Slow Wine 2012, questa sera in Franciacorta

L’appuntamento con la presentazione(regionale) della seconda edizione di Slow Wine è per questa sera alle 19e30, presso il Centro Formativo Provinciale “Zanardelli” di  via Pertini a  Clusane d’Iseo.

Noi saremo in degustazione, dalle 20e15, con il Dosaggio Zero S/A di Andrea Arici, Extra Brut S/A di Camossi e Opol 2010 di Enrico Togni.

I bolliti di Cascina Brugnola sposano i vini di Enrico Togni

Lunedi 28 e martedi 29 novembre, al Ristorante Cascina Brugnola di Giuseppe Pasini a Rezzato, doppia serata con i bolliti misti: cappello del prete, coda, lingua,guancia, testina di vitello, gallina ripiena, cotechino, tutte carni selezionate dai mastri macellai Liberini, il tutto accompagnato da purè, mostarda e salse varie e a sposare questo gran bollito tre vini di Valle Camonica.
Martina 2010, Lambru 2009 e Opol 2009.
Costo della cena 30 euro dolci e digestivi esclusi
Per informazioni e prenotazioni 0302794014-3391476057

Terre di vite: belle persone, ottimi vini, stupenda location!

“Belle persone, ottimi vini, stupenda location” è una frase di Enrico Togni, al ritorno dalla due giorni in terra Modenese. Riassume anche il mio pensiero. Il castello è un ambiente pulito e fruibile, che facilita la comunicazione, sia da dietro il banco, sia come visitatore. Ristoratori, enotecari, appassionati, famiglie con bambini hanno avuto a disposizione interessanti convegni, musica dal vivo e,  naturalmente, grandi vini da conoscere attraverso i racconti, le esperienze e gli aneddoti di chi lo fa.

Ho naturalmente parlato della Val Camonica con amici e visitatori, raccontare un po’ di noi e di come possiamo riavvicinarci alla viticoltura, che insieme all’agricoltura  sono accerchiate dal cemento dilagante. Ma l’unico modo per fare, è fare sul serio  (cit.) ed Enrico ne è la prova. Bello vedere lo stupore sui volti di chi assaggiava e dichiarava apertamente di non aspettarsi vini così da un territorio di certo non conosciuto per queste produzioni. La comunicazione migliore è l’assaggio.

Per le altre aziende di TerraUomoCielo hanno parlato, oltre i vini, Giovanni e Andrea.

Un grazie ancora all’organizzazione, ai sorridenti ed efficienti ragazzi di Divino scrivere  e un abbraccio a Marco Arturi e Barbara Brandoli. ;)

Grazie ai produttori che si sono raccontati attraverso il loro lavoro. Grazie alla riserva di Brunello 2006 di Luciano , alle barbera  e al pinot nero di Fabrizio, all’aglianico di Sara, al lambrusco rifermentato di Cristina, al dolcetto di Nicoletta , al raboso di Carolina.

Merano come Gardaland

Non potevo titolare “Merano, parco giochi per enofili” perché già usato da Fiorenzo Sartore qui. Ma il messaggio è lo stesso. Entri nella kurhaus con un catalogo che già sfogliarlo è un’impresa, visto peso e dimensioni,  direttamente proporzionali alla quantità di cose buone che in quest’occasione si possono assaggiare. Perché è vero che il biglietto costa un capitale, e che i bicchieri me li dovresti regalare e non chiedere 10 € di cauzione, ma io tutte queste bottiglie insieme quando le ritrovo? Sono così tante che rimani un po’ spiazzato, serviva un programma di assaggi, e io non me l’ero preparato!

Avevo comunque qualche idea, l’elenco dei produttori era on line e gli avevo dato una sbirciata. La prima tappa sarebbe stata da un viso conosciuto, per prendere confidenza con le sale e la folla tra i banchi. I pieghevoli erano finiti, sicché l’unica bussola per orientarmi era il pesante tomo lucido la cui lettura necessitava di un angolo per appoggiarmi. E mi sono imbattuta nel primo viso conosciuto, al banco di Intravino, tal Alessandro Morichetti. Ora potevo iniziare a bere. ;)

Bollicine, subito. E bresciane assolutamente, che già appena valicato il passo del Tonale (che collega e segna il confine tra Brescia e Trento) ho notato di non essere a casa, per come sono tenute le strade, i ponti, gli spazi verdi. Anche le foglie cadute dagli alberi mi sembravano più ordinate. Ma qualcosa di buono lo sappiamo fare anche noi, quindi, sano patriottismo bresciano mi ha spinto verso la Kursaal.

Primi assaggi e ri- assaggi. Il Mosnel (Parosè 2006),  Monterossa (Cabochon riserva rosè 2005 – “solo se so di avere davanti un interlocutore esperto” cit. la gentil signora che mi ha scambiata per tale ), Bersi Serlini (extrabrut riserva 2003).

Sento parlare molto su twitter dell’aglianico del vulture, e voilà, Don anselmo 2007 Paternoster e La firma 2008 di Cantine del notaio. Ho preferito il primo. Scortata da un imponente altro elemento intravinico, Antonio Tomacelli, ho conosciuto Gianfranco Fino e il suo premiato e chiacchierato ES 2009, in tutta la sua dolcezza, buono ma che stanca facilmente il mio palato.

Per rifocillarsi basta spostarsi nel padiglione esterno che ospita culinaria (tutto attaccato, mi raccomando) e incontrare i sapori d’Italia e non solo attraverso  salumi, i formaggi, olii evo, conserve, cioccolato e per finire il panettone del forno di Pietro Freddi.

