Franciacorta: succede anche questo

Ultimamente, per quello che secondo i media dovrebbe essere il mercato (il prodotto) trainante del comparto vitivinicolo italiano,pare siano momenti davvero confusi. Parlo di quello che erroneamente tutti continuano a definire “spumante italiano”. Una sorta di calderone nel quale sedicenti professionisti dell’informazione ci buttano dentro di tutto;dal prosecco al franciacorta,passando per Trento fino a giungere nell’astigiano. Ripeto:l’insieme “spumante italiano”non esiste e non deve esistere.

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Essendo a “casa mia”(la Franciacorta) e toccando con mano il mercato,cercherò di informarvi su quello che sta succedendo con il franciacorta sui mercati italiani. Da ogni parte d’Italia continuano da tempo a giungermi voci circa aziende che riescono a vendere franciacorta D.O.C.G. al di sotto dei 5 euro,magari senza guadagnare nulla,o andando addirittura sotto costo. Il problema non è di certo legato al fatto che questi prodotti, possano “rubare” fette di mercato a questo o a quello(è la loro guerra tra “poveri”),ma bensì ai danni che possono cagionare all’intero sistema Franciacorta e al territorio tutto. Mi spiego meglio con qualche esempio:se un’azienda produce 300000 bottiglie e per venderle,invece di scegliere la strada della comunicazione e della qualità,(investendo tempo e denaro) punta sul prezzo,attuando una politica esclusivamente commerciale e priva d’identità,causa problemi non indifferenti al territorio,in quanto con una massa critica così importante ed un prezzo molto basso(prezzo al quale molti contadini non riuscirebbero più a produrre nulla)andrebbero ad identificare,agli occhi del consumatore,un prodotto per ciò che in realtà non è. In ogni settore,l’industria ha la possibilità di produrre lo stesso “pezzo” dell’artigiano,con dei costi relativamente più contenuti,spalmando gli stessi su un numero di pezzi maggiore in maniera che l’incidenza sia minima e che il prezzo di ogni singolo elemento sia il più basso possibile per essere appetibile sul mercato. Evidentemente qualcuno ha pensato bene di applicare questa logica di mercato anche al vino,inconsapevole che lo stesso non sia solo un prodotto con il quale guadagnare denaro,ma che all’interno di una bottiglia oltre al liquido,alberghino storia,cultura,passione,sudore e lacrime. Fortunatamente,nel vino più che in altri settori la diversità tra un artigiano e l’industria è decisamente più evidente. Ma detto questo non credete forse che, questo modo di operare possa essere lesivo sia per il sistema vitivinicolo italiano,che per un territorio specifico?E non credete che un consorzio di tutela,dovrebbe vigilare anche sugli aspetti meramente commerciali,tutelando il territorio ed i suoi associati?

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10 risposte a "Franciacorta: succede anche questo"

  1. C’è una comodità di fondo nel silenzio dei produttori,oppure una sorta di paura nell’esprimere ciò che pensano?Anche in questo caso,gli interessi e la furbizia di qualcuno hanno prevalso sulla storia e sulla cultura di un territorio.Mi pare che nel territorio bresciano che cerchi di difendere si facciano parecchie fesserie e si stia cercando in alcuni casi la strada più furba ma la meno veritiera.Per citare due esempi Franciacorta e Garda.sbaglio?

  2. Si,sbagli.Sbagli nel dire che io cerchi di difendere il territorio bresciano.Nel post non mi pare proprio di difendere,ma piuttosto di puntualizzare una situazione che non trovo assolutamente positiva per questo territorio,senza timori di alcun sorta.Non ho problemi,a differenza di altri,ad esprimere anche i dissapori legati alla mia provincia,in quanto non credo che andando contro ai “poteri forti”(se necessario)” possa ledere ai miei interessi,anche se molti preferiscono stare zitti e volere bene a tutti a prescindere.Questo blog nasce per raccontare un progetto(non una società o altro)e il territorio nel quale ha preso vita.Quindi Brescia,con tutte le sue zone vitivinicole.Per quanto riguarda “le fesserie”mi piacerebbe che tu fossi un po più chiaro,in maniera che ti possa dare una risposta,altrimenti non capisco di cosa tu stia parlando.Se poi nei produttori vi sia comodità o paura nel non replicare,è un ‘altra domanda alla quale per ora non so risponderti.

