Delirio Giapponese

Innanzi tutto sia ben chiaro: io mangio qualunque cosa commestibile, compreso la cucina Giapponese. Ciò che da italiano ho smesso di tollerare, sono le esaltazioni dettate dalle mode prive di ogni fondamento.

Negli ultimi anni si è visto crescere a dismisura il numero di ristoranti giapponesi e di fast food. Due culture, una orientale e l’altra occidental-americana. Mi soffermo solo su quella orientale, notevolmente sopravvalutata ed estremamente “soggiogatrice”, dell’italico palato. Quella occidentale è già stata etichettata come grezza, poco elegante e certamente distante dalla cultura mediterranea. Ma, soprattutto perché in quei luoghi è facile incappare in persone con gli abiti non perfettamente “stirati”.

Ieri, mi sono trovato nuovamente in uno di questi “templi” della cucina giapponese, con cascate d’acqua, laghetti artificiali, tende a creare piccoli privè, pesci rossi e un menù dai nomi che non evocano nulla, ma che però, avrebbe fatto tanto “figo” nella Milano da Bere di un tempo. Scodelle dentro le quali albergano “acqua del Gange” con piccoli cubetti bianchi insapore e alghe. Il pesce crudo con o senza riso. La salsa di soia per dare sapore.

Ora, qualcuno, soprattutto quelli che mi dicono “vai al giapponese in via Ducco che è decisamente meglio di quello in via Gasparo che però è meno trendy di quello in Viale Venezia” dove il Sushi è divino…”, chiedo: in che cosa un cuoco giapponese è meglio di un altro? In cosa trovate differenze tra il pesce crudo di uno piuttosto che l’altro, se non nella materia prima? Il mio pensiero è questo: Il frequentatore del giapponese, spesso, è chi non mangia nulla. Non mangia i piatti della cucina locale, non mangia la carne “al sangue”, non parliamo di rognone, fegato ecc. Non conosce la cucina locale. Non conosce la cucina italiana. E’ lo stesso che beve Champagne solo perché ha sentito dire che bere Champagne è sinonimo di grande “profondità d’animo” e di classe(a prescindere dall’etichetta, anche se solitamente si sceglie quella che scelgono tutti).

Io odio i piatti scialbi, soprattutto se spacciati come il nirvana della cucina mondiale.

Quindi vi prego, non portatemi mai in un ristorante, dove le cose per avere sapore devono sentire di soia e dove non posso nemmeno stappare una bottiglia di vino.

Ma, soprattutto evitate di cercare di convincermi che possa essere una cosa straordinaria.

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14 thoughts on “Delirio Giapponese

  1. La differenza è solo sulla materia prima che dovrebbe essere freschissima e di prima qualità!
    (verdure dell’orto e pesce pescato) Con il problema che per una normativa europea, che in italia nessuno rispetta, il pesce crudo prima di essere servito dev’essere abbattuto (congelato per un problema di sicurezza alimentare) e di prezzi che porterebbero questi ristoranti fuori mercato.

  2. Ciao giovanni…
    Questa giustamente e’ la tua opinione, ma e’ l’opinione di una persona che non e’ affascinata dalla cucina orientale
    Quello che hai mangiato e’ una piccola parte , la vera cucina giapponese non e’ solo SUSHI O SASHIMI ….

  3. Riccardo, o chiunque tu sia visto che usi una mail “finta”, ho scritto che questo è il mio pensiero, non ho detto che sia la bibbia (che rimane anch’essa il parere di qualcun altro). Dimostrami con i fatti che non è così e subito pubblico un post di smentita.
    Discorso piadineria-mac donald’s: la piadina è cultura italiana, romagnola, prodotta con gustosi e saporiti prodotti italiani(almeno si spera). A me piace.
    Per i Mac Donald’s, li ho aboliti dalla mia vita nel 1993. Cosa vuoi che ti dica??

