“Comune e sottozona sulle etichette dei franciacorta?” Si.

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La chiarezza non è mai troppa. Sono molto felice che i miei post in merito alla zonazione e ad un aggiuntivo sistema di denominazioni in Franciacorta abbia scatenato la critica al pepe di Franco Ziliani. A Franco non posso che … Continua a leggere

English Sparkling Wines. Oltre a “Acid” mi aspettavo qualcosa in più

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Mi era capitato in un paio di occasioni di degustare alcuni spumanti inglesi e di trovarmi dinanzi non proprio a quello che ci può aspettare quando si sente parlare di suoli uguali a quelli della Champagne. Nella bella degustazione di … Continua a leggere

Perlé Nero 2006 Ferrari

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La fine degli anni ’90 sono stati il terreno per una battaglia discreta tra le due super potenze italiane che producono metodo classico. Una sorta di guerra fredda giocata sul filo dei milioni di bottiglie, chi prima tre poi quattro … Continua a leggere

Consorzio Franciacorta: si istituiscono le Consulte di categoria per migliorare il dialogo e per crescere

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È ufficiale e sta tutto in un comunicato stampa del Consorzio Franciacorta (uno di quelli che a me non inviano mai) nel quale si spiegano i contenuti dell’assemblea che si è tenuta ieri e tra questi, una novità molto interessante … Continua a leggere

Texas: un viaggio straordinario con un amico straordinario tra cibo, vino e cultura

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Che cos’è un territorio se non l’espressione di un popolo che si manifesta in ogni sua forma, in tutto ciò che possiamo osservare, toccare, annusare e gustare? Nei miei giorni trascorsi negli Stati Uniti, sono potuto entrare nella cultura dei … Continua a leggere

Cantine dei ristoranti: dall’immobilismo a un possibile risorgimento?

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Lorenzo Nodari è camuno puro, appassionato di vino come se ne vedono pochi e poi è un ottimo pensatore. Gli ho chiesto più volte di portare un contributo al blog scrivendo quello che gli pare, ma diviso tra lavoro e … Continua a leggere

Happy Day! tra succo d’arancia a 7cent e franciacorta a 3,90euro.

Cosa ci si può aspettare a questo punto? L’Italia agricola è sempre più appesa a un filo e la sopravvivenza di chi lavora la terra, è strettamente legata alla capacità del contadino di evolversi e di trasformare i frutti della terra stessa in qualcosa di commerciabile.

Nel frattempo la Coca Cola rinuncia alle arance di Rosarno, giusto per lavarsene le mani in fretta e per non rischiare di rimanere invischiata in qualcosa che potrebbe minare “la grazia dei suoi spot televisivi”.

Perché invece di abbandonare Rosarno, non ha offerto almeno il doppio del valore che ha pagato fino a ieri per il succo d’arancia? Non avrebbe fatto una figura migliore?

Nel frattempo avanza l’utilizzo sconsiderato dell’immagine rurale e naturale di certi prodotti. Immagine, appunto.

Le grandi multinazionali certamente non violano leggi (come la stessa Coca Cola ha dichiarato) ma impongono il prezzo di ciò che vogliono acquistare e spesso, è al disotto delle spese di produzione che un agricoltore deve sostenere.

Chi stabilisce i prezzi delle materie prime è chi acquista e trasforma in larga scala e non chi coltiva. In Italia la situazione è insostenibile perché le grandi aziende affossano il mercato facendo cartello, imponendo prezzi bassi per un profitto che non torna mai alla terra in alcuna forma.

A questi si aggiunge una concorrenza sleale che spesso parte del “furbo” di turno: “l’uva vale un euro al chilo ma se la compri da me te la posso dare a 0,90”. Una politica che non premia e non arricchisce nessuno, solo, impoverisce un sistema.

Il caso del franciacorta –segnalato qui da Franco Ziliani- a 3,90 euro, è l’emblema di un sistema produttivo -a livello nazionale- che vede a capo di alcune aziende persone la cui competenza è tutta da verificare, imprenditori che non hanno nemmeno la più pallida idea di quello che stanno facendo e dove lo stanno facendo (sorvolo sul “come lo stanno facendo”).

Al Consorzio Franciacorta, oltre a chiedere interventi incisivi quali l’espulsione e la necessità di prendere nettamente le distanze per questa e altre aziende che adottano politiche simili, mi permetto di ricordare una cosa:

Quando si comunicano cose che hanno a che fare solo con i successi, è necessario accertarsi di essere inattaccabili, altrimenti l’effetto boomerang può essere devastante.

P.S. Voglio aggiungere che ho già parlato personalmente con Maurizio Zanella il quale ha dichiarato che non è cosa facile intervenire in merito ai prezzi, in quanto la legge impedisce azioni in questo senso. Però, dico io, è necessario trovare una soluzione.

Addio ai super esperti millantatori? La speranza è l’ultima a morire.

Non posso che trovarmi perfettamente in linea con l’articolo a firma Gian Michele Portieri apparso sul Giornale di Brescia lo scorso giovedì.

