Il Vino, il Pinguino e il Catetere

Scusate ma è più forte di me. Penso che mettere del vino all’interno di un contenitore di plastica sia una cosa raccapricciante, culturalmente e storicamente offensiva per il vino stesso. Mi pare una rincorsa affannosa al motto di “vendiamo tutto quello che da tempo non riusciamo a smaltire”. Atteggiamento che mi aspetto da chi ha fatto del vino un prodotto industriale, ma non di certo da chi si proclama Contadino. Delle sacche da catetere bisogna farne un altro uso e non metterci del vino.

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8 thoughts on “Il Vino, il Pinguino e il Catetere

  1. Premessa: il mio commento vuole essere principalmente un appunto ai modi e proprio per questo partirà da alcuni fatti. Secondo un’inchiesta fatta sul mercato francese il 12,5% dei consumatori intervistati ha dichiarato di acquistare vini bag in box, il 78% apprezza le possibilità di conservazione del vino bag in box che conta, in Francia e nel Regno Unito, circa il 9% del mercato retail a valore. La penetrazione (marketing) è del 50% in Australia, dove questa tipologia di packaging ha incontrato il maggiore successo. Elementi principali che hanno contribuito all’apprezzamento del formato sono la convenienza, la conservazione, la facilità di apertura e di trasporto.
    In atre parole alcune caratteristiche del bag in box, richiamo ora l’attenzione su impatto ecologico, costo al consumatore finale, minor uso di SO2 , sono state ritenute da alcuni consumatori degne di attenzione. Ora conoscendo o supponendo da quale prodotto sia nato l’intervento di Giovanni manifesto la mia perplessità di fronte al modo in cui è stato affrontato l’argomento: personalmente, per carattere e cultura, amo le bottiglie di vetro, i tappi in sughero, le belle ed esplicative etichette, ma non posso che prendere atto dell’esistenza di sistemi alternativi di confezionamento che vorrei sempre giudicare in base all’evoluzione, o meno, del contenuto, all’ecosostenibilità del sistema, alla salubrità del tutto, senza dover obbligatoriamente scomodare uccelli sfenisciformi, presidi medici chirurgici o malafede dei produttori.

  2. Confezionare vini di qualità in materiali, forme e modalità alternative a quelle classiche, immagino possa suscitare domande e curiosità alle quali sono ben lieto di dare risposta. Le sarei grato invece se evitasse considerazioni superficiali che possano ledere il lavoro altrui.
    Cordialmente

  3. @Carlos: a prescindere da tutti i dati da te riportati(molto interessanti) rimango della mia idea. La trovo una scelta al quanto discutibile se non in ambito industriale. I modi sono i miei e visto che non ho fatto nomi, non vedo quale sia il problema. Ho criticato un metodo, come ho fatto altre volte, a modo mio.
    @Enrico(che tutto d’un tratto mi da del “Lei”): a me tali confezioni non suscitano domande o perplessità, ma bensì “ribrezzo” a prescindere dalla qualità del vino contenuto. Il vino non rappresenta solo un prodotto da vendere, ma anche la cultura di un lavoro(quello contadino), la storia di un territorio e di un popolo che da sempre produce vino.
    La mia non voleva essere una critica al suo lavoro(come vede non ho fatto nomi anche se avrei potuto) ma alle scelte che anche lei (non è il solo ad aver fatto questa scelta) ha fatto.
    Se lei mette sul mercato un’idea, deve aspettarsi che qualcuno possa non essere d’accordo con lei. Si chiama democrazia, a prescindere dai pinguini.

  4. @Giovanni, la mia intenzione non era certo farti cambiare idea, visto che anch’io ho più di una perplessità sui cosiddetti “contenitori alternativi”, ma, e l’ho premesso, ne facevo e ne faccio una questione di forma, e la forma, si evince anche dalla tua risposta, ha una sua importanza e non minoritaria. Se tutto questo serve ad aprire un dibattito sul tema, che credo interessante, ben venga ma che sia costruttivo e civile anche se aspro e serrato.

    1. Carlos, i dibattiti costruttivi si fanno con la conoscenza dell’argomento, a prescindere dalla forma, che per altro non mi pare incivile, ma piuttosto, sarcastica. Poi, condire le parole con “fiocchi e stelline” non sempre è sinonimo di contenuto di qualità. Ognuno può esprimersi come vuole e dal momento che non vi è nulla di offensivo, in questo post, non vedo cosa avrei dovuto scrivere oltre al mio sdegno, espresso a modo mio come sempre.

