Il Festival Franciacorta a Erbusco, non si fa più! (seconda puntata)

Sono settimane che da ogni parte d’Italia c’è chi mi scrive, mi telefona o semplicemente m’incontra e mi chiede lumi su date, orari e programmi della manifestazione che un tempo, portava una fiumana di gente a Erbusco nella splendida cornice di Villa Lechi.

Questa manifestazione con la sua bella e democratica formula non esiste più, quindi smettete di chiedere e mettetevi il cuore in pace: dimenticatevi di poter confrontare in tempo reale ciò che produce tizio rispetto a caio. Il confronto costruttivo non sà dà fà!

Per il secondo anno il consorzio ha confermato il Festival Franciacorta in Cantina che fa presupporre la necessità di avere una cantina non solo come luogo di trasformazione delle uve, ma come una sorta di struttura ricettiva nella quale si potranno intrattenere gli ospiti tra stelle filanti, sorrisi smaglianti e bottiglie che fanno il botto. Quindi, se la vostra sede più che assomigliare al Billionaire, sembra la casa dei Bradford siete fottuti, perché non c’è spazio per nessun altro.

Ne avevo già scritto QUI e dal Consorzio mi era stato risposto così: “caro Arcari, non puoi immaginare la quantità di pubblico che è accorso nelle varie cantine. I produttori sono tutti entusiasti”. Un successo che, facendo una ricerca in rete, pare ravvisato solo dal Consorzio e da qualche azienda.

Beh, nell’italietta nostra, che gioisce ancora perché  –anche quest’anno- si produrranno più ettolitri rispetto ai cugini d’oltralpe e non ci si preoccupa del valore unitario di quanto si produce, o ancora, non ci si chiede se questa super produzione avrà effettivamente un mercato o meno… non mi stupisco più di niente e consiglio anche a voi di fare lo stesso.

In ogni caso, per chi volesse informazioni in merito al prossimo “Festival Franciacorta in Cantina” le può trovare QUI.

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39 thoughts on “Il Festival Franciacorta a Erbusco, non si fa più! (seconda puntata)

  1. Concordo pienamente Giovanni, ho fatto in tempo una volta ad esserci nell’ultimo Festival di Franciacorta organizzato in quella “cornice” meravigliosa ed affascinante, ed ho molta nostalgia di quel tipo di organizzazione. Non metto in discussione il fatto che molti produttori siano felici anche della soluzione attuale, ma l’impatto emotivo di Villa Lechi è un qualcosa che davvero lascia un gran bel ricordo. So che questo sfogo…un pò come il tuo….sono solo delle “modeste” gocce in un “mare” di interessi e poteri forti…..ma per fortuna possiamo ancora esprimere il nostro nostalgico ricordo di quel Festival…..e siccome molti ti domandano…..vuol dire che nell’appassionato quella soluzione era molto amata. Ma non sempre la democrazia la spunta…..evidentemente a qualcuno questa formula porta maggiori vantaggi……non so quali…..ma tu che vivi quotidianamente quel territorio forse la risposta te la sei già data!

  2. Buonasera!
    Quoto in toto il suo articol!
    Eccellente!
    Anche io la penso come lei, e aggiungo, che le piccole cantine, con questa formula, se non si svenano per organizzare un evento e pubblicizzarsi da sole, che fanno?
    Si sà, si piegano e via…sotto la sudditanza dei “grandi”…dei soliti “grandi”…
    In questi soli, per fortuna, 2 anni, di bruttissimo festival in cantina, appunto una sorte di cantine aperte, casualmente, e dico casualmente, le grandi, hanno aumentato la loro fama, tanto da sentire per l’Italia “ah Franciacorta…ah si…Cà…!!!” No le dico la mia risposta…
    Trovo assurdo poi, che il consumatore, commerciante, appassionato, non possa più confrontare, in presa diretta, per confrontare la veritiera bonta dei vini.
    In più se si pensa anche all’economia, i vari visitatori, devon pagare, per ogni cantina un tot, e aggiungiamoci in più gli spostamenti in auto, il carburante etc, i famosi e “tantissimi” 30/40€ per entrare in Villa Lechi, risultano bruscoletti!
    Mi chiedo poi, ma il consorzio, piuttosto che “buttare” soldi per certe manifestazioni, e soprattutto mi ha scandalizzato, vedere quelle, alcune, brutture d’arte, perchè non investe ancora nella vecchia formula democratica del festival???
    Soprattutto mi chiedo, ma i consorziati, quando hanno votato, il presidente e i suoi vice del consorzio, dov’erano???
    Saputo il risultato dell’elezione dissi “bene, le piccole e vere realtà vitivinicole franciacortine, verranno pian piano fatte sparire”…
    E poi…non ci vuole Einstein se almeno l’80% circa delle persone vuole ancora la vecchia formula…

