Slow Food e la carica dei giovani

È fuori discussione il fatto che mi faccia un piacere immenso, vedere che qualcuno si sia accorto di un progetto che seguo personalmente, ma la soddisfazione maggiore è ravvisare che a comprendere l’essenza di quello stiamo portando avanti in un territorio sconosciuto ai più, siano ragazzi della mia età.

“Il giovane che avanza” all’interno dell’associazione di Brà, che nel dopo Gambero Rosso pare voglia radicare la propria identità, prestando grande attenzione al fondamento del vino e non soltanto ai suoi aspetti edonistici.

Infatti, in quest’articolo a firma Giancarlo Gariglio, si parla di Opol, in altre parole il progetto (e il vino), che con Enrico Togni stiamo realizzando in Valle Camonica, per la Valle Camonica.

Non soltanto Gariglio, in una squadra di ragazzi “sani”, capaci di mettersi in discussione, senza grilli per la testa e senza la frustrazione da prestazione, ben radicata in molti comunicatori del pianeta vino. Altri, come Eugenio Signoroni (bresciano doc) che ho avuto modo di conoscere anni orsono, “al Volto” a Iseo quando portai per la prima volta all’amico Vittorio Fusari, una bottiglia di Dosaggio Zero di Andrea Arici da degustare. Non ancora trentenne, fra i primi (il terzo, per la precisione) a laurearsi all’università di Pollenzo.

A loro e a tutti gli altri collaboratori di quella che sarà la nuova guida dei vini di Slow Food, va il mio plauso, perché per una volta si percepisce nel concreto, la “presa di forma” di un impegno corale (dichiarato in precedenza qui) davvero indispensabile, per un sistema vino italiano che deve ritrovare le proprie radici.

Maggior concretezza e minor esaltazione della forma, in una carica che stavolta, è suonata da giovani dotati di passione e criterio.

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One thought on “Slow Food e la carica dei giovani

  1. Ho provato Opol, l’ho trovato “buono” e utilizzo questo termine perché omnicomprensivo. Buono perché ben fatto, buono perché sa di convivialità, di pranzo tra amici, di schiettezza e piacere di stare insieme, buono perché nasce da un’idea che è salvaguardia del territorio e di chi ci vive, buono perché, andando un poco contro il senso che nel tempo ha assunto queto termine, opol è la pianta dell’acero in dialetto bresciano, pianta un tempo utilizzata per reggere le viti … E mi piace pensare che a Opol ci si possa appoggiare un poco di quel desiderio di vedere la nostra provincia, e la Val Camonica, rifiorire …

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