Senza Trucco: il documentario di Giulia Graglia il 10 febbraio al Piccolo Apollo a Roma.

Premessone grande come il mare: chi mi conosce sa benissimo quanto non sopporti il concetto di vino naturale quando strumentalizzato per fini commerciali -cioè sempre- e utilizzato come preparatore dei sensi, anteriormente all’assaggio.

Ritengo che si debba dimostrare di saper fare vino mettendo il proprio a confronto con altri. La soddisfazione di aver fatto meglio di altri dimostrerà che ci so fare… la soddisfazione di saperci fare sofisticando poco e inquinando ancora meno, è un grande risultato personale che si riflette sulla collettività e non una pratica che puzza(è il caso di dirlo) di giustificazione. 

Detto questo vi segnalo con grande piacere la prima del documentario di Giulia Graglia e ve lo segnalo perché il valore di chi lo ha realizzato è fuori discussione, come quello delle protagoniste, a prescindere da naturalismi vari. 

G.A.

Senza Trucco, il documentario di Giulia Graglia il 10 febbraio al Piccolo Apollo.

Dopo la presentazione al Festival Cinemambiente di Torino e il Primo Premio al Festival Siciliambiente, il film documentario sulle donne del vino naturale arriva anche a Roma.

La proiezione sarà introdotta da un grande ammiratore di Senza Trucco, Jonathan Nossiter, regista del documentario di culto Mondovino. Saranno presenti in sala la regista Giulia Graglia, il produttore Marco Fiumara e una delle quattro protagoniste, Nicoletta Bocca. Alla proiezione e al dibattito seguirà una degustazione che aprirà ufficialmente un weekend tutto dedicato al vino biologico e che culminerà nella manifestazione Vini Naturali a Roma (11 e 12 febbraio c/o Hotel Columbus, via della Conciliazione, 33).

L’appuntamento è per venerdì 10 febbraio alle 20.15. al Piccolo Apollo, in via Conte Verde, 51 (c/o Itis Galilei). Ingresso gratuito con sottoscrizione libera.

Senza Trucco. Il film

Girato fra dicembre 2009 e ottobre 2010, seguendo il ciclo stagionale di crescita, maturazione e vendemmia delle uve, Senza Trucco è un singolare mix di autoproduzione e finanziamento “dal basso”. Dopo le riprese, esaurito il budget per la post produzione, gli autori hanno aperto il blog omonimo attraverso cui amici e sostenitori hanno preacquistato  decine di copie del dvd, permettendo così di terminare la lavorazione del film. Le protagoniste sono Dora Forsoni (Poderi Sanguineto), Nicoletta Bocca (San Fereolo), Elisabetta Foradori e Arianna Occhipinti, quattro produttrici di vino biologico e biodinamico. Lontano da una visione bucolica e idealizzante del mondo agricolo, Senza Trucco è il ritratto di donne intense e coraggiose, diverse tra loro ma accomunate da una stessa passione e da un legame profondo con il territorio. Senza Trucco perché queste donne si presentano alla telecamera così come sono, al naturale, immerse nella campagna e nel proprio lavoro. Ma soprattutto perché i vini che fanno  assomigliano loro in maniera sorprendente:  diretti ed energici, prodotti soltanto con uva non trattata e senza interventi chimici in vigna e in cantina.

regia: Giulia Graglia  fotografia: Tarek Ben Abdallah  montaggio: Enrica Gatto  suono: Marco Fiumara – Marco Saveriano – Andrea Viali  musiche: Andrea Beltrando – Mario Incudine – Renato Morelli – Michael Occhipinti  prodotto da: Marco Fiumara per Effetto Notte – Ilaria Paganelli, Valeria Puddu per Planet Image

No amianto in Valcamonica, prima conferenza di servizio in regione.