  3. ..e cosi non e’ piu’ una rassegna dei vari Franciacorta ma bensì un’altra data di “cantine aperte”.. che son tanto belle per chi vuol fare un giro ma che poco hanno a che fare con una rassegna che ti dava la possibilità di avere nello stesso posto lo stesso giorno tutte (quasi) le cantine della franciacorta e ti consentivadi avere una panoramica completa dei vini…
    io mi stupisco ancora quando si sprecano occasioni…..

  4. Ringrazio Giovanni Arcari per aver postato l’argomento Festival Franciacorta in cantina e ritengo sia opportuno intervenire nella discussione con l’unico intento di chiarire meglio alcuni aspetti.
    La scelta dello scorso anno di modificare la formula del tradizionale Festival di settembre, principale manifestazione dedicata al Franciacorta e grande vetrina per le cantine del territorio, fu presa dal Consiglio d’Amministrazione del Consorzio esclusivamente dopo aver preso atto di alcuni elementi oggettivi scaturiti a seguito dell’ultima edizione svoltasi a Villa Lechi e Casa Marchetti di Montestrutto nel 2009.
    In quella edizione furono ben 62 le cantine partecipanti, un numero record che costrinse il Consorzio a trovare una soluzione logistica per poterle accogliere tutte, individuando appunto Casa Marchetti, situata accanto a Villa Lechi. In vista dell’edizione 2010 vi furono ulteriori adesioni da parte di altre 7 cantine e sarebbe stato da irresponsabili organizzare il Festival nel medesimo luogo, senza la possibilità di offrire un contesto adeguato ai produttori e soddisfando contemporaneamente le attese dei visitatori. Infatti già nell’edizione 2009 le presenze avevano abbondantemente superato la quota di 6000 con alcuni disservizi. L’edizione del 2010 ha registrato la presenza di 15000 persone. Quindi il Consiglio d’Amministrazione del Consorzio, in previsione di un maggiore afflusso, ha cercato soluzioni alternative a Villa Lechi che potessero offrire adeguati servizi (parcheggi, servizi igienici, spazi per degustare) arrivando perfino a valutare l’ipotesi di utilizzare la Fiera di Brescia, lasciando la Franciacorta. Ma tale ipotesi fu scartata perché il Festival non è mai stato solamente uno spazio di degustazione, essendo invece un’ideale vetrina per tutto il territorio che trasmettesse in modo inequivocabile valori intrinsechi di eleganza, bellezza e piacere che sono propri del Franciacorta ed il suo territorio. E così, seppur a malincuore, si è dovuto prendere atto che in Franciacorta oggi non esiste uno spazio che unisca bellezza, superficie adeguata e servizi che garantiscano di poter offrire a un pubblico sempre più numeroso un’accoglienza di assoluta qualità, in linea con la politica che da sempre il Consorzio persegue. Si è quindi preferito modificare la formula decidendo di restare in Franciacorta valorizzando le cantine (le loro differenze, le loro unicità) ed il territorio, dando anche l’opportunità al consumatore di poter così acquistare le bottiglie direttamente alla fonte, piuttosto che mantenere a tutti i costi il format storico spostandosi fuori dal nostro territorio in spazi che nulla avrebbero avuto in comune con i valori espressi dal Franciacorta.
    Grati se vorrete suggerire eventuali soluzioni alternative che saremmo felici di poter valutare per l’edizione 2012, vi saluto cordialmente

