Gianni Masciarelli

E’ trascorso un anno dalla scomparsa del mio caro amico Gianni Masciarelli e il ricordo di Lui è sempre vivo nel mio cuore, soprattutto in questi giorni in cui mi trovo in Abruzzo. Pubblico così la lettera che lo scorso anno venne riportata sul blog Vino al Vino di un altro caro amico, Franco Ziliani.

G.A.

Sono partito alle 16 e 30 di un afoso sabato pomeriggio. Avevo deciso di arrivare a Pescara in aereo, ma poi, visto che in Abruzzo ci sono stato quasi sempre in moto, ho optato per la stessa. Un caldo tremendo, scandito dal traffico del grande esodo di inizio agosto.gianni_masciarelli
Un passo dopo l’uscita di San Benedetto del Tronto comincia l’Abruzzo. Quante emozioni e quanti ricordi nei viaggi che facevo per andare a trovarlo. Da quel punto in poi, tutta la mia concentrazione era rivolta esclusivamente a quella serie di domande che dovevo porgli, in maniera chiara, senza fargli perdere troppo tempo.
A Gianni le perdite di tempo non piacevano. Lui era per la concretezza delle cose. Se lui ti parlava della terra, ti portava a vederla camminandoci sopra. Se parlava di mare, si scendeva fino a toccare l’acqua,per poi rifugiarsi in un ristorante ad assaporarne i frutti. Se parlava di grandi vini, stappava bottiglie di grandi vini.
Da lui ho capito che la concretezza delle cose dà forza alle idee, che credere in una passione significa a volte dover andare contro tutti e tutto, ma senza il terrore di sentirsi soli.
Da lui ho imparato che devo difendere a tutti i costi ciò in cui credo, ma con la corporeità delle mie convinzioni. Così, spesso, le mie domande trovavano risposta ancor prima di essere poste.
Adesso mi trovavo li, ad un’ora di strada da San Martino sulla Marrucina e per la prima volta non avevo nulla a cui pensare. Il sole ormai era scomparso quasi del tutto, lasciando posto ad una sorta di “malinconia cattiva”.
Per la prima volta mi è parso che all’Abruzzo mancasse qualcosa. La mattina dopo, scendendo dalla strada che collega Guardiagrele a San Martino, mi accorsi subito dell’importanza dell’ennesimo “evento” organizzato da quel caparbio abruzzese. Le autovetture erano parcheggiate su entrambe i lati della strada, almeno due chilometri prima della cantina.
Erano tutti lì. Dal giornalista affermato al famoso produttore umbro, al sindaco e tutte le autorità di San Martino. C’era il rappresentante pugliese, diligente nel suo abito scuro con moglie al seguito. E il “Barone” di Milano (chiamo così, con simpatia, i rappresentanti di lungo corso) nel suo maglione giallo poggiato sulle spalle.
Per non parlare del signore venuto dal Giappone, preciso e composto nel suo “giacca- pantalone- cravatta” nonostante la calura del sole abruzzese di una domenica d’agosto.
Non ho mai visto così tanta gente ad un funerale. Ad ognuno è stata data una rosa rossa e il signore giapponese se l’è affissa all’occhiello della giacca con straordinaria sobrietà. Tutta San Martino era li, come i tanti veri amici che Gianni ha potuto apprezzare nel corso della sua vita.
Nella piazza di fronte alla chiesa una tensostruttura allestita per “l’occasione”, con centinaia di seggiole. Il fragore degli applausi ha accompagnato Gianni all’uscita dalla chiesa.
Nel percorso verso il cimitero, passando attraverso il paese, non c’era una finestra aperta e il silenzio composto delle persone,faceva da cornice alle colline abruzzesi e ad un cielo incredibilmente azzurro.  Se n’è andato così, con il suo famoso cappello bianco, con il quale è stato ritratto in moltissime fotografie, poggiato sulla bara, un uomo che ha saputo dare prima ancora di prendere.
Per quanto mi riguarda, una persona con un cuore davvero grande,che ha saputo trasmettermi la capacità di amare la mia passione,con sentimento,per poi farne un lavoro che oggi è la mia vita. Ma come direbbe lui; “Giovà…ma questa è un’altra storia!”.
Addio piccolo grande uomo abruzzese, lasci in me,un vuoto grande quanto la passione che hai sempre mostrato per la tua terra. Ciao Gianni…”
Giovanni Arcari

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