      Tornando a noi, provo a mettertela in un’altra forma. Vediamo se lascerà spazio al dibattito.
      Questo contenitore è perfetto per chi produce vino da tavola in quantità enormi e deve necessariamente “aggredire” il mercato partendo dal prezzo. Il mercato di chi compra il vino in genere, non di chi lo conosce. Un esempio da te citato è l’Australia, paese nel quale la cultura del vino è “giovane” e ben diversa dalla nostra(esistono aziende che producono 30 milioni di bottiglie. La Franciacorta tutta ne produce 10 e la Valtènesi meno di 3, la Lugana 8 e la Valcamonica appena 150 mila). La cultura va osservata in tutti i suoi aspetti, anche in quelli storico-culturali che vanno tutelati. Il contadino(per come lo vedo io) è custode della sua terra e quindi della cultura e della storia che la stessa porta in seno. Il vino rappresenta la sintesi di tutto questo e in Italia, il contadino, da sempre imbottiglia nel vetro(un tempo nella terracotta). Non entro nel merito della qualità dei vini in bag in box, ma il vino di qualità, quello in grado di sfidare e vincere il tempo migliorandosi, mi hanno insegnato che lo si trova in vetro e fino a prova contraria è così. Sono favorevole agli aspetti ecologici di tale contenitore, meno sul fatto che questi vengano strumentalizzati per fare mercato.
      Per esempio: Adesso il male del mondo è la solforosa? No, ma se la togliamo, e dicessimo a tutti che l’abbiamo tolta, forse possiamo vendere di più? Questi ragionamenti, come del resto mettere il vino nella plastica, me li aspetto dall’industria del vino e non da chi si propone come custode della terra, di una cultura e della storia di un territorio.
      L’attuale crisi del vino sta costringendo molti contadini a misure drastiche(le vasche sono piene) ma non credo sia questa la strada per radicare un’identità di un territorio e di un’azienda agricola. Non è così che si tutela la cultura e la storia della classe contadina, che da sempre produce vino. L’innovazione si fa tutelando la tradizione, non uccidendola.
      Uno che crede realmente negli aspetti ecologici di questo contenitore, perché non converte tutta l’azienda e abbandona il vetro?
      Pensa se in Franciacorta(per fare un esempio a noi vicino) tutti mettessero il vino in bag in box. 😉

  5. @Giovanni Arcari le chiedo – senza sarcasmo o polemica – lei considera la cultura di un prodotto anche alimentare, una cosa statica che non si debba misurare con il suo tempo e con altre esigenze? Ha appurato ed è certo che tutti i vini che vengono venduti in vetro oggi subirebbero peggioramenti o condizionerebbero chi utilizza altri contenitori se serviti nelle medesime situazioni di consumo, da un BiB? Quando le hanno comunicato o dove ha letto che c’è un progetto mondiale latente di mettere tutti i vini in BiB e che metterà fine alla tradizione della bottiglia, alla qualità delle piccole produzioni o dei territori vocati a certi prodotti, alla cultura che è anche scienza dell’affinamento del prodotto in bottiglia? E’ un luogo comune quello che il BiB serva solo ad aggredire il mercato con le quantità, si capisce da questa sua affermazione che non conosce affatto il mercato dei BiB in tutti i suoi aspetti. Un contadino moderno sa meglio di lei evidentemente quali vini sono adatti e quali no a finire in un BiB – e non sto parlando di INDUSTRIALI del vino o contadini di ieri l’altro. Parlo anche di produttori con secoli e secoli di storia e prodotti di altissimo livello e cultura. Saluti

    1. Io penso, come ho scritto, che il vino sia un prodotto culturale e non penso che la sua cultura sia “statica” ma non credo nemmeno debba lanciarsi in ogni cosa senza tenere in considerazione tutti gli aspetti.
      “Ha appurato ed è certo che tutti i vini che vengono venduti in vetro oggi subirebbero peggioramenti o condizionerebbero chi utilizza altri contenitori se serviti nelle medesime situazioni di consumo, da un BiB?”
      Dov’è che avrei parlato del contenuto? e anche in merito al “progetto mondiale..” fatico a seguirla.
      Lei che certamente a differenza mia è un esperto del mercato del vino in BiB, ma magari un poco meno conoscitore del vino in quanto tale, mi faccia i nomi di tre aziende con “secoli e secoli di storia” che producono 50 mila bottiglie e che mettono pure il vino in BiB.

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