    Francesco Angius – Ufficio stampa

    1. Certo che qualcuno li dentro ha davvero dei gusti discutibili e persevera pure… la Fiera di Brescia è uno dei posti più brutti per organizzare cose del genere. Per organizzare.
      Non si poteva utilizzare l’adiacente Villa Longhi -usata nel 2009 per il concerto della Vanoni- attrezzandola per ospitare qualche azienda?
      Non è necessario trovare un unico posto, ne andrebbero bene anche tre e magari non necessariamente attigui ma collegati con un servizio di bus navetta (così da non congestionare il traffico della zona e limitando l’inquinamento). Un parcheggio fuori dall’autostrada potrebbe essere la zona industriale e il campo dove si fa solitamente la festa de l’unità.
      A parte le idee per eventuali soluzioni, voglio farti capire che il problema di questa nuova formula è un altro. Capisco “Si è quindi preferito modificare la formula decidendo di restare in Franciacorta valorizzando le cantine (le loro differenze, le loro unicità) ed il territorio…” ma così si va a discriminare chi ha dovuto fare una cantina più per lavorare, che per fare le feste. Così, pare serva un contenitore da favola per avere un contenuto degno di nota e questo non è vero(le degustazioni alla cieca lo dimostrano spesso).
      Ritengo che la formula precedente fosse, oltre che equa, la miglior occasione per il consumatore e per il produttore per crescere.

  5. Caro Giovanni, sai che ti voglio bene, che ti considero un vero AMICO, ma devo dirti che questa volta non sono d’accordo con te, e non condivido il tuo attacco alla scelta, obbligata, come ha chiarito bene nel suo intervento Francesco Angius, del Festival Franciacorta decentrato in giro per le varie cantine, invece di un Festival Franciacorta come siamo stati abituati a conoscerlo nelle sue prime edizioni, in una unica sede, Villa Lechi a Erbusco o l’Abbazia di Rodengo Saiano.
    Continuo a pensare che non sarebbe stato umiliante per nessuno o riduttivo se alcune piccole e valide aziende che non dispongono di strutture atte a ricevere i visitatori avessero accettato l’offerta, di cui si é parlato in sede di discussione, ma poi non se ne é fatto nulla, di essere ospitate presso aziende più grandi che dispongono di strutture ricettive.
    In questo modo gli appassionati avrebbero potuto conoscere i Franciacorta anche di aziende che purtroppo, non parteciperanno al Festival Franciacorta in cantina 2011.
    Un forte abbraccio e a disposizione per ospitare, su Lemillebolleblog, un tuo intervento sulla formula attuale del Festival in cantina.
    Franco Ziliani

    1. Franco, ti ringrazio per il tuo intervento e sai quanto ti stimi, ma non posso condividere.
      In parte ti ho risposto nella replica a Francesco che stavo postando mentre arrivava il tuo scritto. Per quanto concerne l’ospitalità da parte di aziende più ricettive, sono felice che non si sia attuata perché questo dimostra l’orgoglio di tanti produttori. Da Ca’ del Bosco (per dirne una) voglio andarci per bere i loro vini e non per sbicchierare i miei.
      Credo fortemente che una formula proposta da un consorzio, in quanto tale, debba essere equa e attuabile da tutti con i propri mezzi. Questa non lo è.
      Un abbraccio. 🙂

    2. Ziliani, in tanti anni che leggo molti dei tuoi interventi riguardanti l’eno mondo, questo è il più orrido che mi sia mai capitato. Non posso credere che veramente credi a quello che hai scritto. Non posso neanche credere che ti tremino le ginocchia di fronte a Zanella. E allora perchè?

