DISTRUGGERE UN TERRITORIO: LO STAI FACENDO BENE.

Ne avevo sentito parlare qualche anno fa, poi la cosa sembrava finire lì, nel fumo di una proposta insensata quanto assurda. Invece ieri sera, per caso, su facebook, mi imbatto in un volantino, nel quale si invitano i cittadini camuni a firmare contro UNO STUPRO DEL TERRITORIO che qualcuno sta pensando di mettere in atto.

“La ditta SCABI di Berzo Inferiore ha presentato in regione Lombardia in data 17 dicembre 2011 istanza volta ad ottenere il procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale e contestuale Autorizzazione Integrata Ambientale per la realizzazione di un Impianto di inertizzazione di materiali contenenti amianto in Comune di Gianico.”

A M I A N T O???!!!!!

Vi invito a leggere qui .  Tecnologia non ancora garantita. NON SI SA COSA USCIRA’ DA QUESTI CAMINI.

“L’impianto in oggetto prevede il trattamento delle lastre di amianto mediante un procedimento di “mineralizzazione” che non è mai stato realizzato in nessuna altro impianto né in Italia né in Europa. Il procedimento prevede il trattamento dell’amianto ad alte temperature per una trasformazione dello stesso in materiale inerte da riutilizzare in vari settori dell’edilizia.”

Si parla di SALUTE. Sapete cos’è un mesotelioma? Sapete cosa si rischia a respirare polvere d’amianto? VOGLIAMO ESSERE LE CAVIE DI QUESTA NUOVA TECNOLOGIA?

GIANICO è un tranquilla cittadina. Ogni dieci anni organizza un festa della Madonna. Ha una zona industriale ben separata dall’abitato e dal caratteristico borgo. Confina con Darfo Boario Terme, e lì vicino c’è Montecampione, stazione sciistica. A 5 km c’è il lago d’Iseo. Non è difficile capire che per IL TURISMO (scolastico, di piacere, storico-culturale, o eno-gastronomico) questo sia una pugnalata.

Il primo sito italiano proclamato patrimonio dell’UNESCO è a 26 km da dove si vuole costruire un megaforno  sempre acceso a 1200° C , che brucerà tonnellate di materiali contenenti amianto, che arriverà su comodi camion che a Brescia molleranno l’autostrada, attraverseranno la Franciacorta, risaliranno il lago d’Iseo per terminare il loro lungo viaggio tra le calde braccia della Valcamonica.

Che conseguenze avrà la nostra agricoltura? E gli allevamenti posti a meno di 1 km dalla struttura? E i nostri vigneti? Davvero vogliamo mettere a rischio le nostre vite, lo sviluppo turistico della Valle per un pugno di polverosi posti di lavoro?

Nei prossimi giorni il consiglio della Regione Lombardia dovrà esprimersi in merito.  Nel frattempo, tutti a firmare la petizione del comitato NO AMIANTO A GIANICO, sostenuto tra le altre cose dal sindaco e dall’amministrazione comunale, che ha già trasmesso alla regione tutte le contrarietà in merito alla realizzazione del nuovo impianto.

DOMENICA 15 GENNAIO, DALLE 9,30 FINO ALLE 12,00 RACCOLTA FIRME A GIANICO, IN PIAZZA ROMA, PER ADERIRE AL COMITATO NO AMIANTO.

AL COMITATO LA DISPONIBILITA’ DI UTILIZZARE QUESTO BLOG PER AGGIORNAMENTI.

DIFENDIAMO IL TERRITORIO, E’ LA COSA PIU’ PREZIOSA CHE ABBIAMO.

comunicato stampa comune di Gianico

raccolta firme

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28 thoughts on “DISTRUGGERE UN TERRITORIO: LO STAI FACENDO BENE.

  1. mia sorella è morta di mesotelioma pleurico… ha lavorato in una fabbrica negli anni ottanta dove si utilizzava l amianto come il pane… è morta a 57 anni dopo un anno di atroci sofferenze… massima attenzione si deve isolare e proteggerci da questa schifezza inventata dall uomo… lasciate perdere forni … ribellatevi io sono con Voi

  2. Dei miliardi di metricubi di amianto stoccati per tutta l’italia qualcosa bisognerà fare, fingere che non esistano non risolve il problema. Un impianto analogo a quello che si vorrebbe realizzare, anche come grandezza, esiste in Francia.
    Si leggono anche cretinate, come quella che l’amianto se raggiunge un corso d’acqua evapora con la medesima e ci cade in testa con la pioggia. BIsogna informarsi bene; vale per l’amianto quello che si è sempre detto per l’Aids, se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide. L’amianto non emette radiazioni.

    1. Non mi pare che qui si finga che non esista il problema. Come dice lei, “bisogna informarsi bene” e la stessa cosa dovrebbe farla chi propone un’opera simile sul territorio.
      Se esistono dati scientifici in grado di dimostrare al 100% che questo impianto non avrà alcun impatto sul territorio e sulla salute dei cittadini, non esiti a mostrarli.
      Gli unici dati certi e dimostrabili, per ora, sono che l’amianto ha fatto un mare di vittime e inquinato in ogni dove, pur non essendo radioattivo.

