Le degustazioni del Seminario Veronelli a Milano

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Vi capita mai di sentirvi nostalgici per un incontro mai avvenuto? Provo questa nostalgia ogni volta che leggo uno scritto di Luigi Veronelli. L’uomo che ha “camminato la terra” ci ha lasciato un’eredità immensa. Fatta di pensiero, gesti e persone. … Continua a leggere

In “palestra” con i FAN

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Ci eravamo lasciati così, reduci da una giornata al parco giochi e con qualche idea in cantiere da sviluppare. Ma per inserirsi in un contesto avviato ed apportare contributi utili (ci si prova eh) è necessario mettersi in ascolto. Così, … Continua a leggere

“Modus operandi” del Consorzio Franciacorta per le degustazioni cui seguono assegnazioni di punteggi. Cioè?

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In facebook vengo taggato da Francesco Falcone che scrive: Richiedo i campioni, come ogni anno, ai produttori di Franciacorta. Ho ormai ricevuto tutte le bottiglie in sede (di una trentina di marchi). La Cà del Bosco, attraverso una grottesca email … Continua a leggere

#Barbera2

Devo approfondire la mia conoscenza della barbera. In valcamonica ce n’è una fantastica ;) …. Per agevolare il mio apprendimento, mi trasferisco per una giornata nella regione dove questo vitigno è maggiormente diffuso, per conoscere i produttori ed ascoltarli mentre, con parole semplici ed accessibili a tutti, raccontano il loro lavoro e la voglia di comunicare un territorio attraverso il nettare di Bacco.

A Nizza Monferrato (AT), in occasione di #barbera2  (il cancelletto sta a significare che è un evento nato e  organizzato su twitter) ci sarà una degustazione di 5 barbera piemontesi e 5 barbera  provenienti dalla costa occidentale degli Stati Uniti. 10 vini 10 produttori. Per parlare di vino non solo agli esperti, ma agli appassionati e ai consumatori, al popolo della rete, a chi il vino lo beve per piacere e vuole conoscere la storia che c’è dietro ad una bottiglia. Con grande attenzione alle donne, pare saremo la metà dei partecipanti…

Sono entusiasta di poter assistere a questo evento, sarà soprattutto un incontro di amici, per ora virtuali, con una grande passione in comune…

Ci si vede sabato!!!!! :D

Grazie a Gianluca Morino aka gianlucamorino e Monica Pisciella aka Wineup per la splendida organizzazione!!

TerraUomoCielo alla 20° Fiera dei fiori di Piancogno (BS)

Appuntamento fisso per i camuni, l’annuale fiera dei fiori di Piancogno sancisce l’inizio dei lavori nei giardini della nostra valle.  Per tre giorni esposizione e vendita di fiori e piante; viene proposto l’arredo per il giardino, e sono esposti  anche attrezzi per gli hobbisti e macchinari per i professionisti. Il tutto corredato da eventi culturali, mostre d’arte, concerti ( da non perdere quello dell’eclettico Boris Savoldelli domenica sera, ) animazione per i piccoli ed eventi enogastronomici.

La manifestazione attira migliaia di visitatori, dalla valle e dalle zone limitrofe, e quest’anno a disposizione dei collezionisti ci sono un annullo postale e cartoline dedicate. Grande novità della 20° edizione: la manifestazione si svolgerà lungo le vie del paese, uscendo così dal campo sportivo, location finora utilizzata, coinvolgendo tutte le attività commerciali del paese. Per agevolare i visitatori, è stato istituito un servizio di bus navetta dal parcheggio antistante Palazzo Congressi a Darfo Boario Terme, e dalla stazione ferroviaria di Cogno.

I produttori  di TerraUomoCielo e Giovanni Arcari vi aspettano nella corte dell’assaggioteca “Piccolo Lord” domenica 1° Maggio, a partire dalle ore 14.00; con un piccolo contributo, potrete immergervi nella degustazione del Brut Franciacorta dell’azienda vitivinicola Camossi, il dosaggio zero dell’azienda agricola Colline della stella di Andrea Arici, e la schiava in rosa del camuno Enrico Togni, az. Togni – Rebaioli. Una splendida occasione per assaggiare e conoscere i produttori del progetto.

Vi aspettiamo numerosi!!

