Martina (Vecchie Vigne): la Schiava in rosa, secondo Enrico Togni

Finalmente (è proprio il caso di dirlo) da lunedì prossimo saremo in consegna con il primo rosato prodotto in Valcamonica. “Martina” è il nome che Enrico Togni ha scelto per questo vino, frutto della vendemmia 2010 e ottenuto da uve Schiava ancora allevate con il classico sistema a tendone, tipico della Valle. Questo vitigno non rappresenta di certo una novità nella provincia bresciana, poiché già presente -sin dal ’68- nella DOC Botticino e non solo.

Martina è il nome della figlia di Enrico e Cinzia nata pochi mesi fa e alla quale si è voluto dedicare questo ennesimo risultato, questo (per noi) grande risultato.

Una tannicità ridotta all’osso per un vino che grazie all’età media delle piante(almeno venticinque anni), risulta equilibrato senza fare sforzi. Mandorla e frutti rossi ne compongono il naso, così come la bocca. Lontano (ben lontano) dall’effetto “caramella” tipico di tanti rosati che richiamano alla moda della tipologia, Martina è un vino schietto, per qualcuno austero, profondo e con l’inevitabile potenza della montagna che si staglia a ogni sorso.

Proseguiamo inesorabili nella nostra marcia del “fare territorio” a modo nostro.

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2 thoughts on “Martina (Vecchie Vigne): la Schiava in rosa, secondo Enrico Togni

  1. Bevuto ieri sera Vidur, una delle due bottiglie che mi sono portato in Lussemburgo. Le altre, mi son detto, le tengo per l’inverno: con la mosella a due passi in estate domina il riesling (e che riesling)…

    Al secondo bicchiere in tre minuti, mia moglie mi guarda e ride. ne verso un terzo, tappo e mi nascondo la bottiglia. Dopo dieci minuti e’ lei che reclama un bis. verso, ritappo e nascondo di nuovo. Voglio assaggiarlo anche il giorno dopo: Enrico dice che e’ migliore.

    Rispetto alla bottiglia bevuta da Enrico trovo un frutto piu’ presente: ciliegia a dominare inizialmente il naso, cioccolato sullo sfondo; poi arriva “la valle” con i suoi profumi affumicati, di legna che arde, di incenso lontano. In bocca e’ setosissima, mai stucchevole, il legno ha smussato gli angoli senza farlo diventare un vino tondo. i tannini danno corpo senza ingessare la bocca e la beva e’ aiutata da una bellissima acidita’.

    Parlavo del lavoro di Enrico qui in Lussemburgo con alcuni bresciani. Quando han saputo che stava in valle camonica, mi ha chiesto se il vino era “in cartone”. certo ho risposto, lo vende solo a cartoni: una bottiglia dura troppo poco…
    Grandissimo vino, che racconta davvero un territorio, anche a chi non lo vuole nemmeno ascoltare.

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