Nuovo Calice Franciacorta: tra dubbi, perplessità e tecnicismi vari.

Bello, elegante, raffinato e di sicuro effetto il nuovo calice Franciacorta di Rastal, ma ecco le prime avvisaglie che qualcosa non va. Dopo che ne avevo dato notizia in questo post, non ne ho più parlato in quanto dal consorzio mi hanno “disturbato” -mentre ero a Londra- per dirmi che non avrei dovuto esprimermi perché la presentazione ufficiale sarebbe avvenuta a Vinitaly.

Presentazione che, causa il caldo, il caos e altri disservizi vari, non so nemmeno se l’abbiano fatta. Durante la manifestazione veronese ho cercato di raccogliere le impressioni di clienti e appassionati, tutti d’accordo sull’estetica di grande appeal ma altrettanto d’accordo sui limiti tecnici del bicchiere. Come sottolinea Franco Ziliani nel suo ultimo post su Le Mille Bolle Blog, oltre all’assenza quasi totale del perlage, si somma una certa perplessità nel cogliere tutte le sfumature olfattive del vino contenuto. L’esperimento che ho portato avanti (e che continuo a portare avanti) anche dopo Vinitaly è di analizzare lo stesso vino sia nel nuovo calice, sia in quello che considero un ottimo bicchiere da degustazione quale il “vecchio” rastal 53 che utilizzo per qualunque tipo di degustazione, tecnica e non. Fondamentale il camino nel liberare i profumi che nel confronto, risultano decisamente più chiusi con il nuovo calice, mentre si liberano omogeneamente nel 53. Poco profondo e molto largo in testa tende a disperdere velocemente le sfumature olfattive, quasi come se non ci fossero. Il punto perlage è di una sezione molto piccola e subito strozzata da un angolo molto stretto che impedisce una reazione del vino alla porosità del vetro, quindi niente (o poche) bolle.

Dubbi e perplessità in merito al nuovo contenitore non sono pochi. Attendo una replica da parte di chi ha ideato e deciso di farlo diventare il contenitore ufficiale dei vini Franciacorta, con la speranza che non sia un flop come il libro sulla (e sul) Franciacorta promosso alla fine dello scorso anno a fronte di un investimento di non poco conto.

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21 thoughts on “Nuovo Calice Franciacorta: tra dubbi, perplessità e tecnicismi vari.

    1. Intendo che mi era stato detto che avrebbero fatto una presentazione alla stampa del nuovo calice e francamente non so se sia stata fatta.
      Che siano stati usati durante Vinitaly l’ho palesato.

  1. Proprio stamattina ho inviato una lettera al Consorzio chiedendo se il nuovo calice e’ stato testato. Per far apparire il perlage ho dovuto usare un paio di forbici grattando il fondo del bichiere. Non credo che sia quella la technica da seguire ?!
    Ho testato alcuni Franciacorta che avevo a disposizione ma soprtatutto il giorno dopo le bottiglie Franciacorta aperte giorno prima, nel nuovo bicchiere sembravano dei vini fermi. Niente perlage. Anche il colore confrontando con quello nel bicchiere vecchio era diverso.
    Ho parlato di questo mio esperimento personale con alcuni produttori ed oggi ho scritto al Consorzio. Mi chiedo come potrebbe servire questo bicchiere, molto bello senza dubbio, per una degustazione? Un saluto e Buona Pasqua!
    Elisabeth

  2. Già al VinItaly i nuovi bicchieri non aiutavano il perlage del vino, ma questo, si sa, è un problema che è sempre stato più o meno palesato durante questi appuntamenti (pare per un processo di lavaggio dei bicchieri).
    Sinceramente non ho ancora avuto modo di provarlo con calma, cosa che spero di fare a breve.
    Come giustamente fai notare tu, mi piacerebbe sapere chi ha avallato la scelta di un articolo che rappresenta noi produttori: io non sono stato assolutamente interpellato, ma credo che la stragrande maggioranza dei produttori non ne sapesse nulla.
    Nonostante le pressioni del Consorzio per l’acquisto del nuovo bicchiere, io continuo ad usare quelli vecchi…