Questi i link dell’ evento con il programma completo:

http://www.prolocopiancogno.it/

https://www.facebook.com/event.php?eid=213812028644641

I vini de L’espresso 2010: possiamo chiarirci?

Eccoci nuovamente come ogni anno a riflettere sulle indiscrezioni delle guide dei vini. guide_vini2009Dopo il rumore e la frenesia attorno ai tre bicchieri del Gambero Rosso, ecco in edicola la guida de L’Espresso. Devo premettere che per quanto mi riguarda non manderei mai i vini alle guide, ma giustamente, i produttori di TerraUomoCielo, ci tengono e così ogni anno nascono discussioni all’uscita di tali giudizi. Non li manderei mai, in quanto, la base edonistica sulla quale poggiano tali giudizi non permette di capire dove stia il confine tra quello che effettivamente piace al degustatore – valutante e quello che invece “maliziosamente” può premiare a prescindere. Non li manderei mai, poiché le degustazioni sono fatte sì alla cieca, ma poi i giudizi sono dati in una sede privata dopo aver scoperto quale campione corrisponda al tal numero. Avevo già proposto QUI un’idea di come mi piacerebbe fossero svolte queste degustazioni, ma tutti se ne guardano bene… Ma, quest’anno la Guida de L’espresso merita una mezz’ora del mio tempo, la meritano i suoi curatori e soprattutto i vari inviati della stessa, ossia quelli che degustano davvero nella prima fase di giudizio. L’edizione passata aveva visto valutati sia Andrea Arici, sia Cantrina (da qualche tempo presente) e sia Camossi per la prima volta. Come ogni anno il Dosaggio Zero di Andrea, “il base” non si sa mai che fine faccia e può anche starci, senza dimenticare però, che ad aziende così piccole girano “i ciufoli” a non sapere se le 6 bottiglie consegnate siano state degustate o meno. Lo scorso anno, a sorpresa, sono stati inseriti nella guida anche i fratelli Camossi con punteggi di tutto rispetto sia per il Brut sia per il Saten con una nota “straordinaria” per il Rosè con scritto “da rivedere” o qualcosa di simile. Decido così di scrivere ai curatori per manifestare il mio disaccordo, mostrandomi propositivo invitandoli in azienda per un’ulteriore degustazione del prodotto. Mai ricevuto una risposta. A dicembre incontro il “degustatore di zona” alla festa di compleanno di un’amica produttrice in Soave e rinnovo anche a lui l’invito. Morale: quest’anno la guida non ha inserito la scheda dell’azienda. Devo dire che, i vini presentati lo scorso anno erano della vendemmia 2005, quelli di quest’anno 2006. Stesso stile, stesso vino sono pure stato attento a mandargli vini che avessero all’incirca il medesimo periodo di sboccatura di quelli dello scorso anno… Una vendemmia notevolmente più felice rispetto alla ’05 riconosciuta da tutti. Prodotti più integri, tecnicamente migliori, più vivi, edonisticamente di maggior effetto… A questo punto mi chiedo cosa sia successo, se, e quando siano stati degustati. Mi chiedo, e chiedo, essendo la guida una sorta di punto di riferimento per il consumatore, per quale motivo, lo stesso, non debba essere messo al corrente dell’esistenza di questa azienda che, lo scorso anno era ben presente.

Perché?

Già… cosa ci stiamo perdendo?

Negli ultimi 15 giorni, prendendo spunto da un bellissimo esperimento sociale del Washington Post del quale potete leggere qui, ho deciso di fare, più o meno, una cosa simile con il vino. Ho contattato sei amici, tra i quali un produttore, un ristoratore, un rappresentante di vini, un grande appassionato, un amico dai sensi “super sviluppati” e un sommelier. Con una banale scusa ho chiesto loro una mano per scegliere tra sette vini quali fossero i due migliori, i più buoni. Così con una degustazione a carte scoperte, ovvero senza coprire le etichette, dove però nessuno poteva consultarsi con il vicino di sedia, ci siamo trovati in orario aperitivo nella cantina dell’amico produttore. GAJABARB03R

