Terra&Sapori: sito on line!

terra&saporiÈ la prima volta che scrivo un post direttamente dalla pagina di wordpress, ma è altrettanto vero che non servono bozze o riflessioni stavolta. Quelle, sono state necessarie in questi mesi di lavoro e, a quanto pare, stanno dando i primi frutti. Continua a leggere

La bellezza delle Pietre Colorate

Tra Pietre Colorate e gli altri, c’è la stessa differenza che passa tra un percorso di rally  ai laghi Finlandesi e il chilometro lanciato nel deserto del Kalahari.

Cose molto diverse, forse entrambe affascinanti e con un indubbio comune denominatore, il vino, ma dissimili nella profondità e nello spessore emozionale.

A volte mi basta tenere in mano Pietre, ancor prima di leggerlo, per percepire che qualcosa li dentro mi stupirà e ovatterà i miei pensieri fino a fine lettura. Conosco gli autori ed è un po’ come conoscere chi produce “quel” vino… Dopo ti piace ti più.

Pietre è l’esempio che scrivere bene non basta, così come produrre vino solo per fare qualcosa.

Serve anima e come nel vino, servono uomini con la consapevolezza che i grandi risultati, altro non sono che la logica conseguenza di un lavoro ben fatto.

Pietre Colorate è un lavoro ben fatto.

Una riflessione che deve coinvolgere tutti (parte 1).

Appello alle persone lungimiranti rimaste sulla terra: condividete questo post, questo video.

G.A.

Mentre gli immigrati dell’est europeo stanno vivendo in Italia quelli che sono stati i nostri anni ’80, con automobili alettonate, ribassate, elaborate con cechi in lega, fiamme e decalcomanie di ogni foggia, oltre alle immancabili sgommate ai semafori e il consueto gomito fuori dal finestrino, mi rendo conto che l’informazione italiana del mondo del vino è al risorgimento.

Fiumi di fesserie scritte da chi fino a tre anni fa non era nemmeno registrato all’anagrafe del paesello. È agghiacciante vedere che nessuno sia in grado di pensare con una prospettiva superiore alla durata dell’odore di una scoreggia! Eppure il vino è tempo, è futuro è prospettiva.

Nei prossimi giorni pubblicherò una serie di video che dovrebbero far riflettere tutti, soprattutto chi si professa come un “educatore”, come comunicatore di qualcosa che, di fatto, non conosce se non in maniera superficiale.

La classe contadina vive una reale emergenza che risuona come un grido d’allarme che deve coinvolgere la vita di tutti!

I video mi sono stati segnalati dal mio amico Francesco Orini, sempre attento, costantemente e coerentemente attivo nel rispettare un’etica che ha radici profonde quanto la storia dell’uomo.

Cerchiamo di riflettere.

Arici e Camossi: online i nuovi siti aziendali

Dal Vinitaly sono online i nuovi siti aziendali dei fratelli Camossi e di Andrea Arici. I due portali sono stati realizzati dallo studio dall’amico Francesco Orini. Semplici, informativi e per il momento ancora in fase embrionale. Saranno, infatti, arricchiti da fotografie che puntualmente scatteremo in ogni periodo dell’anno, per raccontarvi anche con le immagini ciò che troverete nei vini.

Il Viaggio, il Vino, la Musica

E’ vivamente consigliato far partire il video sotto, prima della lettura.

Trovarsi ancora sulla strada, quella che alla fine si cerca, si vuole, la strada che rappresenta il viaggio stesso. La prima tappa a Castellucchio, vicino a Mantova. Una serata splendida con interlocutori attenti e appassionati, per una degustazione che mi ha visto sconvolgere l’ordine di servizio dei vini. Siamo partiti con il Saten di Camossi e subito dopo il Rosè. Due vini completamente dissimili in ogni loro aspetto, espressioni uniche di due vitigni agli “antipodi”, proseguendo e terminando con il Brut Camossi e il Dosaggio Zero di Colline della Stella, entrambe vendemmia 2007. Una composizione varietale pressoché simile, per un’espressione in vino assolutamente distinta, figlia dei tratti “somatici” di due terreni differenti. Questo è quanto emerso dalle parole dei partecipanti alla degustazione.

