Vinitaly 2010 tra crescita e goliardia: il patrimonio umano del mondo del vino bresciano.

Archiviate quelle che potremmo definire “le cinque giornate di Verona”  mi ritrovo, nel mio giorno di vacanza, a fare il punto della situazione e a tracciare un “contorto” schema di considerazioni.

Per aziende medio – piccole, il Vinitaly non rappresenta primariamente una vetrina, ma di certo un luogo di aggregazione nel quale confrontarsi, dove l’obiettivo comune di crescere rimane la cosa indispensabile. Questo naturalmente vale per chi crede che per produrre vino, sia ancora necessario averne la cultura oltre che il senso del rispetto verso il territorio. Senso, che include anche il rispetto delle persone che da quel territorio ne attingono la propria vita.

Dopo la premessa d’obbligo, vengo al punto. Tra le cose che non sono andate proprio per il verso giusto, non posso non ricordare il “barbaro” restringimento dei corridoi, che ha creato non pochi disagi, vista l’importante affluenza dei visitatori. Il servizio bicchieri, gestito dalla “scuola alberghiera” e orchestrato, dal professor Elefante è stato catastrofico. L’odore di ammoniaca si percepiva in mezzo padiglione e i bicchieri puliti ne riportavano tracce evidenti, rendendo quasi impossibile cogliere l’aromaticità dei vini nella loro interezza. Per non parlare dei ragazzini della scuola, i quali sono obbligati per ben sei giorni a lavorare come dei muli, sentendosi spesso redarguire in maniera pesante e il tutto per ottanta euro complessivi, per poi avere una richiesta (da parte del consorzio)una sorta di contributo a ogni azienda di ulteriori cinquanta euro, da destinarsi agli studenti. Credo che per la qualità del servizio offerto e per i modi, questi ragazzi abbiano avuto ben poco da imparare, sennonché che si possa approfittare del lavoro di qualcuno, spendendo poco e offrendo un servizio mediocre.

Oltre a tutto questo, il Vinitaly rappresenta per me il momento per incontrare molti amici da tutta Italia e non solo. I più vicini, quelli del territorio Bresciano con i quali si conclude sempre con una cena defaticante il lunedì, quelli con i quali organizziamo ogni anno l’aperitivo conclusivo a Verona, dove ogni produttore mette a disposizione la miglior bottiglia della propria produzione.  Tra i tanti Lorenzo Gatti, organizzatore con me del goliardico “evento” e oltre a lui, Enzo e Paola ovvero il naturale bilanciamento alla solare irruenza di Lorenzo, nella gestione della loro splendida azienda famigliare. Lucia e Giulio Barzanò de “Il Mosnel”, Bruno e Claudia Dotti di San Cristoforo, Roberto, Laura e Matteo Gatti della Ferghettina, Giuseppe, Dario e Jessica Vezzoli, Clarabella, Andrea Pagnoni di Barone Pizzini, Emanuele Rabotti di Monterossa e molti altri, che hanno partecipato alla festa dei produttori del territorio franciacortino e che spero si possano notare dalle fotografie, che chiedo a chiunque le avesse di inviarmi, per poterle pubblicare. Un grazie doveroso a Claudio e Dario Camossi oltre che ad Andrea Arici, per aver sopportato i miei deliri da gravidanza isterica.

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5 risposte a "Vinitaly 2010 tra crescita e goliardia: il patrimonio umano del mondo del vino bresciano."

  1. Abbiamo appena letto le tue considerazioni di fine Vinitaly e ci teniamo a sottolineare che siamo pienamente d’accordo con te per quanto riguarda la parte dei servizi. Soprattutto riteniamo che l’area Franciacorta sia diventata troppo “claustrofobica”, quindi valuteremo per il prossimo anno. La festa come sempre è andata molto bene, ma possiamo migliorare! Comunque abbiamo mostrato a tutti che fra noi c’è una bella coesione di lavoro e intenti.

    Un abbraccio!

    PS: non ti hanno sopportato solo Arici e Camossi…un po’ anche noi!!!!

    1. Infatti, il giorno che sono rimasto senza voce, eravate persone più felici. 🙂
      Adesso valutiamo per il prossimo anno, ma nel caso, la festa di chiusura sarà di certo più “ordinata”.
      Un abbraccio a tutti voi!

  2. Anche noi ci troviamo pienamente d’accordo sulle tue considerazioni in merito agli spazi sacrificati ed al servizio bicchieri.
    Penso che ormai la Franciacorta si meriti un Padiglione tutto suo, o sono megalomane?
    Bella anche la festa spontanea di fine Vinitaly al grido di “Parenti, a casa!” su iniziativa dello scaatenato Lorenzo Gatti.
    Se posso fare un appunto, che vi ho già detto, non ho apprezzato il gesto da Formula uno di spruzzare Franciacorta sulla folla. O meglio: una o due bopttiglie per dare avvio alla festa ci stavano, ma poi si è esagerato.
    Non mi sembra una comunicazione giusta da parte di produttori di vino; il Franciacorta è troppo prezioso per buttarlo così!
    Bellissima anche la cena defatigante, grazie a tutti. e ripetiamo presto!

  3. Siamo d’accordo con voi sul fatto che il Franciacorta non vada sprecato, ma dopo le massacranti “5 giornate di Verona” un po’ di delirio ci può stare. Secondo noi la situazione è degenerata per colpa di qualche visitatore che si è sentito moooolto coinvolto e autorizzato a stappare bottiglie ed esagerare, infatti si è subito deciso di dare uno stop. Prendiamo spunto dai commenti per un Vinitaly migliore in tutti i sensi!

    Ciao a tutti!!!

  4. Non a caso ho voluto sottolineare il termine “goliardia”. Mi assumo la responsabilità di essere stato il primo a dare “fuoco alle polveri”. 😉 Per il prossimo anno (se mai ripeteremo il vinitaly)proporrei una serrata dove le persone possano aspettare dietro i banchetti per essere servite e conseguentemente, per brindare con noi tutti in maniera più “ordinata”.

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