Gambero Rosso: Autogol di Tacco

Sedetevi, fate partire il video qui sotto e, al primo attacco di voce, cominciate a leggere.

Fatico sempre più a stupirmi della leggerezza con la quale molte persone affrontano i compiti che loro stessi, si sono affidati.gambero-rosso-2008

Per esempio, se io dovessi decidere di scrivere una guida, in grado di offrire un supporto figlio di un autorevole giudizio rivolto al consumatore, il primo obiettivo che sentirei di impormi è quello del rigore. Giudizi seri, non di certo da santone giacché stiamo parlando sempre del mio parere, dei miei punti di vista, del mio palato. Siamo in un campo dove tutto è opinabile e nulla può essere dato per certo. Siamo nel mondo del più becero edonismo.

Poi m’imporrei la costanza, che per altro non dovrebbe essere un problema anteponendo la passione ai meri interessi.

In sostanza cercherei di fare le cose per bene, dal momento che voglio vendere un servizio!

Complice la segnalazione di un amico, della serie “Mi è giunta la voce”, mi ritrovo a leggere il “Giornale di Brescia” di martedì scorso, dove in un articolo a firma Michele Turelli (che non conosco) si segnalano i trionfalismi per i punteggi assegnati ai ristoranti bresciani dalla Guida dei Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso.

La “sorpresina”, per la quale non ho potuto far altro che sorridere è che, il ristorante “Cascina Lenga” di Botticino, o meglio, San Gallo, in provincia di Brescia è straordinariamente schizzato dai 76/100 dello scorso anno, ai 77 nella guida 2010.

Beh Signore e Signori, il ristorante è bruciato alla fine del 2007 e non è più stato riaperto!

Ora vi chiedo se non sia straordinario che l’abbiano segnalato per il secondo anno, e poi, se non sia straordinario che abbia preso un punto in più, recuperando quello perso l’anno precedente!

Le possibilità per l’accaduto non sono molte.

L’ispettore (Callaghan, per esempio) che si occupa di Brescia e provincia, evidentemente anarchico, è dal 2007 che non si fa vivo in quel ristorante e non sa nemmeno se esiste ancora. Ma da qui mi chiedo la spericolata necessità di aumentare il punteggio a un ristorante che non visiti da anni, facendoti un autogol di proporzioni bibliche!50-cielo-di-piombo-ispettore-callaghan

Oppure non è stato mandato nessun “Callaghan” da anni e i vertici della guida hanno deciso di copiare le schede del periodo giurassico, gettando una manciata di punti, tipo “ riso a un matrimonio”, per dare quel senso di dinamismo che dovrebbe avere una guida che valuta la ristorazione?

Avendo abbandonato completamente l’idea di avere giudizi simili ai miei, da parte delle guide, speravo che almeno la costanza nel visitare le realtà recensite ci fosse.

E pensare che a Brescia esiste, oltre agli altri, un ristorante aperto da due anni, che rivisita piatti della tradizione bresciana, utilizzando materie prime reperite in provincia, e nessuna guida l’ha mai visitato!

Non per ultimo, mi piacerebbe che un giornalista che scrive per la più importante testata bresciana, avesse quantomeno una minima conoscenza del territorio, ricordandogli che non è peccato se a volte ci si permette di porre l’accento su un “errore” madornale come questo, oltre a descrivere l’aspetto di facciata.

Voi cosa ne pensate di tutto questo? Non è straordinario?

Io continuo in ogni modo a credere negli uomini… sono ottimista!

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23 thoughts on “Gambero Rosso: Autogol di Tacco