La serata non si è dilungata troppo e quindi, verso mezzanotte ci siamo rimessi in marcia, con l’intento di avvicinarci il più possibile a Senigallia. Giunti dalle parti di Imola, dopo quasi due ore, il buon Orini opta per la soluzione Autogrill. Pareva di essere al raduno mondiale dei TIR! Ferma il camper, mi impone il silenzio e poi esclama:

Lo senti Vecio?

E io: Cosa??

Il camion frigo! Non si può dormire se nel raggio di duecento metri c’è un camion frigo! Senti!

Ascoltando bene, in realtà si sentiva un leggero ronzio, quasi una nenia, conciliante il sonno. Lui mi guarda e mi assicura che dormire, sarebbe stato impossibile. Decide così di uscire dalla “grande lingua d’asfalto” e di addentrarsi a Imola. Sono le due e trenta. Ormai le mie palpebre somigliano a dei bignè e il Nostro, decide di parcheggiare (probabilmente consigliato dal suo spirito guida) in un luogo buio, affermando:

Vecio, è il posto giusto!

Sono le tre.

Una città dinamica Imola, infatti, alle sei e trenta pareva d’essere nel mezzo del grande raccordo anulare! Una dormita senza dubbio indimenticabile.

A Senigallia le cose sono andate diversamente, ma non per la notte. Stavolta pareva d’essere a Monza durante le prove del GP.

La serata però, è stata davvero bella, lunga ma bella. Un plauso a Giovanni e Serena e tutto lo staff del Caffè Letterario “Le Boudoir” davvero ottimi interpreti della loro passione. Francesco ed io su un divanetto di velluto rosso stile Luigi XVI e alla nostra sinistra, un grandissimo Luca Francioso ad accompagnare le nostre chiacchiere e a dar voce al suo talento durante le nostre pause. Sentirlo suonare è stato terapeutico, le note parevano sedativo per l’anima e nerbo per il cuore. Indimenticabile.

Far parlare Orini per oltre quaranta minuti, non è stata cosa facile, ma alla fine “l’uomo al quale non piace parlare in generale” si è disteso e ha saputo interloquire con il pubblico, mentre improvvisavo al momento ogni domanda, facendo anche il “gioco sporco”.

La Stagione della Luce è l’itinerante lavoro che Francesco vuole portare in giro per l’Italia e che vedrà il suo culmine in un libro che racconterà di questa sua splendida avventura.

Forse, perché i “liberi pensatori indipendenti” hanno una naturale predisposizione a cambiare idea.