Si è svolta  giovedì 19 Gennaio la prima delle numerose conferenze di servizio che discuteranno la richiesta di Scabi spa per la costruzione di un impianto per lo smaltimento dell’amianto a Gianico, che prevede la trasformazione di questo pericoloso materiale in un prodotto non più nocivo e riutilizzabile. SENZA GARANTIRE LA NON FUORIUSCITA DI FIBRE D’AMIANTO DURANTE LA LAVORAZIONE DELLO STESSO. Come promesso, questo blog cercherà di tenervi aggiornati facendosi voce del comitato di cittadini che si è costituito e che sta diffondendo le informazioni. Di seguito la mail del comitato.

Erano presenti i diretti interessati (La Scabi con propri tecnici e rappresentanti dell’università che ha brevettato? questo procedimento), La Regione con i vari funzionari, il Comune di Gianico, Il Comune di Darfo, Il Comune di Pisogne, l’ASL di Vallecamonica, L’Arpa di Brescia.

La Provincia ha fatto pervenire un documento che comunicava la propria assenza giustificando il poco tempo di preavviso dalla convocazione della stessa conferenza e chiedendone il rinvio, ma la Regione ha bocciato il rinvio in quanto diceva che gli Elaborati tecnici del progetto e la domanda li aveva a disposizione dal 17 Novembre 2011, tempo sufficiente per l’analisi.

Ovviamente nè noi del comitato, nè le associazioni sindacali nè Legambiente non siamo stati invitati in quanto alla Conferenza possono partecipare soltanto gli enti territoriali.. (io sono stato contattato mercoledì sera alle 18:30 dal funzionario della Regione che mi comunicava l’impossibilità di invitarci alla conferenza ma la possibilità di richiedere un incontro apposito per esporre le nostre ragioni).

Dalle notizie comunicateci ieri sera (venerdì 20/01) dal Sindaco del Comune di Gianico possiamo riassumere così:

Presentate due pregiudiziali del Comune:

la prima è l’incompatibilità delle lavorazioni con le norme tecniche del PGT che escludono dalla zona in oggetto le lavorazioni pericolose.

La regione l’ha bocciata in quanto, se la Scabi otterrà l’autorizzazione, questa scavalca d’ufficio le norme del PGT e quindi lo stesso viene modificato per la zona in questione! Democratico direi…

la seconda che la stessa Scabi è già in possesso di un’ AIA (autorizzazione impatto ambientale) per il laminatoio, ma è stata bocciata perchè loro stessi hanno dichiarato che in caso di rilascio dell’AIA per la lavorazione dell’Amianto lascierebbero quella per i Laminatoi.

Escluse queste due pregiudiziali è iniziata la conferenza.

Presntato il progetto la Scabi dice che non è vero che si consumerà 1 milione di Euro di metano al mese ma molto molto meno… senza precisare.Poi fanno notare che non ci sarà consumo e sversamento di acqua perchè il raffreddamento avviene ad aria!!! peggio ancora… ma nel progetto non è indicato così… e viene verbalizzato.

Dopo la presentazione del progetto sono intevenuti tutti i soggetti esponendo le proprie ragioni.

Il Comune di Gianico eccepisce tutte le proprie contrarietà in modo netto e deciso. Comunicando che sono già state raccolte in 4 gg 7000 firme e che per la prossima conferenza se ne porteranno molte di più..

Il sindaco di Darfo ci va pesante ricordando alla Regione che 3 anni fa ha firmato un accordo con loro per il rilancio delle Terme di Boario … la Fabbrica della Salute alla quale adesso affiancare la fabbrica della Morte, facendo anche notare che è proprio vicina all’abitato…

L’Arpa ha fatto le pulci a tutto il progetto (confortante).

L’ASL di Vallecamonica si è opposta in maniera netta ricordando tutto quello che è già successo in Valle,  facendo presente anche la pericolosità delle strade e , dati statistici alla mano, informando di come la nostra Asl sia una delle prime (se non la prima) PER MORTI DI FORME TUMORALI IN TUTTA ITALIA…

Altri interventi sui dubbi sanitari dagli esperti medici della Regione..