  3. Vi invito ad intervenire con commenti su questo nuovo bicchiere anche su Lemillebolleblog.it
    Comunque posso assicurarvi che al Consorzio Franciacorta hanno intenzione, anche grazie a quanto é stato segnalato da me e da Giovanni, di affrontare il problema e di risolverlo

  4. Solo un piccolo appunto: più bollicine si vedono e più vuol dire che ne escono, più bollicine escono e meno ve ne sono al palato. Quindi domanda: i 2-3-6-10 anni di investimenti per fare una lenta rifermentazione servono per farle vedere queste bolle o per farle sentire solleticanti e cremose al palato?
    E’ vero che a livello psicotropo vedere le bolle aumenta l’appeal del Franciacorta e di qualsiasi altro vino rifermentato, ma ricordo anche che in un bicchiere perfettamente sgrassato, lavato e trattato con acqua priva di minerali, le stesse non si notano, per via del fatto che non hanno un appiglio per poter “decollare”. Ripeto, è il mio punto di vista, ma le bolle le voglio gustare! E quindi ai miei occhi ben venga la “strozzatura”.
    Non ho capito se tutti coloro che hanno riscontrato l’assenza di bolle l’hanno notata solamente a livello visivo o anche gustativo.
    Giovanni perdonami ma c’è un punto che non mi è chiaro nel tuo discorso, dici che nel nuovo calice i profumi appaiono nettamente più chiusi che con il Rastal 53 e nella riga successiva dici che essendo molto aperto tende a volatilizzare velocemente i profumi, mi puoi siegare meglio cosa intendi?
    Altra considerazione di carattere personale, ho l’abitudine (visto che è mia mi pare meravigliosa) di servire i Franciacorta e gli altri vini spumanti a temperature bassissime, spesso a 3-4° C, proprio per conservare le bollicine più fini possibli, meno “gonfie” e di conseguenza meno volatili.
    Relativamente a coloro che hanno testato il calice in Versilia anche io ho trovato qualche problema su alcuni vini, in particolare su quelli realizzati a partire da uve di vigneti molto giovani o con esperienza aziendale ancora limitata, per cui soffrivano di più in un calice che è maggiormente adatto per percepire, a mio parere, la complessità.
    Tutte queste mie considerazione sono da posizionare su un livello assolutamente diverso dagli interventi sopra riportati, che vogliono ragionare su tecniche ben specifiche, ma a me il Franciacorta piace berlo! E quando ho finito mi piace berne ancora!

    1. Grazie Nicola per il tuo intervento. Vado in ordine sparso…
      A me personalmente che si veda il perlage non me ne frega una cippa. è solo ai corsi AIS che si presta importanza a questo aspetto e visto che insegnate (passami il plurale 😉 ) ai corsisti a guardare anche questo aspetto, mi è sembrato corretto sottolinearlo (io di un vino guardo il colore e basta).
      Altro discorso i profumi: se provi a mettere la testa dentro un camino che brucia legna d’ulivo(per dirne una) ti accorgerai che l’intensità e l’aromaticità del fumo è decisamente superiore(grazie alla canalizzazione) rispetto allo stesso fuoco fatto all’aperto, anche se tieni le narici a pochi centimetri dalla fiamma.
      Profumi chiusi: hai ragione, potrebbe essere travisato il mio scritto, rileggendo mi rendo conto che potrebbe apparire come una contraddizione in termini, cosa che non è.
      Parlo di chiusura di profumi per rimarcarne una bassa percezione (e non una riduzione da deficit di ossigeno)e successivamente descrivo la mia idea del perché siano così poco evidenti in questo bicchiere.
      Sono decisamente meno d’accordo con te sulla temperatura di servizio: più il vino è freddo e minore o diversa è la percezione dei suoi aspetti, comprese le bolle la cui maggior finezza è data da un palato che tende ad anestetizzarsi. Prova a tenere in bocca un cubetto di ghiaccio fino a farlo sciogliere e poi beviti una bolla a 12 gradi…è la stessa cosa.
      Sul discorso vini da vigne giovani o vecchie bisognerebbe farne un post, idem sull’esperienza limitata. Alcune aziende da esperienza trentennale, continuano ad applicare tecniche in vigna e cantina vecchie di trent’anni(e non si parla di tradizione ma di pura vecchiaia) e nelle degustazioni coperte emergono come le cozze al Conero.
      P.S. ne organizziamo una come si deve di queste benedette degustazioni? 🙂