Era ora di Piemonte. Chiarlo, Bruno Giacosa, Produttori del Barbaresco e altri. Da qualche tempo sono affascinata dal nebbiolo, e ho passato una bella ora tra bottiglie che ne imprigionano la magia, il potere di farmi sorridere quando avvicino un calice prodotto con questo vitigno al naso.

Ultimi assaggi. Francia. Sauternes. La dolcezza che non mi stanca.

Il festival è stato, oltre ad un parco divertimenti per i curiosi avvinazzati come me, un bel momento per rivedere tanti amici, appassionati e produttori, e conoscerne alcuni che finora erano solo un avatar di twitter. Bella gente! ;)

A MWF sembra che il vino e tutto quello che ci ruota intorno sia ancora argomento maschile. La fila al bagno era lunga, ma a quello degli uomini! Per la prima volta nel bagno delle signore non c’era coda, sintomo di partecipazione femminile in numero ridotto. Ma le presenti ( e non mi escludo) erano di un livello qualitativo elevato, almeno quanto i vini in degustazione. :D

“Nero”: Dosaggio Zero 2007 (Pinot Nero)

Serve tempo.

Serve tempo perché le piante crescano e possano abituarsi alla terra e al clima. Serve tempo anche per partorire un’idea, capace di palesare l’intenzione che la terra stessa, a un certo punto, ci sussurra. E serve tempo per avere la certezza di aver fatto le cose per bene.

Il tempo è una variabile complessa capace però di esprimersi nella semplicità di un “tic” che scandisce il secondo. Anche il vino è una variabile complessa ma, eretta dalle costanti che l’uomo fissa.

Abbiamo atteso che le piante fossero a terra da almeno otto anni, prima di vinificare in bianco il Pinot Nero. Abbiamo pazientato quarantun mesi prima di disturbare il vino dal suo riposo.

Adesso si può bere.

“Nero” (la fotografia è dell’amico Dan Lerner) rappresenta l’ultima espressione in vino di Colline della Stella, l’azienda di Andrea Arici. Solo Pinot Nero e unicamente quello dei quattromila metri del vigneto di Cascina Loda e come sempre, Dosaggio Zero. Figlio di una vendemmia difficile -quella del 2007- che ha saputo però regalarci grandi emozioni, come con lo “scritta rossa” e adesso con questa nuova creatura.

Contrariamente alla nostra consuetudine di mettere in commercio i millesimati (questo vale anche per i vini di Camossi) dopo almeno un anno dalla data di sboccatura, per “Nero” abbiamo ritenuto opportuno uscire dopo un periodo, di gran lunga più breve. Questo perché al naso lo abbiamo trovato da subito armonico, con un ottimo corredo aromatico e assolutamente goloso. Per la sua evoluzione in qualcosa di diverso, serve -come sempre-tempo.

Le bottiglie prodotte sono solo mille. Il vino è stato degustato in pubblico per la prima volta sabato a Terre di Vite e da oggi cominciamo a consegnarlo a tutti quelli che, con nostra grande soddisfazione, l’hanno richiesto ancor prima di degustarlo. Grazie!

P.S. tranquilli, ne abbiamo ancora “qualche centinaia”. :-)

Gianfranco Comincioli: l’Olio che mi ha stupito

Ci sono cose per le quali andare orgogliosi nel mio territorio, nella mia meravigliosa Provincia presa troppo spesso a calci in faccia da amministratori incompetenti, presuntuosi e profondamente dannosi per la società e che credono di giocare a “Millionaire City” con il futuro di tutti.

Gianfranco Comincioli, con i suoi prodotti, rappresenta un punto fermo nell’ancor troppo confusa Valténesi. Oltre ai vini, impeccabili e profondamente espressivi, c’è l’olio. Un prodotto la cui cultura nel consumatore, è distante anni luce dalla realtà. Sottovalutato e inflazionato da produzioni industriali che l’hanno dipinto come un qualcosa di poco valore, l’olio che sta alla base della cultura italiana non vive facili momenti.

A casa di Nico non manca mai, fra gli altri, l’olio di Comincioli e durante l’ultimo dei nostri turbolenti traslochi (in questo caso il suo), me ne sono accaparrato una bottiglia.

“Numero 1” è un blend di dieci monocultivar denocciolate coltivate in Valténesi.

Ora, chi vi scrive è un profano privo di cultura olearia ma che ama e riconosce quando un olio è ossidato, puzzolente o cattivo(e ce ne sono tanti sugli scaffali dei supermercati) e questo accade in media dopo un anno di bottiglia…

Quest’olio è stato raccolto nel 2008 (certamente non è più in commercio) e la cosa straordinaria è la sua freschezza, la sua assenza quasi totale di fastidiose e maleodoranti ossidazioni. È ancora buonissimo e goloso. È certamente da provare!

Arici, Camossi e Togni a Terre di Vite

Sabato e domenica prossimi, al castello di Levizzano in terra modenese si terrà l’edizione 2011 di “Terre di Vite”, un evento che unisce alla perfezione la cultura dell’arte letteraria e quella musicale, con l’arte del fare vino. Promossa e organizzata dall’associazione culturale Divino Scrivere e dalle sue figure di punta, gli amici, Barbara Brandoli e quel gajardo de Marco Arturi, che nun vedo l’ora de riabbraccià! Qui potete trovare il programma della due giorni, che stavolta mette al centro di tutto le donne(adorabili).

Noi ci saremo tutti(o quasi), Andrea Arici, Dario Camossi, Enrico Togni, il sottoscritto e pure Lucia Bellini. Assenti giustificati Claudio Camossi e Nico Danesi. I vini in degustazione? Venite a Levizzano!