Stefania Pompele

L’introspezione a ristroso nel tempo non è tra gli sport che amo praticare con regolarità. È un pò come rivivere una campestre costellata di cambi di rotta immersi nel nulla cosmico di un nebbioso paesaggio invernale. Non bastasse la fatica di correre, devi pure fiutare un percorso che non vedi e sperare di aver imboccato la strada giusta (capisci poi che anche i km percorsi nella direzione sbagliata sono stati performanti).

Ci sono però anche momenti luminosi e se mi si chiede dove tutto ha avuto inizio so esattamente a quale angolo della memoria attingere. Ripenso ai nonni materni, alla loro casa in campagna e ad una vecchia  vite che cresceva sotto il porticato. Quante volte seduta sui gradini fuori casa ho assaggiato quell’uva. Nascere in un contesto rurale, tra vacche da latte, mais e galline, è stato certamente un forte imprinting e devo a loro il mio essere qui (e così) oggi. Mi diplomo come agrotecnico. La passione per il mondo del vino si era fatta strada in quegli anni. Riposto, mio malgrado, nel cassetto il sogno di dedicarmi agli studi enologici, inizio a lavorare al controllo qualità per una nota azienda alimentare mantovana. Giovanissima e alle prime armi ho goduto solo in parte di quell’opportunità. L’esperienza si concluse e quasi per caso (esiste il caso?) trascorro i successivi 8 anni ad occuparmi di tutt’altro.

ioGli  ultimi 5 anni sono stati un susseguirsi di situazioni lavorative precarie, centinaia di curriculum inviati e di “no” ricevuti. Sono stati però anche gli anni in cui ho deciso di assecondare le mie passioni e iniziare il percorso di riavvicinamento al mondo del vino. Passioni che ho riscoperto con  Onav e Ais e che mi hanno  spinto ad approfondire le tematiche legate all’ assaggio e all’analisi sensoriale. Frequento così un corso per Panel Leader in analisi sensoriale presso il Centro Sudi Assaggiatori e “ne imparo i segreti”, collaborando con questa società per circa un anno. Un periodo davvero intenso, una grande occasione di crescita professionale e umana. Questa esperienza si conclude e, sebbene la percezione non sia stata immediata, inizia a diradarsi anche la nebbia. In questo periodo mi avvicino incuriosita (e ben guidata) al mondo delle birre “crafty” italiane. È stato amore (quasi) a prima vista: per ciò che spesso trovi nel bicchiere, per l’arte alchemica che guida le gesta di alcuni tra i protagonisti di questa rivoluzione e per la capacità di appiattire distanze sociali e culturali che il mondo enoico (una parte quantomeno) ha il brutto vizio di accentuare.

Condividere credo sia la giusta semantica per riassumere il presente. E quindi l’insegnamento in alcuni istituti alberghieri ed enti privati, la narrazione, la scrittura. Una fitta ragnatela di esperienze e incontri. In questo presente sono molte le persone in cui mi sono rivista. La sensibilità alle problematiche di chi fa agricoltura nel rispetto del territorio, la volontà di preservarlo, valorizzandolo per le sue peculiarità e la capacità di essere spesso strumento (anche) di denuncia, mi hanno avvicinato al progetto TerraUomoCielo.

Chi sono? ho sempre avuto qualche difficoltà a spiegare chi sono e cosa faccio. È davvero necessario scegliere? Io sono una con delle passioni -coltivate negli anni- che sente l’esigenza di condividere con ogni mezzo possibile. Sono la strada che sto percorrendo.

Questo è un altro viaggio e la strada procede nella stessa direzione, quella che sognavo.

 

 

7 thoughts on “Stefania Pompele

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    • Grazie Carlo,
      credo molto nel progetto, nelle persone che sono salite a bordo da subito e che arriveranno. I complimenti li condivido con tutti quanti.
      Buon lavoro a te.
      Stefania

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