  1. Io dico che se si devono stilare delle classifiche,e tutto questo ben venga, siano almeno dati dei punteggi veriteri , e non dare punti a casaccio tanto per ricoprire uno spazio che era stato lasciato vuoto in una determinata guida o in un quotidiano locale, poichè dietro a un ristorante c’è tanta gente che suda e sputa sangue tutto l’anno per arrivare a determinati risultati, i quali vengono magari spazzati via da un gelido soffio di vento per favorire un locale che nn esiste.
    Forse per chi non lo sa in un ristorante c’è gente che si alza alle 7 di mattina e va a dormire a mezzanotte compresi sabato e domenica, e all’intenro di una struttura ricettiva lavorano lavapiatti, aiutocuochi, cuochi, pasticceri, chef , camerieri e maitre. Perchè secondo voi in questo elenco sono partito dai lavapiatti?
    Semplice perchè tutti, e dico tutti, in una squadra devono remare dalla stessa parte, lasciando in disparte orgolglio e superiorità, per arrivare ad un treguardo chiamato “riconoscenza”.
    ………. e poi aggiungo che nessuno di noi umili mortali ha obbligato qualcuno di stilare delle graduatorie, poichè stavamo benissimo anke senza e non abbiamo ordinato agli ispettori delle guide di fare quel determinato lavoro poichè presumo che se lo siano scelto da soli, se non altro abbiano il rigore nei confronti dei propri titolari di fare almeno con decenza e con intelligenza il proprio lavoro, come lo deve fare un operaio, poichè vengono retribuiti come tutti i normali lavoratori.
    Infine aggiungo che essere cornuti e mazziati nn piace proprio a nessuno.

  2. Non è la prima volta che capita, purtroppo, di leggere giudizi di ristoranti che hanno chiuso o hanno cambiato gestione. Il punto è, perché ci ostiniamo a pensare che sia così indispensabile scrivere guide? Lo scopo è puramente commerciale, non per offrire un servizio utile, altrimenti non ci sarebbero voti, premi e quant’altro. Anche perché chi ha verificato la preparazione tecnica di chi deve giudicare? Siamo così sicuri che i guidaioli sparsi per lo Stivale siano tutti preparati, capaci di distinguere un cibo fresco da uno congelato, o una preparazione fatta con prodotti industriali rispetto ad una fatta con prodotti altamente selezionati? E siamo sicuri che tutti i guidaioli abbiano fatto corsi di specializzazione sulla cucina italiana e non, e siano dunque tecnicamente in grado di valutare se una certa lavorazione sia fatta a regola d’arte oppure no?
    E’ un po’ come succede con la musica, molti critici musicali non suonano né sanno leggere uno spartito, ma pretendono di essere in grado di giudicare se un brano vale 10 o 100.
    Sarebbe ora di fare il pelo a questa gente, invece di andare a comprare guide fidandosi di commenti e voti senza avere la certezza neanche che quelle persone siano andate nel ristorante che giudicano.

  3. Verrebbe da ridere, caro Giovanni, ma poi mica davvero. Verrebbe da piangere? No, non ne vale da pena. Ah, ecco, viene da incazzarsi, ma molto.
    Una vicenda penosa, così come tu la descrivi, e del resto non è l’unico caso venuto alla mia conoscenza, pare di ricordare che anche un ristorante napoletano abbia avuto ottime recensioni pur dopo una contestata chiusura per “irregolarità amministrative” (appena ritrovo il link alla notizia lo posterò).

    Su Facebook, che frequenti, Clara Barra in questi giorni è molto attiva -e di questo le va dato grande merito- nell’intervenire in diverse discussioni relative ad alcune scelte della guida.
    Sarebbe interessante un suo commento “pubblico” a questa particolare vicenda.

    Io sono per mia natura intimamente garantista e prima di formulare un mio giudizio (e ciò che racconti lo influenzerebbe, e molto) sul valore globale dei giudizi tutti espressi in Guida, mi piacerebbe avere un punto di vista diverso, con dettagli forse a noi ignoti.

    Anche se… un certo signore usave dire: “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

  4. @ Roberto: sono assolutamente d’accordo con te, la competenza in questo settore è difficilmente misurabile. Troppo spesso, quello che dovrebbe essere un semplice parere viene mascherato da giudizio tecnico senza appello.

    @ Dan: grazie per il consiglio. Provvedo immediatamente a mettermi in contatto con la signora Barra, anche se non la conosco. Per il resto non ho fatto altro che riportare quanto successo e pormi dei quesiti. Per quanto concerne il valore globale dei giudizi, me ne vedo bene dall’esprimere un giudizio. E’ come la politica: se non c’è nessuno “meritevole” del mio voto, non vado a votare. Ma questo fatto è extra giudizio.
    Ti riporto la pagina del GdB dello scorso anno con i voti del Gambero, dove il ristorante in questione era già bruciato dal primo gennaio 2008.

    http://www.opencolonna.it/editor/docout/146_rassegna_15.10.08%20giornale%20di%20brescia.pdf

    1. Bene. Attendo di conoscere gli sviluppi, con vero interesse e non certo per l’accanimento polemico che da altri lidi invede la rete, spesso e sempre più. A presto, Giovanni.

