Il ruolo dei Consorzi? Per me devono tutelare il Territorio e interagire con chi lo promuove.

Non posso che essere d’accordo con quanto scrive Angelo Peretti –e che riprende anche Franco Ziliani sul sito nazionale dell’AIS– che picchiando i pugni sul tavolo, descrive quale deve essere il ruolo primario dei Consorzi: promozione del prodotto (vino) e non del territorio. È anche vero però, che senza un territorio non si possa promuovere il vino e senza vino (inteso come prodotto intrinsecamente legato al territorio) non si possa promuovere un territorio, raccontandone la forte propensione vitivinicola.

Il ruolo dei Consorzi deve essere certamente la cultura del prodotto, ma la stessa non può prescindere da ciò che succede nel territorio. Cementificazioni che, di fatto, indeboliscono l’immagine di una zona e conseguentemente la sua credibilità… Piani urbanistici che continuano a levare aree boschive fondamentali per la riuscita di un grande vino… sono solo due dei tanti aspetti che determinano l’indispensabile ruolo del territorio nei confronti di ciò che di agricolo si decide di produrvi.

Certo non possono diventare enti turistici, i Consorzi, però dovrebbero cominciare a dialogare con le istituzioni, facendo sentire il proprio peso politico per tutelare un territorio che qualcuno -meno agricolo- dovrà promuovere anche con il loro fondamentale contributo.

Credo fermamente che i Consorzi, oltre a dire che il vino prodotto in quell’area è buono, debbano porsi a tutela del territorio, poiché lo utilizzano per promuovere il vino che loro stessi producono. Devono necessariamente dialogare e interagire con gli enti preposti alla promozione turistica al fine di migliorare la conoscenza del territorio, inteso come contenitore di prodotti figli della cultura dell’uomo, insediato da secoli in quell’area.

Promozione e Tutela sono imprescindibili per il territorio, perché non si può promuovere qualcosa che non esiste.

Personalmente penso che la tutela del territorio sia insita nella cultura rurale(quella vera) e che da sola, rappresenti il più grande strumento di promozione per qualunque territorio.

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9 thoughts on “Il ruolo dei Consorzi? Per me devono tutelare il Territorio e interagire con chi lo promuove.

      1. condivido pienamente…ci vorrebbe anche più interazione tra le realtà Culturali del Territoio bresciano e le Aziende vinicole che per loro natura sono legate al Territorio anzi direi che né sono fisicamente dipendenti…
        è da tempo che provo ad interagire con i Consorzi al fine di creare una sinergia tra la mia realtà Associaitva (Jazzontheorad) e le Aziende vinicole, senza alcun risultato concreto se non con qualche “illuminata” Azienda singola che sposa i nostri progetti…
        Sinergia e amore per il territorio si traduce in maggior successo del proprio prodotto….è matematico.

  1. Grazie della citazione, Giovanni.
    Sì, credo anch’io che i consorzi “anche” questo debbano fare. “Anche”. E questo “anche” rende necessaria una puntualizzazione, che trovo essenziale: ossia che il mondo dei vignaioli si occupi di salvaguardia del territorio “perché” si occupa di vino, e il territorio è un “supporto” per il vino. Se la focalizzazione del consorzio è – come vorrei – solo e sempre sul vino, è ovvia conseguenza che nel consorzio ci si occupi “anche” di territorio, così come di tutte le altre componenti del terroir. Se la focalizzazione è su altro, allora i consorzi rischiano di essere dei baracconi politici, e il vino di diventare un “di cui” di altri interessi e di altre attenzioni.

    1. Grazie a te, Angelo.
      Il vino deve necessariamente essere il fulcro delle azioni consortili ma lo stesso è anche supporto per la promozione del territorio. Se si usa il territorio come “ispirazione”, come unico elemento non replicabile altrove da comunicare e da far conoscere, bisogna anche avere un etica che propende alla tutela, alla salvaguardia e all’utilizzo consapevole dello stesso. Altrimenti si finisce a parlare di vino, senza parlare di territorio per la vergogna di non averlo più.
      Non devono diventare baracconi politici, ma è certamente con la politica che devono dialogare se vogliono ottenere qualcosa. L’unica cosa che devono politicamente inseguire, è la tutela degli aspetti naturalistici che formano il territorio e non perdersi in “marchettare decisioni” che oggi, parrebbero grottesche, oltre che dannose per il prodotto vino.

    2. Forse entrambe avete ragione, non esiste un territorio versus vino, non può esistere perchè mina il concetto stesso della produzione enologica che fà della tipicità anche territoriale il suo fulcro.
      Quindi il problema è che in Italia la delega alla tutela del territorio è stata frantumata fra enti, comuni, province, regioni, sopratutto affidata a tecnici e professionisti poco avvezzi alle tematiche agricolo naturalistiche.
      Inoltre non bisogna trascurare che i comuni mettono a bilancio la vendita del proprio territorio per compensare le sempre minori entrate riconosciute dallo Stato.
      La vendita del territorio e il comminare multe è ormai l’ultima e unica via per far cassa.
      Pochi si preoccupano del fatto che il territorio è un bene non rinnovabile se non a prezzi molto più elevati di quelli incassati per la sua vendita.
      Quindi la tutela del territorio è impresa destinata al fallimento viste le pressioni congiunte di industriali edili e povertà dei bilanci comunali, sinceramente non riesco ad immaginare un consorzio così potente ed influente da invertire le tendenze suicide che ho sopra elencato.

      1. Frac, certo che abbiamo ragione entrambe! 🙂
        Un Consorzio avrà potere quando il lavoro dei contadini avrà valore. Finché l’uva varrà 35 centesimi al chilo, la valenza politica dell’agricoltura del vino non supererà il livello di una cippa. Partiamo dal rivalutare quello che la terra può dare, cominciamo dalla materia prima.

      2. Intanto in Piemonte, culla del vino e simbolo nazionale della produzione vitivinicola, stiamo peggio l’uva di qualità la comprano a non più di 0,25 e/kg.
        Invece il valore dei terreni edificabili o l’indotto che crea una grande opera (per lo più grandemente inutile) è migliaia di volte di più elevato della rendita agricola.
        Il problema caro Giò è difficilissimo da risolvere, proprio perchè il valore aggiunto dei prodotti agricoli è molto inferiore a quello dei prodotti industriali che in più occupano molta più mano d’opera.
        Il problema, forse, andrebbe affrontato alla Letouche proponendo una decrescita serena che permetta di trovare reddito in attività che non sperperino risorse non rinnovabili e l’agricoltura, quando non condotta dall’alto dei trattori ad irrorare prodotti chimici, potrebbe esserne paladina.

  2. @ francesco: devono certamente interagire con le realtà culturali del territorio, ma questo è un altro discorso, che sfocia in un aspetto promozionale che prevede un investimento in settori che a volte non hanno attinenza diretta con il vino o con il territorio.
    Per esempio (faccio un esempio in merito alla tua associazione e al vino) se tu proponi un evento Jazz a un produttore a cui non interessa promuoversi in quel canale, diventa difficile tacciarlo di ottusità. Se l’evento che proponi ha una valenza nazionale primaria e riesci a portarlo a Brescia (facendo arrivare miglia di persone da mezza Italia) a quel punto la cosa interessa tutto il territorio e anche il produttore non propriamente appassionato di Jazz.
    Per esperienza (anche se son certo non sia il tuo caso, visto che ti seguo da tempo…) queste cose si traducono in “qualcuno che offre da bere agli avventori di un evento”. E non è propriamente entusiasmante per chi ci mette almeno due anni di lavoro, prima di vedere una bottiglia sul mercato.

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