      Non tutte le piccole aziende hanno a disposizione spazi, personale e strutture per ospitare molte persone. Dippiù, secondo te il popolo bue dovendo decidere se andare tra Bellavista e (per esempio) Cola, dove andrà? E tra Ca’ del Bosco e Faccoli? E tra Monte Rossa e La Valle? Suvvia, questo tipo di decisione ha tutta l’aria di essere un modo per attirare più attenzione sui gr…ossi (stavo scrivendo grandi, sia mai!!!) e penalizzare i piccoli. Ancora una volta andrò da (in piedi please) Gigi Balestra in quel giorno…. ops, ma tanto lui non avrebbe partecipato neanche a villa Lechi.

      Il consorzio si dimostra molto provinciale in questa decisione!
      puah

  6. Concordo pienamente con la replica del Sig. Arcari al Sig. Angius.
    Io ribadisco che questa formula, per me, è solamente una seconda edizione di Franciacortando o Cantine aperte.
    Il paese di Erbusco, avrebbe ben accettato di avere ancora il Festival “vecchia maniera”, il paese, con i suoi palazzi, si presta benissimo.
    Oltre le 3 ville già elencate, ci sarebbe stato anche il palazzo Comunale, con il suo bellissimo parco, anche lo stesso Oratorio, si offre bene con un bel porticato e spazio.
    Spazi di ricezione ad Erbusco ce ne sono, si poteva benissimo organizzare dei punti di parcheggio, bus navetta ( gia presenti in passato) come fanno in tantissime altre “fiere”.
    Già Villa Longhi, sarebbe stata perfetta per affrontare un percorso, soprattutto sarebbe stato molto più distensivo e meno incasinato con spazi verdi a disposizone.
    Niente mi distoglie affatto, che questo modulo di Festival, è un capriccio “politico” di alcuni consorziati.Io la vedo così.
    Non sò poi come faccia a dire il consorzio che le cantine sono tutte contente…mah!
    Io ne sento parecchie non contente di questa formula, senza parlare appunto dei consumatori o come volete chiamarli.
    Se si proponesse un sondaggio, non sò se il consorzio avrà la meglio…
    Spero, come sperano in tantissimi, che l’edizione 2012 cambi radicalmente, non proprio radicale, ma che torni “la vecchia maniera”!

  7. @ il chiaro
    E secondo lei dovrei rispondere ad una persona che si rivolge a me dandomi del servo e del pavido al servizio del presidente del Consorzio (che tra l’altro é mio amico dal 1984?).
    Impari a rivolgersi al prossimo senza insultare e offendere (tra l’altro a me le ginocchia non tremano di fronte a nessuno, tantomeno davanti ad un amico) e forse quello che scrive verrà preso in considerazione e degnato di una risposta

    1. infatti ho scritto che “non posso credere….”.
      Se l’italiano ha ancora un significato io di offese non ne leggo. Tanto meno le parole “servo” e “pavido”.

      Tornando al tema ribadisco che un festival di Franciacorta così pensato ogni produttore se lo può fare autonomamente tutto l’anno invitando chi meglio si crede.
      Il consorzio ha stabilito che cantine aperte è meglio di un bel banco di assaggio dove il ristoratore, l’enotecaro, ma anche il privato consumatore può darsi l’idea di cosa preferisce da un confronto vero: capisco tante cose.
      E’ proprio vero che per certe aziende il fumo negli occhi è la tattica per “convincere” il cliente, se invece si passa al contenuto….

  8. invito anche il padrone di casa, l’amico Giovanni, a fare sì che gli interventi che ospita siano improntati al dialogo e al rispetto per l’altro, non all’offesa gratuita (e sciocca) in “stile” il chiaro…

  9. Cose sparse: l’azienda il pendio (Gigi Balestra) non è più di Gigi Balestra.
    Dal primo gennaio scorso è di Michele Loda. Questo per rendere giustizia al lavoro di Michele.
    Chiaro, a volte mi sembri un protagonista de “i guerrieri della notte”.
    Franco, hai ragione il dialogo non ne giova di certo e non voglio che qualcuno venga offeso così dal nulla. La seconda parte del post di Chiaro è comunque da prendere in seria considerazione.

