Conegliano e l’intelligenza nel fare le cose

Capita spesso che io mi trovi a spasso per l’Italia e capita a volte che mi stupisca per alcune cose che mi capita di vedere. Dallo scempio di Taranto, agli eco-mostri presenti in buona parte delle coste italiane ecc… Ma devo assolutamente segnalare un paese che mi è piaciuto moltissimo. Conegliano. Circa quarantamila abitanti nel cuore della zona di produzione del prosecco, una scuola enologica di gran livello, un castello, una zona collinare con le case tutte in ordine, verde e profumi… In sostanza un gran bel posto. Poi mi capita di scoprire che da quelle parti la cultura per le cose buone è gestita con grande intelligenza. Sono stato in un super supermercato che si chiama “Eat’s”. Un trionfo dei migliori prodotti Italiani e non, organizzati in uno spazio nel quale ogni settore è ben ordinato e mostra agli occhi dell’avventore un tripudio di colori e profumi di grande entità. Un’enoteca ben fornita con alcune tra le migliori etichette del mondo(certo, mancano le “mie” tre aziende…), distillati di livello e un competente “cantiniere” per guidare il consumatore nelle scelte. Lasciato il “super supermercato” mi sono recato in un altro posto assolutamente degno di nota. Una cosa notevolmente più contenuta come dimensioni ma figlia di una straordinaria e ben curata idea. Ittiko è il nome di un piccolo negozio a San Vendemiano, attaccato Conegliano, che offre una scelta di prodotti del mare come non ne ho mai visti in vita mia. Dietro il negozio, una cucina prepara in confezione monodose, e non, succulenti piatti di pesce. Dalle granseole al baccalà in diverse varianti, dalle seppie con le verdure ai gamberi fino alle salse sempre di loro produzione. Un piccolo banco per il crudo, nel quale albergano oltre a scampi e gamberoni anche diverse varietà di frutti di mare. Anche qui un’enoteca decisamente più contenuta e anche qui assenza dei “miei” prodotti( dovrò dirlo al mio comunicatore di zona, il talentuoso Roberto Conte).Se avessi vicino a casa posti simili, comincerei a rivalutare la possibilità di cenare nella mia cucina! Beh, se mai dovesse capitarvi di passare da quelle parti, non mancate di fare “un salto” in questi due splendidi negozi. Ne vale la pena.

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7 thoughts on “Conegliano e l’intelligenza nel fare le cose

  1. Non so quando tu sia stato, so che ci siamo “mancati” a Salò e forse ti sei dimenticato che abito da 15-20 minuti da Conegliano… ti tirerò le orecchie caro Giovanni…
    un abbraccio e a presto

  2. Hai ragione Ric, ma la mia è stata proprio una “toccata e fuga”… mi farò perdonare con una bottiglia di quelle giuste…

  3. Giovanni, lo so che spesso mi critichi per il mio scarso “feeling” con l’amico Ziliani e so anche che il soprannome da te assegnatomi non promette nulla di buono ma, vista la grande stima che ho per la tua elasticità e intelligenza ti segnalo questo commento lasciatomi da una cara amica di Conegliano (già so che pensi male e ne hai tutte le ragioni).
    Un caro Abbraccio…

