“Metodo Classico” e territorio. Slowine coglie nel segno

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Non posso che rendere atto a Fabio Giavedoni di aver espresso una delle più intelligenti osservazioni che abbia mai sentito fare in merito al metodo classico. La cosa bella è che non si è fermato come fanno tanti alla “sparata”, … Continua a leggere

Alta Langa: continuiamo ad affrontare i problemi, anche su Intravino

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Ringrazio l’amico Alessandro Morichetti che dopo averlo rincontrato la scorsa domenica in Langa con Jeremy, ha deciso di ospitare il mio scritto colmo d’indignazione per la politica che sta applicando il consorzio Alta Langa. Per la lettura vi rimando a … Continua a leggere

Bardolino Chiaretto Spumante Raval: uno Charmat che vorrei anche Classico

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I vini in rosa mi evocano goduriosa leggerezza primaverile. Ho sempre sostenuto che un rosé non debba essere un vino esasperato da lunghi affinamenti, dai legni e dal tempo, ma qualcosa di veramente fresco e dotato di quel “dinamismo di … Continua a leggere

Alta Langa: cominciano i problemi (e noi li affrontiamo)

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Lo scorso febbraio Ferdinando Principiano ha chiesto l’iscrizione all’albo dei vigneti rivendicati ad Alta Langa D.O.C.G. per l’ettaro e mezzo piantato a Serravalle Langhe. Il Consorzio dopo una settimana ha risposto così: “Buongiorno, per ora le iscrizioni all’albo dei vigneti … Continua a leggere

VINO, FRANCIACORTA: STOP ALL’USO DEL TERMINE BOLLICINE

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Ricevo e pubblico. G.A. Il presidente del Consorzio Maurizio Zanella: dicitura abusata, obsoleta e senza futuro Erbusco, 27 apr – Uno stop in piena regola a uno dei termini più utilizzati per indicare il Franciacorta, piuttosto che lo Champagne o … Continua a leggere

“Bollicizzazione” italiana: finirà com’è finita con il Merlot?

Come dimenticare gli anni dell’euforia del vino quando l’italiano medio, abbagliato dall’eldorado del vino francese, pareva aver capito tutto e piantava cabernet e merlot anche nel ventre della moglie?

La formula era semplice: nel Mondo si vende bordeaux, che è fatto con i due vitigni sopra citati quindi, pianto le stesse uve e vedrai che funziona!

Ogni azienda nel listino aveva un merlot, un cabernet o un taglio bordolese. La moda non aveva attaccato (o almeno, non così tanto) le Langhe in quanto rappresentavano già una profonda identità vitivinicola.

Altro discorso va fatto per Montalcino, dove qualcuno si era venduto l’anima alla parkerizzazione e mi torna in mente Alice Feiring. Nei territori in cui l’identità di prodotto non esisteva –e ancora non esiste- il fenomeno del “bordolese style” e della tendenza di mercato, ha fatto –e continua a fare- più vittime della peste.

Tornando alla scelta di cosa e come produrre, non trovate che un fenomeno simile si stia prospettando anche nella produzione di metodo classico?

Puglia, Sicilia, Marche solo per citarne alcune… oggi il mercato vede di buon occhio le bolle ed io sono sufficientemente curioso e pronto da degustarle allegramente tutte provenienti da ogni parte del globo ma, non credete che oltre a disorientare il consumatore che identifica il territorio con il prodotto e viceversa, il tutto possa finire com’è finito il “bordolese style” degli anni ’90, in altre parole con un costante inflazionarsi dell’identità dei territori e dei vini?

Se negli anni ’90 era l’euforia del mercato a generare scelte che poi si sono rivelate fallimentari, oggi tali politiche le possiamo attribuire alla disperazione?

Approvata l’indicazione obbligatoria della data di Sboccatura per i Franciacorta: ma basterà precisare l’anno.

Ero così entusiasta a Vinitaly, quando ho saputo che Silvano Brescianini aveva preso in esame la mia proposta in merito all’obbligatorietà della data di sboccatura, che quasi ci avevo creduto!

Per farvela breve, sarà obbligatorio indicare l’anno, mentre il resto (mese o stagione) sarà facoltativo. A che serve? Chiunque abbia coscienza di cosa sia un vino prodotto con “metodo classico”, capisce che nell’arco di dodici mesi il vino cambia eccome! Cambia anche dopo novanta giorni, figuriamoci in trecentosessantacinque. Non vi nascondo la mia delusione per l’ennesima occasione persa. Si parlava di indicare almeno la stagione che (anche se ancora molto vago come dato) sarebbe servito a dare un’indicazione meno generica, certamente meno inutile.

Se proprio dobbiamo indicare qualcosa “tanto per”, non sarebbe meglio non indicare nulla in attesa che i “cachi” siano maturi? Altrimenti avvaloriamo la tesi di Monsieur Paillard, ovvero che oggi si mette la data di sboccatura per moda, e i vini sono messi in commercio il giorno successivo alla stessa. La mia speranza è che adesso non partano una serie di “trionfalistici” comunicati stampa, a sigillo “dell’ennesimo successo” e che nessuno cerchi di farmi passare questa decisione consortile come un positivo traguardo.

Quindi avanti tutta(!), al grido di “se non lo fanno nemmeno in Sciampagn perché dobbiamo farlo noi?” come ha detto qualcuno giusto ieri!

P.S. @ Zanella: non diciamolo a nessuno, altrimenti potrebbero accorgersi che molti, non hanno ancora capito una cippa. ;-)