Le Iene a Brescia e l’informazione locale altrove.

Beh, se consideriamo da dove è nata la notizia, in altre parole da un piccolo blog di provincia, direi che ne ha percorsa di strada il “caso” Cascina Lenga. Dopo le “riprese” di diversi quotidiani, il caso è passato al giornalismo d’inchiesta, mimetizzato da intrattenimento, de “Le Iene”. In un servizio che ha messo in luce quanto precedentemente raccontato dalle varie testate giornalistiche, Andrea Pellizzari ha saputo raccontare con la giusta dose d’ironia l’accaduto. La troupe si è spinta fino San Gallo per accertarsi che il ristorante fosse effettivamente andato in fiamme, per poi recarsi a Roma e intervistare il direttore del Gambero Rosso (al secolo Daniele Cernilli) purtroppo fuori città, “accontentandosi” del direttore esecutivo Carlo Ottaviano, il quale ha dato la sua spiegazione dell’accaduto.

Ora, senza dover a tutti i costi imbastire l’ennesima polemica sulle dichiarazioni di Ottaviano e ripetendo il concetto che non si è voluto attaccare il Gambero Rosso, ma bensì segnalare una falla in un sistema che fa acqua da tutte le parti, vorrei soffermarmi sull’importanza della visita in città di Pellizzari e sull’incapacità di valorizzare una notizia d’inchiesta locale, da parte dell’informazione di Provincia.

Non una fonte citata, non un nome né una netta presa di posizione da parte di nessuno.

Il “Bresciaoggi” ha riportato il comunicato ansa senza approfondire nulla, fino a questo articolo di domenica scorsa nel quale non si riesce a capire bene cosa voglia sottintendere l’autore, oltre al nome del ristorante errato. Mi chiedo perché non vi sia stato interesse per una cosa che, alla fine, ha coinvolto molte persone ma soprattutto per un fatto che si è svolto nella nostra Provincia. Mi rendo conto che per chi non faccia parte del mondo della ristorazione un fatto simile possa non destare stupore, ma è necessario approfondire ogni aspetto per renderlo di facile comprensione per tutti.

In Italia la ristorazione è direttamente collegata al comparto vino che a sua volta è allacciato al turismo, all’ambiente, alla storia, alla cultura e alle tradizioni di un Territorio, creando un indotto di grande rilevanza. Per far sì che tutti questi rami possano risultare fruttuosi per il Territorio è necessario che vi sia consapevolezza da parte di tutti gli “attori” preposti in ogni ruolo.

E’ necessario vi sia consapevolezza da parte di tutti gli abitanti del territorio.

E’ indispensabile vi sia coesione tra le persone e la realtà circostante.

E’ necessario che la stampa locale –riducendo, in questo caso, il Territorio al confine geo-politico di una provincia- svolga il ruolo di informare, consapevole di tutti gli aspetti che possono interagire con il Territorio e nel Territorio.

Per lo Stesso deve essere critica, trasparente e consapevole che la Provincia di Brescia non è solo un confine, ma un contenitore nel quale l’uomo crea con intelligenza e rispetto.

In attesa di un forte cambiamento, di una sorta di “rivoluzione” che possa portare il sistema della valutazione e dell’informazione alimentare quantomeno a interrogarsi sulle dinamiche che lo ordinano, colgo l’occasione per ringraziare Andrea Pellizzari e il giornalismo d’inchiesta de “Le Iene”. Un’informazione trasparente e depoliticizzata, capace di far emergere e approfondire temi d’interesse comune. Un modo di fare informazione ormai desueto, in un’Italia anestetizzata dal mito dell’apparire, ma oggi più che mai indispensabile per il futuro di tutti.

Il “caso” Cascina Lenga: nato da TerraUomoCielo e ripreso da molte testate nazionali.