    “Da coneglianese d’adozione, mi sento di aprire una breve parentesi di “vis polemica” a proposito dell’intelligenza dei miei concittadini nel fare le cose.. Il nuovo,raffinatissimo, Eat’s, è senza dubbio raro nel suo genere: unico supermercato della zona (e forse del mondo) ad avere un banco gastronomia illuminato da uno chandelier in vetro di murano, unico anche ad avere i numeri del turno al banco dei salumi riportati su uno schermo al plasma formato cinema, sorge all’interno delle cosiddette “torri verdi”. Per i forestieri, trattasi di un nuovissimo centro direzionale, composto appunto da due torri di dieci piani ciascuna, appunto di colore verde (bile), progettato da un architetto in preda a nebbie lisergiche e delirio di onnipotenza, e collocato a metri 4 dalle rive del torrente Monticano. Aspettando la piena ?!
    Al di là delle mere considerazioni estetiche, non posso che condividere il giudizio assolutamente positivo sul tripudio di colori, profumi e sapori che si spalanca agli occhi del visitatore già dall’ingresso. Difficile non cadere in tentazione davanti a tale abbondanza di ogni ben di Dio le nostre papille gustative possano desiderare, arduo non riempire il carrellone (delle dimensioni di una portaerei, scordatevelo se non avete la patente D) con prodotti ricercati e altrove introvabili, targati slow food. I nodi vengono al pettine una volta accodati in cassa, dove vi consiglio di munirvi di sali e di una capacità di sopportazione degni di uno yogi. Scoprirete infatti che si, vi era venuta voglia di mangiare in casa invece che fuori, che si, ora avete tutto il necessario per allestirvi un banchetto capace di far cantare l’Alleluja al vostro stomaco, e che si, è proprio così. Avete speso per mangiare in casa l’equivalente di due cene fuori. Serviti e riveriti, ovviamente.”
    F.M.

  4. Grazie Riccardo, ma sul soprannome siamo tre contro uno. Non hai speranze.
    Grazie anche per l’interessantissimo punto di vista di F.M. che trovo sarcastica il giusto. La mia descrizione è appunto da forestiero, in quanto fino a prima a Conegliano, non ero mai stato. Concordo in pieno che un probabile “eco mostro” a 4 metri da un torrente, non sia proprio ciò che mi aspetto dal luogo dove vivo e posso capite l’incazzatura (io sarei furioso)… ed è giustissimo che il suo disappunto venga preso in considerazione e sottolineato… La mia “lode” era indirizzata all’idea di questa iniziativa commerciale. Di persone ne ho viste parecchie, credo dunque che vi sia una sorta di benessere che permetta la sopravvivenza di un posto simile. Ma soprattutto plaudo alla ricettività della conoscenza della qualità da parte degli abitanti di Conegliano. Mi spiego meglio: Brescia è molto ricca e economicamente potrebbe assorbirne quattro di posti come Eat’s, ma dal punto di vista della cultura enogastronomica è ancora qualche anno indietro, anche se sta progredendo a passi da gigante. Poi se uno ha la possibilità di cenare in casa spendendo il doppio di due cene fuori, ma godendo nel farlo, non ci trovo nulla di male.

  5. Concordo Giovanni e sappiamo quanto sia importante e bello il “buon cibo ” e soprattutto il “buon bere”, ciò che a mio personale avviso mi fa arrabbiare è la necessità di dover spendere molto -e chi v’è stato conferma- per mangiare sano!
    Slow food dovrebbe salvaguardare sia il prodotto ma anche la contadinità, ovvero il giusto prezzo.
    Sappiamo però che le contraddizioni nel 2010 ormai passano inosservate e così anche un film come “TERRA MADRE” voluto da Carlin Petrini, diventa un grido rivolto alla società consumistica e disattenta al cibo, ma allo stesso tempo colui che grida si dovrebbe mettere anche dalla parte di chi dovrebbe ascoltare perché quest’associazione sta salendo sul carro dei vincitori senza -o quasi- averne il diritto e, il suo marchio, più che rivolgersi ai contadini e ai proletari, usa questi per consigliare buon cibo alla media-alta borghesia!
    A conferma di ciò sappiamo benissimo che il Bio sia esso logico o dinamico è una forma di produzione si rischiosa ma certamente meno cara del Chimico allora mi chiedo se, visto e considerato posti come Eat, chi spende e mangia in posti come questo sia veramente attento alla sostanza del cibo o alla sua moda intesa come forma?
    A presto

  6. Beh, Riccardo, due considerazioni assolutamente interessanti, ma credo sia opportuno fare un post che riguardi Slow Food, uno che riguardi il bio e i suoi costi (e qui si aprirebbero infinite discussioni) e uno che riguardi quanto la moda possa influenzare il consumatore. In questo post non ho fatto altro che riportare “l’idea” che mi è piaciuta. Poi, se volessimo addentrarci nei meandri della cosa, potrebbe esserci molto da discutere, ma non credo sia questo il post giusto.
    Parliamone, si può fare…

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