Texas: un viaggio straordinario con un amico straordinario tra cibo, vino e cultura

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Che cos’è un territorio se non l’espressione di un popolo che si manifesta in ogni sua forma, in tutto ciò che possiamo osservare, toccare, annusare e gustare? Nei miei giorni trascorsi negli Stati Uniti, sono potuto entrare nella cultura dei … Continua a leggere

Un grande vino umano: Valpolicella Superiore 2000 Quintarelli

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L’ultima serata a casa Parzen è stata all’insegna del pollo fritto, di una straordinaria salsa guacamole preparata da Tracie e da okra, una deliziosa verdura di origine africana ma ben presente in Texas, che viene fatta in pastella, oltre che … Continua a leggere

Pétard Blanc 2011: una sorpresa inaspettata

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Tralascio cose tipo lieviti, fermentazioni, temperature, filtraggio, solforosa e i naturalismi, per non entrare nella spirale del “giudizio al genere”. Ergo: me ne sbatto dei racconti inappurabili e mi lascio guidare dai sensi, dalle impressioni, da un suolo e da … Continua a leggere

Il Truck è il Texas che si muove

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Sono giganteschi e vederli passare e sentire il rombo mi fa pensare che andare in bici sia davvero un mestiere pericoloso, con loro liberi di circolare. Qui nel Texas è parte del costume locale (considerate che alcuni modelli vengono allestiti … Continua a leggere

Giù il cappello per Tony’s, uno straordinario ristorante nel cuore di Houston!

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In questo incredibile e bellissimo viaggio che sto compiendo, mi sarei aspettato di rimanere stupito da tante cose: le case, le macchine, la cultura americana che riempie ogni istante della giornata… e infatti è stato così, ma mai avrei pensato … Continua a leggere

Il vero barbecue BBQ è solo a Lockhart, in Texas

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Oggi trasferta breve a sud del Texas alla ricerca della miglior carne, nella capitale texana del BBQ, ergo del Mondo (cit.). Lockhart è stata colonizzata dai tedeschi nell’800 e ne porta i segni in maniera evidente e tra questi, la … Continua a leggere

E Jeremy disse: abbiamo bevuto abbastanza man? No? Allora andiamo da Ginny’s!

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Tra le cose inspiegabili e della vita, dopo Fatima, il mistero delle piramidi e il fascino francese c’è certamente il caldo del Texas, di Austin. Uno che abita a Pantelleria non può capire, figuratevi chi sta a Brescia. Pazzesco, dopo … Continua a leggere

E poi la Napa Valley in “bromance stile”

Con un’ora di aereo ci siamo spostati da Los Angeles a Oakland e dopo aver abbracciato Rory Harrington, conosciuto Lou Amdur e salutato la città degli angeli, abbiamo preso una macchina (una Ford Taurus dal rombante suono) e ci siamo recati a Napa. Abbiamo sfiorato San Francisco, romantica e libera con la nebbia che avvolgeva il Golden Gate Bridge, che purtroppo non sono riuscito a fotografare.

Arrivati a Napa me ne sono rimasto qualche ora solo a girovagare per il paese mentre Jeremy era ad intervistare un famoso produttore. Un villaggio dai tratti quasi nordici, Napa, con un fiume nel mezzo e le montagne ai lati come una naturale recinzione. Tanta arte, tanto antiquariato e molti punti vendita per il vino e per le degustazioni.

Le montagne sono ai lati, come detto, e rimangono intoccate dall’uomo, brulle e gialle con qualche macchia verde a completare il quadro. L’uva si coltiva a fondovalle, su una terra grigia e fine e ogni vigneto ha un sistema d’irrigazione a goccia, segno di una terra restia a donare tutta se stessa (?) e drenante e di un fondo roccioso, oltre alla palese siccità che brucia l’erba così che non devono diserbare più di tanto perché ci pensano sole e temperature a lessarla.

Le cantine sono in pieno stile Saint Emilion, soffocate dall’edera e disposte (non solo) lungo l’unica strada che divide in due la Valle.

La Napa Valley è conosciuta prevalentemente per le imponenti strutture dei suoi vini dalle grandi concentrazioni e dai gradi alcolici sostenuti ma, nelle ultime tre vendemmie, i cambiamenti climatici hanno levato giornate di sole e abbassato notevolmente le temperature medie, creando un conseguente disagio sulle ideali maturazioni delle uve.

Una condizione che impone (o dovrebbe imporre) un ulteriore abbassamento delle rese in favore di una maggior concentrazione, per ottenere quello che si realizzava in annate più calde.

Un panino e un carciofo fritto e con Jeremy ci siamo recati all’incontro con una brava e conosciuta Blogger Califoniana, Vinsanity che prestava servizio per la cantina per la quale lavora ad una sorta di party (così avevamo capito) e invece ci siamo trovati nel mezzo di un pre-matrimonio dalla parte della sposa (è consuetudine in Texas che gli sposi –separatamente- offrano una cena la sera prima delle nozze ai propri invitati) con la madre di quest’ultima che ci guardava con giusta diffidenza e a tratti con sguardo feroce. Jeremy ha tenuto subito ad indicarmi quale fosse la sposa e non eravamo neppure arrivati da un minuto.

Lasciata la Napa, in una vera e propria valle di colori e di un cielo del quale non si riesce a immaginarne i confini, ci siamo trasferiti -a bordo del nostro bolide- a San José in pieno stile bromance. Il tempo di un tramonto e la mattina abbiamo preso un aereo per Austin. Ora c’é il Texas con le sue distese, i suoi ranch, le mandrie, un caldo incredibile e i J.R e io non vedo l’ora!

Brescia non è l’America (e viceversa)

Certe cose si possono scrivere solo dopo nove ore di volo, ore nella quali non fumo, nelle quali devo tollerare schiere di pachidermi che fluttuano avanti e indietro per il corridoio e che mi fanno pensare all’impossibilità di vedermi a settant’anni a condividere lo spazio e il tempo con qualcuno che mangia più di me.

Davanti a me tre italiani sulla settantina che non hanno fatto altro che discutere delle rotte, abbozzando pure un “si è sbagliato” rivolgendosi al pilota. Volevo alzarmi per fracassargli la testa. Di fianco a me un ragazzo di origine marocchina che mi ha prestato la penna per compilare l’ennesima minchiata burocratica. Lavora in Italia da tempo, ha pure la cittadinanza, è tecnico per macchine che producono qualcosa e parlando di economia e del nostro paese, ha fatto un’analisi lucida e perfetta che molti italiani intenti a scapperarsi, avrebbero dovuto fare oltre vent’anni fa.

Delta Air Lines, da non prendere più: aereo vecchio, poco pulito con i posti più che stretti. Monitor comuni di cui uno rotto. Un assistente di volo dalle generose forme si è cosparsa di un profumo che al terzo passaggio, era più nauseante del Campari Dry bevuto a temperatura ambiente a luglio.

L’aereo è senza dubbio un’infinita rottura di palle e quindi, la prossima volta, voglio partire su un cargo battente bandiera panamense.

Tra un’ora atterro ad Atlanta e da lì me ne restano due per il volo che mi porterà ad Austin e non so ancora se riuscirò a prenderlo. Domani un altro per San Diego, ma stavolta in compagnia di Jeremy e il viaggio sarà certo un piacere.

Ah, e come al solito la minchiata dell’applauso ad atterraggio avvenuto è sempre e solo costume italiano.