Di seguito riporto solo alcune delle testate nelle quali è stato citato TerraUomoCielo nella vicenda che ha tenuto banco la scorsa settimana. Oltre a questi, anche il Corriere della Sera e La Repubblica in forma cartacea, hanno segnalato la vicenda che ha visto coinvolto Cascina Lenga di San Gallo di Botticino in Provincia di Brescia.
Oltre a questi, molti altri siti e giornali che hanno riportato la notizia senza citare la fonte primaria. Alcuni addirittura hanno cercato di prendersene la paternità senza vergogna alcuna, come parassiti di un’informazione che spesso, non hanno il coraggio di fare.
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Vicenda Gambero Rosso: Il pensiero importante di un Amico

Mentre la tivvù passa un servizio davvero bellissimo su Alda Merini -e mi chiedo per l’ennesima volta per quale motivo, servizi tanto belli non siano fatti prima della morte del diretto interessato così da potergli regalare un’emozione davvero grande- mi trovo a riflettere ancora sui post precedenti.

Ho avuto modo di dialogare con molte persone, molti amici che mi hanno telefonato e molte persone che mi hanno scritto e continuano a scrivermi per esprimere un parere, un pensiero.

Il mio amico Francesco Orini, complice con me di lunghe chiacchierate sul futuro del vino delle piccole e medie aziende contadine (non mi stancherò mai di ripetere che per aziende contadine intendo quelle realtà familiari che fondano la loro economia esclusivamente sulla produzione di vino) e unico professionista ad essere stato in grado di spingermi a comprare una macchina fotografica dopo avermi fatto emozionare con le sue fotografie, mi ha scritto un suo pensiero. Con Francesco mi accumuna la grande passione per il vino che però viviamo da due prospettive diverse, ma nemmeno troppo. Abbiamo entrambi poco più di trent’anni, sogniamo di essere parte integrante, e fondante, di un sempre più crescente gruppo di giovani, mossi dalla passione per questo mondo (questo suona come un annuncio di arruolamento e infatti vuole esserlo…). Crediamo possa essere possibile una comunicazione e un’informazione diversa, e abbiamo capito che con il nostro lavoro non solo possiamo aiutare qualcuno che ne ha bisogno, ma possiamo anche contribuire alla tutela di una cultura, fatta di storia e tradizione. La cultura della terra e di chi la lavora per vivere. Il contadino.

Il buon Orini mi ha scritto il suo pensiero che ho deciso di pubblicare.

G.A.

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Caro Giovanni, non so quali mail vi siete scambiati tu e Clara Barra, certo che scrivendo su facebook quelle note non ha dato esattamente una lezione d´umiltà.

Non una riga ha speso per scusarsi con i lettori della guida, che hanno speso soldi per avere delle informazioni errate. L’unica cosa che si è premurata di fare è giustificarsi dicendo che non è l’unica guida a fare queste cose. (sarebbe da scrivere “errori”, parola che la Barra non ha neanche mai menzionato).

Forse non si rende conto che il consumatore (parola bruttissima) ripone molta fiducia in una guida nel momento che l’acquista.

Prendendo per buono che non fosse stato un errore direttamente dipendente da loro, non era forse più semplice e saggio, innanzitutto scusarsi anziché offendersi per essere stati criticati?

Oggi giorno la parola pudore non ha proprio più nessun valore?

E´ triste che accadono queste cose, perché poi facilmente si diffonde la sensazione comune di sfiducia, la convinzione che queste cose è normale che accadano, che quelli che fanno questo lavoro siano tutti cosi superbi e intoccabili.

Francesco Orini

Gambero Rosso: Clara Barra “risponde”.

Il post precedente, relativo al Gambero Rosso ha destato molto interesse, tanto che è stato ripreso da Massimo Bernardi su Dissapore (leggi QUI) e anche da Elvio Gorelli  (QUI) e anche QUI su “Il commensale”.

Ho chiesto spiegazioni dell’accaduto a Clara Barra, curatrice della guida, la quale in forma privata mi aveva assicurato che si sarebbe accertata dell’accaduto e che sarebbe andata fino in fondo. Mi sono addirittura stupito, felicemente stupito, di tanta serenità con la quale la signora Barra pareva destinata a esprimersi per portare chiarezza.Clara

Serenità durata fino ieri, quando la curatrice della guida ha postato un commento nella mia pagina di facebook , ma non nella “nota” dove sono intervenuti autorevoli personaggi del mondo del vino, quale Luciano Pignataro, Roberto Giuliani, Dan Lerner –solo per citare quelli intervenuti in facebook- oltre a ristoratori e semplici appassionati definiti dalla Barra cervelloni prima e duri di comprendonio poi.