Conclusione:

Il procedimento è stato aperto, il prossimo passo è il sopralluogo della conferenza nel sito dove verrebbe realizzato l’impianto. questo dovrebbe avvenire nel giro di 30gg... li aspetteremo a braccia aperte!!!

Abbiamo cercato di riassumere brevemente quello che siamo riusciti a raccogliere.

Vi informiamo che abbiamo inviato una lettera congiunta tra il Comitato e l’Amministrazione Comunale di Gianico a tutti i Sindaci del comprensorio nella quale chiediamo la disponibilità a raccogliere le firme in tutti i loro municipi.

A breve si riunisce il comitato per decidere le prossime mosse che possono essere quelle di scendere nelle piazze, nei mercati ecc.. a sensibilizzare sulla questione e a raccogliere firme..

NON BISOGNA CALARE L’ATTENZIONE

A presto

IL COMITATO

Il comitato si riunisce mercoledì 1 Febbraio presso la sala a piano terra del comune di Gianico alle ore 20.30, per discutere le prossime iniziative da attuare. Sicuramente c’è da organizzare l’accoglienza per la delegazione che entro 30 giorni verrà in sopralluogo al sito. 

FranciacortaAppassioNati: ottime considerazioni dopo il primo incontro.

È stato davvero emozionante trovarsi nella sala superiore della stazione di Provaglio, stipati all’inverosimile. Più di cinquanta ragazzi a farmi notare che il tempo passa, sebbene io mi opponga con fermezza all’ignobile costante.

A prendere la parola, in un monologo spesso arzigogolato ma brillante e ricco di sentimento, è stato Raffaello Vezzoli, il più giovane del gruppo fondatore.

Molte le idee, o meglio, molte sono quelle che ci si aspetta da tutti quelli che s’iscriveranno, in pieno stile “Urban Center”. Ognuno potrà avanzare idee da sottoporre al giudizio di tutti. Un approccio democratico esemplare, nel quale il ruolo dell’uomo è anteposto a quello delle aziende, della serie “una testa=un voto”.

Sia ben chiaro, nessuna ipocrisia: la consapevolezza di una ricaduta positiva sulle aziende è ciò che ci si auspica ma senza arroganza, bensì come conseguenza di un buon lavoro, perché l’interesse per la Franciacorta e il franciacorta -nel suo insieme- è primario.

Tra le cose dibattute una a me molto cara, ossia l’intenzione di riportare una manifestazione sul territorio (ma non chiamiamola “Festival Franciacorta”) con la formula di un tavolo per azienda, esprimendo il principio d’uguaglianza che proprio nel confronto (costruttivo), palesa le più profonde diversità di prodotto tra cantina e cantina, tra uomo e uomo nell’esaltazione dei valori.

Mi è stato impossibile, visto quel “interesse ambientale” riportato sulla lettera d’intenti, non chiedere una loro posizione in merito ad alcune -per me scellerate- decisioni che qualcuno sta pensando di attuare sul territorio, tipo la centrale a biomasse che vorrebbero costruire a Rodengo Saiano e che brucerà qualcosa come 13mila tonnellate di legna l’anno (pensate che a Brescia è vietato accendere i caminetti) e il loro “non siamo d’accordo” mi ha rincuorato molto. Una posizione che non è assolutamente politica ma etica, consapevole, che guarda a un futuro che i ragazzi, hanno capito essere merce rara e da tramandare ai posteri.

Finalmente qualcuno che ha capito di avere un debito nei confronti della terra? Pare di si.

Adesso attendiamo il primo incontro ufficiale e di conoscere il numero di persone/aziende aderenti all’associazione e poi un calendario di idee. La Franciacorta, il franciacorta e gli uomini, gli unici capisaldi per le idee da realizzare.

È già attiva la mail fan.franciacorta@gmail.com e la pagina Facebook.

La bellezza delle Pietre Colorate

Tra Pietre Colorate e gli altri, c’è la stessa differenza che passa tra un percorso di rally  ai laghi Finlandesi e il chilometro lanciato nel deserto del Kalahari.

