CENACONME! questa sera la seconda edizione in Piazza del Foro

Galleria

Questa galleria contiene 2 immagini.

Confermata l’edizione 2014 di CENACONME, il banchetto contemporaneo nel cuore della città in programma per venerdì 23 maggio, data che recupera il precedente lancio del 30 aprile. L’iniziativa si inserisce nelle tappe di avvicinamento del Comune di Brescia ad EXPO2015 … Continua a leggere

“Una rondine non fa cultura” di Lionel Abrial

Galleria

Questa galleria contiene 1 immagine.

Lionel è un francese di Lione che vive in Italia da anni e che oggi occupa stabilmente i vicoli del centro di Brescia e incontrarlo in qualche bar il sabato all’ora di pranzo è cosa frequente. E’ fotografo e Brescia … Continua a leggere

Brescia mortalmente inquinata. E i candidati sindaco cosa ci dicono?

Galleria

Questa galleria contiene 1 immagine.

Sentire -ancora una volta- che un’area della mia città con oltre 25mila abitanti vive in una bolla mortale è deprimente, quanto sentire snocciolare i dati di un dramma tanto vasto. E’ delirante aspettare anche un solo secondo a intervenire ed … Continua a leggere

Il parcheggio sotto il Castello di Brescia: un buco nella montagna

Galleria

Questa galleria contiene 1 immagine.

In un paese che deve necessariamente risolvere il problema dell’eccesso di auto, di inquinamento dovuto alle stesse e dell’incultura verso la mobilità pubblica, trovare chi vuole scavare una montagna per farne un parcheggio pare una barzelletta. Invece è proprio così … Continua a leggere

Vigneto Pusterla: finalmente una gestione!

Dopo anni di totale incuria, abbandono e immondizia, il Ronco Capretti tornerà a produrre uva e forse anche vino. L’articolo di oggi a pagina 16 del Giornale di Brescia (per il quale sono stato contattato telefonicamente ma non citato) è eloquente e finalmente mostra la luce oltre il tunnel. Non è chiaro se a vinificare sarà il centro vitivinicolo provinciale o qualche privato, ma l’importante è che qualcosa si sia mosso. Per il futuro si avvarranno di un professionista di una certa esperienza, Renzo D’attoma (al quale ricordo che nel vigneto che sta di fronte coltiviamo quasi un ettaro a Invernenga e che semmai avesse bisogno di legni per riprodurre le piante, può attingere quando crede).

Adesso bisogna solo sperare che il progetto che metteranno in atto, non si affossi come il precedente creando ulteriori danni.

A loro il mio augurio perché possano davvero dare un futuro a quello straordinario pezzo di terra.

 

P.S.

Personalmente, nel progetto che avevo presentato, ambivo a portare il Comune di Brescia a diventare produttore di vino, per un utile da reinvestire nel verde cittadino, con una parte di bottiglie vendute all’asta, ecc.

Dal Comune mi sarei aspettato uno sforzo maggiore per non lasciarsi scappare un’opportunità così rara, dalla proprietà mi sarei aspettato almeno una riflessione trasparente. Del resto si sa, eleganza, educazione e capacità di valutazione sono merce sempre più rara, soprattutto a Brescia.

Un progetto per salvare il vigneto urbano più grande del mondo, esiste.

La Vigna del Castello di Brescia non è solo il vigneto urbano più grande del mondo ma anche la raffigurazione vivente dei resti di una cultura che si è persa, alla quale si sono preferite forme di sviluppo che oggi palesano importanti difetti strutturali.

Il Ronco Capretti deve essere considerato alla stessa stregua di un museo che racchiude le tracce del passaggio di una cultura rurale, fortemente votata alla viticoltura. È un anello di congiunzione tra le zone vinicole di tutta la Provincia, con una funzione catalizzante per il messaggio che -le stesse- intendono divulgare a vantaggio di ognuno dei sistemi vitivinicoli che rappresentano, a favore della tutela di ogni territorio o di quello che ne è rimasto.

Nel 2006 ho redatto un progetto per tutelare la vigna, che ho già presentato al Sindaco di Brescia. Un progetto che intende tornare a sensibilizzare i bresciani attorno al vigneto, sia in chiave economica sia culturale. Vuole essere uno strumento di tutela con il fine che il Ronco Capretti, sia riconosciuto patrimonio della città e dei cittadini rendendolo intoccabile per sempre.

Dal 2000 coltiviamo (con Andrea Arici) gli antistanti ettari vitati in via Colle Fiorito, che altro non sono, se non la continuazione naturale del Ronco che in passato si estendeva a nord, su buona parte dell’attuale via San Rocchino.

Le uve erano vinificate nella casa che si trova sulla curva d’intersezione tra via Turati, Pusterla e San Rocchino. Le cantine, dismesse da tempo, ospitano una trattoria.

Dal 2004, vinifichiamo sperimentando a ogni vendemmia, poco più di dieci ettolitri di mosto ottenuti dal vitigno Invernenga (presente nella “Vigna del Castello”)ma coltivato a Cellatica. Proviamo a fare un vino che ci piaccia, che ci emozioni e che possa palesare l’unicità di un vitigno che un tempo, rappresentava la regola nella cultura vitivinicola di questo territorio. Perché ogni vino è un sistema, un confine che demarca una zona nella quale l’uomo esprime una precisa volontà. Un contenitore culturale che segna le sorti dello sviluppo di un’area geografica.

In passato, in Italia, il vino era fonte di sostentamento per ogni famiglia. Poi si è evoluto e in alcune sue espressioni è diventando un prodotto per certi versi elitario, come da modello francese. Dalla Francia ne abbiamo appreso il valore economico, senza capire però che lo stesso è imprescindibile dal valore storico-culturale che rappresenta una fonte inesauribile per la tutela paesaggistica di un territorio, senza il quale non è possibile creare vino. Quando si giunge in Champagne o in Borgogna, a nessuno può venire in mente che lì, si possa produrre qualcosa di diverso che non sia vino.

In Italia l’abbiamo capito tardi, solo dopo aver creato troppe fonti di reddito facilmente esauribili e, si è visto, irrimediabilmente dannose. Il vino è tempo, è sviluppo, è economia, è uno sfruttamento intelligente del territorio è una biblioteca del sapere, è un’appendice dell’uomo.

Serve un vino, un grande vino che con la sua immagine e con l’indotto economico che saprà sviluppare, avrà la funzione di salvaguardare e sviluppare ciò che di verde è rimasto in città e di raccontare Brescia nel mondo.

Sono certo che dalla Vigna del Castello si possa ottenere un vino straordinario sotto ogni punto di vista, organolettico e non. La vigna e il suo vino devono diventare qualcosa per cui un bresciano sia orgoglioso della sua città. La sua tutela è un esempio di buon senso e il suo sviluppo a vantaggio di tutti, una chiara garanzia.


Bikemob Brescia: e son soddisfazioni!

Anche questo è “Fare Territorio” come piace a me.

Straordinari tutti i ragazzi di Brescia per Passione che hanno saputo dare concretezza a un’idea, nata da un’esigenza e sviluppata da un incondizionato amore per il territorio, per Brescia.

Bravi!

P.S. Mi spiace per i frustrati da prestazione che vanno a cercare il buco di cellulite sul culo di Rosa Fumetto -ai tempi di un famoso spot- solo perché consapevoli di non poterlo mai toccare. Il risultato parla da sé.