  5. Era anche mia l’intenzione di testare il nuovo calice con calma, soprattutto dopo un adeguato lavaggio per non limitarmi alle avventure del Vinitaly.
    Devo dire che durante Vinitaly ho avuto modo di visionare il modello che era stato proposto come il nuovo calice; l’ho trovato semplicemente stupendo. Questo modello non è stato accettato perchè troppo costoso. Inoltre i richiedenti lo esigevano più ampio.
    Personalmente l’attuale lo trovo troppo ingombrante.
    E sulla questione perlage: no comment!!! E’ improponibile un calice di Franciacorta se non è possibile ammirare l’incantevolezza del perlage.

    1. Pienamente d’accordo con te, Luisa, anche sulla tua personale voglia di ammirare l’incantevolezza del perlage. Se ti piace così è perché ti hanno insegnato prima e hai apprezzato poi, anche questo aspetto. Giusto pretenderlo!

  6. Parafrasando: come perdersii in un bicchiere di franciacorta.

    A me non piace, non aiuta la ” creazione” delle bolle e sinceramente continuo a pensare che il consorzio dovrebbe occuparsi d’altro.

    È poi ovvio che in bocca le bolle si sentono lo stesso ma anche l’occhio vuole la sua parte. Il franciacorta prima che un grande (?) vino è, purtroppo o per fortuna, un grande brand, un ” biglietto da visita” e in quanto tale, volenti o nolenti, l’aspetto visivo è “condicio sine qua non”, inutile trovare giustificazioni del tipo “meglio così, si conservano le bolle per il palato”
    Qualcuno l’ha voluto, qualcuno lo ha studiato, qualcuno l’ha presentato al mondo, se si dimostrasse un flop gradirei che qualcuno pagasse.

    1. Adoro il tuo sottile sarcasmo, Filippo, a volte più che giustificato ma qui nessuno ha mai parlato di grande vino, ma di vino e basta che prima di essere giudicato “grande” dev’essere valutato in maniera corretta e con mezzi consoni.
      Sono da cose come queste che emerge il tuo (e non solo tuo a quanto sembra)scetticismo nei confronti della Franciacorta che pare ancora troppo in bilico tra immagine e concretezza?
      Capisco che una certa comunicazione possa risultare fuorviante ai fini della comprensione di un territorio attraverso i suoi prodotti, ma come hai sottolineato tu in certi assaggi, la sostanza c’è, si sente e non puoi negarlo. Non farti accecare da queste cose, non farti distrarre altrimenti rischi di perdere di vista quello che di concreto, il territorio esprime. Non farti influenzare, abbiamo bisogno anche della tua competenza per crescere, dico sul serio.

  7. Io cerco di non farmi accecare: come ben sai sono pienamente consapevole che in franciacorta ci sono grandi vini ( e ho sempre fatto nomi e cognomi) ma sono altrettanto consapevole che ci sono milioni di bottiglie di vino banali e mediocri.
    Credo che il consorZio dovrebbe preoccuparsi maggiormente di attuare politiche finalizzate a un miglioramento della qualità media dei vini ( zonazione Who?) più che a mere operazioni di marketing
    Credo che un grande vino abbia bisogno innanzitutto di un grande lavoro in vigna e in cantina più che di un bicchiere consono ma non per tutti evidentemente è cosi. Altrettanto fermamente credo che se un consorzio composto da professionisti si preoccupa di ideare e sponsorizzare un certo tipo di bicchiere, non può permettersi di sbagliare “creando” in bicchiere che non valorizza quella che è la prima caratteristica del vino e cioè le bolle.
    La franciacorta ha grandi potenzialità, non sempre (eufemismo) una grande guida che la aiuti a esprimerle.

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