La vendemmia 2009 in Lugana: elevato standard qualitativo e finezza aromatica.

Quando m’imbatto in un gruppo di turisti stranieri lungo le molteplici bellezze del Benaco mi diverto a origliare le spiegazioni della guida turistica che li accompagna.
Quest’estate, in una calda domenica pomeriggio d’inizio vendemmia, traducendo il tedesco scolastico di cui ammetto conoscere ben poco (mi ha aiutato una traduttrice DOC) ho sentito una di queste guide dare una descrizione meravigliosa del territorio gardesano.
Veniva descritto il Benaco come “un piccolo riassunto dell’Italia…si passa in pochi chilometri dalle antiche rovine romane di Catullo a Sirmione, ai palazzi vittoriani desenzanesi; Salò con la storia e le architetture che lo legano al Novecento, le alpi che dal Trentino mitigano le caldi estati e a sud le umide correnti della Pianura Padana; Rovereto, Bardolino, Lazise, Peschiera a est,le architetture della Repubblica Veneta; a sud San Martino della Battaglia…e se l’occhio è abbastanza forte e la giornata limpida più a sud si possono intravedere i colli mantovani con il loro sapore vagamente Romagnolo”…
Se uno straniero dovesse chiedermi alcune caratteristiche dei vini che sono prodotti sul lago di Garda, penso che non potrei non rubare da quella guida l’intuizione de “Italia in miniatura” facendola mia. La molteplicità dei prodotti e la complessità dei microclimi rendono eccezionale il potenziale enologico di questo territorio. Penso che anche il lettore possa essersi già fatto un’idea analoga in merito a questo variopinto territorio.
Indi per cui, la richiesta di descrivere le caratteristiche dei prodotti gardesani può essere esaudita solamente suddividendo le descrizioni delle caratteristiche dei comprensori uniformi che compongono il bacino del Benaco, altrimenti rischiamo solamente di fare confusione e non essere obbiettivi con i giudizi sui prodotti. Mi focalizzerò principalmente sui prodotti bresciani, di cui dispongo maggiori dati, lasciando la possibilità nei commenti di aggiungere a corollario alcune considerazioni su tutti i territori del comprensorio gardesano e le zone limitrofe. Invito coloro che dispongono di ulteriori informazioni ad intervenire e completare la visione dell’annata viticola; sono molto interessato alle impressioni che gli agronomi hanno avuto nei mesi primaverili ed estivi; analogamente mi piacerebbe altresì sentire le impressioni degli enologi relativamente ai risultati ottenuti dalle uve della nuova annata.

Oggi parlerò – con i dati di cui dispongo – La Lugana.

Le condizioni climatiche dei mesi estivi – soprattutto in luglio – hanno influenzato metabolismi secondari (precursori di aromi tipici del vitigno) e piccole differenze di peso medio del grappolo rispetto le annate 2007-2008: ho notato un incremento nello spessore della buccia, uno stato sanitario dei grappoli ineccepibile, un leggero incremento del peso medio per acino; alcuni agronomi mi hanno confermato che – nonostante il caldo della settimana di ferragosto – i grappoli vendemmiati erano pieni, di facile spremitura e i mosti molto più limpidi rispetto le precedenti annate.laboratorio%20scientifico
Le piante hanno portato a maturazione tecnologica i grappoli destinati alle basi spumante circa 7 giorni in anticipo rispetto al medesimo periodo del 2008; già nella seconda decade di agosto si è iniziata la vendemmia, conclusa, per le basi spumante, a fine agosto. In queste uve ho rilevato il basso livello in potassio (-25% rispetto la media delle basi spumante del 2008) e un tenore di acido malico nel trebbiano prossimo a 1.4 g/l sui mosti appena spremuti. L’azoto prontamente assimilabile era mediamente attorno ai 300 ppm (con una dispersione media non superiore a 35 mg/l) e acido tartarico di norma superiore ai 3.2 grammi/litro.
L’acidità totale, nel complesso, ha tenuto bene anche dopo la torrida settimana di Ferragosto. Anche il potassio non ha subito l’incremento che ci si attendeva, a favore di una maggiore finezza delle basi spumante.
La vendemmia per il Lugana destinato al vino fermo si è svolta a ridosso di fine agosto e i primi venti giorni di settembre; le grandi cantine hanno razionalizzato la vendemmia a seconda delle disponibilità tecniche ed umane; i prodotti ottenuti presentano una buona omogeneità in termini di profilo acido e grado alcolico potenziale. Ho costatato una bassa eterogeneità dei vigneti e una distribuzione delle maturazioni influenzata soprattutto dalla forma di allevamento più che dalla locazione del vigneto. Il tenore in zucchero è aumentato regolarmente per tutta la prima settimana di settembre, per subire un leggero decremento in produttività dal termine della prima decade. Analogamente l’acidità è diminuita, ma non crollata a ridosso della maturazione fisiologica, questo a favore di una maggiore costanza nel profilo acidico. Come accennavo nel titolo di questo post, ne ha beneficiato anche la finezza aromatica della materia prima.
Alcuni piccoli viticoltori hanno atteso qualche giorno in più per la vendemmia, portando a sovramaturazione l’uva. Questo inconveniente tecnologico è stato minimizzato dall’abbassamento repentino della temperatura a cavallo della seconda metà di settembre, e i metabolismi relativi alla sovramaturazione hanno rallentato quanto è bastato per minimizzare gli effetti. I mosti non hanno presentato grosse differenze in termini di ossidabilità e il livello di polifenoli polimerizzabili non è aumentato significativamente per i prodotti raccolti dopo la prima decade del mese.

