Ripristinato il piedibus, ma solo per i lavori in corso

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Premessa: questo è un post polemico. Bienno, il mio paese, 3600 abitanti, media Valcamonica. Durante l’amministrazione Pini, terminata a maggio 2011, era in funzione il piedibus. Guidato a turno dai nonni dell’associazione anziani, il gruppo ordinato di bambini partiva ogni … Continua a leggere

Benvenuti nella Valle dei segni: le incisioni rupestri

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Sono stati due giorni intensi quelli appena trascorsi al workshop MultiMediaLand. Così ricchi di riflessioni, esperienze e momenti di confronto che non basterà un solo post per raccontarli. Bilancio il mio più che positivo quindi, e esprimo immediatamente i ringraziamenti … Continua a leggere

Segnaletica turistica stradale in Valcamonica: ora anche i camuni conosceranno il loro territorio

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Qualche mese fa mi sono accorta che intorno e dentro al mio paese erano stati messi alcuni pannelli in corten, simili a cartelli pubblicitari, ma senza scritte. Inizialmente ho pensato fosse qualcosa legato alla tradizionale lavorazione del ferro a Bienno, … Continua a leggere

adesioni comitato no amianto

Continua il lavoro del comitato no amianto di Gianico, che consiste nell’informare la popolazione camuna su quanto è stato progettato. E’ incredibile, nonostante l’interesse dei media, quante persone in Valcamonica non abbiano la più pallida idea di quanto si stia valutando di fare nella zona industriale di Gianico. SI PREVEDE LO SMALTIMENTO DI 80.000 TONNELLATE DI AMIANTO ANNUE, ATTRAVERSO UN PROCESSO DI INERTIZZAZIONE CHE NON GARANTISCE LA NON USCITA DI FIBRE D’AMIANTO DURANTE LA LAVORAZIONE. A RISCHIO LA NOSTRA SALUTE.

La Valcamonica ha dei record, e sono quelli del numero di tumori e di altre patologie (tra cui il parkinson precoce)  legate agli insediamenti industriali della lavorazione del tondino. A distanza di anni, gli studenti di Darfo Boario Terme hanno livelli di manganese 10 volte sopra la media. Ignoriamo questi dati? O li vogliamo far incrementare?

Secondari, ma non meno importanti, i rischi del territorio, legati al trasporto su gomma che porterà nuovo traffico dall’autostrada fino alla Valle. Attraversando la franciacorta, e probabilmente costeggiando tutto il lago d’Iseo, magari dovrà evitare anche le gallerie, si sa mai. Vorrei sapere cosa ne pensano il consorzio per la tutela del franciacorta, gli albergatori del lago d’Iseo, quelli di BOARIO TERME, il consorzio adamello ski, perché al momento non mi pare abbiano preso posizione in merito.

Nel frattempo continua la raccolta firme, ormai intorno alle 11.000, ma dobbiamo darci da fare, in valcamonica siamo quasi 120.000!!

Informate zii, zie, nonne, nonni, cugini, cugine, nipoti, fidanzati e fidanzate, suocere, amanti e trombamici: potranno firmare qui:

Sabato 11
A Boario  banchetto firme per il mercato ( 9 -12)
a Lovere, nel pomeriggio, presso la scuola elementare, dove c’è un convegno sull’alimentazione sana.
Domenica 12
a Pisogne banchetto firme dalle 10 alle 16
Martedì 14
Banchetto di raccolta firme a Breno per San Valentino.
Serata informativa a Rogno con l’amministrazione comunale,  presso il Teatro, con la presenza del prof. Vangelisti, medico dell’ ASL di Vallecamonica;
Mercoledì 15
Banchetto di raccolta firme a Darfo per la fiera di San Faustino, davanti al Municipio
Venerdì 17
Serata informativa a Pisogne con l’Associazione giovanile del KAG .
INFORMIAMO!

Isolati siamo e isolati vogliamo restare.

Mi sembra di dover spiegare chi è Santa Lucia (o babbo natale) ad un bimbo. E’ qualcuno che ti fa regali se ti sei comportato bene, sempre, tutto l’anno, non solo a Dicembre. Così è la rete. Uno strumento immenso dove chi sbaglia viene subito smentito, grazie all’accessibilità dei contenuti da parte di chiunque, sia esso esperto teorico o del mestiere, inteso che ci mette le mani.

La Valle Camonica ha potenzialità enormi, e non le sfrutta. La rete, veicolo mondiale, è ignorata. O mal utilizzata. E così l’enoteca più “grande” della zona non ha un sito internet. Consorzi, associazioni, imprese, si iscrivono ai social network e li utilizzano nei peggiore dei modi, IGNORANDO gli utenti, soprattutto nelle critiche. E, quando costretti, non ammettono i propri errori. Esempio lampante di questi giorni, con turisti in arrivo sulle piste, che cercano informazioni attraverso facebook. Guardate e confrontate le pagine del Mottolino fun mountain e quelle di adamello ski.

Le cose belle si diffondono, le figuracce pure, ma restano nell’aria più a lungo.

Io mi sento camuna, ma non sempre….

