Baudelaire e il Vino. Le scelte di uno, il senso dell’altro. (di Flavia Gilberti)

Flavia Gilberti è giovane neo dottoressa, laureatasi lo scorso tredici maggio. Nel suo sangue la Franciacorta e nelle sue emozioni la luce e  l’intelligenza, sole di chi sa guardare oltre la banalità e le inesattezze, che la nuova comunicazione nel mondo del vino propina. Guardare nell’uomo , nelle sue debolezze e nei suoi peccati per delineare il senso e il ruolo del vino fatto di metafore profonde, vuol dire capire perfettamente l’importanza che le scelte dell’uomo hanno nel definire le peculiarità del vino stesso.

Trovo lo scritto di Flavia uno straordinario raffronto tra l’uomo e il suo rapporto con il nettare di Bacco, mai uguale, mai lineare e mai scontato. Una chiave di lettura più che attuale, emozionate, di profondissima valenza e capace di far riflettere con rara e crescente passione. 

E’ quindi per me un immenso piacere poter pubblicare l’analisi di Flavia. 

G.A. 

IL VINO DI BAUDELAIRE. Non solo ebbrezza.

Non so voi, ma ogni volta che rileggo Les fleurs du mal mi convinco di quella massima Calviniana che vede nel ‘classico’ un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire. Leggo e scopro sempre un dettaglio nuovo, una ‘briciola’ che prima stava nascosta, una sfumatura che diventa sempre più significativa. Insomma, Baudelaire non finisce mai di parlarmi.

Ho riletto l’intero testo da poco e ho fatto attenzione alle accezioni e alle immagini del vino. Ebbene signori, e se quelle lezioncine impartite a scuola e mandate a mente avessero talvolta torto? Mi spiego. Noi conosciamo il Baudelaire scolastico dei ‘paradisi artificiali’, quello dell’oppio e del vino bevuto come mezzo di evasione da una realtà dolorosa e grigia.

Si sa, l’ebbrezza talvolta è uno stato che aiuta la creazione poetica, distoglie dal brutto della realtà presente e infonde gioia; ma io non riesco a vedere nel vino di Baudelaire solo un palliativo alla realtà o un semplice aiutante alla scrittura. No. Sento che c’è qualcosa di più.

E così mi sono messa a rileggere con attenzione tutte le poesie. Ammetto che ho trovato  riscontri (Le poison) in cui il vino calma la disperazione di un cuore solitario, e per l’effetto del suo vapore rosso rende la realtà piacevole e lussuosa: Le vin … et fait surgir plus d’un portique fabuleux/ dans l’or de sa vapeur rouge; però più proseguivo la lettura delle poesie più il vino si staccava da questa funzione e diventava piuttosto un metro di paragone, una similitudine, una metafora per parlare della bellezza della donna. Essa diviene infatti una borraccia di vino da cui bere (Le Chevelure), il suo seno è un armadio pieno di cose buone: liquori, odori, vini (La beau Navire), nel vederla il poeta prova la sensazione di chi beve un amaro e vittorioso vino di Boemia (Le serpent qui danse) e l’elisir della sua bocca ha la bontà dei vini rari, anzi, è addirittura anteposto a questi (Sed non satiata). Il vino finisce poi per ingarbugliarsi con la bellezza al punto che non solo è paragonabile alla donna, ma all’essenza della bellezza in sé. In Hymne à la Beautè, certamente uno dei testi più fortunati, la bellezza, quel mostro insieme spaventoso e benevolo, trova la sua prima similitudine proprio nel vino.

Mi pare che dobbiamo fare i conti con queste immagini di vino, perché quest’ultimo si trasforma in qualcosa di raffinato, di buono ed eccelso. Non è solo il liquido a cui fare appello per alienarci dal mondo circostante e dalla noia.

Il vino trova poi un posto personale all’interno dell’opera, al punto che una sezione gli è interamente dedicata. Abbiamo il vino degli amanti, dell’assassino, del solitario e poi … l’anima del vino. Qui il vino sembra subire una personificazione, parla con l’uomo e desidera finire nel suo corpo, conscio che dalla loro unione nascerà qualcosa di buono e raro. Il legame che unisce uomo e vino si dimostra in questo testo indissolubile. Non solo perché il vino si accompagna alla nascita della poesia, ma perché per averlo come prodotto finito, all’uomo sono necessari dedizione, fatica e sudore: Je sais combien il faut, sur la colline en flamme,/De peine, de seur et de soleil cuisant/Pour engendrer ma vie et pour me donner l’àme.

 Preso atto di queste immagini mi sento di dire che Charles una forte importanza al vino la dava, eccome. Permettetemi però di affermare che non possiamo parlare solo di mere bevute di un bevitore distratto. Magari mi sbaglio, ma vedo un uomo che sa dare valore a un prodotto, sa riconoscervi il lavoro che è necessario per crearlo buono e anche ‘bello’ … il vino è fatto di troppe variabili importanti che non ci permettono di farne un gioco d’azzardo.

Come la bellezza, come la poesia.

Flavia Gilberti


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6 thoughts on “Baudelaire e il Vino. Le scelte di uno, il senso dell’altro. (di Flavia Gilberti)

  1. Beh, certo che per amarlo il vino bisogna conoscerlo… Come per le donne. Che poi sia così lontana dalla sensualità la spinta all’evasione non so: forse anche l’amore per il corpo della donna, il perdersi in lei, non è altro che il desiderio di non lasciarsi seppellire dalla realtà quotidiana, dal grigio della noia che ti assale quando un motivo non c’è ed è proprio quello il motivo; l’insopportabile non essere di alcune giornate prive di mèta. Gambe e bicchiere, allora, sono poco distanti nella ricerca di un senso che svanisce quando l’orgasmo dell’attimo lascia nuovamente il posto al vuoto. Et puis, et puis encore, ma l’ultima goccia è versata, l’estremo verso ormai cantato… Resta, forse, il ricordo di qualcosa che è stato ma non è più e, nel suo allontanarsi, lascia il dubbio d’esser addirittura esistito.

  2. Silvia, grazie per la tua osservazione. Non c’è una virgola sbagliata, ogni parola è semplicemente al punto giusto. E’ la conferma che sai ascoltare con attenzione .. “non come quelle signorine smorfiose che storcono il naso” … nossignore. Una donna con delle idee in testa! Ci si deve soffermare.
    Mi piacerebbe portare questa discussione davanti al camino in una serata francese, sentire che ne pensa Alfredo e quel suo collega … chissà che direbbe a proposito di gambe e vino. Ancora più interessante di Wagner, che comunque aveva a che fare con Baudelaire. Tutto si riallaccia.

  3. Ciao Flavia ho ammirato la tua descrizione dettagliata e i vari collegamenti, siccome io sto preparando la tesina di maturità sull’importanza nel vino nella letteratura greca, italiana e latina voelvo chiederti se magari potevi rispondere a qualche quesito riguardo soprattutto a Baudelaire

    1. Ciao Luca, scusa l’intromissione ma ho letto che hai preparato una tesina di maturità sull’importanza del vino nella letteratura. Dato che anche io ho scelto questo argomento sapresti darmi qualche consiglio in merito? grazie in anticipo!

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