In sostanza, dopo le gentilezze dei giorni precedenti, la signora Barra alle 14e18 di una domenica nella quale mi stavo addentando del vitello tonnato con birra, esordisce dal nulla così:

C.B. caro giovanni, peccato che questo non significhi proprio nulla, e chi lavora con un database può confermarlo, molte volte le schede “saltano” oppure “riemergono” anche se “cliccate” fuori dalla pubblicazione, trovo singolare e mi meraviglia che nessuno fra i tanti cervelloni presenti ci abbia pensato…

ogni guida ha di queste cose, non è la prima e non è l’ultima, ma il valore dei contenuti non si giudica certo da questo

tanto più che si tratta di un errore “reiterato” visto che la scheda in questione compariva anche nell’edizione 2009 curata da altri

ma già… ragionare fa troppa fatica…

Guardando nel fondo della bottiglia per cercare inutilmente un significato alla cosa, decido di stapparne un’altra e di non farmi trasportare dai modi “violenti“ della Barra, che hanno “scosso moltissimo” la mia quiete domenicale. Chiedo così spiegazioni alla signora perché davvero non capisco tale uscita e lei prontamente mi risponde dicendo che se proprio non vogliamo capire si arrende. Capire cosa Barra?

G.A. ma come? si arrende alla prima “difficoltà”? perdoni la mia pochezza, ma non capisco davvero. se potesse, e volesse essere più chiara, le metto a disposizione il mio blog per fare un post dedicato alla sua replica. così potrà rispondere a tutti quanti, ristoratori e consumatori compresi.

C.B.  non è da me arrendermi alle prime difficoltà, e l’anno che ho appena trascorso lavorativamente lo dimostra, vicissitudini aziendali comprese

nessuno avrebbe accettato di prendere un lavoro “in corso d’opera” per portarlo obbligatoriamente a termine (insieme ad altri, beninteso) in 2 mesi

ma dal momento che si lavora con computer e database purtroppo sono cose che possono accadere, tutto qua

non c’è alcuna dietrologia complicata, peraltro il suddetto locale compariva anche nella guida 2009 come già detto, eppure nessuno ha detto nulla, come mai?

A questo punto vado a cercare a ritroso se per caso, io o altri abbiamo messo la Barra sul banco degli imputati, additandola come strega, oppure dove le abbia chiesto di raccontarmi la sua vita. Nessuna traccia.

G.A.  guardi che nessuno ha puntato il dito contro la sua persona, almeno non qui. non si sta cercando il colpevole o il capro espiatorio, ma si chiede una semplice e chiara spiegazione dell’accaduto come Lei mi ha detto che avrebbe fatto. poi, non le posso garantire che tutti la prenderanno per buona, ma sicuramente apprezzeranno. compariva nella guida 2009 e nessuno ha detto nulla anche perchè, l’errore poteva starci e perchè il mio blog non era ancora attivo. quest’anno l’errore è parso più complesso sia per la riedizione ma soprattutto per l’aumento di punteggio nella valutazione e perchè nessuno, nemmeno la stampa di territorio, si è accorta della cosa.

A questo punto la discussione continua con un altro interlocutore che chiede alla Barra le fatture dei ristoranti, poiché in altra sede è spiegato che per ogni recensione esiste un documento simile che ne attesti la veridicità. Sempre la stessa persona cerca di fare capire alla signora Clara che esiste copia e incolla in ogni computer e chiede di pubblicare tale fattura sul sito del Gambero Rosso.

C.B. le fatture vengono archiviate e conservate in amministrazione, altro settore, ciò che è accaduto della “scheda” è un errore puramente redazionale, meccanico, dovuto a un sistema informatico in cui lavorano dei redattori che sono esseri umani

per l’ennesima volta dico che è una scheda “ricicciata” nonostante l’esclusione dal database

è singolare che io debba ripeterlo per l’ennesima volta ma mi sembra che qui ci siano persone un po’ dure di comprendonio…

“Interlocutore”: Nel 2008 gli avete tolto un punto e nel 2009 glielo avete ridato. Ma se il ristorante era bruciato, come é possibile che ciò avvenga? Questo non può essere un errore! Questo é un modo di operare!