    1. Sapevo del passaggio di mano dell’azienda, ma non posso credere che Gigi non vigili sul suo gioiello. E poi tanto vino che riposa in cantina adesso è opera ancora del Balestra.

      Sulle offese a Ziliani: non è mio intento offendere nessuno, anzi, ho stima in Ziliani per cui “non posso credere” che davvero pensi quel che ha scritto. Non mi pare sia di difficile presa come concetto.

      Guerrieri della notte: dai da bravo, io sono soltanto uno che se vede una cosa cerca di chiamarla con il suo nome. Certi equilibrismi li lascio ad altri che ormai ho una certa età.

  10. secondo me il problema non è solo la mancanza di spazi recettivi (ammetto che in cantina, on avendo spazio, non organizzo mai niente, non posso), il rpoblema è soprattutto la mancanza di un confronto diretto.
    questo è fondamentale per la crescita di un territorio.
    con l’attuale formula tutto ciò non è possibile.

  11. Bene ho appreso oggi che chi scrive testualmente
    “Ziliani, in tanti anni che leggo molti dei tuoi interventi riguardanti l’eno mondo, questo è il più orrido che mi sia mai capitato. Non posso credere che veramente credi a quello che hai scritto. Non posso neanche credere che ti tremino le ginocchia di fronte a Zanella”, contemporaneamente afferma che “non è mio intento offendere nessuno, anzi, ho stima in Ziliani”
    il chiaro, o lei ha una personalità doppia, o non conosce l’italiano o si sta arrampicando sui vetri. O é ipocrita. Scelga un po’ lei…

    1. evidentemente la stima che ho per te è mal riposta (nonostante il grosso lavoro fatto per la tutela del rosso di montalcino e altre “battaglie” che hai portato avanti): veramente pensi che la formula delle cantine aperte sia meglio del festival inteso come banco d’assaggio dove il confronto è diretto, immediato e non mediato da scenografie che con la qualità del vino niente hanno a che fare?
      E di fronte a qualche post che si può leggere qui sotto davvero non si riesce a rimettere in gioco le proprie idee?

  12. Dopo discussioni sulla qualità dei vini, su cui ci sarà da ritornare, in questo caso do ragione al 101% a Giovanni Arcari. Questa è una formula in cui si dà un enorme vantaggio ai produttori “scenografici”, i quali forse temono il confronto diretto con qualcuno che magari non accoglie i visitatori nel Taj Mahal ma che fa delle bollicine più interessanti. Come se Juventus-Chievo cominciasse già sull’1-0.

    Siria

  13. Juve Chievo inizia sempre dal 2-0, a dire il vero: a dire il vero, da appassionato, anche se nella bolgia o qualche disservizio che sento nominare ma che non ho mai riscontrato nelle ultime tre edizioni del Festival a Villa Lechi, la formula Festival in Cantina non mi garba, e infatti già l’anno scorso praticamente visitai una sola cantina, quest’anno manco quella….

  14. ragazzi, m’è andata di “culo”!
    Il signor “il chiaro”, che invito a darmi del lei, dice che ha stima per me e scrive, su di me, quello che ha scritto nei miei confronti. Chissà cosa avrebbe detto se non avesse avuto “stima” per me… 🙂 Forse mi avrebbe paragonato ad Osama Bin Laden…

  15. Posto un mio intervento nel blog millebolle. Mi sembra che qui il dialogo sia (quasi) più improntato ai temi sostanziali che alle questioni personali. Sig. Arcari mi piacerebbe avere una sua opinione su quello che scrivo. Grazie.