I vini in questione erano dei rossi provenienti dal Piemonte, tutti Barbaresco e tutti quanti dell’annata 2004. Non voglio fare alcun nome (la fotografia è puramente illustrativa), ne dei vini ne tantomeno delle persone presenti, in quanto questa sorta di “esperimento” aveva come obiettivo proprio quello (e cito le stesse parole del Washington Post) di testare se “In un ambiente comune ad un’ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?” ovvero un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. Io ho voluto aggiungere “quanto può influire l’immagine sul giudizio?”. Come già vi ho detto i vini erano sette. Tra questi, tre nomi noti dell’enologia mondiale, mentre gli altri ho cercato di selezionarli consapevole che i degustatori presenti non ne conoscessero le caratteristiche se non per sentito dire. Il risultato è stato che quattro persone su sei ai primi due posti della classifica hanno segnalato due dei tre vini blasonati (gli stessi per tutti), gli altri due hanno indicato uno dei “famosi” (per altro lo stesso che hanno identificato anche gli altri) e uno meno conosciuto ma diverso per entrambi. Risultato, “famosi” battono “non famosi” per 10 a 2. A quattro giorni di distanza ho voluto ripetere lo stesso test con le stesse persone e con gli stessi vini, ma questa volta alla cieca, travasando i vini dalle loro bottiglie originarie in altre anonime e uguali per tutti. Il risultato mi ha stupito molto. Devo premettere che i miei amici sono degustatori di lungo corso, con diverse esperienze alle spalle. Persone capaci e profondi conoscitori del vino con i quali ho avuto modo di degustare in diverse occasioni. Risultato? Solo uno di loro (decisamente il più anarchico) ha saputo confermare esattamente quanto espresso quattro giorni prima. In tre hanno messo al primo e al secondo posto delle loro preferenze due aziende “minori” (non le stesse per tutti) mentre gli altri due, i quali avevano scelto solo i grandi nomi, alla cieca hanno dato ragione alla più sconosciuta delle sette aziende presenti. Ora, mi rendo conto che non tutti i giorni siano uguali, che i palati e i nasi delle persone possano subire variazioni nelle percezioni di gusti e profumi, ma non credete che, forse, nel nostro inconscio ci lasciamo condizionare da ciò che vediamo e da ciò che conosciamo già? Non credete che troppo spesso, come è accaduto a Joshua Bell, osannato il giorno prima a Boston da una platea pagante e consapevole di cosa avrebbe ascoltato, e scalzato (nell’espressione della sua arte) come un signor nessuno nella metropolitana di  Washington, anche nel vino possano esistere  tali e inconsapevoli variazioni di giudizio nella percezione della bellezza di un gusto? bot_albeisa1

Tutto questo per dire che spesso, anche nella scelta di un vino, ci si ferma all’apparenza, a ciò che quell’etichetta e quell’azienda rappresenta o ha rappresentato. A ciò che raffigura, a quello che ci ricordiamo del passato. Questa inconsapevole “ottusità” rischia di non farci scoprire cose meravigliose, di non farci apprezzare una bellezza scevra dalla banale apparenza, un gusto, un’emozione. E’ proprio vero, “cosa ci stiamo perdendo? ” o meglio, cosa rischiamo di perdere!

Gambero Rosso: e farvi qualche chilometro in più?

Scrivo di corsa quest’ultima notizia appresa stamane. La guida del Gambero Rosso ha deciso che quest’anno degusterà i vini del consorzio Garda Classico nella sede del consorzio del Lugana.

logoentevini

Fino allo scorso anno le degustazioni avvenivano presso la sede dell’ Ente Vini Bresciani in via della Bornata in città. Conseguentemente anche gli altri consorzi minori (per dimensioni) come il Botticino o il Capriano del Colle verranno giudicati nella suddetta sede. Mi domando se non sarebbe opportuno, anche per una questione di identità territoriale, che i signori che devono giudicare si facciano qualche chilometro rispettando il lavoro e il territorio di chi il vino lo produce. Appello ai produttori della provincia tutta (con esclusione della Franciacorta che già sa farsi valere) : mandate una lettera ai vertici della “super guida” dicendo che i vostri vini debbano essere valutati a casa vostra, a Brescia e non come ripiego in Lugana. Credetemi che farebbe molto più rumore una vostra imposizione di questo genere, che non la valutazione sulla guida più discussa del momento. Fatevi valere!

Degustazioni alla cieca: maggior chiarezza, please!

Come già pubblicato dall’amico Gianni Briarava sul suo blog, riporto di seguito i miei pensieri relativi ai modi con i quali si degustano i vini per poi giudicarli.

G.A

 

 

DEGUSTAZIONI DI VINI ALLA “CIECA”: è il momento di fare maggiore chiarezza.