Da qui, imperante silenzio. Logicamente tutta la discussione è in bella mostra nella mia pagina di facebook e rimarrà lì a memoria.

Solo un mio pensiero per la signora Barra:

Cara signora Barra, in privato mi aveva prospettato un comportamento diverso. Ne prendo atto facendone un post di queste sue risposte stizzite. Avrebbe potuto dimostrare di essere lei una cervellona, invece mi rendo conto che il suo ruolo impiegatizio non le permette di esprimersi come vorrebbe.

Bastava uno “scusate, abbiamo sbagliato”. Invece in prima battuta ha pensato di difendere la sua figura e poi si è pure permessa di offendere quelli che “non capiscono” (secondo lei naturalmente), coloro che le chiedono un chiarimento, magari gli stessi che la guida la comprano. Vedo che con il marketing ci va a nozze!

La buona fede che ha cercato di mostrare viene meno con il suo comportamento. Poi non sopporto che si cerchi di far passare per stupide le persone, anche perché si ricordi, non sa mai chi c’è dall’altra parte, quindi errori meccanici, redazionali, ci sono per la ristampa di qualcosa, ma un errore non può cambiare un giudizio per due anni di fila.

Grazie lo stesso per essere intervenuta, anche se mi viene da pensare che stare zitta, le avrebbe certamente giovato di più.

Questo post come il precedente non ha come scopo quello di denigrare lei o la guida -in quanto ci state riuscendo benissimo da soli- bensì voleva puntualizzare che una provincia importante come Brescia merita attenzione da parte di chi decide di offrire (vendere) un servizio come quello dell’informazione enogastronomica. Speravo che qualcuno mi rispondesse mettendosi in discussione come fatto in precedenza (QUI) da Fabio Rizzari in un mio “attacco” alla guida de L’Espresso. Ha mostrato umiltà e si è messo in discussione in prima persona, senza arroccarsi in una difesa, dimostrandosi professionista di ben altro spessore.

Bastava poco, ma le ripeto: capisco che lavorare alle dipendenze di qualcuno non permetta nemmeno a lei di potersi esprimere liberamente e di conseguenza deve fare ciò che le viene ordinato. In ogni modo, il mio invito per venire a visitare Brescia, con la sua splendida e multiforme Provincia, è ancora valido.

Gambero Rosso: Autogol di Tacco

Sedetevi, fate partire il video qui sotto e, al primo attacco di voce, cominciate a leggere.

Fatico sempre più a stupirmi della leggerezza con la quale molte persone affrontano i compiti che loro stessi, si sono affidati.gambero-rosso-2008

Per esempio, se io dovessi decidere di scrivere una guida, in grado di offrire un supporto figlio di un autorevole giudizio rivolto al consumatore, il primo obiettivo che sentirei di impormi è quello del rigore. Giudizi seri, non di certo da santone giacché stiamo parlando sempre del mio parere, dei miei punti di vista, del mio palato. Siamo in un campo dove tutto è opinabile e nulla può essere dato per certo. Siamo nel mondo del più becero edonismo.

Poi m’imporrei la costanza, che per altro non dovrebbe essere un problema anteponendo la passione ai meri interessi.

In sostanza cercherei di fare le cose per bene, dal momento che voglio vendere un servizio!

Complice la segnalazione di un amico, della serie “Mi è giunta la voce”, mi ritrovo a leggere il “Giornale di Brescia” di martedì scorso, dove in un articolo a firma Michele Turelli (che non conosco) si segnalano i trionfalismi per i punteggi assegnati ai ristoranti bresciani dalla Guida dei Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso.

La “sorpresina”, per la quale non ho potuto far altro che sorridere è che, il ristorante “Cascina Lenga” di Botticino, o meglio, San Gallo, in provincia di Brescia è straordinariamente schizzato dai 76/100 dello scorso anno, ai 77 nella guida 2010.

Beh Signore e Signori, il ristorante è bruciato alla fine del 2007 e non è più stato riaperto!