    2. Posso condividere fino a metà sopratutto che qualcosa bisogna fare….ma il punto non è che fare so benissimo che cosa è l’impianto presentato…potrebbe funzionare anche benissimo ma….c’è dei ma molto molo forti…primo stoccare e riempire l’area dello stabilimento di Gianico vorrebbe dire avere una capienza di assorbire una enorme quantità di amianto e qualcuno incanalerebbe un UN BARCONE di milioni di euro e e e poi se fallisce ….i soldi li ha messi in tasca e l’amiano è qua accatastato che poi lo smaltisce…..noi a spese nostre mentre qualcuno mangia il pollastrino per i suoi anni di vita….inoltre per scaldare il forno a 1300 gradi per permettere la vetrificazione dell’amianto che usano??…gas metano…corrente ..oli pesanti…oppure oli di trasformatori elettrici ce n’è una barca in giro da smaltire è pericolosissimo…gomme di auto ce ne sono a bizzeffe….rifiuti speciali di ogni tipo e genere….anche questo è un problema…perchè la stessa proposta non è stata fatta per gli stabilimenti che ci sono a Berzo….che sono più piccoli e hanno meno capacità di stoccaggio….

      1. tutte le aziende della valcamonica oggi usano bruciatori a gas metano per scaldare i forni di preriscaldo dei laminatoi, delle forge ecc. Con i rifiuti speciali non si portano i forni a 1300 gradi e l’olio dei trasformatori elettrici è si pericoloso ma non piu’ dell’olio presente nella tua macchina. L’olio dei trasformatori era veramente pericoloso quando conteneva PCB! Il PCB non è piu’ additivito all’olio dei trasformatori dal 1970. L’olio dei trasformatori che oggi viene usato è una sostanza piu’ raffinata (e piu’ pulita dal punto di vista chimico) del gasolio o della benzina che bruci nella tua macchina. E comunque l’olio non si brucia perchè quando esce dai TR va direttamente in raffineria! Se poi vuoi sapere un’altra cosa i trasformatori che contengono un barca di olio come tu dici sono proprietà delle aziende elettriche e quando venduti (come rifiuto o non) l’olio deve essere obbligatoriamente conferito al consorzio obbligatorio degli oli usati. che provvede a portarlo in raffineria. Tutto il percorso del rifiuto è specificato da un FIR (formulario rifiuti). Ognuno puo’ sostenere la sua opinione in merito al sistema di abbattimento che vogliono costruire ma cerchiamo di non fare di ogni erba un fascio che generalizzando in questo modo si fa scaderfe solo la conversazione.

    3. A giulio. Impianti di combustione di materiali di scarto di amianto come quello che vogliono fare a Gianico non ce ne sono in Europa. Questo procedimento è stato sperimantato solo in laboratorio con piccole quantità e non è mai stao applicato concretamente

  3. In effetti nella mia struttura ci sono ricercatori che hanno studiato a lungo il problema; ad oggi l’unica via che abbiamo per distruggere l’amianto è portarlo a temperature molto alte. La finalità è quella di demolire il telaio cristallino del crisotilo (e dei suoi compagni); alla fine ne otteniamo silicati diversi ed innocui.

    L’idea in se è valida, il problema è la perizia di chi svolgerà il lavoro!

  4. Sicuramente è dannoso x tutti (uomo e ambiente) xò se non si da la possibilità ad una azienda di creare una struttura giusta con le varie fasi di mineralizzazione e con la giusta manutenzione dell’impianto il problema ci sarà sempre. Al posto di creare un comitato x raccogliere le firme contro l’impianto x’ non si crea un comitato che controlli come viene eseguito il lavoro di smaltimento? Tutto il mondo è pieno di amianto qualcuno prima o poi dovrà creare qualcosa x eliminarlo!
    Poi non sarà un problema un forno a 1200°c, calcolate che le acciaierie x creare un lingotto utilizzano anche forni a maggior temperatura.
    Scusate se con la crisi di lavoro che c’è se una ditta costruisce un impianto di smaltimento da lavorare x tanta gente.

    1. “Scusate se con la crisi di lavoro che c’è se una ditta costruisce un impianto di smaltimento da lavorare x tanta gente.”
      Ermes, ma che immane puttanata sta dicendo?
      Antepone l’interesse economico alla vita delle persone esattamente come hanno fatto -e continuano a fare- molti politici e amministratori corrotti, si rende conto?
      E poi, ci vada lei a lavorare nell’impianto di smaltimento d’amianto. Mille euro al suo mensile li aggiungo io.

    2. Forse Ermes non è bene informato. Per quanto riguarda il controllo da parte di un ente pubblico non è previsto nel progetto, e le istituzioni preposte (arpa) hanno già fatto sapere che non sono in grado di effettuare controlli sistematici. L’aria della Valle è già inquinata, abbiamo un tasso di tumori ai polmoni più alto del normale ma grazie a bustarelle arrivate in provincia chi doveva essere fermato continua tranquillamente tranquillamente la sua opera….almeno l’amianto lo eviterei…
      Non ci devono rimettere i nostri figli.