    “Sono un consumatore di Franciacorta da ormai vari anni. Ho partecipato a 3 edizioni del festival (un’Abbazia Olivetana e due Ville Lechi).
    Quando ho saputo del cambio di formula non sono più venuto (e come me hanno fatto i miei 5 amici con cui venivo abitualmente).
    Mi permetto solo di obiettare che:
    1) è la prima volta che sento giustificare una modifica di una formula per troppo successo. La cosa mi lascia perplesso. Correggetemi se sbaglio, ma credo che il Consorzio abbia gente pagata per organizzare manifestazioni e pianificare momenti di degustazione e avvicinamento delle associate ai possibili clienti.
    Tra l’altro quei numeri di avventori accorsi all’evento potrebbero spaventare se uno non ha conoscenza di come funzionano certe manifestazioni. Altrimenti, mi pare proprio, che siano numeri assolutamente “gestibili” per una macchina che è composta non di volontari ma di gente che lavora per promuovere il proprio prodotto. Qualsiasi manifestazione di promozione di prodotti (fatevi un giro sui siti di qualche evento paragonabile tipo: Cheese a Bra) fa numeri sicuramente maggiori, peraltro senza fare pagare un ingresso (di 30 euro a persona x 15.000 = 450.000 oltre sponsors e compagnia bella. Ne viene fuori un quadro economico di un certo rilievo che consente di servirsi di professionisti nel settore senza dover fare economia). Questo quadro mi fa ritenere che sia stata più una decisione “politica” (in senso lato chiaramente) che pratica. Anche perché se una manifestazione portasse questi numeri in qualsiasi comune d’Italia chiedendo disponibilità di posti e logistica, credo che qualsiasi Sindaco, stante la situazione economica attuale, farebbe carte false per ottenerla.
    2) Vorrei che qualcuno mi rispondesse su questo: ma un consorzio non dovrebbe lavorare maggiormente per i piccoli produttori? Mi spiego meglio: i grandi produttori riuscirebbero a vendere con o senza consorzio, aldilà delle manifestazioni organizzate e anche se dovessero operare sul mercato da soli. Quindi, il buon operato di un Consorzio del genere dovrebbe misurarsi: a) sulla altissima qualità dei prodotti; b) sulla capacità di far conoscere quelli che non potrebbero altrimenti essere conosciuti con forza propria. Perlomeno questo ho sempre pensato che sia lo scopo di un’associazione che altrimenti non ha senso che esista. Nel momento in cui, scegliendo una modalità di festival come quella attuale, tutti i piccoli produttori sollevano critiche, significa che c’è qualcosa di profondamente ingiusto in quello che si è fatto. Chiaramente la buona fede è sempre il presupposto, ma per dirla come Agostino: errare è umano, ma perseverare…
    3) Questa è una notazione personale: io ho deciso di bere solo i piccoli. Non perché i grandi non mi piacciano, ma perché ci sono anche ragioni etiche e di sana “passione” che mi spingono a scegliere realtà meno “industrializzate”. Un Casa Caterina di Aurelio del Bono (uve nella docg ma da quanto so non Franciacorta il prodotto finale) piuttosto che un brut di Vigna Dorata o un Santus valgono assolutamente il viaggio di 400 km andata e 400 ritorno che ogni volta ci sobbarchiamo io e i miei amici. E’ però profondamente ingiusto che non si dia la possibilità a questi produttori di emergere per il buon prodotto che creano. Già solo quest’ultima notazione dovrebbe convincere il Consorzio a rimettere in cantiere il caro vecchio festival. Sempre che sia il bene del Franciacorta tutto ad essere al centro dell’agenda. Ma non sono mai stato un dietrologo e non voglio cominciare ad esserlo proprio ora”.