Ora vi chiedo se non sia straordinario che l’abbiano segnalato per il secondo anno, e poi, se non sia straordinario che abbia preso un punto in più, recuperando quello perso l’anno precedente!

Le possibilità per l’accaduto non sono molte.

L’ispettore (Callaghan, per esempio) che si occupa di Brescia e provincia, evidentemente anarchico, è dal 2007 che non si fa vivo in quel ristorante e non sa nemmeno se esiste ancora. Ma da qui mi chiedo la spericolata necessità di aumentare il punteggio a un ristorante che non visiti da anni, facendoti un autogol di proporzioni bibliche!50-cielo-di-piombo-ispettore-callaghan

Oppure non è stato mandato nessun “Callaghan” da anni e i vertici della guida hanno deciso di copiare le schede del periodo giurassico, gettando una manciata di punti, tipo “ riso a un matrimonio”, per dare quel senso di dinamismo che dovrebbe avere una guida che valuta la ristorazione?

Avendo abbandonato completamente l’idea di avere giudizi simili ai miei, da parte delle guide, speravo che almeno la costanza nel visitare le realtà recensite ci fosse.

E pensare che a Brescia esiste, oltre agli altri, un ristorante aperto da due anni, che rivisita piatti della tradizione bresciana, utilizzando materie prime reperite in provincia, e nessuna guida l’ha mai visitato!

Non per ultimo, mi piacerebbe che un giornalista che scrive per la più importante testata bresciana, avesse quantomeno una minima conoscenza del territorio, ricordandogli che non è peccato se a volte ci si permette di porre l’accento su un “errore” madornale come questo, oltre a descrivere l’aspetto di facciata.

Voi cosa ne pensate di tutto questo? Non è straordinario?

Io continuo in ogni modo a credere negli uomini… sono ottimista!

I vini de L’espresso 2010: possiamo chiarirci?

Eccoci nuovamente come ogni anno a riflettere sulle indiscrezioni delle guide dei vini. guide_vini2009Dopo il rumore e la frenesia attorno ai tre bicchieri del Gambero Rosso, ecco in edicola la guida de L’Espresso. Devo premettere che per quanto mi riguarda non manderei mai i vini alle guide, ma giustamente, i produttori di TerraUomoCielo, ci tengono e così ogni anno nascono discussioni all’uscita di tali giudizi. Non li manderei mai, in quanto, la base edonistica sulla quale poggiano tali giudizi non permette di capire dove stia il confine tra quello che effettivamente piace al degustatore – valutante e quello che invece “maliziosamente” può premiare a prescindere. Non li manderei mai, poiché le degustazioni sono fatte sì alla cieca, ma poi i giudizi sono dati in una sede privata dopo aver scoperto quale campione corrisponda al tal numero. Avevo già proposto QUI un’idea di come mi piacerebbe fossero svolte queste degustazioni, ma tutti se ne guardano bene… Ma, quest’anno la Guida de L’espresso merita una mezz’ora del mio tempo, la meritano i suoi curatori e soprattutto i vari inviati della stessa, ossia quelli che degustano davvero nella prima fase di giudizio. L’edizione passata aveva visto valutati sia Andrea Arici, sia Cantrina (da qualche tempo presente) e sia Camossi per la prima volta. Come ogni anno il Dosaggio Zero di Andrea, “il base” non si sa mai che fine faccia e può anche starci, senza dimenticare però, che ad aziende così piccole girano “i ciufoli” a non sapere se le 6 bottiglie consegnate siano state degustate o meno. Lo scorso anno, a sorpresa, sono stati inseriti nella guida anche i fratelli Camossi con punteggi di tutto rispetto sia per il Brut sia per il Saten con una nota “straordinaria” per il Rosè con scritto “da rivedere” o qualcosa di simile. Decido così di scrivere ai curatori per manifestare il mio disaccordo, mostrandomi propositivo invitandoli in azienda per un’ulteriore degustazione del prodotto. Mai ricevuto una risposta. A dicembre incontro il “degustatore di zona” alla festa di compleanno di un’amica produttrice in Soave e rinnovo anche a lui l’invito. Morale: quest’anno la guida non ha inserito la scheda dell’azienda. Devo dire che, i vini presentati lo scorso anno erano della vendemmia 2005, quelli di quest’anno 2006. Stesso stile, stesso vino sono pure stato attento a mandargli vini che avessero all’incirca il medesimo periodo di sboccatura di quelli dello scorso anno… Una vendemmia notevolmente più felice rispetto alla ’05 riconosciuta da tutti. Prodotti più integri, tecnicamente migliori, più vivi, edonisticamente di maggior effetto… A questo punto mi chiedo cosa sia successo, se, e quando siano stati degustati. Mi chiedo, e chiedo, essendo la guida una sorta di punto di riferimento per il consumatore, per quale motivo, lo stesso, non debba essere messo al corrente dell’esistenza di questa azienda che, lo scorso anno era ben presente.

