Consorzio Franciacorta: si istituiscono le Consulte di categoria per migliorare il dialogo e per crescere

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È ufficiale e sta tutto in un comunicato stampa del Consorzio Franciacorta (uno di quelli che a me non inviano mai) nel quale si spiegano i contenuti dell’assemblea che si è tenuta ieri e tra questi, una novità molto interessante … Continua a leggere

“Modus operandi” del Consorzio Franciacorta per le degustazioni cui seguono assegnazioni di punteggi. Cioè?

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In facebook vengo taggato da Francesco Falcone che scrive: Richiedo i campioni, come ogni anno, ai produttori di Franciacorta. Ho ormai ricevuto tutte le bottiglie in sede (di una trentina di marchi). La Cà del Bosco, attraverso una grottesca email … Continua a leggere

Alta Langa: cominciano i problemi (e noi li affrontiamo)

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Lo scorso febbraio Ferdinando Principiano ha chiesto l’iscrizione all’albo dei vigneti rivendicati ad Alta Langa D.O.C.G. per l’ettaro e mezzo piantato a Serravalle Langhe. Il Consorzio dopo una settimana ha risposto così: “Buongiorno, per ora le iscrizioni all’albo dei vigneti … Continua a leggere

VINO, FRANCIACORTA: STOP ALL’USO DEL TERMINE BOLLICINE

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Ricevo e pubblico. G.A. Il presidente del Consorzio Maurizio Zanella: dicitura abusata, obsoleta e senza futuro Erbusco, 27 apr – Uno stop in piena regola a uno dei termini più utilizzati per indicare il Franciacorta, piuttosto che lo Champagne o … Continua a leggere

Il consorzio Franciacorta esprime il suo parere sul trattamento dell’amianto a Gianico.

Ho inoltrato una mail al presidente Maurizio Zanella, chiedendo una presa di posizione del consorzio per la tutela del Franciacorta in merito all’impianto di vetrificazione dell’amianto in attesa di approvazione da parte di Regione Lombardia. In pochi giorni ho ricevuto una lettera dal presidente, che ringrazio per la disponibilità e per le belle parole.

Questo il testo completo della lettera.

Gentile Signora Bellini,

La ringrazio per la Sua segnalazione e per la preziosa attività d’informazione e sensibilizzazione che sta operando a difesa del suo territorio.

Quanto descrive nella sua mail e sul blog ‘terruomocielo’, è fonte di forte preoccupazione e di attenzione anche da parte del consorzio per la tutela del Franciacorta.

Attraverso questa mia, desidero esprimerLe la nostra totale contrarietà ed il nostro disaccordo in merito al progetto per la realizzazione dell’impianto di trasformazione dell’amianto in Vallecamonica di cui ci ha informato. Infatti, oltre alle incognite relative al reale impatto di tale impianto sulla salute dei vostri cittadini, ci preoccupa non poco l’eventuale circolazione di amianto anche sulle strade del lago d’Iseo e in particolare della Franciacorta.

Quanto sopra rischierebbe di compromettere l’equilibrio di un territorio splendido, sempre più visitato ed apprezzato da un turismo in continua crescita, con le drammatiche ricadute negative immaginabili sotto ogni punto di vista: sociale, economico, produttivo, ambientale.

Tuttavia è doveroso La debba informare che – a differenza di altre analoghe situazioni nell’ambito della zona da noi tutelata (anche se solo a livello vitivinicolo) siamo intervenuti nelle sedi opportune- non avendo giuridicamente e legalmente nessun tipo di competenza al di fuori del nostro territorio non potremo intervenire appoggiandoVi addivenendo alle vie legali.

A fronte di quanto detto resto a sua disposizione e Le rinnovo i più sinceri sentimenti di gratitudine per quanto sta facendo, cordialmente

Maurizio Zanella.

Happy Day! tra succo d’arancia a 7cent e franciacorta a 3,90euro.

