Addio ai super esperti millantatori? La speranza è l’ultima a morire.

Non posso che trovarmi perfettamente in linea con l’articolo a firma Gian Michele Portieri apparso sul Giornale di Brescia lo scorso giovedì.

Oggi, troppi appassionati/sommelier/scrivani escono dal seminato del buon senso per cimentarsi in ruoli che non gli competono. La passione per il vino, che viene puntualmente sventolata, pare un insostenibile baluardo offuscato dalla frustrazione da prestazione(o sindrome da uccello piccolo) del presunto esperto: “devo dire qualcosa di complesso che stupisca, qualcosa che difficilmente il mio interlocutore può capire così da poterlo stupire, erigendomi ad enoico fenomeno”. Il problema è che a volte si può incappare in qualcuno che le cose le sa davvero e quindi cadono le maschere. Entra a piedi pari nella chimica e nella biologia, passando per la tecnica enologica, la geotermia, la climatologia… Il nuovo “espertone” è un frullato di tutto questo, è un concentrato di minchiate che cominciano prima dell’assaggio. Quando mi parlano di lieviti, porta innesti, acciaio o legno(nel caso, chiedono pure la marca del legno) smetto di essere gentile, mi infurio di fronte a queste persone e non ho più rispetto. Morale: non puoi arrivare con due metri di cresta e non sapere –di fatto- una cippa di niente.

Leggetevi come parlano di vino Ziliani, Mauro Erro, Giuliani, (solo per citarne alcuni che leggo sempre con grande piacere da anni) persone capaci e competenti che potrebbero anche osare di più, entrare nei vari tecnicismi che formano un vino o il suo concetto più ampio… Non lo fanno, perché la loro passione per il vino, la curiosità e la voglia di raccontare in maniera comprensibile ai più, il proprio punto di vista, prevale su ogni cosa, anche sul gioco di “chi ce l’ha più lungo”. Oppure la bravura di Nicola Bonera nel descrivere quello che sente in un vino: è bravissimo (ed è bresciano! 😉 ). Ecco, se il sommelier, così come l’appassionato giornalista si limitasse a esprimere il suo punto di vista, senza mascherarlo da verità assoluta e senza dover entrare in ambiti che non gli competono (e che conosce solo per sentito dire, per aver rubato qualche concetto sparso nella rete o peggio ancora, è stato colpito dall’impeto di un amico che da più tempo di lui, hai capito il meccanismo delle minchiate), il mondo del vino ne gioverebbe? Si, senza alcun dubbio.

Morale: diteci se vi piace, se dal vostro punto di vista è buono. Poi, se volete, spiegateci anche il perché ma senza dare colpe (o premi)ai porta innesto, al potassio, alla pioggia e alla merda delle galline. Vi prego.

P.S. la stessa cosa vale anche per i produttori, che dovrebbero limitarsi a raccontare ciò che sono in grado di dimostrare, lasciando i racconti e la fantascienza a fini commerciali, in cantina.

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3 thoughts on “Addio ai super esperti millantatori? La speranza è l’ultima a morire.

  1. “Labala
    falala
    falala
    eppoi lala.
    Lalala lalala.

    …. Che ci son professori oggidì
    a tutte le porte …. ”

    ( E LASCIATEMI DIVERTIRE, A. Palazzeschi)

  2. .E in atto un confronto-scontro tra conservatori e innovatori nel mondo del vino? Questo limpegnativo titolo dellappello in questione Vino mercato ed enologia nel terzo millennio…Purtroppo non mi e stato possibile seguire levento se non a grande distanza riportate attraverso i comunicati stampa ufficiali. Secondo queste il gruppo dei proponenti lappello si schierebbe a favore di tradizione e storia ma senza ignorare i progressi della scienza e le sollecitazioni del mercato…Su un altro fronte assistiamo alla querelle intorno alla prossima OCM-Vino Organizzazione Comune del Mercato del Vino .

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