Perché?

Lugana: un’identità di successo

Ben organizzata e di sicuro effetto la serata orchestrata dal Consorzio per la  tutela del Lugana in collaborazione con il Gambero Rosso in quel di Sirmione. Una giornata segnata da un forte vento e da minacciosi nuvoloni, che però non hanno spaventato la gente accorsa in buon numero all’evento. Palazzo Callas nel centro della cittadina lacustre è un bellissimo edificio adatto ad una manifestazione simile, ma con un numero maggiore di produttori presenti credo sarebbe stato un problema, in quanto lo spazio a disposizione era davvero al limite.

Lugana logo

Un territorio oggi ben identificabile che conta circa 850 ettari, con una produzione che supera i 7 milioni di bottiglie, e con l’obiettivo di arrivare presto a 1000 ettari vitati. Bella presenza di pubblico, ho detto, e ottima partecipazione di vini di annate “vecchie” come il lugana S. Cristina 1996 di Zenato, il ’98 di San Giovanni, il Ca’ Maiol ’96 di Provenza, il Brolettino ’97 di Ca’ dei Frati e ancora il Vigna Silvia ’99 della simpatica Ambra Tiraboschi di Ca’ Lojera. Tra le novità voglio segnalare che mi son piaciute particolarmente il lugana Ella ‘08 dell’azienda agricola Ancilla  guidata da Luisella Benedetti, il Feliciana ’08 della Feliciana e il Mandolara ’08 di Valerio Zenato. Al di la delle mie personali preferenze, devo dire di essere felice della crescita qualitativa di tutto il territorio, non che di quella identificabilità territoriale riscontrabile in un’altissima percentuale di vini degustati. Alcuni produttori usano “tagliare” la loro Turbiana con qualche vitigno che probabilmente considerano essere migliorativo, (cosa per altro permessa dal disciplinare, con vitigni non aromatici, in percentuale non superiore al 15%) ma ho notato come in moltissimi casi ci sia l’orgoglio di affermare l’utilizzo del vitigno autoctono al 100%. Scelta che approvo pienamente. Nella sala sovrastante è stato proiettato il film che lo stesso consorzio ha realizzato con il Gambero Rosso, rappresentato da Marco Sabellico, nel quale si notavano scorci di lago, di vigne ed interviste ai produttori. Solo una cosa non mi è stata chiara, (probabilmente ho interpretato male io (?) ) relativa all’intervento del presidente Francesco Montresor, il quale ha dichiarato che la Lugana non è fatta di individualismi, ma bensì è un insieme che si presenta coeso. Assolutamente d’accordo sulla coesione, ma credo che un territorio sia fatto da tanti individualismi che hanno come obiettivo comune quello di rappresentare il territorio. Le piccole diversità ben regolamentate, come per esempio da un disciplinare ferreo, fanno sistema consapevoli del valore del territorio che deve essere individualizzabile dal consumatore, in tutte le bottiglie riportanti la scritta Lugana in etichetta. Gli individualismi sono importanti, anzi,  sono il valore aggiunto di un vino e di un territorio contro l’omologazione dei mercati e mi pare che in Lugana ne esistano diversi. Ma ripeto che forse, ho interpretato male io il pensiero di Montresor che comunque può replicare qui. In ogni caso complimenti a questi uomini e donne che hanno saputo fare grande un così piccolo territorio. Bravi!

P.S. Per Carlo: non si potrebbe mettere sul sito un riferimento mail in bella evidenza?