Cosa ci si può aspettare a questo punto? L’Italia agricola è sempre più appesa a un filo e la sopravvivenza di chi lavora la terra, è strettamente legata alla capacità del contadino di evolversi e di trasformare i frutti della terra stessa in qualcosa di commerciabile.

Nel frattempo la Coca Cola rinuncia alle arance di Rosarno, giusto per lavarsene le mani in fretta e per non rischiare di rimanere invischiata in qualcosa che potrebbe minare “la grazia dei suoi spot televisivi”.

Perché invece di abbandonare Rosarno, non ha offerto almeno il doppio del valore che ha pagato fino a ieri per il succo d’arancia? Non avrebbe fatto una figura migliore?

Nel frattempo avanza l’utilizzo sconsiderato dell’immagine rurale e naturale di certi prodotti. Immagine, appunto.

Le grandi multinazionali certamente non violano leggi (come la stessa Coca Cola ha dichiarato) ma impongono il prezzo di ciò che vogliono acquistare e spesso, è al disotto delle spese di produzione che un agricoltore deve sostenere.

Chi stabilisce i prezzi delle materie prime è chi acquista e trasforma in larga scala e non chi coltiva. In Italia la situazione è insostenibile perché le grandi aziende affossano il mercato facendo cartello, imponendo prezzi bassi per un profitto che non torna mai alla terra in alcuna forma.

A questi si aggiunge una concorrenza sleale che spesso parte del “furbo” di turno: “l’uva vale un euro al chilo ma se la compri da me te la posso dare a 0,90”. Una politica che non premia e non arricchisce nessuno, solo, impoverisce un sistema.

Il caso del franciacorta –segnalato qui da Franco Ziliani- a 3,90 euro, è l’emblema di un sistema produttivo -a livello nazionale- che vede a capo di alcune aziende persone la cui competenza è tutta da verificare, imprenditori che non hanno nemmeno la più pallida idea di quello che stanno facendo e dove lo stanno facendo (sorvolo sul “come lo stanno facendo”).

Al Consorzio Franciacorta, oltre a chiedere interventi incisivi quali l’espulsione e la necessità di prendere nettamente le distanze per questa e altre aziende che adottano politiche simili, mi permetto di ricordare una cosa:

Quando si comunicano cose che hanno a che fare solo con i successi, è necessario accertarsi di essere inattaccabili, altrimenti l’effetto boomerang può essere devastante.

P.S. Voglio aggiungere che ho già parlato personalmente con Maurizio Zanella il quale ha dichiarato che non è cosa facile intervenire in merito ai prezzi, in quanto la legge impedisce azioni in questo senso. Però, dico io, è necessario trovare una soluzione.

Franciacorta: una ricerca dice che il 50% degli italiani non ha idea di dove si trovi.

Il risultato della ricerca che il Consorzio Franciacorta ha commissionato ad Astra Ricerche di Enrico Finzi, traccia un risultato abbastanza preoccupante che evidenzia che il 50% degli italiani non ha idea di dove si trovi questo territorio.

Il 90% dichiara di conoscere il vino che viene prodotto, ma non è in grado di dargli una collocazione geografica. Di questi, uno su quattro non ha mai bevuto franciacorta e non ha intenzione di farlo a breve.

I dati di Finzi fanno tornare con i piedi per terra quanti credono di essere arrivati alla consacrazione e ricorda che di strada da fare ce n’è ancora moltissima.

A proposito di questo non capisco la nota fatta sul Giornale di Brescia: “meglio così, visto che la produzione cresce assai velocemente”. È una dichiarazione di Finzi, o la difesa scomposta quanto assurda di qualcuno?

L’esperto dichiara anche che, per far scoprire il territorio sia necessario “farlo degustare” e che la gente vada portata in cantina (ossia nel territorio) invece che avvicinata con costose campagne promozionali rivolte a un pubblico indistinto.