Pietre Colorate

Ricorderò per sempre lo scorso 16 dicembre come una delle giornate più fredde e grigie dell’anno. Ancora camper, ancora strada, ancora vino, ancora fotografia, luoghi, cibi, profumi e persone nuove da conoscere con le quali condividere idee sulla comune passione.
Ormai, sempre più spesso compagni di viaggio, Francesco Orini ed io, investiamo il tempo dello spostamento in chiacchiere d’ogni genere.
Partiti dalla Franciacorta in tarda mattinata alla volta di Parma, per toccare con mano “la prima” di Pietre Colorate. Questa volta il chiacchiericcio pareva più un lamento comune, una sorta di costante rumore di fondo, creato da tensioni professionali pre-natalizie. Nulla di grave se rapportata all’aria gelida e tagliente del centro di Parma, dal quale il camper, distante chilometri, pareva un miraggio soprattutto dopo il pranzo consumato insieme a Marco Pozzali. Indimenticabile quel “Fiocco Crudo”. Una camminata tonificante secondo Francesco, l’attraversata dell’Antartide per me. Di Marco ne avevo sentito parlare da Francesco, così come di Federico Graziani (che però non ho ancora conosciuto) tutti e tre anime dinamiche e fondanti, nella creazione di “Pietre Colorate”.
Un trimestrale formato “Repubblica”, un insieme di fogli di carta dalla struttura e dal profumo che ricordano il tempo passato, nell’estetica di quello che si può toccare; un contenitore di racconti, un Luogo per la libera espressione della quale il vino ne è sempre goliardico ambasciatore. Goliardico, non stupido(!) ed evocativo di tutto ciò che il vino rappresenta e di tutto ciò che del vino non può essere raccontato come una legge assoluta. Espressione dell’anima di chi scrive, magari inebriato da un buon bicchiere e non dal miglior vino del Mondo secondo qualcuno. Intelligente appunto, perché si parla dello spazio come contenitore di esperienze legate a una comune passione e non a un’ipotetica sostanza per farne una forma di comodo mercato.
Si racconta di viaggi, di esperienze delle quali si cerca di tracciare i confini dell’ambiente circostante(perché l’ambiente muta le cose vive, esattamente come l’uomo), così come nell’uva, nella quale si imprime l’impronta del territorio in grado di trasformare le caratteristiche del racconto, idealizzato nel vino che ne nasce.
Raccontare con la fotografia: negli splendidi scatti di Francesco l’anima delle cose che al contrario delle dicerie nelle quali sarebbe rubata con uno scatto, diventa invece luce per ogni cosa immortalata.
Emozioni e tanta voglia di leggere, sono quello che mi ha trasmesso Pietre Colorate.
Persone che raccontano se stesse nelle cose che vivono.
Davvero un bellissimo Luogo che vi consiglio di visitare presto…

Terre di Vite: cronistoria (a due) di un bellissimo evento

Nella mia vita ho dormito ovunque; in spiaggia, in un prato, in treno, in camion, su un furgone, sull’asfalto e sul marmo quando è nato Tiziano. Ho testato una quantità abnorme di divani, ma non ho mai vissuto il concetto Camper. Mai fino alla scorsa estate e mai in movimento come nell’ultimo fine settimana. Infatti, con il buon Orini, a bordo del suo Camper, abbiamo raggiunto Maggiora, in provincia di Novara, per Terre di Vite.

Visione surreale ma interessante, il Camper, certamente da analizzare in ogni suo aspetto. La mia cultura mi porta a pensare che quando dico “esco da casa”, vuol dire che raccolgo le cose necessarie per vivere qualche ora all’esterno e vuol dire che salgo su un mezzo a motore e mi sposto fisicamente dalla tana. Con il Camper devi ragionare in maniera diversa. Tu e la tua tana vi muovete simultaneamente, nel tempo e nello spazio. Non si deve uscire da nessuna casa per vedere il mondo e tutto quello che ti serve è lì.

Viste le dimensioni il termine tana sta proprio bene e a quanto pare ad Arcari è piaciuto molto, visto che ha deciso di occupare “lo stato libero di Orini e Nina”. Ricordo solo il complimento più bello: allora! Non toccare la radio pensa a fare quello che sai fare, quindi guida, l’addetto alle stazioni sono io. J

Non insistere con la storia delle stazioni radio! Sarabanda certifica la mia supremazia.

Arrivati a Maggiora, con un quasi imbarazzante anticipo, ci accoglie Marco Arturi, che fa gli onori di casa presentandoci tutta la squadra organizzativa di Terre di Vite.

Nella cantina delle sorelle Conti si è sviluppato una rappresentazione eno-poetica nella quale Sandro Sangiorgi ha dato vita ad un dialogo poetico con il pubblico, insieme ad un preparatissimo Luigi Metropoli, altra metà con Barbara Brandoli dell’associazione Divinoscrivere.

Giusto perché sei smemorato ti ricordo che c’era anche l’amico Marco Arturi assieme a Sandro Sangiorgi e a Luigi metropoli. Scommetto che il sonetto che ti è piaciuto di più è “ Le cose create” di Giuseppe Giochino Belli, invito i lettori a cercarla su google.