Cose molto diverse, forse entrambe affascinanti e con un indubbio comune denominatore, il vino, ma dissimili nella profondità e nello spessore emozionale.

A volte mi basta tenere in mano Pietre, ancor prima di leggerlo, per percepire che qualcosa li dentro mi stupirà e ovatterà i miei pensieri fino a fine lettura. Conosco gli autori ed è un po’ come conoscere chi produce “quel” vino… Dopo ti piace ti più.

Pietre è l’esempio che scrivere bene non basta, così come produrre vino solo per fare qualcosa.

Serve anima e come nel vino, servono uomini con la consapevolezza che i grandi risultati, altro non sono che la logica conseguenza di un lavoro ben fatto.

Pietre Colorate è un lavoro ben fatto.

FAN FranciacortAppassioNati: Il gruppo dei giovani della Franciacorta

Calma e gesso: non pensiate che io mi stia dando del gggiovane. Questa iniziativa è stata messa in pista da ragazzi che giovani lo sono davvero e in certi casi non arrivano nemmeno venticinque anni. E questa cosa già mi piace.

Più che apprezzabile il fatto che loro stessi, considerino la gioventù entro e non oltre i quarant’anni perché così ho la possibilità di rispondere all’invito e di essere presente domani sera, quando “metteranno sul tavolo” idee, progetti e i loro sogni per il futuro. Conosco alcuni di loro più di altri e confido in una serata di spessore.

Di seguito riporto integralmente il loro primo comunicato stampa, in attesa di raccontarvi ciò che emergerà dall’incontro.

G.A.

Giovedì 26 gennaio 2012 alle ore 20,30 presso l’Associazione Culturale Andata e Ritorno (via Stazione nuova 20, Provaglio d’Iseo BS) avrà luogo il primo incontro di presentazione del gruppo FAN FranciacortAppassioNati, che nasce con l’obiettivo di riunire i giovani della Franciacorta per promuovere il prodotto tra i consumatori delle nuove generazioni.

L’idea di fondare un’associazione che riunisca i giovani del territorio nasce una sera davanti ad un calice di Franciacorta da un gruppo di sette ragazzi con la passione per le bollicine e tanta voglia di fare. Il fatto che il Franciacorta sia quasi o del tutto sconosciuto tra i ragazzi del territorio di Brescia e provincia è abbastanza palese.

Due ragazze Jessica Vezzoli (Cantina Vezzoli ad Erbusco) e Michela Muratori (Cantina Villa Crespia, Muratori ad Adro) e cinque ragazzi Gigi Nembrini e Daniele Gentile (Cantina Corte Fusia a Coccaglio), Dario Vezzoli e Raffaello Vezzoli (Derbusco Cives ad Erbusco) insieme a Carmelo Raco decidono di fondare FAN Franciacorta AppassioNati. Un gruppo che riunisce i giovani proprietari (o figli di tali) di aziende che producono Franciacorta ed i tecnici o commerciali che lavorano all’interno di esse con età compresa tra i 18 e i 40 anni.

L’associazione si prefigge il difficile obiettivo di raggiungere le giovani generazioni del territorio franciacortino che di Franciacorta nulla (o quasi) sanno. L’attività del gruppo inizierà da dove i giovani passano gran parte del loro tempo e cioè dal web, con una pagina facebook ed un blog. Verranno invece realizzati appuntamenti dedicati al Franciacorta proprio nei locali più frequentati dai giovani. Una serie di attività collaterali si svilupperanno nel corso dell’anno.

L’incontro di giovedì 26 gennaio è rivolto ai giovani produttori che insieme ai fondatori dimostreranno la loro volontà di far parte del gruppo in maniera attiva sia dal punto di vista operativo che creativo. L’associazione desidera riunire i giovani che lavorano nelle aziende della Franciacorta, essendo il primo vero cambio generazionale di un territorio così giovane ma ricco di potenzialità ed opportunità future.