    1. Le rispondo dal telefono, quindi sarò breve. Riprendo i suoi punti:
      1)la giustificazione del consorzio è la mancanza di spazi e non l’eccessivo successo.
      2)il consorzio non deve lavorare maggiormente per i piccoli ma lavorare allo stesso modo per tutti. Zanella è ben conscio dell’indispensabile ruolo dei “piccoli”, come colonna portante di ogni territorio vitivinicolo.
      Non concordo con lei in merito al fatto che le aziende grandi siano sempre in grado di vendere il proprio vino, perché oggi sono quelle maggiormente in difficoltà e se malgestite, creano danno al territorio tutto(e alcune ne creano parecchio).
      3) credo che le aziende debbano imparare a promuovere la propria unicità soprattutto da sole, certamente grazie al confronto. Oggi, troppi si sono messi a fare vino senza essere contadini o vignaioli e senza conoscere il mondo del vino e la sua etica piu vera. il consorzio deve promuovere il territorio e tutti i suoi attori.

  16. Bene. Sono molto soddisfatto della sua risposta diretta ai miei quesiti (le risposte dirette cominciavano a sembrarmi merce rara sui blog. Mi ha fatto ricredere e di questo la ringrazio).
    Circa il punto 1): chiaramente la mia era un’iperbole. Però converrà con me che dopo un successo sempre in ascesa è ben singolare che si faccia un “salto nel buio” verso una nuova formula che nei primi due anni di esperienza ha registrato un minor numero di cantine partecipanti (ben 19) e anche una serie di critiche (esisterà sicuramente una maggioranza silenziosa di persone che, invece, sono contente del bis di cantine aperte e spererei che si appalesassero), mentre la formula precedente ha segnato un’ascesa di anno in anno di produttori partecipanti e di pubblico.
    Circa il punto 2). Io non critico la scelta in sé del consorzio. Mi spiace solo che si sia optato per una soluzione che, anche per i meno informati, appare arrecare un nocumento alle cantine minori, nonostante, sono sicuro, lo si sia fatto con tutti i migliori propositi.
    Peraltro, il suo commento mi ha dato lo spunto per andarmi a leggere sul web i fatturati e gli utili di qualche grande azienda che opera producendo Franciacorta. Si trovano dati molto interessanti, ma non mi pronuncio per non dire inesattezze. Segnalo solo questa pagine dove, chi ha un po’ di tempo e voglia, può farsi un’idea sui numeri di uno dei produttori maggiori e trarne conclusioni circa questa crisi del settore (ci sono disponibili anche dati su altri produttori ma più frammentari e meno “leggibili”).
    http://inumeridelvino.it/2011/06/santa-margherita-risultati-e-analisi-di-bilancio-2010.html
    Come dice lei: non sempre le aziende grandi sono in grado di vendere le proprie etichette. Ma se non riescono è perché non hanno scelto le persone giuste; perché queste aziende hanno possibilità di affidarsi ai migliori professionisti nel settore. I piccoli hanno questa possibilità? Possono permettersi un apparato fatto di manager, commerciali etc. etc. etc.? Ho conosciuto molti piccoli che vanno di persona in vigna, accolgono i clienti nel salotto di casa, pigiano l’uva, curano il commerciale… (Uno di loro ha anche portato, con la sua auto, di persona le sue bottiglie ad un ristorante dove sto io in cui vado a mangiare abitualmente) Il festival era l’unica occasione nella quale anche i “consumatori della domenica” (ai quali io appartengo) potevano realmente testare le differenze e scegliere, alla pari.
    Circa il punto 3): questa formula del festival è il modo giusto per promuovere il territorio e i suoi attori? Mi sembrava che dai suoi interventi precedenti lei fosse di altro avviso.

  17. Vincenzo,
    certo che la cosa è singolare e difatti ho iniziato a gennaio a parlarne e a ritenere questa nuova formula un errore. La formula non reca danno alle cantine minori ma al territorio tutto e già il fatto che a partecipare è solo la metà dei produttori esistenti, ne è conferma.
    In merito all’articolo di Baccaglio per Santa Margherita, diventa difficile accomunare tale colosso a un’azienda. Io mi riferisco ad aziende medio-piccole con produzioni che vanno dalle 200 alle 6-700mila bottiglie, ovvero grandi se pensiamo alla Franciacorta ma una stronzatina di mosca se raffrontate al mondo. In questo caso vorrei vedere come la singola bottiglia ha perso valore negli ultimi anni. il fatturato è da mettere in rapporto al numero di bottiglie prodotte per capire l’entità della situazione.

