“Al convegno “Franciacorta verso uno sviluppo virtuoso”, ottimi spunti di riflessione

Assolutamente positivo il risultato del convegno di sabato scorso a Provaglio d’Iseo, “la Franciacorta verso uno sviluppo virtuoso”.

Positivo per la netta presa di posizione di Maurizio Zanella, nei confronti di quei produttori che in un certo senso stanno svendendo il lavoro del produttore di vino e stanno mettendo a rischio l’immagine del territorio franciacortino(si parla di chi vende a prezzi di Prosecco. Con tutto il rispetto per il Prosecco). Li ha tacciati garbatamente d’inesperienza, il presidente del Consorzio del (e della) Franciacorta, ricordando che dal prossimo anno il consorzio avrà a disposizione uno strumento importantissimo, che si riassume in un osservatorio economico che permetterà di monitorare l’andamento delle vendite e il valore che attribuisce ogni azienda ai propri vini. Il tutto logicamente in forma anonima.

Ha ribadito, con fermezza, la profonda diversità territoriale con altre zone che producono metodo classico, nonché l’evidente distanza nelle scelte applicate nella formazione del “sistema territoriale” in relazione alla produzione di vino.

Fabio Giavedoni ha auspicato la possibilità di rendere biologico tutto il territorio, mentre Franco Pagnoni, presidente della Fondazione Culturale di San Pietro in Lamosa, ha sottolineato che la tutela del territorio passa anche dalla valorizzazione degli aspetti storico-culturali che identificano il territorio stesso e la sua evoluzione. Si tutela la storia, per dare slancio al futuro(questa è mia ma riassume bene).

In fine è intervenuto Gianluca del Barba, giovane presidente di Cogeme, il quale ha evidenziato come anche chi produce vino, debba avere l’onere etico di interessarsi al territorio in maniera più completa, essendo consapevole delle scelte urbanistiche che interessano il territorio stesso, nonché delle problematiche legate alla salute di aria e acqua. In sostanza, rileva l’importanza di un maggior dialogo tra istituzioni(cioè chi decide) e chi del territorio ne fa un’attività così importante, come quella dell’agricoltura.

Un convegno molto interessante, dal quale si potrebbe prendere spunto per mille argomentazioni. Un solo grande rammarico, come ha posto giustamente l’accento Anna Patrizia Ucci(fiduciario della condotta Slow Food OFLI che ha organizzato l’evento), è che nessuno dei Comuni invitati all’evento si è presentato, così come nessun giornalista delle testate provinciali.

Un’occasione persa per queste amministrazioni e per chi comunica. Avrebbero capito che oggi si vede necessaria (e urgente) una via di dialogo tra tutte le parti che nel territorio operano per garantire un futuro alla zona. Un futuro nel quale le scelte urbanistiche dovranno essere maggiormente ponderate e a vantaggio della sostenibilità ambientale e del concetto del territorio come qualcosa di sano, ma anche di bello da guardare. Troppo spesso ci si dimentica che le scelte che ognuno di noi mette in campo per e nel territorio, riguardano il futuro di tutti e non solo il nostro.

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11 thoughts on ““Al convegno “Franciacorta verso uno sviluppo virtuoso”, ottimi spunti di riflessione

  1. Non è sicuramente piacevole sapere che nessun rappresentante delle testate giornalistiche e delle amministrazioni locali invitate abbiano presenziato all’evento ( peraltro molto importante e dove sono stati rimarcati temi abbastanza tosti da parte del presidente Zanella,da come leggo nell’articolo).
    La ragione di questa assenza?forse una miopia nei confronti degli argomenti trattati e del valore di un convegno di questo tipo?
    Quante e quali ragioni abbiano spinto a questa scelta di non presenziare( peraltro discutibile)non sta a me sicuramente giudicarle.
    Come si diceva nell’articolo questa assenza ha rappresentato un’occasione persa di capire come le forze operanti nel territorio debbano collaborare in sinergia per poter migliorare sotto vari aspetti un luogo importante e che deve crescere culturalmente,a livello paesaggistico ;un luogo che ha raggiunto negli anni un livello di produzione vitivinicola di qualità( e la DOCG ne è la dimostrazione lampante).

    Paulo

    1. Qui in Provincia si ha ancora una visione arcaica delle cose: si pensa che chi produce vino debba e sappia solo occuparsi della vigna, così come chi si occupa di mele, bestiame o qualunque attività che abbia uno strettissimo legame con il territorio.
      Chi amministra, a sua volta, crede di bastarsi e di potersi permettere ogni tipo di scelta senza dover rendere conto al futuro di una collettività.
      Credo comunque che, sia chi opera nel territorio come chi lo amministra, debbano aprire una via di dialogo “privilegiata” per una più attenta gestione territoriale per mettere in campo scelte più ponderate che possano essere una risorsa per le generazioni future e non un ingombro.

  2. Sottoscrivo le parole di Giovanni.
    Per quanto riguarda l’assenza dei rappresentanti delle istituzioni e degli organi di stampa mi assumo parte delle responsabilità in quanto referente della comunicazione della condotta Slow Food Oglio – Franciacorta – lago d’Iseo.
    Come attenuante, vorrei sottolineare che la lungimiranza e la capacità di creare sinergie e collaborazioni volte ad un obbiettivo comune non è diffusa, si tende, nella maggior parte dei casi, a coltivare il proprio orticello.
    Probabilmente sono concetti banali ed ormai ridondanti perciò concludo auspicando un futuro di interazione che coinvolga tutti gli stake-holder dall’agricoltore al politico di turno.