Lugana, armonia senza tempo

Ricevo da un amico produttore, e pubblico, il comunicato stampa relativo ad una iniziativa in terra di Lugana. Nel cuore della brescianissima Sirmione, il banco d’assaggio dei vini di un territorio “conteso” tra due provincie. La Lugana, un piccolo territorio che, nonostante le dimensioni, ha saputo costruirsi un’identità chiara e decisa nel variopinto panorama enologico italiano. Sabato andrò a degustare cosa di interessante proporranno, le 26 aziende presenti.

G.A.

 

E’ Palazzo Callas di Sirmione ad ospitare sabato 6 giugno, dalle 17.30 alle 23, “Lugana, armonia senza tempo”:  “evento – degustazione” promosso e organizzato dal Consorzio di Tutela del Lugana DOC. Un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti e gli appassionati del buon bere.

Lugana logo

Molte le ragioni per tuffarsi in questa “armonia” di sapori e di atmosfere tutte gardesane che contraddistinguono e caratterizzano questa ricchezza del territorio: 830 ettari di vigneto immersi nell’anfiteatro morenico del lago di Garda, tra i Comuni di Peschiera – unico della provincia veronese che ospita per altro anche la sede del Consorzio che è attualmente presieduto da Francesco Montresor di Peschiera  – e Sirmione, Pozzolengo, Lonato e Desenzano in provincia di Brescia.

L’appuntamento di Sirmione, infatti, sarà occasione non solo per incontrare la qualità dei vini Lugana ma anche per conoscere da vicino questa piccola e preziosa DOC attraverso il video “Il mio Lugana” di Marco Sabellico: coordinatore nazionale “Guida Vini d’Italia” del Gambero Rosso che prenderà parte all’evento. Un filmato che accompagnerà lo spettatore in un vero e proprio viaggio all’interno del mondo del Lugana: dalla sua valenza turistica alla tipicità del suo monovitigno autoctono, dalla particolarità del terreno argilloso su cui cresce al successo di cui gode sul mercato nazionale e internazionale.

Nelle sale dello storico Palazzo, gentilmente messo a disposizione dall’Amministrazione comunale, nel cuore del centro storico di Sirmione, in una suggestiva cornice d’arte, 26 aziende allestiranno ognuna un proprio punto di degustazione, per un totale di oltre 80 diversi Lugana. E tra questi alcuni Lugana di annate passate: l’origine di quella “armonia senza tempo” che è lo slogan scelto dal Consorzio proprio per sottolineare la straordinaria e ancora pressoché sconosciuta possibilità di invecchiamento del Lugana.

Ad accompagnare le bottiglie una rassegna altrettanto qualificata dei prodotti più tipici della gastronomia del territorio.

Il Consorzio di Tutela del Lugana Ti aspetta.

 

L’ingresso è gratuito per i giornalisti e per i soci delle Associazioni enogastronomiche (Ais, Onav, Fisar, Slow Food, ecc.). Per informazioni e accrediti contattare la sede del Consorzio ai recapiti indicati nell’intestazione.

Gambero Rosso: e farvi qualche chilometro in più?

Scrivo di corsa quest’ultima notizia appresa stamane. La guida del Gambero Rosso ha deciso che quest’anno degusterà i vini del consorzio Garda Classico nella sede del consorzio del Lugana.

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Fino allo scorso anno le degustazioni avvenivano presso la sede dell’ Ente Vini Bresciani in via della Bornata in città. Conseguentemente anche gli altri consorzi minori (per dimensioni) come il Botticino o il Capriano del Colle verranno giudicati nella suddetta sede. Mi domando se non sarebbe opportuno, anche per una questione di identità territoriale, che i signori che devono giudicare si facciano qualche chilometro rispettando il lavoro e il territorio di chi il vino lo produce. Appello ai produttori della provincia tutta (con esclusione della Franciacorta che già sa farsi valere) : mandate una lettera ai vertici della “super guida” dicendo che i vostri vini debbano essere valutati a casa vostra, a Brescia e non come ripiego in Lugana. Credetemi che farebbe molto più rumore una vostra imposizione di questo genere, che non la valutazione sulla guida più discussa del momento. Fatevi valere!