    Si, molte aziende hanno sbagliato ad affidarsi a certa gente, però non crede che se avessero avuto un’idea chiara di cosa significhi fare vino, non si sarebbero fatti fregare da certi esperti millantatori?
    I piccoli al più si possono permettere due burberi come me e Nico. 🙂

    In merito al suo ultimo punto 3 che riprende il mio(poi basta punti però..): le ho scritto quello che secondo me dovrebbe fare un consorzio e non che lo stia facendo con questo festival. L’ho scritto più volte.

  18. Buonasera. Sono una piccola produttrice della Franciacorta e ho vissuto il Festival dall’altra parte della barricata, confrontandomi con un pubblico eterogeneo: chi nostalgico della formula Villa Lechi, chi stimolato dall’idea di visitare le cantine direttamente e toccare con mano la realtà produttiva e lo spirito di ogni azienda. Non mi sono sentita penalizzata, perchè, come è ovvio che il “popolo bue”(sic) non abbia dubbi su quale cantina scegliere tra bellavista o pinco pallino, è anche vero che il vero appassionato non si perde certo in banali e sterili confronti tra il cancello di Pomodoro e le mie 4 pupitres… L’importante per me è avere un confronto diretto con il consumatore finale e, anche se auspico un ritorno alla cara e vecchia Villa Lechi, non demonizzerei così violentemente l’operato del Consorzio. In fondo si lavora insieme per un patrimonio comune e io, nel mio piccolo, continuo a crederci fermamente.

    1. Camilla, mi fa molto piacere il tuo intervento!
      Hai ragione dicendo che ” il vero appassionato non si perde certo in banali e sterili confronti…” ma non ha nemmeno bisogno dell’ennesimo “cantine aperte” per sfamare la sua passione. Può chiamare e venire in azienda anche in altre occasioni. Qui si tratta di una formula che non dà la possibilità al consumatore di confrontare in tempo reale le produzioni del territorio e che non permette neppure il confronto tra produttori, indispensabile per la crescita qualitativa di tutto il territorio (in fondo non siamo la Borgogna). Altro discorso per quelle aziende che non possono proprio ospitare perché lo spazio che hanno, gli basta a malapena per lavorare. Questa formula risulta quindi discriminante.
      Nessuno demonizza l’operato (tutto) del consorzio ma credo che anche i pareri più duri debbano essere presi in considerazione, quantomeno per riflettere da cosa possano essere generati. Questo sempre e solo, come dici bene tu, per un patrimonio comune nel quale crediamo fermamente.

  19. Io, intanto, ho deciso di essere in Franciacorta l’8 ottobre. Se devo visitare un produttore preferisco salire quando c’è meno gente e posso discutere direttamente.
    Anzi spererei che Camilla si palesasse in qualche modo così, se riuscissi passerei anche nella sua cantina in quell’occasione. Non sono un esperto e non riesco a sentire chissà cosa dietro ad un bicchiere di vino se non il fatto che sia un buon bicchiere di vino.
    Detto questo mi fa piacere che il sig. Arcari rimarchi la penalizzazione delle piccole cantine dovuta alla nuova formula. E’ questo che mi appare come profondamente ingiusto per produttori che spesso non chiedono altro che poter produrre e vivere con le proprie bottiglie.
    Confido che i giornalisti e gli esperti di settore dissuadano il consorzio dal continuare con questa politica. Il problema delle contingenze logistiche non mi sembra così irrisolvibile. Una manifestazione con 15000 persone non mi sembra così ingestibile.

  20. Gentile Vincenzo, mi paleso volentieri:sono Camilla Alberti della cantina Castelveder. Non l’ho fatto prima perchè volevo esprimere un parere personale e non legato all’azienda o al consorzio. W la Franciacorta. Ciao Giovanni!

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