  5. ma quante ne dobbiamo sentire sul Gambero Rosso ancora? All’attivo abbiamo un matrimonio che crea delle perplessita’, ristoranti che bruciano e migliorano, giornalisti che prendono per oro colato la bibbia dei ristoranti senza un minimo di senso critico. Ma non dovevamo entrare nell’epoca della pulizia e del rigore e tenere alta la bandiera della massima qualità e correttezza? Bene bene…ma anch’io sono fiduciosa Giovanni. Ricorderò una massima di Oscar Wilde ” Ho dei gusti semplicissimi…mi accontento semplicemente del meglio”.

  6. Mi permetto di intervenire visto che sono stato chiamato in causa.
    Quando ho realizzato il pezzo per il Giornale di Brescia ho avuto più di un dubbio in merito a Cascina Lenga visto che era da almeno due anni che non andavo a cena in quel posto.
    Ho dato per buoni i dati della Guida e ho pubblicato testualmente.
    Mi sono permesso di correggere il dato del ristorante Castello, nuovo ingresso a 80/100, inserendo il paese corretto (Dello) mentre in guida figurava ancora come Comezzano, il paese del ristorante Spirito Divino da cui proveniva lo staff.
    Tornando a Cascina Lenga mi è venuto un dubbio e chiedo venia se mi sbaglio: il ristorante bruciato non era forse il Cascina Doss di Iseo (dilaniato dalle fiamme il 1° gennaio 2007?).
    Se la guida ha sbagliato, prendiamone atto ma non facciamone una tragedia.
    Ricordate quando la Michelin diede ancora la stella Michelin alla Casa di Bedizzole quando era chiusa da un anno ?

  7. @ Michele: nessuna tragedia, solo necessità di chiarimento. E’ bruciata anche Cascina Doss di Iseo, così come ricordo benissimo anche il caso de “La Casa” di Bedizzole. Ma qui stiamo parlando di un errore che dura da due anni, modificandosi nel tempo. Son cose diverse.
    Ho gradito moltissimo il fatto che lei sia intervenuto.
    Grazie

    @ Mauro: lo si legge meglio con quello splendido brano…grazie!

  8. No è che purtroppo è un dramma!!!
    Non farne un dramma significa deresponsabilizzarsi.
    E significa altresì rinunciare a controllare le proprie fonti.
    Scrivere è un potere riservato a pochi.
    E scrivere cose errate è irresponsabile.

  9. suvvia, un punto in più era nella natura delle cose: dopo un anno non c’è più quel fastidioso odore di bruciato 🙂 🙂

    Ci terrei a una precisazione: non è che sia proprio bruciato tutto il ristorante, ma a memoria mi pare soltanto un tendaggio; per fortuna che berkel e altre amenità erano state casualmente portate via poco prima 🙂 🙂 🙂

    Posso un po’ di spam? Al massimo mi censurerete: se qualcuno seguendo la guida incriminata tentasse di raggiungere cascina Lenga, inevitabilmente ne resterebbe deluso, si consoli allora, poco distante, presso la trattoria Al Giasarol, niente fumo e tanto arrosto, garantisco.

  10. Mi rendo conto che di fronte alla nostra dissestata civiltà può apparire risibile quello che per molti ha semplicemente l’aspetto di un refuso, ma se utilizziamo questa considerazione partendo dalla base della piramide tanto vale lasciar perdere e giustificare via via gli errori di ogni gradino sino al vertice. Quel che lascia perplessi (questo ce lo concediamo?) è l’aumento di voto quasi a voler dire (e in mancanza di un chiarimento è lasciata libera ogni interpretazione) “avete visto che precisione, che attenzione ai dettagli, nel giudizio complessivo abbiamo ritenuto che non 2 non 3 ma 1 punto era il giusto valore da incrementare al già alto punteggio”. Non stracciamoci le vesti o, all’opposto, indossiamo i panni ruvidi e severi del censore o del giustiziere ma togliamoci semplicemente un sassolino dalla scarpa senza per questo doverci sentirci, a nostra volta, colpevoli.

  11. Caro Carlos io non mi sento colpevole di nulla, ci mancherebbe! In ogni modo, ho avuto uno scambio di mail con Clara Barra, curatrice della guida, la quale mi ha assicurato di accertarsi dell’accaduto per poi dare una spiegazione.
    Son certo non tarderà.

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