    1. Caro Giancarlo,
      solo il fatto che voi della vostra condotta, abbiate cercato di mettere in relazione tutte le figure che con il territorio e nel territorio operano, vale come scusante per tutto. Un mio plauso sincero.
      I tuoi concetti non sono banali, purtroppo sono l’attualità che ci troviamo di fronte.

    2. “la lungimiranza e la capacità di creare sinergie e collaborazioni volte ad un obbiettivo comune non è diffusa, si tende, nella maggior parte dei casi, a coltivare il proprio orticello.”
      domanda, come mai non si è pensato di fare una presentazione provinciale della guida e di organizzare un convegno su tutta la viticoltura della provincia di brescia?
      finchè la franciacorta penserà solo a sè stessa, il garda idem, il lugana idem, la valtenesi, la valle camonica, etc non andremo da nessuna parte, l’unica cosa che otterremo sarà solo il disperedere preziose risorse, umane prima che economiche.
      brescia deve capire che ha un potenziale enorme come provincia vitivinicola, potrebbe porsi veramente come una delle se non addirittura la provincia più importante d’italia per qualità e differenzazione della produzione.
      abbiamo lago, montagna, collina e pianura, vinie vitigni profondamente difersi espressione vera di un territorio profondamente diverso, però dobbiamo volerlo noi.

      1. Caro Enrico, credimi: non è nostra intenzione coltivare il nostro orticello dorato con il paraocchi!
        Questa presentazione è stata per noi un piccolo, doveroso passo verso un modello di organizzazione di tali iniziative diverso dal passato dove ci si limitava ad una sbicchierata tra amici (soci).
        E’ stato sufficientemente impegnativo il solo cambio di location senza contare le difficoltà logistiche che questo ha comportato.
        Negli anni passati la guida veniva presentata presso la scuola alberghiera di Clusane per cui noi eravamo sollevati da qualsiasi impegno visto che l’allestimento ed il servizio erano a cura del personale della scuola.
        Ovviamente a pesare di più era la totale assenza di un dibattito!
        Questa era una premessa necessaria ed in parte risponde alla tua domanda spero.
        Comunque, per entrare nel merito della questione, credono che esistano delle differenze sostanziali tra i vari territori bresciani ma con ciò non voglio isolarti nella tua eroica situazione.
        Spero ci sia la possibilità di parlarne domani all’aperitivo Ai Bianchi se riesco a venire.

      2. Giancarlo, la mia voleva essere una critica costruttiva e sicuramente non volevo nè criticare nè sminuire il vostro operato.
        Sulle differenze sostanziali sono d’accordo, ma c’è un punto in comune ed è quello fondamentale sono tutti territori della provincia di brescia.
        mq domani ne parliamo perchè devi assolutamente venire altrimenti ti tolgo il saluto 🙂

  3. vi ringrazio molto tutti in particolare giovanni che ci ha lasciato questo spazio di interesse sul suo blog. MI perdonerete perchè la mia età non mi rende consueti i blog e quindi potrei commettere errori di galateo blogghista. Natura non facit saltus e come in natura i risultati non sono mai assoluti ed immediati ma il frutto di un percorso che comincia e mai finisce così anche nella nostra esperienza. Sono felice del successo in termini di idee anche se avrebbe potuto essere migliore ma anche di aver conservato quell’aspetto di festa e di piacere che ha sempre contraddistinto slowfood. e che ha permesso a tanti “vecchio stile” di capire e di accettare quanto veniva detto. HO visto con soddisfazione persone che non 10 ma 2 anni fa si sarebbero scagliati contro ora annuire. Le idee comunque smuovono. Siamo una giovane condotta come esperienza per non dire appena nati pur da condotte storiche. Con molta umiltà cercheremo sempre di portare avanti discorsi seri perchè sono frutto di convinzioni e passioni. E chiediamo interlocutori dentro e fuori dalla nostra struttura
    Ed all’appuntamento ai banchi (che mi piacerebbe sapere cos’è) ricordate di fare un brindisi Alla Madre Terra che oggi festeggiamo in tutto il mondo ed a quella meravigliosa possibilità di ripensare alla nostra vita che l’agricoltura può rappresentare.
    grazie e buona festa anche a voi
    Patrizia Ucci

  4. Sottoscrivo le parole di Giovanni. Per quanto riguarda l’assenza dei rappresentanti delle istituzioni e degli organi di stampa mi assumo parte delle responsabilità in quanto referente della comunicazione della condotta Slow Food Oglio – Franciacorta – lago d’Iseo. Come attenuante, vorrei sottolineare che la lungimiranza e la capacità di creare sinergie e collaborazioni volte ad un obbiettivo comune non è diffusa, si tende, nella maggior parte dei casi, a coltivare il proprio orticello. Probabilmente sono concetti banali ed ormai ridondanti perciò concludo auspicando un futuro di interazione che coinvolga tutti gli stake-holder dall’agricoltore al politico di turno.

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