  3. Caro Arcari conosco la passione e la preparazione che ci metti in quello che fai.Devi pero’ ammettere che alcune cose non sono come sembrano.Cosa mi dici di quello che ha iniziato il Garda con il suo progetto e con la presentazione di quella doc fatta di fretta?Oppure perchè non parli del problema dell’uva che ci sarà quest anno in franciacorta,dell’eccesso di uva che non si sa dove andra’?O del botticino che sta morendo?tu per primo ti sei incavolato per queste cose al vinitaly del 2008.Ti ricordi?
    ps complimenti per il blog
    ciao
    Giulio

  4. Giulio,ho forse detto che va tutto benissimo?Hai forse letto che tutto è come sembra?Una cosa alla volta:il Garda,per quanto possano essere discutibili le sue scelte,bisogna ammettere che sia uscito da un immobilismo durato troppo tempo.Per quanto riguarda la D.O.C. fatta di fretta,vorrei ricordarti che non è l’unico territorio ad aver presentato una nuova denominazione “di corsa”.Il mio dissenso per la sostanza della stessa, rimane un mio personale parere.Per quanto concerne la franciacorta,ti posso dire che scriverò presto una nota.Il problema c’è e non sarò di certo io a nasconderlo.Per quanto riguarda il Botticino,spero che i dieci produttori che costituiscono la D.O.C. capiscano di non far morire un territorio dall’ottimo potenziale.In ogni caso sta sempre alle scelte che vorranno fare.Io per ora osservo ed esprimo il mio parere.

  5. E poi Giulio,abbi pazienza,i “pezzi”li scrivo di notte,li pubblico il giorno dopo e il blog è attivo da una settimana.Tempo al tempo.

  6. Caro Giovanni condivido in pieno quello che hai scritto ,
    purtoppo come succede anche in altri settori dell’aglicoltura (latte, carne, fruttta ….) i contadini non riescono mai a fare “sistema ” imporre una politica di prezzo che gli permetta una remunerazione dignitosa del proprio lavoro,in quanto le industrie agro alimentari hanno in mano il mercato.
    Quello che dispiace e fà pensare è che in un territorio come la Franciacorta così ben controllato da un consorzio che rappresenta il 96% delle aziende non si riesca a far sedere ad un tavolo i produttori per discutere seriamente dell’ argomento prezzi .
    Saluto tutti
    andreArici

  7. Andrea,capisco benissimo tutte le difficoltà presenti,ma un consorzio di tutela non dovrebbe tutelare tutti anche in queste situazioni?Invece di andare a comprare le bottiglie degli associati per poi farle analizzare,non potrebbero controllare come certi personaggi svendono il prodotto franciacorta,sputtanando un mercato e buttando merda su un territorio?

  8. Ora è ufficiale, abbiamo il nuovo presidente del consorzio vini franciacorta, ossia il tanto acclamato Maurizio Zanella e dopo il primo consiglio del nuovo corso ,almeno spero, anche i due vicepresidenti e l’esecutivo.Le premesse sembrano buone dopo le polemiche che hanno preceduto le elezioni consortili.Il nuovo presidente ha
    promesso che nel suo programma darà fondamentale importanza al dialogo tra
    le aziende che partecipano attivamente alla vita consortile, quelle che non vi partecipano o che si sentono escluse e i viticoltori.
    Speriamo bene perhè come hai detto tu Giovanni abbiamo bisogno di tutti, nessuno
    escluso per portare la Franciacorta a livelli ancora più alti e soprattutto per
    uscire dalla situazione di quest’anno che si preannuncia molto difficile.

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