  4. a parigi sono stato in un tipico ristorante giapponese che nulla aveva a che fare con quelli che ci sono da noi, là ho trovato una parvenza di cultura gastronomica, qui trovo solo fashion e moda.
    i piatti che ho mangiato mi sono piaciuti, ma ciò che più mi è piaciuto è stata l’atmosfera per intenderci tipo ristorante di Marrabio (il papà di kiss me Licia – e non dite che non ve la ricordate perchè non ci credo-).
    qui trovi più un atmosfera tipo fantozzi quando va acena con la signorina silavni e gli cucinano il cane (vediamo chi si ricorda come si chiama il cane)
    in ogni caso, viva la gallina ripiena!

    1. Conforto la tesi di riccardo! Andai anni fa con giapponesi temporaneamente a milano nel “loro” ristorante d’elezione medeghino in quel di via marchetti. Molto diverso dai giapponesi a cui siamo abituati e prezzi altissimi!

  5. Penso che sia, comunque e sempre, una questione di identità.

    Probabilmente un Giovanni di Tokyo, sta proprio in questo momento postando nel suo blog, (in cui parla di identità e di territorio), criticando gli innumerevoli ristoranti italiani che nascono nelle zone più trendy della città, il provolone, la mozzarella, la pizza, i vini rossi supertuscan.

    Si presume che, per lui, il sake e il sushi siano il cibo in cui si identifica e non concepisce come i giapponesi trendy possano considerare la nostra cucina come la migliore.

    La globalizzazione, anche alimentare, non è un fenomeno che può essere fermato; ben vengano i fast food, le piadinerie, i sushi bar, gli involtini primavera, i kebab. Per un pasto al volo, di corsa, maggiore è la scelta, meglio è.

    La ristorazione, quella importante, dovrà invece saper raccontare l’identità di un piatto al consumatore attento.

    Dal nostro canto, quando saremo consumatori consapevoli apprezzeremo anche le identità culturali e mi piace pensare anche la variopinta fantasia dell’uomo del sapersi adattare a nutrirsi di tutto e inventare nuovi modi per mangiare tutti i giorni la stessa cosa….

    buon week end Giovanni
    Davide

  6. Davide, certo che è una questione d’identità!
    La mia provocazione voleva far emergere il poco interesse, da parte del consumatore, per la cucina del territorio.
    Mi spiego meglio: non c’è conoscenza del territorio perché non c’è informazione. Non esiste chi comunica il valore del “contenuto”.

  7. i risto giapponesi che si trovano sull’italico suolo mediamente sono delle caricature di quello che si può trovare a Londra, Parigi, New York e via discorrendo.
    Se poi ci si paragona a qualche risto giapponese su suolo giapponese in località diverse da shibuya & C. allora è meglio neanche parlare.

    Di certo nella provincialissima Brescia quei 3/4 che si possono provare sono imbarazzanti.

    Con i cinesi poi la differenza è ancora peggiore: qua sono spesso lavatrici di soldi guadagnati chissà come, a Pechino ci si lecca i baffi alla grande.

    Allora perchè tanti ci vanno? Perchè i ravioli, i bolliti, gli spiedi, le “spongade” (toni rebaioli saprà dirmi se ho scritto giusto) i salumi e tanti caci facilmente reperibili ce li mangiamo a casa tutti i giorni e spesso (non sempre) uscendo al ristorante si prendono fregature solenni.

    my two cents.

  8. Mi piacerebbe molto andare a mangiare al Giapponese con un Giapponese magari in Giappone, così come mi piacerebbe andare a vedere una partita di rugby con uno scozzese magari in Scozia. Ma detesto andare a mangiare al Giapponese mandato da un “fighetto” che non sa neanche mangiare in casa sua, così come non guarderò mai il rugby su suggerimento di quei fighetti che mi dicono che lì fanno il terzo tempo mentre nel calcio si insultano e i ciclisti sono tutti dopati!

    Gran bel post Giovanni. Quando ripassi a Senigallia dimmelo un po’ prima che magari riusciamo a vederci.
    Ciao.
    Ale.

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