In definitiva nei prodotti del Lugana che ho potuto visionare ho trovato una buona uniformità nei dati analitici, l’acidità tutto sommato ha tenuto bene e mediamente si è aggirata ben al di sopra dei 6.3 g / l con una ripartizione tra acido tartarico e malico di 2,75:1. Il torrido agosto ha sì abbassato il livello di acido malico, ma con influenza meno significativa se confrontati questi dati con i dati relativi ai vini fermi ottenuti in Franciacorta e vendemmiati a inizio mese.
Azoto prontamente assimilabile spesso superiore a 320 g / l (l’anno scorso la media per i Lugana era a cavallo dei 220 g / l) e potassio mai sostanzialmente superiore ai 1600 mg/l, nemmeno sui prodotti vendemmiati tardivamente.

Insolitamente puliti i mosti ottenuti quest’anno hanno presentato dopo refrigerazione bassa torbidità e una buona attitudine alla fermentazione; si sono notati incrementi di resa fermentativa di un paio di punti percentuali rispetto ai modelli previsionali e non ho avuto notizia di insoliti arresti fermentativi durante la coda di fermentazione.
Spesso si trascura quanto le condizioni in campo influiscano sulla qualità del prodotto finito; sono convinto che dato l’elevato standard e l’uniformità qualitativa delle materie prime, l’ineccepibile stato sanitario delle partite prodotte, i parametri chimico – fisici a livello ottimale ogni cantina riuscirà ad imprimere la propria personalità ai prodotti creati.
Diverse personalità di un vino dal carattere riconoscibile ed unico che riesce – nonostante la crisi del settore vitivinicolo – a mantenere elevata la visibilità e la reputazione di questa zona gardesana nel panorama vinicolo italiano.

Davide Camoni

Vi presento Davide Camoni

« Io non sento il tuo cuore! Perché la verità, tesoro, è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente equivale a non vivere… ma devi tentare perché se non hai tentato non hai mai vissuto»

Questa frase è tratta da una scena del film “Vi presento Joe Black” nella quale Anthony Hopkins parla, da padre, alla splendida Claire Forlani. Per ovvi motivi, prendo in esame solo l’ultima parte e la faccio mia, per augurare a Davidone Camoni una vita felice.

Ho chiesto a Davide di collaborare con me a questo blog, di mettere “su carta” la sua passione(perché di questo si tratta più di ogni altra cosa), il suo lavoro, con il fine di poter offrire ai lettori e ai vari wine-lover, la possibilità di apprendere aspetti tecnici d’importanza fondamentale.

TerraUomoCielo in questo modo, vuole dare una panoramica tecnica dell’andamento della vendemmia in una delle province italiane più “policrome”da un punto di vista geologico, climatico e ambientale, che si conoscano nell’ambito del mondo del vino. Una provincia racchiusa tra due laghi, un contenitore d’identità non ancora del tutto ben espresse, ma ricco di evidenti peculiarità e immense potenzialità, in uno spazio tanto piccolo. La provincia di Brescia.

Così, dopo la Franciacorta pubblicheremo il punto di vista tecnico anche per gli altri territori bresciani, quali la Valtènesi, la Lugana e, se avremo dati a sufficienza, proveremo a fare la stessa cosa anche per Botticino, Valle Camonica e Capriano del Colle. Ripeto, se avremo dati a sufficienza.

Tornando a Davidone, devo dirvi che la scorsa settimana ho chiesto a lui di inviarmi “due righe” nelle quali si raccontasse. Pubblico di seguito, invitandovi a leggerlo tutto d’un fiato, il ritratto ironico e divertente che ha saputo fare di se stesso, perché anche nella tecnica delle cose si cela sempre l’anima di un uomo.