 

 bottiglie

 

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad una crescita esponenziale di sedicenti professionisti della degustazione enoica. Nell’ultimo decennio l’interesse e gli interessi nel mondo del vino sono cresciuti moltissimo e di conseguenza, anche il modo di fare informazione. La rete offre a tutti (noi ne siamo un esempio) la possibilità di creare un blog come contenitore dinamico d’informazioni, di idee e di giudizi, assolutamente personali da parte di chi scrive. Il problema subentra quando chi scrive di vino, si dimentica del valore esclusivamente soggettivo del proprio parere, delle proprie idee e dei propri giudizi, non che della sua professione. Può capitare così, che “l’immemore scrivano” fomentato dal successo accecante, si immoli al ruolo di profeta, dimenticandosi che il suo modo di giudicare il vino ha poco a che fare con la matematica e con la tecnica enologica, della quale millanta di conoscerne le sinuosità, scivolando così nel ridicolo più grottesco, alterando la sensata e leggera informazione possibile, in una massa informe di presuntuosi concetti, atti solo alla gloria della mano, che brandisce la penna.

Le famose degustazioni alla “cieca” sono più che mai una delle cose più incomprensibili ma al contempo uno degli strumenti d’affermazione, di quella che oggi è una classe professionale che pesa, e non poco, nel difficile ruolo di essere “guida informativa” di un mercato.

Ma come funzionano queste degustazioni alla “cieca” e come si articolano? E’ presto detto. Prendiamo per esempio una di quelle anteprime che vengono organizzate dai consorzi di tutela di questa, o piuttosto quest’altra regione vinicola. Innanzi tutto viene organizzato un servizio di sommelierie, che si occuperà dei vini con i quali verranno riempiti i calici delle commissioni di degustazione. Nella forma a mio avviso più corretta, i sommelier dovrebbero passare di calice in calice, versando il vino da una bottiglia coperta,priva della capsula, e con ben visibile il numero del campione. I vini, suddivisi in batterie per poter permettere una pausa tra l’una e l’altra, vengono valutati dalla commissione preposta, secondo una scheda che poco si differenzia da una degustazione e l’altra. Alla fine “dei giochi” ad ogni degustatore viene consegnata una scheda, riportante il nome del vino e dell’azienda che lo produce, corrispondente al numero del campione degustato. A questo punto pare comincino i problemi, in quanto il degustatore ha la possibilità di riassaggiare (dopo aver confrontato il voto da lui espresso con il nome del vino) ogni campione in concorso. Ed è proprio a questo punto che si concentrano i dubbi e le perplessità di produttori, consumatori e appassionati sull’onestà intellettuale e le reali capacità di chi,  per l’appunto degusta, valuta e poi riporta i propri giudizi in un “contenitore informativo”.

Ma esiste, in questo caso, un metro valutativo perché si possa determinare se chi degusta, ne sia davvero all’altezza e se ciò che scrive, sia veramente il frutto di ciò che i suoi preparati sensi gli hanno trasmesso? Purtroppo non esiste nulla del genere, non esiste perché l’unica cosa attestabile, realmente verificabile nel vino, non è altro che la tecnica che lo compone, la chimica. Tutto il resto sono personalissimi pareri e quindi, neppure scientificamente smentibili.

La proposta che voglio fare, che vorrei discutere con giornalisti, degustatori ed appassionati è molto semplice: alla fine di ogni degustazione, si lascia tutto il tempo che si vuole per degustare anche cento volte questo o piuttosto quell’altro campione, ma senza mai rivelarne l’etichetta. Prima di uscire dalla sala, al degustatore verrà timbrata e fotocopiata la copia della scheda con le valutazioni riportate per ogni campione e solo a quel punto verranno rivelate le etichette corrispondenti ai numeri. Dal mio punto di vista sarebbe un modo con il quale i consorzi, potrebbero tutelare in egual misura ogni azienda che decide di presentare i propri campioni; dalla grande cantina al piccolo agricoltore. Ma al contempo sarebbe un modo per far si che i bravi degustatori, si possano distinguere da quelli che lo sono meno, oltre ad un modo per evitare quei fastidiosi fiumi di polemiche che seguono sempre certe manifestazioni e certi giudizi. Un modo per fare chiarezza.

 

 

Giovanni Arcari