Sì, e tu impara a mettere le maiuscole ai nomi. Non ambisco certo a farti da correttore di bozze per tutta la vita!

La serata è poi continuata con un -inizialmente caotico- banco d’assaggio. Le persone affluite sono state davvero molte a dimostrazione del grande interesse suscitato dall’evento. Non appena attenuato il “movimento” mi sono inoltrato nelle degustazioni dovute.

Si ricordo soprattutto il tuo caotico incitamento “andiamo dai prosciutti, andiamo dai prosciutti!” dopo di che ti sei impadronito della macchina fotografica e, nonostante abbia tentato di sabotarti in post-produzione, hai fatto delle belle foto.

Guarda che i prosciutti sono stati degustati con ognuno dei vini presenti, tutti di gran stoffa e assoluta identità, ma a darmi uno scossone al cuore la Barbera 1999 di Cappellano e la Sassella Superiore 2004 di Ar.Pe.Pe. Vini di grandissimo livello, in grado di esprimere ancora giovane irruenza il primo e armonioso equilibrio il nebbiolo di montagna.

Vedi (!) il prosciutto è servito per provare gli abbinamenti.

La serata è proseguita e conclusa benissimo all’agriturismo La Capuccina dove produttori e amici hanno tirato tardi tra tentativi bulgari e divagazioni sui pensieri dei piccoli produttori…

Ti prego; i tentativi bulgari e i piccoli produttori ridotti al rango di squadristi della resistenza, mi hanno lesionato il polmone della sopportabilità.

Poi io e Arcari abbiamo tirato le 4.30, Mac di fronte a Mac, giocando a Sarabanda, ormai nostra principale attività quando siamo in camper.

Una giornata da incorniciare fatta di tante nuove conoscenze, quelle belle, quelle che ti arricchiscono la vita e non ti fanno smettere di sorridere. Un grazie a Barbara Brandoli per averci invitati e per essere stata artefice di un’iniziativa talmente bella, che vorrei vedere realizzata anche nei territori della mia Provincia.

Francesco Orini

Giovanni Arcari

Vicenda Gambero Rosso: Il pensiero importante di un Amico

Mentre la tivvù passa un servizio davvero bellissimo su Alda Merini -e mi chiedo per l’ennesima volta per quale motivo, servizi tanto belli non siano fatti prima della morte del diretto interessato così da potergli regalare un’emozione davvero grande- mi trovo a riflettere ancora sui post precedenti.

Ho avuto modo di dialogare con molte persone, molti amici che mi hanno telefonato e molte persone che mi hanno scritto e continuano a scrivermi per esprimere un parere, un pensiero.

Il mio amico Francesco Orini, complice con me di lunghe chiacchierate sul futuro del vino delle piccole e medie aziende contadine (non mi stancherò mai di ripetere che per aziende contadine intendo quelle realtà familiari che fondano la loro economia esclusivamente sulla produzione di vino) e unico professionista ad essere stato in grado di spingermi a comprare una macchina fotografica dopo avermi fatto emozionare con le sue fotografie, mi ha scritto un suo pensiero. Con Francesco mi accumuna la grande passione per il vino che però viviamo da due prospettive diverse, ma nemmeno troppo. Abbiamo entrambi poco più di trent’anni, sogniamo di essere parte integrante, e fondante, di un sempre più crescente gruppo di giovani, mossi dalla passione per questo mondo (questo suona come un annuncio di arruolamento e infatti vuole esserlo…). Crediamo possa essere possibile una comunicazione e un’informazione diversa, e abbiamo capito che con il nostro lavoro non solo possiamo aiutare qualcuno che ne ha bisogno, ma possiamo anche contribuire alla tutela di una cultura, fatta di storia e tradizione. La cultura della terra e di chi la lavora per vivere. Il contadino.

Il buon Orini mi ha scritto il suo pensiero che ho deciso di pubblicare.

G.A.