Non mi sento camuna, almeno non quella parte rappresentata in queste t-shirt. Che A MIO PARERE, sono squallide. E mi vergogno perché le potranno vedere un sacco di persone, durante la mostra mercato di Bienno, esposte accanto al simbolo della storia camuna: il ferro battuto. Non capisco perché siano state messe vicino ai fabbri. Non è questa la loro saggezza, non quella tramandata da secoli della lavorazione del ferro con i magli mossi dalla forza dell’acqua.

Camuni da scoprire…. si, ma non per questo!!!

La bòta dè “có dè mórt”

Sulla via che prosegue, dopo Crocedomini, verso il Maniva, c’è un luogo chiamato “có dè mòrt”. A dare il nome al luogo è il fatto che ora narrerò.

Nella cascina di “Caaler”, durante l’estate, vivevano insieme un pastore e un mandriano, che però non andavano molto d’accordo.

Un giorno il mandriano, che era il più perfido, disse al pastore: “Se riuscirai a fare cento giri del lago dentro una mahtèla io ti darò tutte le mie mucche, ma se non ce la farai, io prenderò tutte le tue pecore.”

lago di "co de mort" foto Claudio pergliamici Mondo

“ Ci sto”, rispose il pastore.

Prese la mahtèla e, aiutandosi con un legno, in tre ore fece i cento giri. Uscì dal lago, andò dal mandriano e chiese le sue mucche, come da scommessa.

“Parlonhe po’ gnak”, rispose quell’altro, e dicendo questo, alzò l’ascia e tagliò la testa al povero pastore. Dopo ciò, legò due pesanti pietre ai resti dell’uomo, e li gettò nel lago.

Il mattine seguente, quando andò al pascolo, sopra un dosso poco lontano, trovò la testa del povero pastore, e si affrettò a gettarla di nuovo nel lago. Questo fatto successe per tre mattine di fila, finché il mandriano, vinto dalla disperazione, si buttò in un burrone.

Se vi trovate a passare per questa strada, dove si incontrano la Val Camonica e la Val Trompia, sulla via carrabile più lunga d’Europa sopra i 2000 mt,  incontrerete la cappella dedicata al povero pastore, con il teschio conservato all’interno.

interno cappella. Fonte: dalla rete

La mahtèla è un antico recipiente di legno per il latte, simile d un secchio ma senza “orecchi”, alto non più di 30 cm.

Racconto popolare, liberamente preso dal libro “la bota del nóno”, stampato ne 1987, scritto dai bambini e anziani Biennesi di allora.

Orti in Valcamonica

L’orto “familiare” in Valcamonica è molto diffuso. Chi ce l’ha vicino casa, chi appena fuori paese; chi lo cura da sé, chi ha il nonno o un parente appassionato che rifornisce la dispensa di primizie. Mangiamo verdure che abbiamo seminato, annaffiato, protetto e curato per mesi. E’ risaputo che così gli ortaggi sono più gustosi, più sani, ed anche più economici.

Il mio pusher di insalata ed affini è mia zia, con la quale condivido nome e cognome, e che gestisce un appezzamento di circa 80 mq sotto casa, in centro al paese. Mio padre viene da una famiglia contadina, e sin da piccola ho visto sementi, zappe, terra smossa… le patate, le insalate tutte, i ravanelli, i carciofi, i pomodori, gli asparagi, i peperoni, le cipolle, i porri,  il sedano, le carote… persino i meloni crescono nell’eden di mia zia.

Oggi, passeggiando tra le verzure mi sono accorta di aver sempre visto un sacco di cose, ma di non aver mai guardato. Non so riconoscere gli ortaggi nella loro collocazione naturale: la terra. Poco spirito d’osservazione? Scarso interesse? Sono una bimba (…) viziata? Non importa, adesso ne ho preso coscienza. E non voglio perdere l’occasione. Non è solo questione di imparare a zappare, di far crescere le fragole e i pomodori.  E’ un bagaglio culturale, coltivato in anni di esperienza, di tradizione orale, di trucchi e conoscenze della terra e dei suoi ritmi. I riti che si ripetono ogni anno, uguali ma pieni di variabili, ma  in fondo sempre sotto un piccolo cielo.

Mia zia non lo sa ancora, ma da domani diventerò una zappatrice provetta.

E voi, orticoltori che mi leggete, aspetto i vostri suggerimenti e le vostre esperienze. Io vi racconterò il mio viaggio nella tradizione contadina camuna.

Stay tuned. ;-)

Data di sboccatura obbligatoria per i Franciacorta? Ne parl-iamo/ate?

La butto lì in due righe, come si potrebbe buttare una pelle di daino su un vetro: e se fosse la Franciacorta, il primo territorio a rendere obbligatorio l’utilizzo della data di sboccatura in etichetta?

In fondo mi pare una cosa che in molti hanno già adottato e che altri valutano di adottare quanto prima. Apprezzata e condivisa anche da Angelo Peretti (primo sostenitore della causa per l’utilizzo del tappo Stelvin) che riprende sul suo Internet Gourmet il mio precedente post, credo sia giunto il momento di esprimere la speranza, perché nel prossimo consiglio del Consorzio Franciacorta, si possa prendere seriamente in considerazione questa proposta che potrebbe nuovamente far segnare il passo a questo territorio.