Solo se il Franciacorta inizierà ad essere riconosciuto e bevuto sul nostro territorio, solo quando i ragazzi che escono la sera per bere l’aperitivo chiederanno un Franciacorta con la chiara consapevolezza di cosa stanno bevendo, solo allora si avrà la certezza del successo di un vino e del suo territorio!

FAN è un’idea con un sogno, un sogno che un gruppo di giovani si impegnerà tenacemente per rendere realtà!

Ringraziamo Giacomo Bersanetti per la sua assistenza, pazienza e le sue innate intuizioni grafiche.

Fay, Ronco del Picchio 2005

Si può dire sia di maggior qualità un Nebbiolo di Montagna (leggi Valtellina), o uno di Langa? Ma che domanda è? Sono due cose diverse, punto.

Eppure chi cerca di accomunare Franciacorta e Champagne la butta sempre sulla qualità, come se stesse cercando le caratteristiche di uno dentro l’altro, come se ci fosse un’unità di misura a risposta della palese diversità.

Polemichina iniziale a parte, il primo amore non si scorda mai (dipende da chi/cosa, ovvio) e il mio per il Nebbiolo è sempre in costante ascesa, con buona pace di tutti quelli che negli ultimi dieci anni si sono votati unicamente alla causa del Pinot Nero.

Quello che mi sono scolato di gusto qualche giorno fa, è lo Sforzato Ronco del Picchio 2005 di Fay.

Un naso ricco, maturo ed estremamente piacevole, che tradiva una leggera ossidazione di troppo rispetto ai miei ricordi di un 2004 bevuto lo scorso anno. Secondo me attribuibile al tappo che è risultato molto, molto rigido e di facile estrazione. Un “difetto” per modo di dire, che è ravvisabile solo se si dà importanza all’annata. In tre parole, pareva più vecchio.

Un tannino dolce e uno spessore importante non hanno compromesso l’anima snella e la facilità di beva, di un vino irresistibilmente goloso, nonostante gli impercettibili 15 gradi. Durata pranzo un’ora e mezza; durata vino un’ora.

Un grande vino di Montagna. Da provare!

Informare per salvare l’Agricoltura è dovere di tutti.

Il latte non vale un cazzo e non perché costa poco produrlo, semplicemente perché a stabilire il prezzo del bene in questione, è chi lo compra. Non mi riferisco al consumatore finale che prende a scaffale una mozzarella, ma alle multinazionali che conoscono solo una concorrenza fatta sul prezzo e sull’immagine di una qualità fittizia. Chi compra la materia prima e produce, specula sia sul contadino che sul consumatore.

La colpa dell’avventore da supermercato è l’ignoranza, che lo porta a credere che l’immagine della fattoria e del prato in fiore che sta sulla confezione, esista davvero. Dobbiamo dirglielo che non è così.

La stessa cosa vale per il vino e l’uva.

Il ricatto nei confronti di chi produce è semplice: se non la compriamo da te, troveremo qualcuno più disperato (stupido, disonesto e poco lungimirante)di te disposto a vendercela alla cifra che NOI COMPRATORI abbiamo stabilito. Fanno cartello, importando latte in polvere da paesi terzi che quando arriva in Italia e viene trasformato diventa “latte italiano” e gli è consentito di scrivere sulla confezione “prodotto con latte italiano”.

Il latte in polvere non costa una minchia e il ricatto è servito: compro quello, tanto posso raccontare quello che voglio.

Stessa cosa per il grano per produrre pasta. Nel nostro paese servirebbero altri 60mila ettari oltre agli esistenti, per soddisfare il fabbisogno dei produttori di pasta. Pensate, sono gli stessi ettari che sono stati espiantati, così che i pastai possano importare grano dall’Asia a prezzi bassissimi obbligando gli italiani a vendere il loro a una cifra ben al disotto del costo di produzione. Le leggi non tutelano il consumatore e nemmeno l’agricoltore, ma solo le multinazionali che ingrassano di stecche politici corrotti e stupidi come capre. Certo non sono meno stupidi di chi si dovrebbe opporre (altri politici) e non lo fa perché gli arrivano stecchette, decisamente meno pesanti. Idioti.