Oggi, troppi appassionati/sommelier/scrivani escono dal seminato del buon senso per cimentarsi in ruoli che non gli competono. La passione per il vino, che viene puntualmente sventolata, pare un insostenibile baluardo offuscato dalla frustrazione da prestazione(o sindrome da uccello piccolo) del presunto esperto: “devo dire qualcosa di complesso che stupisca, qualcosa che difficilmente il mio interlocutore può capire così da poterlo stupire, erigendomi ad enoico fenomeno”. Il problema è che a volte si può incappare in qualcuno che le cose le sa davvero e quindi cadono le maschere. Entra a piedi pari nella chimica e nella biologia, passando per la tecnica enologica, la geotermia, la climatologia… Il nuovo “espertone” è un frullato di tutto questo, è un concentrato di minchiate che cominciano prima dell’assaggio. Quando mi parlano di lieviti, porta innesti, acciaio o legno(nel caso, chiedono pure la marca del legno) smetto di essere gentile, mi infurio di fronte a queste persone e non ho più rispetto. Morale: non puoi arrivare con due metri di cresta e non sapere –di fatto- una cippa di niente.

Leggetevi come parlano di vino Ziliani, Mauro Erro, Giuliani, (solo per citarne alcuni che leggo sempre con grande piacere da anni) persone capaci e competenti che potrebbero anche osare di più, entrare nei vari tecnicismi che formano un vino o il suo concetto più ampio… Non lo fanno, perché la loro passione per il vino, la curiosità e la voglia di raccontare in maniera comprensibile ai più, il proprio punto di vista, prevale su ogni cosa, anche sul gioco di “chi ce l’ha più lungo”. Oppure la bravura di Nicola Bonera nel descrivere quello che sente in un vino: è bravissimo (ed è bresciano! ;-) ). Ecco, se il sommelier, così come l’appassionato giornalista si limitasse a esprimere il suo punto di vista, senza mascherarlo da verità assoluta e senza dover entrare in ambiti che non gli competono (e che conosce solo per sentito dire, per aver rubato qualche concetto sparso nella rete o peggio ancora, è stato colpito dall’impeto di un amico che da più tempo di lui, hai capito il meccanismo delle minchiate), il mondo del vino ne gioverebbe? Si, senza alcun dubbio.

Morale: diteci se vi piace, se dal vostro punto di vista è buono. Poi, se volete, spiegateci anche il perché ma senza dare colpe (o premi)ai porta innesto, al potassio, alla pioggia e alla merda delle galline. Vi prego.

P.S. la stessa cosa vale anche per i produttori, che dovrebbero limitarsi a raccontare ciò che sono in grado di dimostrare, lasciando i racconti e la fantascienza a fini commerciali, in cantina.

Extra Brut Camossi S/A

E’ ufficialmente in commercio da oggi ed è stato presentato in anteprima assoluta lo scorso lunedì, all’interno di una degustazione di soli Franciacorta organizzata dalla delegazione AIS di Modena e guidata da Franco Ziliani, che ringrazio di cuore per aver tenuto a battesimo questo -per noi- nuovo, entusiasmante risultato. Un grazie anche a Barbara Brandoli, ambasciatrice del vino in terra di Modena.

Un nuovo vino si affaccia nella lista di quelli prodotti dai fratelli Camossi in Franciacorta. Il nuovo Extra Brut è frutto della vendemmia 2008, pur non riportando il millesimo in etichetta. Venticinque mesi sui lieviti per un vino che rappresentava inizialmente un esperimento che, rivelatosi entusiasmante, ci ha fatto decidere di creare una nuova etichetta.

Una composizione varietale che vede per l’ottanta per cento lo Chardonnay proveniente dai vigneti di Erbusco e il restante venti dal Pinot Nero di una vigna a Provezze.

Il 10% dello Chardonnay fermenta in legni esausti, solo per conferire al vino una quasi impercettibile nota ossidativa.

Con questo vino andiamo a introdurre una nuova informazione per il consumatore: il numero del lotto, già identificabile chiaramente nella data di sboccatura, si arricchirà anche della data del tiraggio verificabile dai registri di cantina.

Un altro vino che per noi rappresenta un grande risultato nel percorso che abbiamo deciso di calcare e con il quale raccontare il modo con cui i fratelli Camossi, intendono esprimere il territorio in vino.

Domenica al Salone del Libro di Torino

Se domenica vi trovate per caso a Torino, vi invito a venire ad ascoltare il sottoscritto -che si incespicherà e che si dimenticherà il nocciolo del discorso mentre lo sta esponendo- che insieme a Franco Ziliani, Vittorio Rusinà, Luigi Fracchia, Barbara Brandoli e altri, saremo presenti al Salone del Libro per il convegno titolato: 

Le parole per parlare di vino Oltre il gergo iniziatico dei sommelier, i blogger rivoluzionano il modo di descrivere il vino: pratica e grammatica, degustazione e parole – Tentazione e Meditazione”

Qui il link per saperne di più.

Buon fine settimana!