In poche parole si ritiene sbagliato portare una bottiglia a far degustare in un paese che non conosce nemmeno l’esistenza della Franciacorta, come succede (ed è successo) nelle mie trasferte americane, dove mi si chiedeva ogni volta se fosse Prosecco e mi dovevo prodigare con l’ausilio di una carta geografica a mostrare l’ubicazione della Franciacorta.

Prima s’informa, si comunica e si forma perché è l’unico modo per creare una richiesta consapevole, invece che puntare sulla solita vendita fine a se stessa che altro non fa se non inflazionare un’immagine che ancora deve essere creata, con buona pace dei soliti ottimisti.

Finzi già nel 2009 aveva sottolineato l’importanza fondamentale di una manifestazione sul territorio (leggi Festival Franciacorta) ma che i vertici consortili -nonostante i miei vari appelli- hanno depennato dal calendario adducendo a ragioni tutte da provare in merito alla mancanza di spazi.

Quest’anno è pure stato deciso un aumento della quota consortile che vede schizzare il costo che ogni produttore deve versare al consorzio, di quasi il 50% su ogni bottiglia prodotta.

Visto che la ricerca ha evidenziato una falla nel sistema, non è il caso di cambiare rotta e di investire in altra direzione invece di continuare con politiche che si sono dimostrate (lo dice la ricerca di Finzi) pressoché inutili e forse dannose per il futuro?

Fonte: Giornale di Brescia, 19 gennaio 2012.

Basta cemento o il vino rischia!

Con una bella stretta sui tempi, spesso biblici per questioni di quest’entità, Maurizio Zanella è uscito allo scoperto come meglio non avrei potuto sperare: “Basta cemento o il vino rischia”. “Se non si cambia, se non si smette di gestire il territorio nella maniera disinvolta con cui si è fatto negli ultimi anni, la Franciacorta vitivinicola non andrà avanti. Anzi, non potremo nemmeno mantenere l’attuale posizione”.

La fonte dalla quale prendo le parole di Zanella è il Giornale di Brescia di ieri(QUI l’intero articolo), che racconta dell’incontro tenutosi sabato a Provaglio d’Iseo durante il quale si sono poste le basi per un patto che valorizzi il territorio con una crescita sensata. Attori i comuni dell’area franciacortina, Cogeme e il Consorzio per la Tutela del Franciacorta, la Provincia di Brescia e la Camera di Commercio di Brescia(che ha ribadito di voler essere della partita). Un patto ideale, per ora, ma che traccia -senza alcun dubbio- l’interesse per il comparto vitivinicolo che dipende necessariamente anche dall’aspetto e dalla salubrità (in ogni senso) del territorio. A questo punto è chiaro che a tutti il futuro del territorio interessa, ora bisogna dimostrarlo. Maurizio Zanella mi aveva più volte detto della sua ferma volontà di trovare una formula per far dialogare attorno allo stesso tavolo, tutti gli enti e i comuni dai quali dipende il futuro del territorio e ora l’ha dimostrato. Adesso tocca ai comuni che devono comprendere la necessità di una politica per un “consumo di territorio zero”, alla Provincia nel supportare con forza e senza sconti tale iniziativa, alla Camera di Commercio di sostenere con progetti mirati, essenziali -e meno dispersivi- la promozione della Franciacorta che passa soprattutto attraverso il suo prodotto simbolo, il vino. Il Franciacorta, la cui economia può fare davvero la differenza nella tutela del territorio perché, capace di creare un’alternativa intelligente e sostenibile rispetto al cemento.

Oggi c’è di che essere davvero entusiasti, perché è stata messa una pietra -in questo caso più che esclusivamente ideale- importante e come mai indispensabile. Molto bene!

Approvata l’indicazione obbligatoria della data di Sboccatura per i Franciacorta: ma basterà precisare l’anno.

Ero così entusiasta a Vinitaly, quando ho saputo che Silvano Brescianini aveva preso in esame la mia proposta in merito all’obbligatorietà della data di sboccatura, che quasi ci avevo creduto!

