad amici e conoscenti di conoscere il nostro territorio e le sue bellezze, che comincino ad essere orgogliosi di essere camuni e esportino questa identità oltre i confini della valle per far sì che queste ed altre idiozie (vd. ad es. le richieste di deviare il fiume oglio per installare centraline micro-idroelettriche!) smettano una volta per tutte.
    La terra non l’abbiamo ricevuta in regalo dai nostri genitori, ma in prestito dai nostri figli!

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