A questo punto la multinazionale trasforma la materia prima, ci fa pasta, formaggi, carni e vino al quanto discutibile (per usare un eufemismo) qualitativamente e cerca di produrne il più possibile, senza seguire uno schema economico che dovrebbe portare a equilibrare numeri, valore e prestigio, che tradotto, significano salvaguardia del territorio e della vita di chi lo occupa.

Produce per la sua avida fame di soldi, produce fottendosene della vita degli altri, del territorio che utilizza come specchietto per le allodole insieme a un’immagine rurale che non gli appartiene.

Per questo mi rivolgo agli amici e pure ai nemici che gestiscono un blog, una rivista, una testata. È bellissimo quello che scrivete, che voi lo facciate per passione, per denaro, per il vostro ego, per gli accessi o quant’altro, ma vi prego di prendere in considerazione il fatto che l’artigianalità, la territorialità e gli uomini che cercano quotidianamente di resistere alle storture di un mondo che conosce solo l’imbroglio legalizzato, stanno morendo lentamente e con loro l’identità di un territorio (quello italiano), di un mestiere e la vita delle persone, compreso la vostra.

Vi chiedo di riprendere e di fare vostre le cose che ho scritto se ci credete davvero e se volete continuare a scoprire, emozionandovi ed emozionando chi vi legge, i meravigliosi vini e prodotti agricoli che qualcuno, da qualche parte produce ancora. Non linkatemi, non fate riferimento al mio blog se la cosa può generare in voi disturbo, non m’importa, ma pensate a far arrivare alla gente che tutti i giorni sceglie cosa comprare questo fondamentale messaggio, questo grido d’aiuto, prima che sia troppo tardi.

Grazie.

Giovanni Arcari

Franciacorta: una ricerca dice che il 50% degli italiani non ha idea di dove si trovi.

Il risultato della ricerca che il Consorzio Franciacorta ha commissionato ad Astra Ricerche di Enrico Finzi, traccia un risultato abbastanza preoccupante che evidenzia che il 50% degli italiani non ha idea di dove si trovi questo territorio.

Il 90% dichiara di conoscere il vino che viene prodotto, ma non è in grado di dargli una collocazione geografica. Di questi, uno su quattro non ha mai bevuto franciacorta e non ha intenzione di farlo a breve.

I dati di Finzi fanno tornare con i piedi per terra quanti credono di essere arrivati alla consacrazione e ricorda che di strada da fare ce n’è ancora moltissima.

A proposito di questo non capisco la nota fatta sul Giornale di Brescia: “meglio così, visto che la produzione cresce assai velocemente”. È una dichiarazione di Finzi, o la difesa scomposta quanto assurda di qualcuno?

L’esperto dichiara anche che, per far scoprire il territorio sia necessario “farlo degustare” e che la gente vada portata in cantina (ossia nel territorio) invece che avvicinata con costose campagne promozionali rivolte a un pubblico indistinto.

In poche parole si ritiene sbagliato portare una bottiglia a far degustare in un paese che non conosce nemmeno l’esistenza della Franciacorta, come succede (ed è successo) nelle mie trasferte americane, dove mi si chiedeva ogni volta se fosse Prosecco e mi dovevo prodigare con l’ausilio di una carta geografica a mostrare l’ubicazione della Franciacorta.

Prima s’informa, si comunica e si forma perché è l’unico modo per creare una richiesta consapevole, invece che puntare sulla solita vendita fine a se stessa che altro non fa se non inflazionare un’immagine che ancora deve essere creata, con buona pace dei soliti ottimisti.

Finzi già nel 2009 aveva sottolineato l’importanza fondamentale di una manifestazione sul territorio (leggi Festival Franciacorta) ma che i vertici consortili -nonostante i miei vari appelli- hanno depennato dal calendario adducendo a ragioni tutte da provare in merito alla mancanza di spazi.