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Caro Giovanni, non so quali mail vi siete scambiati tu e Clara Barra, certo che scrivendo su facebook quelle note non ha dato esattamente una lezione d´umiltà.

Non una riga ha speso per scusarsi con i lettori della guida, che hanno speso soldi per avere delle informazioni errate. L’unica cosa che si è premurata di fare è giustificarsi dicendo che non è l’unica guida a fare queste cose. (sarebbe da scrivere “errori”, parola che la Barra non ha neanche mai menzionato).

Forse non si rende conto che il consumatore (parola bruttissima) ripone molta fiducia in una guida nel momento che l’acquista.

Prendendo per buono che non fosse stato un errore direttamente dipendente da loro, non era forse più semplice e saggio, innanzitutto scusarsi anziché offendersi per essere stati criticati?

Oggi giorno la parola pudore non ha proprio più nessun valore?

E´ triste che accadono queste cose, perché poi facilmente si diffonde la sensazione comune di sfiducia, la convinzione che queste cose è normale che accadano, che quelli che fanno questo lavoro siano tutti cosi superbi e intoccabili.

Francesco Orini

Tra Viaggio e Fotografia: Il Vino di Francesco Orini

“Le cose fatte con il cuore, vengono decisamente meglio.”

È terminata così, la telefonata con l’amico Francesco Orini, a coronamento di una tre giorni intensa, quanto emozionante. E’ arrivato lunedì mattina alle dieci e come punto d’incontro il solito parcheggio del cimitero di Gussago. Quattro parole sul mio “Dopo Arezzo” e sul suo viaggiare e vivere nel Camper. Poco dopo sono giunti Giovanni e Serena e prima che arrivassero, Orini ha ritenuto opportuno ricordarmi il grado coniugale dei due. Milanesi d’adozione, almeno lui, che giustamente va fiero del suo sangue siculo, che hanno deciso di cambiare vita, lasciando la capitale lombarda per aprire, a breve, “Le Boudoir” a Senigallia. Appassionati e certamente persone di cuore. Comunque, li terremo d’occhio, visto che andrò a presentare una mostra fotografica che Francesco esporrà nel loro locale._DSF2960

Francesco sta girando l’Italia intervistando e fotografando i contadini, protagonisti del mondo del vino. Nel suo progetto un libro racconto di questa poetica avventura.

Tre giorni di progetti, chiacchiere e di qualche bottiglia stappata come richiede d’obbligo una buona amicizia. Una cena allo Scultore dove Federico è artefice di un’originale interpretazione della cucina bresciana, utilizzando materie prime reperite in provincia, come la splendida salsiccia di cappone castrato della Valle Camonica di Vanni Forchini -maestro nel violino di capra- con peperonata. Un piatto davvero emozionante ed evocativo della vera cucina di casa di una volta, che noi, abbiamo deciso di abbinare con un millesimato 2004 di Andrea. Davvero perfetto, una di quelle bottiglie che io definisco “felici” per via dei problemi di tappo che ogni tanto si possono riscontrare. La serata è poi terminata con una bottiglia di Barolo Pernanno 2001 di Cascina Bongiovanni in quel di Castiglione Falletto. Un vino davvero generoso nella sua ancora scorbutica giovinezza.IMG_0001

Un giro al Castello di Brescia per rubare qualche scatto prima di un aperitivo in compagnia di Laura, per raccontarsi ancora e per “dare fiato” a un’altra bottiglia. Giorni splendidi che probabilmente saranno ricordati quando si comincerà ad avere un po’ di carne attaccata alle ossa delle nostre idee, in attesa che la prossima primavera, Francesco esponga alcune delle sue fotografie a Brescia intervistando qualche personaggio.Per ora solo un saluto, prima di lasciarci con il pensiero che con il cuore, si possano davvero fare grandi cose.

Buon viaggio. Il 7 novembre sarò ospite viaggiatore di quel camper.

P.S. solo la prima fotografia è di Francesco e immortala un daino nel vigneto di Paratico dei Camossi.