Questa, è quella di Davidone.

G.A.

giovanni ciao

Ti riassumo brevemente le puttanate che ho fatto in questa vita.9430_136121517633_717742633_2720910_4953217_n

asilo nido dai nove mesi dove conosco Lina, cuoca che m’inizia al cibo.

scuola materna – elementari – medie come i comuni mortali.

Superiori: istituto agrario, Orzivecchi (BS). La scuola è fondata da Pastori come tenuta per lo sviluppo della scienza lattiero casearia (ce ne sono due in italia per i formaggi, una a Pandino e una a Orzivecchi appunto) ottengo la qualifica di Operatore Agro-industriale nel 1997 con 96/100 e il diploma di agrotecnico nel 1999 con la votazione di 100/100. Qui imparo a fare i formaggi.

Nel 1997 per meriti scolastici la fondazione “Istituzione Agrarie Raggruppate” mi regala un viaggio studio negli Stati Uniti e Canada per sviluppare le mie conoscenze in campo agricolo. Dopo aver visto le principali città (New York, Toronto, Vancouver, Calgary, San Francisco) ho effettuato rilievi nelle principali aziende agricole americane (a Sonoma Valley in una cantina/birrificio, nel Montana, dopo un viaggio nel parco di Yellowstone in un allevamento di angus da 5000 ettari, in una industria californiana di produzione di latte appartenente al Dairy Farmers of America, e in un frutteto vicino a Santa Rosa; California.

Nel 1998 arrivo secondo nel concorso nazionale per operatori agro-industriali, e ricevo una borsa di studio che ritiro direttamente dall’allora ministro per l’istruzione Berlinguer nel gennaio 1999.

Dal 1999 al 2003 ricevo Borsa di Studio dall’Università degli studi di Milano.

Nel 2000 la fondazione Cav. Giuseppe Gatti mi ritiene studente meritevole conferendomi borsa di studio che mi permette di proseguire gli studi universitari.

Nel 1999 e nel 2000 il comune di Castelcovati finanzia i miei studi mediante l’erogazione di una simbolica borsa di studio.

Dal 1998 al 2006 lavoro per tutto il periodo estivo e autunnale presso la Cà del Bosco per pagarmi gli studi universitari, da mansioni base fino ad una piccola collaborazione presso il loro laboratorio. Poche righe per un lavoro che mi ha dato tanto.

Nel 1999 conseguo, assieme al diploma di agrotecnico, un diploma di qualifica di Esperto di Gestione della Qualità dei Processi Agroindustriali (I e II ciclo), corso biennale con la votazione di 92/100 e 99/100

Nell’anno accademico 2004/2005 conseguo la laurea quinquennale in Scienze e Tecnologie Alimentari a pieni voti. La tesi riguardava i sistemi di rintracciabilità di filiera nelle aziende agroalimentari italiane secondo la nascente ISO22005 (allora UNI10939).

Dal 2007 lavoro presso Enoconsulting: con due contratti a progetto relativi allo sviluppo delle metodiche per lo studio della produttività dei lieviti e sull’implemento della tecnologia FTIR per la determinazione rapida dei micro – costituenti del vino. Adatto lo stesso sistema per un metodo destinato alle uve per migliorare la tempistica e la qualità dei risultati analitici e permettere modelli previsionali più accurati.

Da dicembre 2008 ricevo incarico di Responsabile Assicurazione Qualità e mi sono occupato del passaggio di accreditamento tra la norma ISO 9001:2000 a ISO 9001:2008. IL laboratorio è accreditato anche UNI CEI EN ISO17025/2005.

Nel 2008 mi occupo di adattare lo studio del colore secondo la risoluzione ENO01/06 CIELAB per lo studio dei vini rosati.

Nel 2009 applico in laboratorio un metodo per lo studio della produttività dei lieviti atti alla spumantizzazione.

informazioni indispensabili:

segno all’asilo: porta

morosa: si, lavora come Human Resource Director presso una sede milanese di multinazionale francese della moda

interessi: musica

diploma di accademia in tromba, suono a livello amatoriale chitarra, pianoforte, violino e qualsiasi altra cosa emetta un suono. Ho diretto un cor,nel 2005/6 e nel 2007 suono nella banda del paese da 18 anni e ogni tanto suono pop italiano con amici unplugged a qualche festa in cui ci invitano e in alcune birrerie, ma non è la mia attività preferita in campo musicale.

Diottrie: 10. Se sommo quelle di entrambe gli occhi.

Piatto preferito: la marmellata di cipolle delle alberelle, che figata!