Quest’anno è pure stato deciso un aumento della quota consortile che vede schizzare il costo che ogni produttore deve versare al consorzio, di quasi il 50% su ogni bottiglia prodotta.

Visto che la ricerca ha evidenziato una falla nel sistema, non è il caso di cambiare rotta e di investire in altra direzione invece di continuare con politiche che si sono dimostrate (lo dice la ricerca di Finzi) pressoché inutili e forse dannose per il futuro?

Fonte: Giornale di Brescia, 19 gennaio 2012.

La fabbrica della salute, la fabbrica della morte.

Ho partecipato all’assemblea pubblica per il no amianto a Gianico.

La cosa che mi è restata più impressa è che la tecnologia su cui sarà basato questo impianto è stata testata solo in laboratorio. In merito alla tossicità, le prime otto prove hanno dato “risultati parziali”, la nona “buoni”. Puntiamo su queste probabilità per bruciare 78.000 tonnellate all’anno  di amianto (con possibilità di aumento)  per i prossimi vent’anni?

Prima di tutto i rischi per la salute. Dobbiamo informarci sulle conseguenze che potremo avere sulle nostre esistenze, quelle dei nostri figli e dei nostri nipoti. Iniziare a parlare di mesotelioma. Cercare cos’è successo e cosa ancora sta succedendo a Casale Monferrato.

Tutto il resto viene dopo: il trasporto, le strade inadeguate, lo stoccaggio, gli imballaggi, la zona morfologicamente inadeguata a sopportare l’impianto, il voler cancellare gli investimenti in chiave turistica con un camino che, fino a prova contraria, può emettere fibre d’amianto.

La fabbrica della salute è lo slogan pubblicitario delle terme di Boario, che negli ultimi anni hanno goduto di investimenti da parte di un imprenditore camuno sicuramente legato al territorio, che crede nello sviluppo turistico e  così facendo ha creato posti di lavoro, che per mia personale stima superano i 30 promessi dalla fabbrica della morte. Distanza tra le terme e il sito industriale: 3 virgola 5 km.

Giovedì in regione si terrà la prima conferenza di servizio con oggetto la richiesta di valutazione di impatto ambientale di Scabi spa per la costruzione di questo impianto. Gli assessori di pd, lega e Idv si sono espressi contrari, alcuni sindaci camuni, CGIL e CISL e il comitato NO AMIANTO saranno presenti giovedì al Pirellone, per portare il dissenso del territorio anche attraverso le firme raccolte (e che si continua a raccogliere). Questa è solo la prima tappa di un lungo iter che potrebbe durare parecchi mesi. NON DEVE CALARE L’ATTENZIONE SU QUESTO ARGOMENTO, per non arrivare a lamentarci a giochi fatti senza esserci mai interessati della questione.

L’amianto va smaltito. Ma finché non avremo una tecnologia INNOCUA per farlo, preferisco venga stoccato in discarica e conservato. Non sarà la Valle Camonica, né – mi auguro –  nessun altro territorio e nessun’altra popolazione,  a fare da cavia su larga scala per tecnologie ancora chiuse in un laboratorio.

10 milioni di euro: Imprenditori bresciani (seri) cercasi

Per ridare vita a questo splendido posto, oltre ai 10 milioni di euro (ne ha parlato il Bresciaoggi nella pubblicazione odierna), sono necessarie alcune qualità umane che non sempre si sono trovate in chi ha potuto permettersi certe operazioni nel mio territorio.

Etica, amore per il territorio e magari pure per il vino… Lungimiranza e quella voglia sola dei grandi di voler lasciare un intelligente e indelebile segno nella storia.

Astenersi arricchiti e incolti sbruffoni, avanti persone intelligenti e capaci.

Il posto è meraviglioso e non deve finire nelle mani dei soliti cialtroni.

Ci sarà qualcuno a Brescia che coniughi le caratteristiche sopra citate e che abbia 10 milioni (che poi si tratta…) da investire? Ci facciamo grande vino?