Per farvela breve, sarà obbligatorio indicare l’anno, mentre il resto (mese o stagione) sarà facoltativo. A che serve? Chiunque abbia coscienza di cosa sia un vino prodotto con “metodo classico”, capisce che nell’arco di dodici mesi il vino cambia eccome! Cambia anche dopo novanta giorni, figuriamoci in trecentosessantacinque. Non vi nascondo la mia delusione per l’ennesima occasione persa. Si parlava di indicare almeno la stagione che (anche se ancora molto vago come dato) sarebbe servito a dare un’indicazione meno generica, certamente meno inutile.

Se proprio dobbiamo indicare qualcosa “tanto per”, non sarebbe meglio non indicare nulla in attesa che i “cachi” siano maturi? Altrimenti avvaloriamo la tesi di Monsieur Paillard, ovvero che oggi si mette la data di sboccatura per moda, e i vini sono messi in commercio il giorno successivo alla stessa. La mia speranza è che adesso non partano una serie di “trionfalistici” comunicati stampa, a sigillo “dell’ennesimo successo” e che nessuno cerchi di farmi passare questa decisione consortile come un positivo traguardo.

Quindi avanti tutta(!), al grido di “se non lo fanno nemmeno in Sciampagn perché dobbiamo farlo noi?” come ha detto qualcuno giusto ieri!

P.S. @ Zanella: non diciamolo a nessuno, altrimenti potrebbero accorgersi che molti, non hanno ancora capito una cippa. ;-)

Addio al Festival del Franciacorta a Erbusco: un’occasione persa.

Ho sempre considerato il Festival del Franciacorta, quello che ogni anno si svolgeva a Villa Lechi di Erbusco, un momento di grande uguaglianza per tutte le aziende che producono vino nel territorio.

Ognuna con il suo tavolo uguale, ognuna esposta alla critica e al pubblico, nello stesso modo. Un sistema corretto che poneva l’accento sulla coesione d’intenti fra produttori. Un’occasione per il consumatore, che aveva modo di confrontare in tempo reale un vino rispetto a un altro.

Un momento utile anche per i produttori che potevano comparare i propri sforzi con i colleghi nell’intento di migliorarsi, perfezionando le proprie conoscenze tecniche e territoriali.

L’ultimo Festival risale al 2009, subito dopo l’insediamento di Zanella alla guida del consorzio. Sfarzo, premi da trasmissioni televisive e una chiusa altrettanto d’effetto con una “pantera” del calibro di Ornella Vanoni, hanno segnato inevitabilmente il percorso della più importante manifestazione del teritorio franciacortino.

L’enorme esborso economico aveva fatto meditare i vertici consortili di organizzare l’evento non più annualmente ma in forma biennale. Per dare manforte a questa tesi, il consorzio, aveva chiamato in causa anche il sociologo Enrico Finzi, il quale aveva sostenuto l’importanza strategica nella continuità di questo evento.

Nel 2010, per non lasciare un buco, hanno pensato di organizzare il “Festival di Franciacorta in Cantina” dove ognuno se ne restava a casa sua e l’enoappassionato aveva l’occasione di visitare le cantine che preferiva. Possibilità, questa, che era attuabile anche l’anno precedente in concomitanza con la manifestazione di Erbusco.

Nulla da eccepire sull’idea di “cantine aperte”, ma non credete che si tolga un’opportunità davvero ghiotta per il consumatore a non radunare tutti i produttori sotto lo stesso tetto?

Non credete che sia indispensabile per una crescita del livello qualitativo del territorio tutto? Non credete che venga meno quel principio di uguaglianza tra le aziende?

Un’occasione persa, cari enoappassionati, perché il Festival anche nel 2011 abbraccerà solo la formula di “ognuno a casa propria” e se vorrete mettere a confronto i prodotti di due aziende, vi dovrete fare qualche chilometro e in due-tre giorni, difficilmente riuscirete ad avere uno spettro chiaro dell’andamento territoriale.