  5. proprio ora……
    per anni le fabbriche in vallecamonica hanno mantenuto
    l’aria insalubre con le emissioni in atmosfera,
    per anni il colore dell’acqua dell’Oglio
    ha mantenuto un colore poco naturale…

    Ora, che sembrava migliorato qualcosa…
    si sceglie il posto logisticamente migliore
    dell’alta Italia per dare una mano ad una
    valle che di suo ha già tanti problemi.

    Considerando le eccellenti (appena sufficienti) strade che servono la
    valle, le conseguenza presunte dell’inquinamento indotto
    da un forno del genere, il relativo andirivieni di mezzi
    da “tutta Europa”
    saranno una manna….
    oppure esistono possibili dislocazioni migliori?

    chi è quella mente eccelsa che ha pensato che
    Gianico è luogo adatto?

    se è così sicuro fatelo in città, vicino all’inceneritore…..

  6. A QUESTO PUNTO SI FARA’ LA FINE DELLA TAV,E SPERO CHE LE NOSTRE FORZE DELL’ORDINE STIANO DALLA NOSTRA PARTE,PERCHE’ MI SA CHE SARANNO LORO L’AGO DELLA BILANCIA!!!!!DEVONO DECIDERE DA CHE PARTE STARE,CON LA PARTE CORROTTA E MAFIOSA O CON IL POPOLO!!!!

  7. ma come si può concedere la VIA ad una ditta che vuol utilizzare un procedimento mai utilizzato prima e di cui quindi non esistono parametri ?

    e il trasporto come viene garantito in sicurezza, penso all’eternit un materiale tra i più friabili che esista ?

    ma le amministrazioni del comprensorio cosa fanno, dormono ?

    bisogna fermare questo scempio !

    1. Massimo, il trasporto dell’eternit viene periodicamente fatto dai cantieri dove viene smantellato (secondo determinate procedure che sto’ a spiegare) ai siti di stoccaggio . La tecnica che si usa per il trasporto è quella dell’incapsulamento. Una volta rimosso il componente da addetti formati (dall’asl) l’eternit viene incapsulato con il polietilene e caricato sui camion.
      Altra cosa, l’eternit non è friabile, l’eternit è cemento con amianto ed è per nostra fortuna uno dei casi in cui non c’è possibilità di dispersione di fibre se non nel caso in cui si vada a rompere la lastra o a grattarla con il flessibile!!!

      1. L’eternit non è friabile se in buono stato, ma se esposto agli agenti atmosferici lo diventa, se così non fosse quale sarebbe il rischio , visto che è tossico per inalazione? Tra l’altro ricordo che una buona parte della distribuzione dell’acqua potabile è costituita da tubazioni in fibrocemento contenenti amianto, non costituisce pericolo proprio perchè non viene inalato.
        La rimozione dell’eternit, che avviene sotto il controllo dell’ASL, prevede in prima battuta un trattamento con un liquido fissante che ha proprio lo scopo di limitarne la dispersione delle fibre, quindi viene rimosso e incapsulato.
        Su internet è presente l’archivio delle Via (valutazioni di impatto ambientale) della regione Lombardia (denominato Silvia) e qui potete trovare tutte le info relative ad es. all’impianto di Gianico e anche altro. Sulla carta tutto è ok ma per esperienza (non nel settore specifico) so che spesso e volentieri le procedure vengono disattese o non contemplano tutte le “variabili” e quindi se proprio si vuole realizzare un forno di questo tipo lo si faccia in un area il più isolata possibile e con controlli restrittivi concordati con autorevoli associazioni ambientaliste , consuetudine adottata ad es. da multinazionali che non vogliono avere grane di alcun tipo.

      2. Buongiorno Giovanni, ci tenevo solo a precisare a Massimo che l’eternit non è classificato tra i materiali contenenti asbesto come friabile. Vero è ciò che tu dici che se esposto agli agenti atmosferici se non trattato col fissativo può degradare e disperdere fibre. Ecco perchè mi farebbe piacere che venisse dato un termine a tutti per smantellare e bonificare tutti i tetti in eternit che ovunque sono ancora presenti. La regione lombardia fece uno studio (mai pubblicato) tramite foto aeree dei metri quadri di tetti in amianto ancora presenti…. in valcamonica la percentuale è molto alta!

  8. Anche a Capriolo (franciacorta) la voce di un impianto di trattamento per l’amianto è insistente… che ci sia un nuovo business tossico ad alto rendimento? Uno dei consiglieri di minoranza mi ha detto che uno dei primi aspetti da monitorare sarebbero il trasporto e lo stoccaggio del materiale da trattare. sul tipo di trattamento i dubbi invece sono moltissimi

  9. quando leggo queste notizi mi corre sempre un brivido lungo la schiena,,,l’uomo agisce con una stupidità e leggerezza sentendosi immune dai suoi stessi errori e conseguenze…

    l’eucazione all’ambiente è ancora flebile e fragile come un neonato, mentre la cultura del soldo facile rimane visceralmente attaccata.

    non so se anche chi non abita nella regione lombardia può firmare la petizione… se sì lo faccio subito

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